CNAI. Samnium: Saunitai o Sanniti (310-300 a.C.) morePublished in "Pietre e Monete. I, Samnites", Atina 2009, p. 95-100 |
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Aggiornamento al Corpus Nummorum Antiquae Italiae
SAMNIUM: SAUNITAI o SANNITI (310-300 a.C.)
Alberto Campana
(*)
UBICAZIONE E CENNI STORICI
I Sanniti erano un antico popolo italico, formato da tribù di lingua affine, osca strettamente collegate fra loro (Carecini, Pentri, Caudini, Irpini, Frentani, Larinati, Alfaterni). Secondo la tradizione(1), i Sanniti erano dei Sabini trasmigrati verso il sud nella regione degli Opici, con i quali si sarebbero fusi. Le tribù erano rette ciascuna da un magistrato, denominato meddix, ma nonostante le loro affinità raramente si unirono in una federazione. La principale causa risiede nel fatto che i Sanniti presenti nella pianura capuana e cumana fin dal X secolo a.C. molto presto si misero in contatto con le superiori civiltà greche e si differenziarono dai Sanniti della montagna, ancora arroccati all’interno del Sannio e gelosi della propria indipendenza(2). Favoriti dalla decadenza degli Etruschi dopo la battaglia di Cuma, nel 474 a.C., i Sanniti presenti in Campania presero coscienza della propria identità e conquistarono Capua nel 438 (o 421) a.C. e Cuma e probabilmente fondarono Pompeii. Complessi e tormentati furono i loro rapporti con Roma. I Sanniti costituivano il principale ostacolo all’espansione romana verso le ricche colonie greche dell’Italia meridionale e i contrasti sporadici si tra(*)
Si riprende, con poche variazioni, una monografia già pubblicata come inserto su “Panorama Numismatico”, n. 83 (Febbraio 1995), p. 279-282. (1) Strabone, V, 4, 12. (2) Sono numerosi gli studi sulla storia dei Sanniti, fra i quali emerge per acume e completezza quello di E. T. Salmon, Il Sannio e i Sanniti, Torino 1985. Per l’archeologia nel Sannio, interessanti contributi possono leggersi nei due volumi intitolati Sannio. Pentri e Frentani dal VI al I secolo a.C. (Atti del Convegno 10-11 Novembre 1980, Ed. Enne 1984; Catalogo della Mostra, Ed. De Luca, 1980).
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sformarono ben presto in guerra continua. Un primo trattato di alleanza con Roma fu stipulato nel 354 a.C e poneva il confine tra il Latium e il Samnium sul fiume Liri. Nel 343 a.C. un’ aggressione sannitica ai Sidicini provocò la prima guerra sannitica, che si concluse con un nuovo trattato nel 341 a.C. Importanti conseguenze furono la fondazione di una colonia latina a Cales (334 a.C.) e a Fregellae (330 a.C.), la concessione della cittadinanza romana senza suffragio a Capua (330 a.C.), con conseguente controllo romano nella Campania settentrionale. La seconda guerra sannitica scoppiò nel 326 a.C. di fronte all’ulteriore avanzata romana in Campania. Le prime lotte furono favorevoli ai Sanniti e culminarono nella vittoria di Caudium (321 a.C.). Successivamente le sorti della guerra si volsero a favore di Roma, grazie anche all’appoggio delle genti apule. I Romani fondarono colonie a Luceria (315 o 314 a.C.), a Saticula (305 a.C.), a Sora (305 a.C.). Nel 304 a.C. fu stipulata la pace che, mentre conservava integro il territorio sannitico, sanciva l’ espansione del dominio romano in Apulia, Lucania e nella residua Campania, isolando i Sanniti presenti sulle montagne. Nel 298 a.C. i Sanniti riaccesero una terza guerra con un tentativo di riscossa concordato con Umbri, Galli ed Etruschi, ma la vittoria romana a Sentinum (295 a.C.) segnò la loro definitiva sconfitta. Ancora per qualche anno i Sanniti resistettero finché, completamente accerchiati dalle colonie che i Romani andavano istituendo intorno al loro territorio, chiesero la pace. I Romani furono in quell’occasione magnanimi. I Sanniti divennero alleati di Roma e non subirono sacrifici territoriali. Quando Pirro giunse in Italia, nel 272 a.C., per portare aiuto a Tarentum in guerra contro Roma, i Sanniti ancora si schierarono contro i Romani. Risoltasi l’impresa del re epirota in un fallimento, ai Sanniti fu imposta una pace che li privava di una buona parte del loro territorio, mentre su di esso venivano dedotte le colonie di Beneventum (268 a.C.) e di Aesernia (263 a.C.). Irpini, Pentri e Caudini furono legati a Roma con patti di alleanza separati. Durante la guerra contro Annibale, i Sanniti mantennero un atteggiamento neutrale, sebbene alcune popolazioni non avessero negato il loro aiuto ai Cartaginesi. I rapporti con Roma rimasero sostanzialmente tranquilli fino allo scoppio della guerra sociale, nel 90 a.C., in cui i Sanniti svolsero un ruolo di primo piano e furono gli ultimi a capitolare. Nell’83 a.C. condussero la battaglia di Praeneste; sconfitti dalle forze sillane furono sterminati. Dopo di allora la storia dei Sanniti si confonde con quella di Roma.
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MONETAZIONE
A differenza degli oschi Campani(3), Brettii(4) e Lucani(5), i Sanniti non organizzarono come comunità emittente un’articolata monetazione confederata, con differenti tipi, simboli, pesi e costantemente caratterizzata dal loro etnico. Una parziale eccezione è rappresentata dalla monetazione emessa al tempo della Guerra Sociale (90-87 a.C.), molto più tardiva(6). In precedenza a nome dell’intera comunità sannitica fu emessa una sola monetina, in argento. Si tratta di un rarissimo obolo, noto in soli quattro esemplari, dei quali non è noto il luogo di rinvenimento. Al diritto presenta una testa femminile velata, forse la personificazione del Samnium. Molto interessante è il rovescio, con la cuspide di un giavellotto, accompagnato dall’etnico, in caratteri greci, ma con tipica grafia osca retrograda, “Saunitan” (= moneta dei Sanniti), con sigma a tre tratti. La presenza dei caratteri greci, anche se con grafia osca, ha fatto sospettare una origine greca anziché propriamente sannitica. All’ambiente greco appartiene la scelta del tipo del rovescio, la cuspide di giavellotto, che è denominata in greco “saunion” (σαυνιον) e quindi viene raffigurata come emblema dei Sanniti(7). Il noto storico Salmon(8) nega la sua provenienza dal Samnium ed ha ipotizzato che la sua coniazione abbia avuto luogo a Tarentum. Anche la Cantilena riporta questa emissione all’ambiente tarentino(9). L’ipotesi di un’appartenenza all’ambiente greco piuttosto che sannitico appare allo stato attuale la più verosimile, anche considerando che alla fine del IV secolo a.C. le uniche esperienze monetarie in argento ad opera di comunità sannitiche sono quelle di Allifae e Phistelia, due comunità strettamente collegate all’ambiente campano, e di Peripoloi Pitanatae, verosimilmente legata ai Tarentini(10).
N. K. Rutter, Campanian Coinages 475-380 b.C., Edinburgh 1979, p. 81 ss. e p. 178. F. Scheu, The earliest Coins of the Bruttians, Numismatic Chronicle, 1955, p. 101-112; Idem, Bronze Coins of the Bruttians, Numismatic Chronicle, 1961, pp. 51-66, Idem, Silver and Gold Coins of the Bruttians, Numismatic Chronicle, 1962, pp. 43-63.; H. P. Pfeiler, Die Münzprägung der Brettien, Jahrbuch für Numismatik und Geldgeschichte, 1964, pp. 44-87. (5) F. Scheu, The coinage of the Lucanians, Numismatic Chronicle, 1964, pp. 65-74; A. Stazio, Monetazione dei Lucani, Archivio Storico per la Calabria e la Lucania, vol. 20, Roma 1972 (pubbl. 1976), pp. 91-105. (6) A. Campana, La monetazione degli insorti italici durante la Guerra Sociale (90-87 a.C.), Soliera, 1987, anche per la bibliografia precedente. (7) Così in Festo, 436-437. Secondo E. T. Salmon, op. cit., p. 33, la derivazione del nome dei Sanniti dalla punta della lancia costituirebbe un grossolano esempio di etimologia popolare. (8) E. T. Salmon, op. cit., p. 75, nota 58, riprendendo una vecchia ipotesi di R. Garrucci, Monete dell’Italia antica, Roma, 1885, p. 97-98, apparentemente condivisa anche da A; Sambon, Les monnaies antiques de l’Italie, Paris, 1903, p; 104. (9) R. Cantilena, La moneta tra Campani e Sanniti nel IV e III secolo a.C. in: Studi sull’Italia dei Sanniti, Ed. Selecta, Roma 2000, p. 83. (10) R. Cantilena, Problemi di emissione e di circolazione monetale, in: Sannio. Pentri e Frentani dal VI al I sec. a.C., Atti del Convegno 10-11 Novembre 1980, Ed. Enne 1984, p. 91.
(4) (3)
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1
OBOLO campano - AR (0,75 – 0,60 g.)
310-300 a.C.
D/ = Testa femminile a destra, con velo serrato sulla fronte e ricadente all’indietro in numerose pieghe; dietro, diretto in basso. R/ = Punta di lancia entro una corona di alloro.
O1(x2)
(1)
R1(x2)
O1?(x2)
(2)
R1(x2)
O1(x2)
(3)
R1(x2)
O1(x2)
(4)
R2(x2)
H.N. 446 ; Sa. 171 ; Garr. tav. XC, 10. Conii D/ = 1 Conii R/ = 2 Media su 3 esemplari = 0,66 g.
Conii O1/R1: 1) Paris SNG 272 = De Luynes 20 g. 0,75 2) London, BM = Lloyd SNG 43 g. 0,62 3) Paris SNG 273 = De Luynes 21 g. 0,60 ↑ Conii O1/R2: 4) Triton III/1999, 23 = Ceresio 2/1988, 1 = Jameson 26 (già coll. A.J. Evans) g. 0,62.
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L’occasione per la battitura dell’obolo n. 1 sembra essere fornita dalla stipula di un’alleanza tra i Tarentini e i Sanniti, che andrebbe inquadrata nell’ambito della spedizione del principe spartano Cleonimo. Egli era figlio del re spartano Cleomene II, morto nel 309 a.C.; escluso dalla successione al trono, andò con mercenari laconi in aiuto di Tarentum minacciata dai Lucani, che si erano alleati con i Romani. Della spedizione di Cleonimo parlano Livio(11) e Diodoro(12), che la datano rispettivamente al 302 e al 303 a.C. Tuttavia esistono buoni argomenti che in realtà Cleonimo arrivò in Italia alcuni anni prima, verso il 309/308 a.C., e che il 302 a.C. vada considerata come la data conclusiva della spedizione(13), dopo la quale il principe spartano tornò a Sparta ove gli furono affidati vari incarichi militari(14). Che Tarentum, allora guidata dal principe spartano Cleonimo, volgesse uno sguardo a favore dei Sanniti in funzione antiromana e antilucana è attestato per via indiretta dalle fonti storiche(15). Più nota è l’alleanza tra Tarentum e i Sanniti al tempo della guerra pirrica, che in un certo senso si sovrappose a una quarta guerra sannitica(16). Dall’esame dei quattro esemplari noti è possibile evincere che sono stati usati un solo conio per il diritto e due conii per il rovescio. Infatti l’esemplare ex Jameson 26, l’unico ancora in mani private, presenta una disposizione delle foglie della corona che appare essere differente da quella riscontrata nei due esemplari ex De Luynes, ora a Parigi, e anche nell’esemplare ora nel British Museum di Londra. Pure la cuspide di giavellotto presenta alcune variazioni nella forma. Tavola sinottica: la moneta dei Sanniti
310-300 a.C. Emissioni Testa femminile/Ferro di lancia in corona Peso massimo Peso minimo Peso medio Piede campano nel IV secolo a.C.
(11) (12)
Obolo AR 1 0,75 0,60 0,65 0,75
Tito Livio, X 2, 1-15. Diodoro, XX 104-105. (13) G. Urso, Taranto e gli xenikoi strategoí, Roma 1998, p. 9-103 (cap. 5. La spedizione di Cleonimo). Invece L. Braccesi, L’ avventura di Cleonimo, Padova 1990, p. 16, seguendo altri storici predecessori, ritiene che la spedizione durò solo due anni, dal 303 al 302 a.C. (14) Nel 275 a.C. Cleonimo fu espulso da Sparta per ragioni politiche e militò nell’esercito di Pirro contro la sua stessa città. (15) Cfr. E.T. Salmon, op. cit., p. 273. (16) Come Tito Livio, XXXI 31, 10, fa intendere e Orosio, III 8, 1 lo dice apertamente.
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ABBREVIAZIONI DEL CATALOGO
Collezioni pubbliche London, BM Paris, SNG - British Museum (esemplari non citati nel catalogo seguente). - Sylloge Nummorum Graecorum. France 6,1. Italie (Étrurie-Calabre), Paris 2003.
Collezioni private Jameson De Luynes Lloyd - Jameson R., Collection: Monnaies Grecques Antiques, vol. I, Paris 1913. - Babelon J., Catalogue de la collection de Luynes, Paris 1924 (ora nella Bibliothéque Nazionale di Parigi). - Sylloge Nummorum Graecorum - The Lloyd collection, vol. II, ristampa Chicago 1979.
Cataloghi e listini Ceresio 2/1988 Triton III/1999 - Ceresio (Svizzera) - n. 2 - 26 settembre 1988. - Triton (USA) - n. III – 30 novembre – 1 dicembre 1999.
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