Ipotesi di attribuzione su una moneta (Methana?) rinvenuta a Castellace, Torre Cillea (RC) more

in M. M. Sica (a cura di), La media valle del Metauros tra VII e III sec. a.C. L’insediamento di Torre Cillea a Castellace, Soveria Mannelli, 2009, pp. 203-227.

08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 203 Giorgia Gargano II.4 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea1 1. Rinvenimenti di monete da Torre Cillea Le recenti campagne di scavo svoltesi in località Torre Cillea di Castellace hanno restituito due monete provenienti dagli strati di accumulo recente che sigillano la stratigrafia archeologica. Si tratta di una dracma di Rhegion, inquadrabile nella circolazione monetaria dell’hinterland reggino di V sec. a.C., e di una moneta bronzea tradizionalmente attribuita a Methana, piccola polis dell’Argolide. Tale attribuzione ritengo possa essere messa in discussione e ridefinita, pur con tutte le cautele necessarie quando si tratti di reperti di tale rarità (di questa serie monetale, come vedremo in seguito, sono noti in bibliografia quattro esemplari), sulla base della accertata provenienza della moneta – a oggi, l’unico esemplare di questa serie rinvenuto in un sito noto. Inv. 208162 Castellace, Torre Cillea, US 12 Ar, Dracma, g. 3,55; mm 15 D/ Maschera di leone frontale R/ Illeggibile Rhegion, 494/3-487/6 a.C. (HN: 494/3-c. 480 a.C.) Caccamo Caltabiano 1993, serie 1 A; HN 2470 Inv. 20815 Castellace, Torre Cillea, US 1 Ae, g. 2,15; mm 16 1 Desidero ringraziare Rossella Agostino, funzionario responsabile della Soprintenden- za Archeologica della Calabria e direttore degli scavi di Castellace, e Maria Maddalena Sica, che ha coordinato gli scavi sul campo, per avermi affidato lo studio delle monete da Torre Cillea: sono debitrice a entrambe di preziosi suggerimenti. La mia gratitudine va anche a Daniele Castrizio, con il quale ho avuto l’occasione di scambiare qualche opinione su questa ricerca, e ad Alan S. Walker, dei cui generosi consigli spero di aver fatto buon uso. 2 La moneta è stata già pubblicata in GARGANO 2005, p. 104. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 204 204 Giorgia Gargano Fig. 67 - Diritto e rovescio della moneta 20815, da Torre Cillea. D/ Testa maschile imberbe pileata a s. R/ Monogramma ME entro circolo pieno Methana?, IV sec. a.C. Gill 1997, 1.D Fig. 67 Quanto alla dracma di Rhegion, il ritrovamento viene a confermare il ruolo storico di Torre Cillea negli anni della tirannide anassilaica quale snodo di traffici gravitanti nell’orbita reggina e dello Stretto e, più latamente, siciliana. La moneta appartiene alla fase più antica delle coniazioni del tiranno, che vide l’emissione parallela a Rhegion e, poco dopo, a Messane (ex Zancle), di stateri, dracme e oboli di standard euboico-calcidese3 (e, nella successiva fase di emissioni di standard euboico attico, anche di tetradrammi, didracme, dracme, litre ed hexantes4): nominali destinati agli scambi minuti che, nelle intenzioni di Anaxilas, dovevano propagandare il dinamismo del suo “regno bicipite”, fondato con il colpo di stato del 494 a.C.5. In effetti, la documentazione da ripostiglio attesta una diffusa circolazione dei nominali minori della zecca reggina. È evidente come questa affermazione si scontri con i limiti intrinseci di tale tipologia documentaria, che in più di un’occasione ha offerto un panorama di diffusione delle zecche differente da quello restituito dalla documentazione da scavo. Quest’ultima peraltro si configura anch’essa come parziale, essendo per lo più costituita da materiale re3 Il deciso décalage della dracma di Rhegion da Castellace rispetto al peso fissato per la dracma di standard euboico-calcidese, che oscilla tra i 5,35 e i 4,55 g., è una caratteristica ben documentata di questa emissione. 4 CACCAMO CALTABIANO 1993, pp. 42-43. 5 CACCAMO CALTABIANO 1970, p. 37; EAD. 1993-95, pp. 105-107. Cfr. anche POLOSA 2000, p. 78. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 205 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 205 siduale, ma è ovvio che, per conoscere la fortuna di una zecca e di un nominale, poter contare sul raffronto tra le due modalità di rinvenimento consentirebbe maggiore sicurezza nelle definizione delle aree economiche. Nel caso della moneta reggina dovremo accontentarci della documentazione da ripostiglio, dato che finora rappresenta la sola testimonianza della circolazione di monete nel territorio e nella polis di Rhegion in età classica6. La decontestualizzazione della moneta di Castellace impedisce la formulazione di qualunque ipotesi sulla relazione con una delle fasi archeologiche del centro documentato a Torre Cillea, alla quale sarebbe stato invece interessante collegare o l’immissione o la permanenza in circolazione della frazione reggina. Si tratta del nominale più antico restituito dal sito, che si segnala per l’inusuale percentuale – per quanto tale selezione si debba solo al caso – di moneta in metallo prezioso, specialmente in considerazione dell’esiguo insieme di monete finora rinvenute, sempre sporadiche e in buono stato di conservazione. Tra i vecchi rinvenimenti monetari, vanno riferiti agli anni successivi alla caduta di Anaxilas i due tetradrammi di Messana e Siracusa sporadici dalla contrada Marcaurelio7, che potrebbero pensarsi provenienti da un tesoretto, dato che non presentano forti tracce di consunzione; secondo la Costamagna vanno relazionati con il probabile edificio di culto il cui fulcro sarebbe da localizzare alla sorgente del Cattivello ed essere quindi offerte, poiché dalla contrada provengono anche numerose hydriai miniaturistiche8. La cronologia di queste monete, alle quali aggiungiamo la dracma da Rhegion, si inquadra bene negli anni di vita del santuario (il cui terminus post quem è ipotizzato all’ultimo quarto del VI sec. a.C., mentre la celebre lamina inscritta di Eracle Reggino risalirebbe agli inizi del V sec. a.C.9) e con la probabile rete di scambi sottesa alla funzione religiosa dei santuari, specialmente se di confine10. CACCAMO CALTABIANO 1970; MASTELLONI 1987a, pp. 79-81 e p. 99; MASTELLONI 1987b, pp. 169-170. 7 Il tetradrammo di Messana è con il tipo biga di mule/ lepre in corsa, databile al 440430 a.C.; quello di Siracusa è del tipo Quadriga/Aretusa, del 466-435 a.C. PROCOPIO 195859, p. 279; COSTAMAGNA 1999a, pp. 109-110. 8 COSTAMAGNA 1999, p. 34. Ma SICA 2007, ne ipotizza l’attribuzione anche a un’area con una possibile destinazione funeraria, coeva all’abitato arcaico. 9 COSTAMAGNA 1999a, pp. 84-90 con bibliografia precedente. 10 Per i materiali arcaici rinvenuti a Castellace e la più antica fase di vita dell’abitato e del santuario, da ultimo Sica 2007; cfr. anche COSTAMAGNA 1999a, pp. 90-93; COSTAMAGNA 1999b, p. 251; SICA 2005; SICA 2006. Per completezza, ricordo le restanti monete rinvenute a Castellace, già edite: uno statere di Metaponto dalla contrada Rangara Amara, con il tipo testa di Leucippo/spiga di orzo, datato dal Rutter al 340-330 a.C. (HN 1575) e dalla JOHNSTON 1990 (B2.12) al 332-331 a.C. (COSTAMAGNA 1999a, p. 110); un bronzo con i tipi protome di leone/Apollo dalla contrada Rangara Amara, probabilmente di Rhegion (HN: 3516 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 206 206 Giorgia Gargano 2. Methana e l’attività della sua zecca Passando alla seconda moneta rinvenuta, come accennato in precedenza, la problematicità dell’attribuzione risiede nel fatto che l’attività della zecca di Methana sia tra le meno note del mondo greco, a causa della rarità dei rinvenimenti da riferire a questa piccola polis, affacciata sul porto naturale del golfo Saronico, immediatamente a sud dell’isola di Egina e localizzata sulla costa occidentale dell’omonima penisola di Methana in Argolide. Alla zecca sono state attribuite alcune serie monetali, all’ultima delle quali è assimilabile la moneta rinvenuta a Castellace. Assimilabile, appunto, ma non uguale, trattandosi di una moneta coniata nel caso di Castellace e di una (forse) fusa nel caso della moneta attribuita a Methana. Un’indagine iconografica puntuale e due nuovi esemplari di questa moneta identificati in bibliografia – ragioniamo dunque su quattro reperti e non più su uno o due – vedremo come portino più in direzione dell’Italia meridionale e della Sicilia nella ricerca della zecca che ha emesso questa serie bronzea, stilisticamente e ponderalmente inquadrabile nel IV sec. a.C. Sarà necessario riesaminare a fondo quanto è stato finora studiato sulla penisola di Methana e sull’attività della sua zecca, dato che il sito ha svolto un ruolo minore nel corso della storia della Grecia, nonostante la posizione geografica che ne avrebbe potuto fare una testa di ponte tra Attica e Peloponneso. La notizia più antica relativa a Methana risale agli anni della guerra del Peloponneso, quando gli Ateniesi fecero della penisola un loro presidio – come ricordano sia Tucidide (IV 45, 2) sia Diodoro Siculo (XII 65, 7) – per restituirla nel 421 a.C., dopo la pace di Nicia, agli Spartani11. Una spiegazione a questa marginalità nella storia e nella storiografia viene dalla natura vulcanica del territorio, che era talvolta soggetto a eruzioni – quali quelle riferite da Strabone (VIII 6, 15) e Ovidio (Metamorfosi 15, vv. 296-306) – ed era rinomato per le acque sorgive calde e sulfuree. Queste ultime di280 a.C.; SNG Cop., 1945-1949: 350-270 a.C.), forse di Terina (ma gli esemplari di Terina, sebbene con gli stessi tipi, mi sembra che si attestino su pesi inferiori; COSTAMAGNA 1999a, p. 110); un decadrammo aureo di Siracusa, oggi disperso, con i tipi testa di Demetra/biga da località Mignotta (COSTAMAGNA 1999a, pp. 112-113). Inoltre, la Costamagna cita una relazione del 1926 dove il De Cristo dice di aver visto “…delle monete in ae di Mamerton e una mi è parsa fosse siracusana, non che altre due piccolissime di oro di tipo bizantino una e siracusano l’altra”, dove per “Mamerton” dovrà intendersi la zecca di Messana mamertina (COSTAMAGNA 1999a, p. 82). In contrada Polacca è registrato il rinvenimento di un denario di L. Rutilius Flaccus del 77 a.C. (COSTAMAGNA 1999a, p. 113), mentre non meglio localizzate sono le scoperte fortuite di un sesterzio di Marco Aurelio del 170-171 d.C. e di un sesterzio di Gordiano III del 240-244 d.C. (COSTAMAGNA 1999a, p. 123). Le monete più tarde ritrovate sono un solido aureo del 471 o del 473 d.C. e un tremisse aureo di Siracusa dell’831-842 d.C. (COSTAMAGNA 1999a, p. 123, nn. 343 e 344). 11 MEYER 1932; MUSTI 1989, pp. 418-419; FORBES-MEE 1997, pp. 1-4. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 207 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 207 verranno oggetto anche della descrizione di Pausania (II 34, 1-3), che fotografa la situazione della penisola circa alla metà del II secolo d.C., ancora una volta rimarcando la potenza della natura del luogo, tra bagni caldi e venti di Libeccio, e descrivendo la “non grande” città vicino al mare chiamata Methana, sede di un tempio di Iside e di due statue di Hermes ed Herakles nell’agorà. A confermare le notizie di Pausania, sappiamo che in età imperiale Methana fu sede di una zecca che emise monete a nome di Marco Aurelio, Settimio Severo e Iulia Domna, Caracalla e Geta, caratterizzate dall’etnico “MEQANAIWN”12. Sebbene sporadicamente citata in resoconti di viaggi o in antichi manuali di numismatica, dei quali si dirà in seguito, l’archeologia di Methana è rimasta sostanzialmente sconosciuta fino a quando, tra il 1982 e il 1987, un’équipe della British School di Atene e dell’università di Liverpool ha condotto una serie di ricognizioni lungo tutto il territorio della penisola, lavoro anticipato dai report annuali e culminato nella pubblicazione del 1997, che è il solo punto di riferimento scientifico per chi si voglia interessare dell’argomento13. È stato così dimostrato il popolamento della penisola sin dall’età micenea, popolamento che, a partire dall’età arcaica, si struttura con un’occupazione diffusa e intorno a tre centri principali: Methana, presso l’attuale Megalochori, il più importante, Oga e Magoula. Della fase classica ed ellenistica del sito di Methana restano le imponenti fortificazioni, che continueranno a essere fruite nel III secolo a.C., quando Methana perderà la propria autonomia politica per finire sotto l’egida dei Tolemei, sostituendo al proprio polionimo quello di Arsinoe, come documentato dalle monete14. Le surveys hanno a grandi linee confermato le notazioni degli storici antichi circa la centralità della polis di Methana nell’ambito della penisola e sulla presenza di aree sacre (Pausania ne cita una dedicata a Iside, culto di probabile retaggio tolemaico, ma ne sono state individuate tre di età classica ed ellenistica). A quanto mi consta, le surveys non sono state seguite da scavi archeologici, che si limitano, per l’evo antico, all’area di un importante santuario di età micenea15. HEAD 1911, pp. 442-443; GILL 1997, pp. 280-281. MEE-FORBES 1997, al quale rimando per la bibliografia precedente. I report citati si trovano in: “Annual Report of the Managing Committee, British School of Archaeology at Athens for the season”: 1983-84, pp. 22-23; 1984-85, pp. 24-25; 1985-86, p. 24; 1986-87, p. 30. E in: “BCH” 1983, CVII, 2, p. 761; 1985, CIX, P. 778-80; 1986, CX, 2, p. 691; 1987, CXI, 2, p. 531; 1988, CXII, 2, pp. 627-628. Integro infine con alcuni articoli usciti successivamente al volume del 1997: CHERRY 1999; MEE-CAVANAGH 2000; report in “BCH” 125, 2001, p. 835; KONSOLAKY-YANNOPOULOU 2003a. 14 GILL et alii 1997. 15 Sul santuario miceneo, dopo il 1997, cfr., tra gli altri, KONSOLAKI 1999; ID. 2002; KONSOLAKI-YANNOPOULOU 2003b e c; HAMILAKIS-KONSOLAKI 2004. 13 12 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 208 208 Giorgia Gargano La pubblicazione del 1997 è stata anche l’occasione perché venisse ripresa da David Gill la problematica sulla monetazione della zecca di Methana, la cui produzione è stata scandita in tre fasi: nel IV sec. a.C. (età da Gill definita “ellenistica”), in età tolemaica fino a circa la metà del II sec. a.C. e infine in età imperiale romana16. Alla fondamentale analisi di Gill si possono tuttavia aggiungere altri elementi utili a una migliore conoscenza della zecca, nonché a definire alcuni problemi posti dalla serie monetale meno attestata, della quale appunto lo scavo di Castellace ha restituito un rarissimo esemplare, che è anche il primo che sia mai provenuto da uno scavo archeologico17. Quello che fino ad oggi resta dell’attività della zecca di Methana in età alto ellenistica (cioè, la fase più antica) sono undici monete di bronzo, appartenenti ad antiche collezioni numismatiche e prive di indicazione di provenienza. Secondo il Gill, i tre esemplari del Fitzwilliam Museum potrebbero essere stati rinvenuti sulla penisola dal Leake (serie 1.A e 1.B), mentre il Millingen riteneva che due delle monete appartenenti al British Museum (serie 1.A e 1.D) potessero esservi state raccolte da Edward Dodwell. A questo viaggiatore inglese, che nel 1819 pubblica i resoconti di un viaggio in Grecia, si deve la prima attribuzione delle monete e l’identificazione della testa del diritto come testa di Efesto, in ragione del copricapo a pileo e della natura vulcanica dell’isola. Tale identificazione verrà ripresa sia dal Gardner sia dallo Head sia, infine, dal Grose18. Riassumendo la strutturazione del Gill, vengono attribuite alla zecca di Methana di età pretolemaica quattro serie monetali, il cui terminus ante quem andrebbe ricercato nel 290-280 a.C., data approssimativa dell’abbandono dell’antica Halieis, polis dell’Argolide le cui monete presentano alcuni tratti in comune con quelle delle serie 1.A, 1.B e 1.C di Methana. Serie 1.A (6 ess.): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico. R/ Monogramma ME/Q all’interno di una corona di spighe di grano annodata in alto. 16 GILL 1997. La zecca di Methana è talmente poco nota da non essere inclusa nel fondamentale KRAAY 1976 e neppure in SELTMAN 1965. 17 Devo un ringraziamento particolare alla dr. Despina Evgenidou, direttrice del Museo Numismatico di Atene, e al dr. Panagiotis Tselekas per avermi ragguagliato sulle antiche acquisizioni di monete di Methana al museo di Atene e avermi confermato che non sono mai state rinvenute in scavi archeologici della Grecia monete della serie 1.D, cioè della serie a cui afferisce la moneta da Castellace. 18 DODWELL 1819, p. 264; GARDNER 1887, p. 163; HEAD 1911, p. 442; GROSE 1926, p. 465. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 209 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 209 Serie 1.B (3 ess.): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico. R/ Monogramma ME in corona di spighe di grano annodata in alto. Serie 1.C (1 es.): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico. R/ Monogramma ME in corona di spighe di grano, annodata in alto; Q in esergo. Serie 1.D (1 es.): D/ Testa di Efesto a s. con pilos conico. R/ Monogramma ME; senza corona. Aggiungo solo, per il momento, che le teste delle serie 1.A-C sono barbate, al contrario di quella della serie 1.D, che è inoltre volta a sinistra anziché a destra e nettamente più pesante delle altre, attestate su valori ponderali che vanno da un minimo di g. 0,90 ad un massimo di g. 3,09 (Dodwell non riferisce il peso delle due monete da lui disegnate). Escludendo la moneta della serie 1.D, conservata al British Museum, mi sembra pertanto che siano individuabili tre addensamenti ponderali, di cui uno riferibile alla moneta 1.B1 (g. 3,09), della quale Gill evidenzia il tondello più largo della norma; un secondo, che comprende le monete 1.A1-4 e 1.B2-3 (rispettivamente g. 2,67, 2,29, 2,05, 1,99, 2,73, 2,27); un terzo, che comprende solo la moneta 1.A5 (g. 0,90). Alle monete prese in esame da Gill va aggiunta la moneta dallo scavo di Castellace, che tipologicamente non mi sembra inquadrabile in nessuna delle serie finora definite, dato che al rovescio è caratterizzata dal circolo pieno entro il quale il nesso ME è inserito. Aggiungo anche che la testa della serie 1.D mi sembra, sebbene la leggibilità della parte inferiore del diritto sia compromessa dal fatto di essere leggermente fuori conio, molto simile a quella della moneta da Castellace per la foggia del pileo differente dalle serie 1.A-C, come approfondirò tra breve. 3. Una moneta dal medagliere del Museo Archeologico Regionale di Palermo David Gill non include nella ricerca un’altra moneta, straordinariamente simile alla moneta da Castellace, edita dal Gabrici nel suo studio sulla monetazione bronzea della Sicilia, dove sono pubblicate le monete custodite nel medagliere del Museo Archeologico Regionale di Palermo. La moneta viene attribuita erroneamente alla zecca di Messana, datata al 344- 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 210 210 Giorgia Gargano Fig. 68 - Gabrici 1927, tav. II, 18, diritto e rovescio. 336 a.C., è coniata, pesa g. 4,65, è del diametro di cm. 1,6 e viene descritta come segue (fig. 68): «D/ Testa imberbe a s.; sul capo tracce del conio anteriore R/ ME in nesso in circolo lineare19» Su questa moneta ritengo necessarie alcune annotazioni: per prima cosa, si noterà la somiglianza della testa del diritto con quella della moneta da Castellace, alla quale è accomunata dal fatto di essere imberbe, maschile e volta a sinistra e da quella forma circolare all’altezza dell’orecchio, che non sono riuscita a decodificare nella moneta da Castellace (non è una contromarca) e che nella moneta di Palermo mi parrebbe interpretabile come una pinna decorativa dell’elmo a pileo20. Mi sembra tuttavia che la medesima caratteristica connoti anche la 1.D.1 di Gill che, tra le monete conservate di questa serie, è quella in peggiore stato di conservazione. Un secondo fondamentale elemento è la riconiazione, individuata da Gabrici, su un tondello più antico; l’undertype è chiaramente leggibile al rovescio della moneta di Palermo: probabilmente, il collo di una testa volta a s. Infine, nel quarto superiore sinistro della moneta è presente la traccia del circolo pieno, nella stessa posizione dell’esemplare da Castellace. GABRICI 1927, p. 147, n. 5; tav. II, 18. La moneta viene ripresa dal Calciati, che ne considera incerta l’attribuzione, CALCIATI 1983, pp. 56, 25. Desidero ringraziare la dr. Lucina Gandolfo, responsabile del monetiere del Museo Regionale di Palermo, per avermi consentito lo studio della moneta edita da Ettore Gabrici. 20 Quando questo articolo era già in stampa, ci è giunta l’autorizzazione a fotografare nuovamente la moneta del museo di Palermo, pertanto non sono stati possibili aggiustamenti e precisazioni sull’iconografia, per i quali si rimanda a Gargano c.s. 19 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 211 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 211 4. Monete di Methana sul mercato antiquario Alle tre monete finora citate va aggiunto un quarto esemplare di questa serie, proveniente dal mercato antiquario e venduto recentemente all’asta dalla LHS Numismatics di Zurigo21. Questa moneta è parte di una monumentale collezione numismatica, nota con l’acronimo di BCD per garantire l’anonimato dell’ex proprietario, una delle più ricche e complete al mondo di monete del Peloponneso. Il catalogo dell’asta è uno strumento di notevole valore scientifico sia per la ricchezza e l’aggiornamento dell’apparato bibliografico sia per la completezza delle serie monetali rappresentate. Essendo di difficile reperimento, ritengo utile riassumere la storia della collezione, che segue, talvolta a fatica, gli intrecci e le passioni numismatiche di collezionisti disposti a sobbarcarsi ogni genere di affanno pur di assicurarsi il pezzo più raro, meglio conservato, e, soprattutto, quello mancante al proprio personale “puzzle”22. La BCD collection numera 1775 lotti di acquisto, ognuno composto da uno o più monete raccolte in oltre quarant’anni di ricerca23 e vanta la peculiarità di contenere almeno un esemplare di quasi ogni conio di ogni moneta mai battuta nel Peloponneso in età greca e romana. Ripercorrerne le fonti non è semplice, essendosi formata talvolta dall’acquisizione di singoli esemplari, talaltra di interi blocchi o grandi nuclei di raccolte più antiche; in più, la ricerca di 21 Asta LHS 96 dell’8 e 9 maggio 2006. Per la storia della collezione, WALKER 2006, pp. 4-7. Ad Alan S. Walker devo anche le notizie sulla collezione non riportate nel catalogo. 22 Un aspetto che merita una menzione in questo contesto è la tensione emotiva, l’obsessive collecting, che si registra nella lettura del catalogo, la stessa con la quale questa enorme raccolta è stata portata avanti, avendo per obiettivo la costruzione di un polo di riferimento non tanto (o non solo) nell’ambiente dei grandi collezionisti ma anche degli studiosi di numismatica (in WALKER 2006, p. 6, è riportato un divertente dialogo, evidentemente via internet, tra il catalogatore (ASW) e il collezionista: “BCD: But this triobol comes from the only illustrated list of Franz-Otto Knödel of Feinschmankerl bei Haxen in Bavaria! Scholars will find this important! ASW: No they won’t! You’re the only person on Earth who has conceivably kept a copy of such a miserable photocopied list with upside-down, not-to-scale, outof-focus, misidentified coins! I’m not putting it in my catalogue! BCD: Grrr.”). Di questa “vita” della collezione (e della passione del collezionista per la bibliografia numismatica) è traccia nelle numerose e utilissime didascalie a margine della maggioranza delle monete, che riferiscono sia osservazioni personali sia indizi sulle tappe precedenti delle monete prima dell’acquisizione alla BCD. 23 Quella messa all’asta da LHS e pubblicata in WALKER 2006 è solo la sezione relativa al Peloponneso e, comunque, una selezione degli esemplari migliori della collezione, che si componeva di altri grandi nuclei di monete, anche questi venduti nel mercato antiquario: uno di Corinto e dell’Eubea, uno delle monete di Olimpia, uno di Acarnania ed Epiro, uno della Beozia. La sola moneta greca occidentale in catalogo è il lotto 94: un rarissimo bronzo di Fliunte ritrovato nel nord del Peloponneso, conosciuto in un altro esemplare inedito dell’Ashmolean Museum di Oxford, riconiato su un’oncia siracusana della quale si distiguono con chiarezza i tentacoli del polipo. WALKER 2006, p. 43, lotto 94. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 212 212 Giorgia Gargano tali fonti può rivelarsi frustrante in un’ottica archeologica, dato che, a causa dei numerosi passaggi di mano, sono rarissime le notazioni sulle provenienze geografiche delle monete, che, per lo più, sono state raccolte dal terreno in Italia, in Grecia o in Oriente tra la metà del XIX secolo e circa il 1930. Poco dice il luogo della collezione di provenienza: ad esempio, è probabile che la discreta quantità di monete romane provinciali di età severa conservate in raccolte orientali rifletta il dato archeologico, già appurato, di una particolare densità di circolazione di quelle monete nella parte orientale dell’impero romano, ma si tratta di ipotesi in genere difficili da verificare sul terreno. Quantitativamente, il più significativo apporto di monete alla BCD viene dai ricchi “residui” della collezione del professor A. Rhousopoulos che non erano stati messi all’asta da Jacob Hirsch nel 190524; in particolare si trattava di monete di bronzo, che all’epoca venivano considerate di importanza secondaria, e che vennero comprate da Hirsch ma mai messe in vendita e, alla sua morte, vendute dal suo erede, Leo Mildenberg, a BCD alla fine del 1970. La seconda fondamentale fonte di BCD è una collezione anonima, formatasi verso la fine del XIX secolo e chiusa con la morte del collezionista poco prima della seconda guerra mondiale; le monete di questo blocco non conservano quasi mai i cartellini di provenienza. Anche questa collezione venne smembrata dagli eredi tra circa il 1945 e il 1970 e conteneva monete di tutto il mondo greco. Il fatto che dalla BCD collection provengano alcune delle rarissime monete di o attribuite a Methana, dunque, non ci ragguaglia sulla loro provenienza geografica, che è il quid di questa ricerca. Tuttavia, può essere di estremo interesse accostarsi a questo genere di documentazione in un’ottica esclusivamente e strettamente numismatica, cioè di focalizzazione delle caratteristiche intrinseche del reperto in esame. La descrizione di seguito riportata traduce fedelmente il testo inglese della catalogazione delle monete metaniti messe all’asta25: 24 La celebre asta XIII di Hirsch, che mise in vendita quella che ancora oggi può essere considerata una delle più importanti collezioni di monete greche al mondo. HIRSCH 1905, catalogo quasi introvabile in Italia e che non ho consultato, ma nel quale pare fossero presenti due monete non illustrate di Methana relative all’epoca romana: una di Settimio Severo e una di Geta, disperse poi in diversi passaggi di mano da un’asta all’altra. 25 WALKER 2006, pp. 315-316. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 213 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 213 Lotto 1330 Dichalkon, Ae, g. 3.60, mm. 13, ca. metà IV sec. a.C. D/ Testa di Efesto con copricapo conico a s. R/ Monogramma ME nel campo. Gill 1.D, fig. 69 Lotto 1331.1 Chalcon, Ae, g. 2, mm. 14, ca. IV-III sec. a.C. D/ Testa di Efesto con copricapo conico a d. R/ Monogramma ME; all’interno di tracce di una corona. Gill 1.B, fig. 70 Lotto 1331.2 Chalcon, Ae, g. 1,91, mm. 15, ca. IV-III sec. a.C. D/ Testa di Efesto con copricapo conico a d. R/ Monogramma ME/Q all’interno di corona di spighe. Gill 1.A, fig. 71 Lotto 1331.3 Trichalcon, Ae, g. 4,67; mm. 19, ca. 221-203 a.C. D/ Testa di Arsinoe a d. R/ “AR<SI>”; Guerriero nudo stante a d., con elmo e lancia nella d. e mano s. appoggiata a uno scudo. Gill 2.A, fig. 72 Fig. 69 - Lotto 1330 dell’asta LHS 96. Fig. 70 - Lotto 1331 dell’asta LHS 96. Fig. 71 - Lotto 1331 dell’asta LHS 96. Fig. 72 - Lotto 1331 dell’asta LHS 96. Delle quattro monete della zecca, le 1331.1-2 sono riferibili senza difficoltà rispettivamente ai gruppi 1.B e 1.A di Gill, mentre la 1333.3 è da ascrivere alla fase tolemaica della monetazione metanite. Queste tre monete sono state riunite in un unico lotto nel catalogo26, anche se non provengono da un’unica acquisizione, mentre la 1330, che è La didascalia del collezionista è: “when was the last time that no less than three coins of such a rare city were sold together at auction in a single lot? Probably never!”. 26 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 214 214 Giorgia Gargano ai fini di questo studio molto più interessante, è segnalata dal catalogatore come proveniente da una vecchia collezione, acquistata nel 1920 “for £1/10/-, quite an enormous sum for a bronze like this in those days”27. La testa del diritto è maschile, imberbe e volta a s. ma indossa, mi sembra, non un copricapo a pileo ma un elmo emisferico, del quale è ben visibile la visiera, e all’altezza della guancia si legge con chiarezza una paragnatide, che, a ben vedere, si rintraccia anche sulla moneta da Castellace. Al rovescio, inoltre, il nesso ME è entro circolo pieno (appena visibile in alto) e nel quarto superiore destro si vede molto chiaramente la traccia di una riconiazione, che potrebbe rinviare al collo della moneta di Gabrici. Un ingrandimento della foto della moneta mi lascerebbe anche sospettare una contromarca al di sotto della paragnatide al diritto. È dunque da riprendere, a mio avviso, tutta la problematica relativa alla moneta che Gill ha considerato della zecca di Methana serie 1.D (e contemporanea alle monete delle altre tre serie, le quali invece, per la resa stilistica della testa e particolarmente della barba di Efesto, potrebbero considerarsi più tarde; un ulteriore elemento di differenza è nel maggiore spessore e nella più scadente rifinitura del tondello delle monete 1330 e da Castellace), senza contare che la moneta della serie 1.D dovrebbe essere più antica anche per la diversa tariffazione, attestata come è sui 4,39 g. (vicina in questo alla moneta di Palermo). 5. Contesti di rinvenimento delle monete di Methana in territorio greco Come accennavo in precedenza, le monete di Methana rinvenute in contesto sono di estrema rarità: il ritrovamento più antico tra quelli documentati si riferisce a un ripostiglio della Messenia conservato ad Atene, la cui data di interramento è fissata al II secolo a.C.28. Non è pubblicata la schedatura della moneta, ma l’orizzonte cronologico del tesoretto mi indurrebbe a ritenerla della fase tolemaica (fino a prova contraria). WALKER 2006, p. 315. IGCH 301, contenente 167 argenti e 13 bronzi delle zecche seguenti: Aetolia, Calcide, Sicione, Patrasso, Lega achea, Messenia, Lacedemon, Argo, Methana (1 ae), Epidauro, Megalopoli, Cleitor, Tegea. In IGCH si segnala che nel BCH del 1937, p. 443, è riportato il rinvenimento di un ripostiglio di 141 argenti principalmente della Lega Achea, che potrebbe essere considerato parte sia del ripostiglio IGCH 260 datato al 146 a.C. (rinvenuto nella Grecia occidentale nel 1936 e contenente 677 argenti delle zecche di: Lega Etolica, Locride Opunzia, Focide, Beozia, Calcide, Lega Achea, Sicione, Patrasso, Messene, Lacedaemon, Argo, Megalopoli) sia dei ripostigli ICGH 243 e 267, con provenienza “Peloponneso”, entrati al museo numismatico di Atene “prima del 1937” e “prima del 1940” oppure del ripostiglio IGCH 242 dell’Arcadia, che è stato recuperato parzialmente. 28 27 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 215 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 215 È evidentemente quasi impossibile controllare i reperti numismatici di tutti gli scavi che si sono svolti in Grecia per cercare i siti in cui la moneta metanite potrebbe essere stata rinvenuta, confortata in questo anche dal suggerimento del museo numismatico di Atene (cfr. nota 17), quindi mi sono limitata a uno spoglio delle principali edizioni degli scavi dei siti indicati da Gill come possibili sedi di ritrovamenti di monete di Methana. Svoronos ricorda il rinvenimento di una moneta di Methana/Arsinoe proprio dalla penisola29. Dagli scavi di Argo mi pare che non sia mai provenuta moneta metanite. Dagli scavi dell’antica Halieis, che pure hanno restituito un’alta percentuale di monete di zecche dell’Argolide del IV e del III secolo a.C. (sono attestate le zecche di Argos, Kleonai, Epidauros, Hermione, Tirinto, Trezene), la moneta di Methana è assente. È possibile tuttavia che emergano novità in futuro, dato che il Dengate ha già annunciato l’edizione di un secondo gruppo di monete30. A Corinto è stata rinvenuta una sola moneta di Methana, così descritta: «Hephaistos/MEQ, IV sec. a.C.». con riferimento bibliografico a BMC p. 163, n. 2, cioè il tipo 1.A.4 di Gill31. A fronte di questo unico rinvenimento di Methana “ellenistica”, nella definizione di Gill, gli scavi, nonostante la percentuale inferiore dei rinvenimenti di età greca rispetto a quelli di età romana e medievale, hanno restituito abbondante moneta dalle zecche dell’Argolide di IV e III sec. a.C.32. Anche gli scavi di Kenchreai, il porto di Corinto, mi sembra non abbiano restituito moneta di Methana33. Si tratta, ovviamente, di dati parziali, che attendono di essere ulteriormente verificati sia sul campo sia in bibliografia. 6. Il pileo nell’iconografia monetale La moneta rinvenuta a Castellace appartiene dunque a una serie monetale che non è mai stata ritrovata in alcun sito archeologico della Grecia propria, mentre proviene in un caso dal sito di Castellace, in un altro forse da qualche sito della Sicilia o dell’Italia meridionale, per essere attestata nel mo- SVORONOS 1904. DENGATE 2005a e b. 31 PRICE 1967, p. 353 e p. 383. EDWARDS 1937, p. 252, cita il rinvenimento di due monete di Methana, non meglio specificate. 32 WILLIAMS-FISHER 1972; BOOKIDIS-FISHER 1974; FISHER 1980; WILLIAMS et alii 1985; WILLIAMS-ZERVOS 1982, ID. 1987, ID. 1988, ID. 1990, ID. 1991; ZERVOS 1986 e 1997. 33 HOHLFELDER 1976 e 1978. 30 29 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 216 216 Giorgia Gargano netiere del museo di Palermo. La terza è nella collezione del British Museum di Londra, la quarta proviene da una vecchia quanto ignota collezione. Gli esemplari noti hanno in comune i tipi monetali: al diritto una testa maschile imberbe volta a s. e al rovescio il nesso ME entro un circolo lineare; due delle quattro monete presentano i segni di un sottotipo (figg. 73, 74). La pratica numismatica insegna che la sede delle zecche delle monete di bronzo, quanto più rare e leggere sono, tanto più andrebbe cercata vicino al luogo di rinvenimento34. È evidente che quanto è a mia disposizione è davvero troppo poco per poter formulare ipotesi convincenti. Tuttavia, ritengo che un tentativo di inquadramento cronologico di questa emissione e di collocazione geografica “occidentale” possa essere sostenuto sulla Fig. 73 - Diritti delle monete base di una serie di osservazioni di caa confronto. rattere iconografico, numismatico e storico, che prevederà, ovviamente, lo spoglio di una grande quantità di elementi, dai quali alla fine bisognerà discernere quelli più coerenti. Partirò quindi con la disamina della diffusione dell’iconografia monetale del pileo, per proseguire poi con l’identificazione dei personaggi pileati e infine con il loro inquadramento storico35. Parlare di “pileo” o “pilos” o “pilion” è già di per sé impreciso, dato che sono identificati, con questo noFig. 74 - Rovesci delle monete a confronto. me, sia il copricapo di feltro o cuoio sia Per l’applicazione del metodo, BERNABÒ BREA 1975. «Nello studio delle iconografie antiche il documento monetale può svolgere un ruolo determinante perché la limitatezza del campo monetale – non consentendo uno sviluppo narrativo e una ricca concettualizzazione – ha determinato l’adozione di un linguaggio estremamente sintetico e immediato, in cui si può dire che le immagini, analogamente agli ideogrammi, corrispondano direttamente alle <parole>» (CACCAMO CALTABIANO 1998, p. 58). È di questi anni la messa a punto di una nuova metodologia di approccio alla iconografia monetale, in previsione dell’elaborazione di un Lexicon Iconographicum Numismaticae, ed è a questa che ho cercato di ispirarmi nello studio dell’iconografia delle teste pileate. Fondamentali testi di riferimento sono in ARSLAN 1998; CACCAMO CALTABIANO et alii 2004; PERA 2005. 35 34 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 217 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 217 l’elmo bronzeo di forma conica e non è facile individuare nella resa iconografica le differenze tra l’uno e l’altro in assenza delle paragnatidi, dato che il copricapo si presenta sia come una cuffia conica aderente alla sommità del capo, sia talvolta, anche se più di rado, con un risvolto che facilmente si confonde con la risega presente sull’elmo all’altezza della fronte36. Nella documentazione iconografica monetale di età ellenistica vedremo che, a parte qualche eccezione, non ci sono grandi difficoltà nell’identificazione delle teste pileate di Efesto e dei Dioscuri, figure in qualche misura “mediate” da misteriosi personaggi: i Megaloi Theoi di Samotracia37 e i cosiddetti Cabiri (secondo alcune versioni del mito figli di Efesto), se è vero che è da questi che i Dioscuri assunsero il copricapo conico spesso sormontato da una stella38. Il pileo, tuttavia è attributo anche di altre divinità ed eroi del mondo greco: Odysseus39, Menesteo40, Diomede41, Filottete42 e, come accennato, i Dioscuri43. Tra questi, Menesteo e Diomede, a quanto mi risulta, non sono rappresentati su monete, mentre Filottete è dubitativamente identificato nella testa maschile pileata sulle monete bronzee di Homolion, in Tessaglia, la patria dell’eroe44. 36 Una veloce carrellata sull’uso del pileo nell’iconografia antica come evoluzione del ber- retto frigio e attributo dei Dioscuri è in SAVIO 2002 e 2004. Sugli elmi nell’iconografia monetale, CASTRIZIO 2007. Sulla definizione di pileo: DAREMBERG-SAGLIO 1969, s.v. pileus; Enciclopedia Italiana, vol. XXVII, p. 280: s.v. pileo. 37 Probabile retaggio dell’origine orientale di Efesto, che era venerato ad Ephaisteia di Lemno, e in Licia. A questa origine orientale andrebbe addotta anche l’originaria connotazione di “diverso” del dio, che avrebbe un’origine anellenica. CASSOLA 2002, pp. 15-16. 38 Sul perché dell’associazione del copricapo con la stella e sull’iconografia monetale dei Dioscuri, da ultimo CARROCCIO 2004, pp. 212-217; LIMC 1986, s.v. Dioskouroi, III, 1, pp. 567-635 e in particolare p. 606; III, 2, pp. 456-503; NISTA 1994. Sul culto dei Dioscuri in Magna Grecia, GUZZO 1994a. Sull’assimilazione di Alessandro Magno nell’iconografia monetale ai Cabiri/Dioscuri, CACCAMO CALTABIANO 2004, p. 27. 39 LIMC 1992, s.v. Odysseus, VI, 1, pp. 943-983; VI, 2, pp. 624-654; cfr. anche il successivo Ulisse 1996. 40 LIMC 1992, s.v. Menestheus, VI, 1, pp. 473-475; VI, 2, p. 255. 41 LIMC 1986, s.v. Diomedes, III, 1, pp. 395-409; III, 2, pp. 283-294. 42 LIMC 1994, s.v. Philoktetes, VII, 1, pp. 377-385; VII, 2, pp. 321-326. 43 Teste pileate non identificate sono su monete d’argento di Phanagoria nel Ponto (SNG British, IX, 1, 988, IV sec. a.C.) e sul rovescio di una moneta di Solunto, dove è raffigurato un arciere pileato in atto di scoccare l’arco (CALCIATI 1983, pp. 310, 5; prima metà del IV secolo a.C.); sarebbe di Helios la testa pileata sul diritto dell’aureo di Lampsaco del 394 a.C. (SELTMAN 1965, pl. XLI, 9). Quando il pileo ha le tese larghe è facile confonderlo con il petaso, che è attributo tipico di Hermes e anch’esso raramente rappresentato nell’iconografia monetale: nel IV secolo in Magna Grecia la testa del dio ricorre solo sulla prima fase di emissioni di Ipponio e sugli oboli di bronzo di Metaponto (TALIERCIO MENSITIERI 1993, p. 135). 44 SNG Cop. 11, 70-73; IV sec. a.C. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 218 218 Giorgia Gargano Odysseus è ritratto con il pileo conico sulle monete da Ithaka45 e su una moneta argentea di Mantineia in Arcadia databile a epoca posteriore al 370 a.C.46. Tornando all’Italia meridionale, è stata riconosciuta la testa di Ulisse nella moneta di bronzo attribuita alla zecca di Scyllaeum47 e nei bronzi della zecca siciliana di Mitystratos48. L’identificazione di Efesto49, dei Cabiri e in generale dei chalkeoi, fabbri e lavoratori del metallo, è abbastanza semplice sulle rappresentazioni sulla ceramica a figure rosse50. Sulle monete, è ben giustificata a Methana nelle serie 1.A-C di Gill, sebbene non sia registrato sul sito il culto del dio, ma la tipologia monetale potrebbe contenere l’allusione alla natura vulcanica del sito. Più controversa è l’identificazione di Efesto nel personaggio pileato in corsa a d. nel diritto della moneta di Mothone in Messenia, che il caso vuole che abbia il polionimo estremamente simile e spesso confuso dalle fonti con quello di Methana51. Incerta è anche l’attribuzione a Efesto della testa sui più antichi bronzi di Lipara, da alcuni identificata con Aiolos, patrono delle isole Eolie, dove peraltro il copricapo non è identificabile con certezza con un pileo, dato che è di forma emisferica; a Efesto sarebbero invece da attribuire le tipologie delle emissioni successive di Lipara, dove il dio sarebbe da vedere nel personaggio seduto al diritto52. Dal III secolo a.C. in poi l’attribuzione certa a Efesto con il copricapo a pileo, che è accompagnato dai simboli del proprio lavoro, quali le tenaglie o il martello, si trova in Italia centrale nelle monete di bronzo di Pallanum o dei Peligni, di Ariminum, di Aesernia, di Populonia53. SNG Cop. 16, 478; 300-191 a.C. Interessante perché al D/ è raffigurato Odysseus con pileo conico semplice e al R/ il monumento di Arcade è sormontato dai busti dei Dioscuri, il cui pileo è invece caratterizzato dal risvolto sulla fronte. SNG Cop. 17, 246. 47 Datata al terzo quarto del IV sec. a.C.; CASTRIZIO 1995, pp. 101-106; ID. 2000, pp. 58-59. 48 CASTRIZIO 2000, pp. 44-46 e p. 52. Calciati propende per una identificazione con Efesto: CALCIATI 1987, p. 293, 1; ID. 1995, p. 103, 456-457; CACCAMO CALTABIANO 2002, p. 37. 49 LIMC 1997, s.v. Vulcanus, VIII, 1, pp. 283-298; VIII, 2, pp. 96-214. 50 Cfr. la raccolta di immagini di Efesto in GIUMLIA MAIR-RUBINICH 2002, pp. 181-182; GIUMLIA-MAIR 2002, pp. 30 e 34; ZIMMER 2002, pp. 41-42. 51 I nomi delle due città sono confusi al punto che il Gardner (1887, p. 163) ritiene che anticamente fossero uguali, giustificando così che il tempio principale di Mothone fosse dedicato ad Artemide e quello di Methana a Iside, mentre Iside compare sulle monete di Mothone e Artemide su quelle di Methana! La moneta bronzea reca al D/ Efesto pileato in corsa verso d. con una torcia e al R/ le lettere MO; III sec. a.C. (?). SNG Cop. 16, 537. 52 CALCIATI 1987, pp. 5-17; CONSOLO LANGHER 1964, p. 379, prima metà del IV sec. a.C.; SNG Deut. 6, 1673-75, 350-309 a.C. 53 HN 631; HN 8; HN 430; HN 188 e 195. 46 45 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 219 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 219 Tra le rappresentazioni dei Cabiri, ricordiamo quella su un rarissimo statere di Melos del 420 a.C., dove il copricapo presenta una tesa quasi orizzontale54 e quella ipotetica su un bronzo di Byritis in Troade, sebbene accanto al cappello sia presente una stella, che solitamente allude ai Dioscuri55. Il tipo monetale di questi ultimi con indosso il pileo ha fortuna, nella Grecia propria e in Italia meridionale, a partire dal IV sec. a.C. e soprattutto nel III sec. a.C.: sull’argento e sul bronzo di Nuceria Alfaterna56, su una quartuncia di Paestum57, su un ae di Metaponto58, sull’argento dei Bretti59, sul bronzo di Petelia60, di Rhegion61 e di Locri62 (escludendo la moneta romana). In Sicilia è attestato sulla moneta di Tindari63 e su una rarissima litra da Abacaenum64. 7. Ricorrere del monogramma “ME” nella monetazione greca del IV sec. a.C. Prima di tornare ai paralleli tra la testa pileata della moneta di Castellace e la documentazione fin qui prodotta, brevemente riprendo l’indagine iconografica monetale per chiarire anche possibili collegamenti del rovescio della moneta con altre zecche. L’equivoco dell’assegnazione a Messana del Gabrici sarà venuto dalle iniziali “ME” della moneta, che alludono più probabilmente a un polionimo che ad un etnonimo. Tuttavia la monetazione di Messana di Sicilia, anche laddove al rovescio presenta come tipo principale la legenda “ME” o “MES”, non usa mai il nesso tra le lettere, senza contare che paleograficamente la resa del Mi è diversa, conservando le astine divaricate65, mentre il monogramma ME della moneta da D/ Mela; R/ Kabeirios; Kraay 1976, pl. 7, 130 Sulla moneta di Birytis (D/ Testa di Kabiros a s. con pileo; stella a d. e s. del pileo; R/ BIPY e clava, all’interno di una corona di alloro), SNG Cop. 20, 247-250 (quest’ultima non ha la stella); c. 300 a.C. 56 HN 608 e 609 (250-225 a.C.). 57 HN 1190 (218-201 a.C.) 58 HN 1676 (prima metà del III sec. a.C.). 59 HN 1941; ARSLAN 1989, in particolare pp. 94-103. 60 CACCAMO-CALTABIANO 1977, p. 77, tabella XIV (seconda guerra punica); HN 2467. 61 CASTRIZIO 1995, p. 146: seconda guerra punica; HN 2558-9: 215-150 a.C. 62 HN 2399, POZZI PAOLINI 1976, tav. XXVI, 7 (300-215 a.C.). 63 SNG Deut. 6, 1583-1584; CALCIATI 1983, p. 80, 11: 254-214 a.C; CARROCCIO 2004, p. 93: post 210 a.C. Su un altro bronzo di Tindari si trova la rappresentazione dei soli pilei: SNG Deut. 6, 1586-1587 (254-210 a.C.); CALCIATI 1987, 22/3, p. 82 (post 214 a.C.); CARROCCIO 2004, p. 93 (211-208 e 208-190?). 64 BERTINO 1975, pp. 124-125, datata dall’autore al 343-338 a.C. 65 CACCAMO CALTABIANO 1993: nella moneta di Zancle la legenda MES compare sulle litre (t. 2, 14-21) e ME sulle onkiai (t. 2, 22-26) del 488/87-481 a.C.; sulle litre è da s. a d.; sulle onkiai può anche essere retrograda. Comunque, è sempre circondata da un bordo perlina55 54 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 220 220 Giorgia Gargano Castellace sembrerebbe assimilabile piuttosto alla più tarda resa del Mi sui pegasi di Medma e sugli stateri di Crotone (v. infra). Inoltre né a Messana né a Rhegion è documentato l’uso del circolo pieno a circondare l’abbreviazione dell’etnico o del polionimo66, che peraltro nelle due città si limita alla moneta argentea di V secolo a.C. Nella Grecia propria l’abbreviazione “ME” senza nesso si trova come tipo principale delle monete bronzee coniate dalla zecca di Messene di Messenia67. Per il resto, a quanto mi consta, a parte Methana, nessuna zecca della Grecia o greca dell’Italia meridionale usa l’abbreviazione o il nesso “ME” come tipo principale, mentre si ritrova frequentemente come tipo secondario sul rovescio: sarebbe molto lungo e inutile citare le numerose zecche della Grecia che nel IV e III secolo a.C. presentano il monogramma ME come parte accessoria del tipo del rovescio. Citerò solo la zecca di Messene peloponnesiaca68, e tutte le zecche dell’Italia meridionale che è stato possibile riscontrare: Neapolis69, Panormo70. Nel Bruttium, Medma, dove il monogramma compare sotto le zampe del pegaso sugli stateri di tipo corinzio71 to e non è mai in nesso. Con le stesse caratteristiche delle precedenti, la legenda ritorna sulle litre del 480-462/1 (t. 17, 233-256 e t. 18, 257-268) mentre ME torna, con quelle caratteristiche, sui pentonkia (t. 18, 269-271) e sugli hexantes (t. 18, 272-290) di questa fase. Sulle litre del 460-456 a.C. (t. 20, nn. 308-316) si trova MES all’interno di un circolo di foglie con la legenda retrograda, mentre sugli hexantes si trova di nuovo ME retrogrado in circolo perlinato (t. 20, 318-320). Nella fase 455-451 a.C. si trova MES, talvolta retrogrado, sulle litre entro circolo di foglie (t. 21, nn. 338-345) e ME, talvolta retrogrado, o entro circolo di foglie sulle hemilitra (t. 21, 346-47) e sugli hexantes (t. 21, 348). Nella fase 445-439 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (t. 24, nn. 389-394 e t. 25, 395-413); ME sugli hexantes (t. 25, 414). Nella fase 438-434 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (t. 26, 425-30; t. 27, 43136). Nella fase 433-429 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (t. 28, 448-60), nell’hemilitron (461), nel tetras (462) nell’hexas (463). Nella fase 428-26 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (t. 29, 471-76), nell’hemilitron (477), nel tetras (478). Nella fase 420413 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (groppo A, t. 34, 543-548; gruppo B: t. 35: 568-591 e t. 36, 592-598). Nella fase 412-408 a.C. si trova MES entro circolo di foglie nelle litre (t. 38, 633-639) e negli hemilitra (640 e t. 39, 647). 66 CACCAMO CALTABIANO 1993: fase 494/3-487/6 a.C.: le monete con al rovescio la legenda PEC all’interno di un bordo perlinato, sono litre (serie I A, t. 60, 36-42) e pentonkia con la P sempre entro circolo perlinato (serie I A, t. 60, 43-47). Fase 480-474 e 463/2-462/1 a.C.: litre con PEC all’interno di un bordo perlinato (serie II-IV; t. 65, 113-118; t. 66, 119-136), pentonkia con la P sempre entro circolo perlinato (serie II-IV, t. 66, 138-140) e hexantes (141). 67 D/ Testa di Demetra a s.; R/ ME. SNG Cop. 16, 502 (369-330 a.C.). 68 Per esempio, SNG Cop. 16, 512 (280-146 a.C.). 69 GROSE 1923, t. 13, 9 (ar, 300-280 a.C.). 70 SNG Deut. 5, 774-5; CONSOLO LANGHER 1964, p. 283 (post 254 a.C.); CALCIATI 1983, pp. 349 sgg. (post 241 a.C.). 71 HN 2424. Secondo il GORINI (1985, con bibliografia precedente), la data delle emissioni di Medma si deve far risalire ad una data precedente il 350 a.C. (mentre la cronologia tradizionale li vuole battuti tra il 330 e il 320 a.C), se non addirittura alle “manipolazioni va- 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 221 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 221 e Crotone, dove le lettere ME senza nesso compaiono in esergo al rovescio sugli stateri con i tipi aquila stante su capitello ionico/tripode e chicco d’orzo e sugli stateri con i tipi della testa di Hera Lacinia frontale/Herakles seduto a s. su una roccia72. 8. Conclusioni In sintesi, sebbene vada riconosciuta una generica analogia iconografica tra le serie 1.A-C di Methana e la serie D (e con la moneta da Castellace, con quella edita dal Gabrici e la BCD), credo che sia di qualche utilità almeno vagliare l’ipotesi che le monete con la testa volta a s. possano riferirsi a una zecca diversa da quella di Methana, da localizzare eventualmente in Italia meridionale o in Sicilia. Gli argomenti fondamentali da addurre a questa ipotesi sono innanzitutto di ordine topografico: ricordo che certamente una, probabilmente due di queste monete provengono dall’Italia meridionale. In secondo luogo, l’indagine iconografica del diritto ha documentato come l’identificazione delle “teste pileate” sia quanto mai variabile e fondata su criteri difformi. Tuttavia, nel caso della nostra moneta credo che il problema sia stato mal posto, dato che mi sembra di aver dimostrato che le quattro monete con la testa volta a s. sono coperte non con il copricapo ma con l’elmo a pilos: una foggia tipica dell’ambiente italico, inquadrabile nel IV sec. a.C. In particolare, sulla moneta 1330 dell’asta svizzera si trova la rappresentazione dell’elmo di forma emisferica desinente con la tesa, che ricorda molto da vicino, per esempio, l’elmo con le paragnatidi sulla statuetta fittile raffigurante un guerriero dalla necropoli di Piercastello di Vibo Valentia, datata all’ultimo lutarie” di Dionisio I. Sulla relazione tra Medma e Crotone, SETTIS 1965, ora in SETTIS 1987, p. 123. La monetazione di bronzo di Medma è genericamente inquadrata nell’ambito del IV sec. a.C., secondo Gorini il terminus post quem è il 388 a.C. Stando a CASTRIZIO 1999, p. 161, gli scavi archeologici svolti a Rosarno confermerebbero la forte preganza della presenza dionigiana a Medma per il rinvenimento di numerosi nominali siracusani coi tipi Atena/astro e Atena/Ippocampo. 72 Rispettivamente HN 2141 e HN 2160-2163. La cronologia di questa serie è stata fissata dal Kraay alla fine del V sec. a.C., cioè al 420 a.C., e messa in relazione con le vittorie di atleti crotoniati ai giochi olimpici. Inoltre, va ricollegata, secondo GORINI 1985, con il passo di Tucidide (V 5, 3; SETTIS 1965, pp. 120-123) che documenta, proprio in questi anni, uno stato di guerra di Locri contro le sue due colonie Hipponion e Medma, che evidentemente si muovevano nell’orbita crotoniate. Pertanto, la sigla ME starebbe proprio ad indicare Medma. Quanto alla seconda moneta, secondo Gorini si può inquadrare tra il 387 e il 380 a.C.: alcuni esemplari di questa moneta difatti sono riconiati con sottotipi rappresentati da stateri corinzi o di tipo corinzio (GARRAFFO 1984, pp. 112-113) e sono presenti nel ripostiglio di Vito Superiore, il cui interramento è stato messo in rapporto con la conquista di Reggio da parte di Dionisio I, nel 387 a.C. (PROCOPIO 1952; MASTELLONI 1987a, p. 82 con bibl. precedente; CASTRIZIO 1995, p. 127). 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 222 222 Giorgia Gargano quarto del IV sec. a.C.73, l’elmo bronzeo da Miglionico, datato tra IV e III sec. a.C.74 e l’elmo da contrada Cavunia di Gerace, datato alla prima metà del III sec. a.C.75. L’elmo sulla testa della moneta da Castellace è invece del tipo conico con una decisa risega e senza tesa, analogo ad esempio a quello rinvenuto sempre in Basilicata a Ferrandina, presso il santuario italico in loc. Caporre, e comunque pienamente inquadrabile nella classe degli elmi a pileo76. Infine, l’elmo della moneta di Palermo potrebbe documentare una variante iconografica per la presenza delle “pinnae” decorative. L’indagine sull’iconografia monetale mi sembra che possa sollecitare alcune questioni, in primo luogo sulla diffusione del tipo delle teste pileate nel IV sec. a.C. tra Sicilia e Calabria, soprattutto nei casi in cui l’attribuzione a questo o a quel personaggio del mondo mitico o eroico greco si fondi più su valutazioni, per così dire, “culturali” che non sulla lettura di attributi precipui dei personaggi. Potrebbe essere forse rivista l’identificazione, comunque non universalmente accolta, della testa pileata della zecca di Mytistratos in Sicilia, che è stata attribuita a Odysseus dal Castrizio sulla scia dell’identificazione della testa dell’eroe omerico sulla moneta di bronzo di Scyllaeum77 (una diversa interpretazione della testa del diritto di questa moneta non viene a inficiare l’attribuzione del bronzo con il mostro Scilla al rovescio, tanto più che le recenti indagini sul sito italico dell’antica Tauriana hanno restituito il primo esemplare della moneta mai rinvenuto nel litorale tirrenico, in territorio e in ambito reggino78). Il copricapo della testa sulle monete di Scilla viene interpretato come pileo di feltro, con il quale Ulisse viene identificato soprattutto nella ceramica a figure rosse79 e che lo con73 GUZZO 1989, p. 93; CRIMACO-PROIETTI 1989, p. 805; IANNELLI 2000, pp. 34 e 77. Una statuetta simile viene anche dall’area sacra in loc. Cofino di Vibo Valentia. IANNELLI 1996, p. 147 e p. 152, 2.119; PARRA 1996, p. 139. Una recente revisione delle cronologie della sepoltura del Cofino porterebbe a una datazione più bassa sia dell’intero complesso sepolcrale sia delle statuette del corredo, il cui elmo italico a bottone sarebbe uno degli elementi per proporne una collocazione in ambito brettio, alla fine del III sec. a.C. La statuetta del Cofino, sebbene leggermente differente nella foggia dell’elmo da quella meglio leggibile di Piercastello, rispecchia quindi un tipo coroplastico che, con qualche variante, dovette avere lunga fortuna. CANNATÀ cds. 74 BOTTINI 1993, p. 209. 75 COSTAMAGNA-SABBIONE 1990, p. 174. 76 Tra i tipi più vicini all’elmo raffigurato sulla moneta, EGG 1986, pp. 151 sgg., fig. 13; PFLUG 1989, p. 23, fig. 17; BOTTINI 1993, pp. 211-213. 77 A partire da un vecchio studio del Sambon, la moneta con i tipi testa pileata/ mostro anguiforme era attribuita a Skylletion. Cfr. CASTRIZIO 1995, pp. 101-106, con bibl. precedente. L’attribuzione alla zecca di Skyllaion è stata largamente accettata. Ad esempio, cfr. ARSLAN 1999, p. 152, fig. 731, che tuttavia ritiene la testa del D/ pertinente a un Dioscuro. 78 GARGANO 2005, pp. 92-93; gli scavi che hanno restituito le monete edite sono parzialmente pubblicati in GARGANO-SICA 2005. 79 Cfr. ad esempio il cratere siceliota di IV sec. a.C. del Museo Eoliano di Lipari raffigurante Ulisse che riceve l’otre che gli servirà per ubriacare Polifemo o il cratere a calice del- 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 223 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 223 nota come viaggiatore, mentre non sarei altrettanto certa di questa identificazione per alcuni esemplari di Mytistratos, quale ad esempio quello edito dal Calciati, dove il copricapo della testa maschile al diritto potrebbe essere un elmo80. In ogni caso, mi sembra che il ricorrere della testa con elmo a pileo nelle monete di IV sec. a.C., e in particolare di età post-dionigiana, possa non ritenersi casuale, soprattutto se emblema di comunità che affondavano le radici della propria identità e le ragioni del costituirsi come unità politiche autonome proprio sui recenti trascorsi militari81. Indipendentemente dalle questioni iconografiche, credo ci sia un ulteriore elemento, ma meno pregnante, che avvicina la moneta in discussione alle emissioni dei mistophoroi dionigiani: le tracce di riconiazione sulle due monete, anche se, di norma, i nominali inferiori all’hemilitron pertinenti alle comunità formatesi nel periodo dell’“anarchia militare” sono stati coniati con metallo nuovo82. Tornando al rovescio della moneta, è già emerso come il nesso ME venga utilizzato come tipo principale (ma entro corona di spighe di grano e, in due serie, con l’aggiunta del Q) solo dalla zecca di Methana. È altrettanto vero che da una polis contigua a Castellace, Medma, sin dalla fine del V secolo il nesso veniva adoperato sulle monete per abbreviare il nome della città. Non intendo con ciò proporre un’attribuzione della nostra serie alla zecca di Medma, ma solo notare come in questo territorio l’uso di ME in nesso non fosse affatto inconsueto. A sottolineare ulteriormente la ricorrenza del nesso, nella recente campagna di scavi di loc. Mella di Oppido è stato rinvenuto un bollo laterizio che reca la scritta “MEGISTEA”, dove la prime due lettere sono unite in nesso e sono molto vicine, dal punto di vista paleografico, alla resa del nesso sulla moneta83. Non si tratta del primo rinvenimento di questo bollo, che attende ancora un’analisi linguistica, dato che ne è riportato il ritrovamento in una relazione di scavi del 1958 in la Bibliothèque Nationale di Parigi, del IV sec. a.C., con Ulisse che interroga l’ombra dell’indovino Tiresia. 80 CALCIATI 1987 p. 294, 2; 344-336 a.C. come suggerito anche dal CASTRIZIO 2000, p. 62, n. 404 contro l’identificazione in Efesto. 81 Sull’ideologia militare connaturata ai gruppi italici, cfr. tra gli altri GUZZO 1994, pp. 119-200. 82 Il testo di riferimento sull’argomento è CASTRIZIO 2000, in particolare le pp. 43-63. Cfr. GARRAFFO 1993, p. 230 e GORINI 2002, pp. 212-213 sul significato politico di indipendenza delle monete siciliane riconiate su nominali dionigiani. 83 Devo rivolgere un particolare ringraziamento a Rossella Agostino, direttrice scientifica degli scavi in loc. Mella (coordinati sul campo da Margherita Corrado), per avermi comunicato la notizia del rinvenimento della tegola bollata e avermi consentito di pubblicarla in questa sede, e a Marilena Sica per la proficua discussione sui possibili significati di tale bollo. Per la tegola vedi Agostino, vol. I, cap. II. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 224 224 Giorgia Gargano Fig. 75 - Bollo sull’embrice frammentario rinvenuto negli scavi di Oppido Mamertina, loc. Mella. contrada Cannavò di Reggio Calabria84, ma è indicativo della ricorrenza dell’uso del nesso ME in questo territorio. Non resterebbe a questo punto che suggerire qualche ipotesi sull’identificazione di una possibile zecca di questa moneta. Non mi sfugge che il nome di due siti contigui al sito di Castellace inizino per ME. Un’emissione di monete di bronzo medmea nel IV secolo a.C. non è impossibile, dato che i rinvenimenti archeologici dimostrano che la città esiste per tutto il IV sec. e anche forse per una parte del III sec. a.C., ma non trova per ora sufficiente fondamento, se non nel ricorrere del nesso ME sugli stateri85. 84 COSTAMAGNA 1986, p. 505, n. 94 che cita il rinvenimento di una tomba alla cappuccina realizzata con tegole con i bolli “MEMNONOS EP. AINOPPOU MEGISTEA”. Poiché il bollo dell’embrice rinvenuto a Mella mi sembra completo, credo che si tratti di tre bolli distinti. La citazione è ripresa anche da ANDRONICO 2006, p. 12. 85 Per l’archeologia di Medma, Medma 1981 e PAOLETTI 2001. Ricordo che Medma è stata una delle vittime dell’espansionismo dionigiano: Diodoro Siculo (XIV 78,5) racconta della deportazione di 4.000 medmei a Messana nel 396 a.C., a seguito probabilmente di una pesante sconfitta militare; il territorio di Medma sarebbe stato trasferito a Locri (ma su una 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 225 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 225 Ancor più difficile è pensare a Metauros/Matauros, le cui attestazioni archeologiche si arrestano alla fine del V sec. a.C. e che non pare aver mai battuto moneta86. Per provare la validità dell’ipotesi fin qui riportata e per formularne di nuove, non resta che attendere conferme o smentite da nuove acquisizioni da scavo. Per ora tendo a ritenere che la moneta sia stata emessa da una delle numerose compagini di mercenari liberati dal servizio al soldo dei Dionisi87, che si sono stabiliti nei territori della Calabria e della Sicilia dopo la disgregazione territoriale seguita allo scardinamento della politica espansionistica e centralistica di Dionisio I e successivamente di Dionisio II, prima dell’arrivo di Timoleonte88. Saranno queste comunità a preparare il terreno e a favorire l’etnogenesi brettia. All’epoca di Timoleonte, le comunità italiche erano già effettivamente insediate nel territorio della Calabria meridionale tirrenica, dato che Plutarco (Timoleonte, 16, 1-4; 19) racconta che i soldati corinzi che dovevano imbarcarsi in Sicilia, arrivando a Reggio da Thurii per via di terra, dovettero venire di volta in volta a patti con gli Italici che abitavano la Brettìa (così definita per la prima volta in questa occasione)89. Molti siti di IV e III secolo a.C. in Calabria e Sicilia sono stati indagati ma non possono essere identificati con un nome di città (e tra questi c’è anpiù realistica entità dell’avvenimento cfr. SETTIS 1965 (ora SETTIS 1987) pp. 125-126 e PAOLETTI 1996, p. 92. 86 L’unico tentativo di attribuzione di una serie monetale a Métauros risale a HILL (1903, pp. 184-185, fig. 64) che proponeva la risoluzione del monogramma caratterizzante alcune emissioni rinvenute in Sicilia come MAT<AUROS> piuttosto che KAM<PANOI> dato che sulle monete di bronzo era raffigurato il toro cozzante, che sarebbe quindi stato un tipo parlante. Queste serie monetali sono in realtà da attribuire ai Kampanoi (TUSA CUTRONI 1970). Sulla fine dell’abitato di Metauros/Matauros, cfr. SABBIONE-SOVERINI 1990, con bibliografia precedente, e i più recenti: SABBIONE 1996; TOMAY 2000; SABBIONE 2005; ID. 2005a; CORDIANO-ISOLA 2006. 87 Del reclutamento di mercenari come prassi di Dionisio I di Siracusa parla diffusamente Diodoro Siculo: esuli Messeni (XIV 34, 3), Italioti (XIV 52; 63, 4), vari mercenari (XIV 44, 1-2; XV 14, 4); Iberi e Celti precedentemente arruolati da Cartagine (XIV, 3-5; XIV 75, 9; XV 70, 1). Inoltre, in seguito a un accordo con gli Spartani, Dionisio potè arruolare molti mercenari (XIV, 44, 1-2; 58, 1; 75, 5). MELE 1993. Da ultimo, PRESTIANNI GIALLOMBARDO 2006, in particolare pp. 108-111. 88 Sull’arrivo di Timoleonte e il recupero siracusano dei territori resisi autonomi, CASTRIZIO 2000, p. 26, 46. 89 DE SENSI SESTITO 1995, pp. 67-69. Dal brano di Plutarco si evince anche come gli abitati italici, pur partecipando di una cultura e forse di un’origine comune, fossero amministrativamente organizzati come “unità cantonali” autonome, i cosiddetti populi, che evidentemente collaboravano solo in fatto di politica “estera”. Secondo LOMBARDO (1995, p. 116) «l’allentarsi del controllo territoriale all’epoca del secondo Dionisio avrebbe dato luogo a una “rivitalizzazione reattiva” del locale entroterra indigeno nella sua peculiare fisionomia, segnata verosimilmente da una prevalenza di elementi etnico-culturali (e organizzativo sociali) “tradizionali” (anche se in varia misura “ellenizzati” rispetto ai più o meno recenti innesti lucani)». Cfr. anche DE SENSI SESTITO 2005, pp. 69-70. 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 226 226 Giorgia Gargano che quello di Castellace); parallelamente, conosciamo ancora nomi di abitati ai quali non riusciamo ad associare i siti noti90. Per restare alla Calabria meridionale, pensiamo alla recente ipotesi di identificazione dell’antica Taisia con il sito archeologico presso Taureana di Palmi91. Gli scavi archeologici a Castellace hanno documentato una netta cesura riferibile al IV sec. a.C. tra due fasi dell’abitato, tanto che un nuovo piano di calpestio, forse un battuto stradale, viene a obliterare le strutture precedenti (fasi III.1 e III.2)92. Non è da escludere, dunque, una nuova fase di popolamento legata alla modificata situazione territoriale seguita alla rifondazione di Phoibia93 o alla fine politica della dinastia dei Dionisii: Castellace, d’altro canto, è posta in una posizione strategica tale da dominare un ampio tratto della piana e della costa a sud del Métauros. Non dimentichiamo inoltre che, in concomitanza con questa nuova fase edilizia, sulla costa viene fondato ex novo il sito che in età imperiale prenderà il nome di Tauriana, anch’esso di probabile connotazione italica nella sua prima fase e certamente tauriano a partire dagli anni della seconda guerra punica94. Se queste dinamiche a ridosso dell’epoca del consolidamento del koinòn dei Bretti (356 a.C.) si innestano su movimenti di mercenari ed esitazioni quali quelle provocate dalle contraddizioni tra le politiche dei due Dionisii, è verosimile che si siano costituite piccole entità autonome, che addirittura si siano dotate di una effimera esperienza monetale; il che spiegherebbe la rarità dei rinvenimenti di tali monete e la ristrettezza dell’area di circolazione di piccoli bronzi che Per restare in zona, penso ad esempio al sito di Solano; AGOSTINO 1996; AGOSTINO 1996-1997, pp. 24-26; GARGANO 2005, pp. 101-103. 91 CASTRIZIO 1995, pp. 27-29 con bibliografia precedente. Castrizio attribuisce alla zecca di Taisia una moneta bronzea nota in un unico esemplare, conservata nella collezione della collezione Gangemi della fondazione Piccolo Museo San Paolo di Reggio Calabria, con i tipi: D/ testa di Ares a d. con elmo corinzio; R/ guerriero promachos con panoplia completa a d.; “TA” ai lati (g. 1,69). CASTRIZIO 1995, pp. 115-118. CASTRIZIO 2005, pp. 44-45, dove l’autore ipotizza che il personaggio elmato al R/ non sia un semplice miles, ma «un eroe ancestrale, la cui presenza serviva a rimarcare la remota antichità dell’affinità etnica tra il popolo dei Tauriani e quello dei Romani». Contra, CORDIANO 2000 pp. 162 sgg. Una proposta recente vorrebbe l’identificazione dell’antica Upwron, il cui nome è noto solo attraverso emissioni monetali, in loc. Serro Mandi, nella Locride. CORDIANO 2006a, pp. 66-67 e n. 19. Per le monete a legenda Upwron e Mustia, note in pochissimi esemplari, GUZZO 1989, pp. 112 e 114, TALIERCIO MENSITIERI 1993, p. 168 e CASTRIZIO 1995, pp. 112-115. Quanto alla proposta di localizzazione nella Calabria meridionale del centro di Kainys, cfr. CASTRIZIO 1995, pp. 106-112 e pp. 115-118, poi corretta in CASTRIZIO 1999, pp. 162-168, con l’interpretazione della legenda sulle monete della serie “KAINON” non più come riferimento a Kainys ma come “nuova (moneta)”, emessa secondo l’autore a Locri e/o a Phoibia sotto la tirannide di Dionisio II. 92 SICA 2006; cfr. pp. 67-73 di questo volume. 93 Sull’«assegnazione di terra e casa» da parte di Dionisio II ai mercenari del padre di cui non aveva più bisogno, cfr. DE SENSI SESTITO 1995, pp. 54-55. 94 COSTABILE 1999, p. 11. 90 08A0633_Sica_01_Originale:08A0633_Sica_01 6-11-2009 13:00 Pagina 227 Ipotesi di attribuzione di una moneta (di Methana?) rinvenuta a Torre Cillea 227 avevano più un significato di manifesto politico che non quello di sopperire materialmente agli scambi economici in una specifica area commerciale95. D’altra parte, la presenza dionigiana sul territorio è attestata a Palmi dal rinvenimento casuale nell’area archeologica di uno statere di Leucade, che, sebbene sia evidentemente poca cosa, è una delle possibili tracce lasciate dal passaggio dei mercenari che, come è noto, venivano pagati con sonante moneta argentea corinzia96. Insomma, il territorio di Castellace anticipa un quadro storico e numismatico tutto ancora da delineare; futuri rinvenimenti monetali potranno contribuire a definire la gravitazione economica di questo centro e il suo rapporto con Phoibia e in generale con il territorio reggino, quale si viene definendo a partire dalla metà del IV sec. a.C. Epoca cruciale in cui i recenti innesti italici incrociano le tracce delle popolazioni indigene preesistenti, fino all’improvviso abbandono di Torre Cillea nel III secolo a.C., che è fin troppo semplice raccordare con l’altrettanto improvviso fiorire del centro tauriano di Mamertion in località Mella di Oppido Mamertina. CACCAMO CALTABIANO 2002, pp. 38-39. La moneta, inedita, fa parte della collezione De Rosa ed è custodita presso l’antiquarium comunale di Palmi (RC). Il De Rosa raccolse numerose monete sul territorio di Palmi e ne donò parte (o forse tutte) al comune. Lo statere di Leucade è da riferire al periodo del caduceo, datato da CARTER (1993, pp. 39-40) al 360-340 a.C. Sulle modalità del pagamento del misqÒj ai mercenari di Dionisio I, MELE 1993; sul ruolo giocato dai Corinzi in generale e dalla zecca di Leucade in questo contesto, CUTRONI TUSA 1993, pp. 250-252 e CARTER 1993, pp. 39-41. Cfr. anche CASTRIZIO 1995, p. 127 sul ripostiglio di Vito Superiore (IGCH 1910) e TALIERCIO MENSITIERI-SPAGNOLI 1993 per la diffusione della moneta corinzia nei tesoretti. Inoltre, un credito politico siracusano sul territorio di Castellace è possibile che fosse presente anche da un’epoca precedente alla tirannide dei Dionisi stando a quanto ipotizzato da COSTAMAGNA 1986, p. 501. Sulla intenzionale propaganda dionigiana a favore dell’elemento italico per giustificare l’alleanza con i Lucani, DE SENSI SESTITO 2002, p. 397. 96 95
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