Rinvenimenti di monete nel territorio di Oppido Mamertina morein R. Agostino (a cura di), Il territorio di Oppido Mamertina dall’antichità all’età contemporanea, Soveria Mannelli, 2009 |
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Coins finds as archaeological artefacts, Italic Archaeology, Greek colonies in Magna Graecia, Ancient Greek Numismatics, and Ancient numismatics (Archaeology)
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I.4 Rinvenimenti di monete nel territorio
Lo studio delle monete rinvenute nel sito archeologico di località Mella di Oppido Mamertina è stato condotto da Paolo Visonà in una serie di pubblicazioni scientifiche culminate nel volume di Oppido 19991, pubblicazioni nei confronti delle quali sono debitrice per questa breve sintesi della circolazione monetaria a Mella. Una delle più interessanti acquisizioni seguite all’edizione dei rinvenimenti è stata la dimostrazione della continuità dell’uso di moneta greca battuta nel IV e nel III sec. a.C. in contesti di età repubblicana e romana protoimperiale. A questa certezza si è potuti giungere grazie alla stretta griglia cronologica nella quale sono stati inseriti i reperti provenienti dallo scavo, dimostrando così il ridotto arco temporale entro il quale si è sviluppata e conclusa la storia dell’abitato di Mella: tra la prima metà del III e il primo trentennio del I secolo a.C. Circostanza inconsueta, in Calabria, quella di poter studiare un sito che fiorisce in una fase storica di difficile lettura archeologica. Sono difatti due le condizioni che si registrano nella maggioranza dei siti della Calabria meridionale tra III e I sec. a.C.: da un lato, la più o meno lenta decadenza di antiche poleis greche a seguito della sconfitta dell’alleanza tra Brettii e Cartaginesi nella fase finale della seconda guerra punica; si tratta di centri sui quali a lungo è gravato il pregiudizio della fine della vita con il concludersi delle azioni belliche di Annibale in Italia, mentre oggi i dati da scavo sembrano suffragare una visione storica legata a modelli di continuità piuttosto che di discontinuità, tanto da poter ipotizzare vaghe cesure storiche nella prima metà del II secolo a.C. invece che alla fine del III a.C. (Kaulonia, Terina). Dall’altro lato, la continuità di vita dei siti lungo l’età repubblicana e fino all’età romana imperiale, sebbene talvolta in tono minore rispetto al passato, come nei casi, ad esempio, di Rhegion, Kroton o Lokroi. Nella prima circostanza, i dati archeologici e materiali sulle modalità di abbandono dei siti vengono a costituire un valido terminus ante quem, mentre nella seconda il naturale riassorbimento e il riciclo dei reperti, così co1
VISONÀ 1999a, b e c con bibliografia precedente.
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me si presenta nelle stratigrafie di età romana imperiale, cancella o riduce a pura residualità i materiali di II e I sec. a.C. La prospettiva restituita dall’abitato di Mella è quindi tanto più interessante, trattandosi di un sito che vive quando molti altri sono decaduti e che decade nel momento in cui altri fioriscono e nuove correnti della storia si innestano sulla vita dei siti a continuità d’uso: è in questi due secoli che la storia del popolo tauriano si sviluppa e si esprime, prima di essere incanalato nella vicenda tardorepubblicana e imperiale romana. La tradizionale impostazione degli studi numismatici considerava scontato che la moneta dei vincitori sostituisse quella dei vinti e che quest’ultima, pertanto, venisse rimpiazzata con nuovo circolante. Il sito di Mella ha invece restituito l’evidenza di una situazione in cui vige la valutazione del metallo a peso e un approccio estremamente pragmatico al mezzo di scambio che, evidentemente per necessità, è stato scaricato della sua potenzialità propagandistica e politica. Difatti, la moneta del vincitore romano in età romana repubblicana, cioè negli anni di vita dell’insediamento tauriano, circola persino in percentuale inferiore rispetto alla vecchia moneta, che indicheremo genericamente come “greca”, battuta nel III e anche nel IV sec. a.C. Per essere chiari, in età romana repubblicana (ma anche protoimperiale, come sta a dimostrare l’edificio indagato nel 1996) continua ad essere adoperata la moneta che era stata battuta due o tre secoli prima con intenzioni politiche e nell’ambito di sistemi economici ormai del tutto smantellati. Pertanto, la moneta romana circola accanto alla moneta brettia – cioè alla moneta “del nemico” della fine del III sec. a.C. – e a quella siracusana di III sec. a.C. (è da sottolineare in questo senso l’assenza del numerario dionigiano, che pure invade i mercati della Calabria meridionale nel IV sec. a.C.). Le zecche meglio rappresentate sono quella dei Mamertini di Messana, di Locri, di Rhegion e di Siracusa: monete quindi che in virtù del loro valore ponderale venivano reimmesse nella circolazione romana per motivi difficili da definire. Almeno tre le ipotesi possibili formulate: una condizione di autonomia politica dei Tauriani rispetto a Roma nel II e forse nel I sec. a.C.; l’impraticabilità della sostituzione di una grande mole di numerario greco di bronzo con moneta romana repubblicana; problemi legati alla perifericità di questo angolo di territorio romano, che poteva essere difficoltoso rifornire di moneta di Roma2. Quando è uscito il volume sugli scavi di Oppido Mamertina, non erano ancora disponibili i dati sui rinvenimenti numismatici del sito paredro di Mamertion, la Tauriana di epoca imperiale (le cui più antiche fasi insediative di età storica si registrano a partire dalla seconda metà del IV sec. a.C., anch’essa caratterizzata da una fase «tauriana» documentata materialmen2
VISONÀ-FREY KUPPER 1998, p. 94.
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te dagli ormai celebri bolli laterizi su condutture pubbliche3) e quelli dal sito di Solano, loc. Forche, interessato da un intervento d’urgenza4. L’occupazione finale di quest’ultimo è stata indicata tra III e II sec. a.C. e i rinvenimenti monetari sono confrontabili con quelli da Oppido Mella, specialmente per l’alta percentuale di moneta mamertina: su sedici monete, sei sono mamertine (ma a queste ne vanno aggiunte almeno due, forse tre, di quelle illeggibili), due del regno di Ierone II di Siracusa, una dei Brettii, una di Valentia e un sestante romano di standard unciale. Le monete pertanto confortano i dati archeologici sull’orizzonte finale del sito individuabile nell’ambito del II sec. a.C.; anche Solano inoltre documenta la permanenza in circolazione di moneta battuta nel III sec. a.C. (dodici monete su quattordici leggibili). In attesa di ricollegare con maggiore precisione i rinvenimenti di monete ai reperti ceramici da contrada Forche e quindi di inquadrarli meglio in una suddivisione in fasi di abbondono o di vita, va ribadita un’osservazione già fatta all’epoca della prima edizione di queste monete: tutti gli esemplari mamertini da Solano sembrano essere stati sottoposti a un processo di tosatura, ovverosia di riduzione intenzionale di peso e allo stato attuale difficile da motivare, attraverso la frattura dei bordi delle monete, riscontrata anche nel trias ieroniano di Siracusa, mentre il semis di Valentia è stato dimezzato intenzionalmente e l’hemilitra di Ierone II è stata tagliata fino a essere resa di forma quasi rettangolare. La preponderanza di moneta mamertina, infrequente negli scavi sia calabresi che siciliani, è stata messa dal Visonà in relazione con la presenza di truppe mercenarie nel territorio reggino (come a Mella, anche a Solano sono state ritrovate solo emissioni mamertine del 220-200 a.C.), e la permanenza in circolazione a Mella sarebbe motivata con l’equiparazione dei pentonkia mamertini ai semissi unciali di Roma5. L’insistenza di truppe mercenarie di ethnos italico nel territorio reggino è stata ormai dimostrata a partire dalla metà del IV sec. a.C. e le tracce di questi passaggi (e/o di queste permanenze) sono ampiamente documentate a livello numismatico6. Per il III secolo a.C. sarà sufficiente ricordare il tesoretto di 300 pezzi da 25 litre di elettro di Agatocle (il più consistente mai ritrovato in Italia meridionale e in Sicilia)7 e il tesoretto disperso, rinvenuto da Paolo Orsi a Gioia Tauro nell’area del Cimitero Vecchio, costituito da un numero non definito di monete di Cartagine in elettro e di Neapolis in argento8.
3 4
GARGANO-SICA 2005. AGOSTINO 1996; EAD. 1996-1997, pp. 24-26; GARGANO 2005, pp. 101-103. 5 VISONÀ-FREY KUPPER 1998, p. 93. 6 Per il IV sec. a.C., cfr. quanto osservato in Gargano, vol. II, cap. II.4, dove è anche la bibliografia precedente. 7 VISONÀ 1999c, p. 391. 8 ORSI 1902; IGCH; SABBIONE-SOVERINI 1990, p. 144.
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Fig. 19 - Siracusa, el, 25 litre; da una collezione privata di Palmi (RC).
A questi due rinvenimenti credo opportuno aggiungere una moneta presente in una collezione privata di Palmi, della quale è stato possibile ottenere una fotografia, e che il proprietario, che non è un collezionista di monete, ha dichiarato provenire dall’area archeologica di Taureana9. Si tratta di un elettro siracusano del regno di Agatocle: D/testa di Apollo a s.; a d. altare R/ tripode; SURAK/OSIWN10 (fig. 19). Pur nell’incertezza della provenienza (tesoretto da Taureana?), si inserisce un altro elemento che porta alla convergenza delle storie di Taureana italica e di Mella/Mamertion. Non trovano riscontro con i dati di Mella (molto più ponderosi) le percentuali dei rinvenimenti monetali da Palmi, dove si registra finora la preponderanza della moneta romana repubblicana e augustea (sedici esemplari su trentacinque monete; le altre zecche maggiormente attestate, anche se con un forte distacco quantitativo dalle monete romane, sono Rhegion con cinque, Messana mamertina con tre e i Bretti, con due monete di bronzo): due siti che è augurabile proseguano a essere studiati parallelamente e in coordinamento scientifico, anche perché i diversi destini storici che le hanno segnate fanno sì che l’una supplisca e copra i vuoti dell’altra: solo quindi tenendole ben presenti entrambe si potrà giungere a una vera ricostruzione delle dinamiche storiche e delle politiche economiche integrate di questo comprensorio territoriale, quasi ignoto e negletto fino a vent’anni fa.
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10 JENKINS
Per la segnalazione ringrazio Maria Maddalena Sica. 1968, pp. 147-148, pl. 14.