Una moneta di Methana da Castellace? Nuove ipotesi su una zecca “ME-“ in Italia meridionale morein “Schweizerische Numismatische Rundschau”, 87, 2008, pp. 23-44. |
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GIORGIA GARGANO
UNA MONETA DI METHANA DA CASTELLACE? NUOvE IpOTESI SU UNA zECC «ME-» IN ITALIA MERIDIONALE1
Il terrazzo di Castellace per la sua posizione geografica – affacciato sul mar Tirreno, domina dall’alto la piana di Gioia Tauro, dove vennero fondate Metauros e Medma – si pone al centro della dialettica tra paralia e mesogaia, che in questi ultimi decenni ha caratterizzato in Italia meridionale molte ricerche su territori tradizionalmente considerati afferenti all’ethnos greco. Il sito archeologico di località Torre Cillea, probabilmente ricadente sulla trasversale che collegava la costa ionica e quella tirrenica della Calabria meridionale (oltre che sulla direttrice per la polis di Rhegion), dovette essere uno dei luoghi nodali di quella diatriba reggino-locrese che percorre la storia delle due poleis dall’età arcaica fino alla metà del Iv – inizi del III sec. a.C.
Fig. 1
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Devo un affettuoso ringraziamento a Rossella Agostino, Amelia Dowler, Despina Evgenidou, Lucina Gandolfo, Silvia M. Hurter, Maria Maddalena Sica, panagiotis Tselekas, Alan S. Walker e a quanti, numismatici, collezionisti e antiquari, hanno voluto rispondere alle mie richieste di informazioni sul tema di questa ricerca. 23
Schweizerische Numismatische Rundschau 87, 2008, S. 23–44
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Da oltre dieci anni il sito è oggetto di campagne di scavi archeologici sistematici, finalizzati all’integrazione delle conoscenze sulle dinamiche insediative del comprensorio che, dalla metà del III sec. a.C. in poi, è lo sfondo sul quale si muove il populus italico dei Tauriani: Taureana di palmi, Mella di Oppido Mamertina, Forche di Solano e Torre Cillea di Castellace sono i siti che finora hanno restituito importanti tracce di una storia i cui contorni sono ancora da approfondire (Fig. 1).2 La connotazione di Castellace come territorio di confine reggino, forse in opposizione a Locri, sarebbe corroborata, tra l’età basso arcaica e l’età classica, dall’ipotesi della presenza di un’area sacra da collegare alla fonte del Cattivello, da dove presumibilmente proviene la lamina bronzea inscritta con dedica a Eracle reginu. La presenza di Eracle è più volte riferita al territorio in questione ed è tradizionalmente associata ai contatti tra il mondo indigeno e quello greco e, nel caso di Castellace, è stata anche evocata quale testimonianza della avvenuta osmosi tra elementi greci e indigeni.3 In effetti, i dati archeologici relativi all’età ellenistica dimostrano una ridefinizione dell’assetto dell’abitato tardoarcaico e classico e una continuità d’uso, punteggiata da due trasformazioni edilizie, dal Iv fino a circa la metà del III sec. a.C., dell’area di Torre Cillea e di Torre Inferrata (destinate ad uso abitatibo la prima e sepolcrale la seconda, che ha restituito corredi funerari e tipologie sepolcrali ascrivibili a gentes di cultura italica). Castellace ha restituito reperti numismatici sporadici, alcuni dei quali sono confluiti nel monetiere del museo nazionale di Reggio Calabria, tutti privi di indicazioni specifiche sulla zona di rinvenimento.4 A maggior ragione
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Sugli scavi di palmi, Agostino 2002 e Agostino 2005. Sugli scavi di Oppido Mamertina, Costamagna/visonà 1999. Sulle indagini di Solano: Agostino 1996–97 e Gargano 2005. Sugli scavi di Castellace, Costamagna 1999 a, b; Sica 2005 a, b; Sica c.s. a, b, c, d. Cfr. ad esempio Giangiulio 1983, Carroccio 2000; Cordiano 2004; Sica c.d.s. b. Sulla lamina bronzea, cfr. Costamagna 1999 b, pp. 84–90 con bibliografia precedente. Le monete sono state catalogate da p. visonà: un tetradrammo di Messana con il tipo biga di mule/lepre in corsa, databile al 440–430 a.C.; un tetradrammo di Siracusa del tipo Quadriga/Aretusa, del 466–435 a.C. dalla contrada Marcaurelio (procopio 1958–59, p. 279; Costamagna 1999 b, p. 109–110); uno statere di Metaponto dalla contrada Rangara Amara, con il tipo testa di Leucippo/spiga di orzo, datato dal Rutter al 340–330 a.C (HN3 1575) e dalla Johnston (B2.12) al 332–331 a.C. (Costamagna 1999 b, p. 110); un bronzo con i tipi protome di leone/Apollo dalla contrada Rangara Amara, probabilmente di Rhegion (HN3: 351–280 a.C.; SNG Cop.: 350–270 a.C. Costamagna 1999 b, p. 110); un decadrammo aureo di Siracusa, oggi disperso, con i tipi testa di Demetra/biga, da località Mignatta (Costamagna 1999 b, pp. 112–113). Inoltre, la Costamagna cita una relazione del 1926 dove il De Cristo dice di aver visto «…delle monete in ae di Mamerton e una mi è parsa fosse siracusana, non che altre due piccolissime di oro di tipo bizantino una e siracusano l’altra», dove per Mamerton dovrà intendersi la zecca di Messana mamertina (Costamagna 1999 b, p. 82). In contrada polacca è registrato il rinvenimento di un denario di L. Rutilius Flaccus del 77 a.C. (Costamagna 1999 b, p. 113), mentre non meglio localizzate sono le scoperte fortuite di un sesterzio di Marco Aurelio del 170–171 d.C. e di un sesterzio di Gordiano III del 240–244 d.C. (Costamagna 1999 b, p.123). Le monete più tarde ritrovate sono un solido aureo del 471 o del 473 d.C. e un tremisse aureo di Siracusa dell’831–842 d.C. (Costamagna 1999, p. 123, n. 343 e 344).
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UNA MONETA DI METHANA DA CASTELLACE? NUOvE IpOTESI SU UNA zECCA «ME-» IN ITALIA MERIDIONALE
acquisiscono valore le uniche due monete rinvenute negli scavi dell’abitato di Torre Cillea:5 Inv. 20816 Castellace, Torre Cillea, US 12 Ar, dracma, g. 3,55; mm. 15 D/ Testa di leone frontale; R/ Illeggibile Rhegion, 494/3–487/6 a.C. (HN3: 494/3-c. 480 a.C.) Caccamo Caltabiano 1993, serie 1 A; HN3 2470 Inv. 20815 Castellace, Torre Cillea, US 1 Ae, g. 2,15; mm 16,1 D/ Testa maschile imberbe pileata a s.; R/ Monogramma ME entro circolo pieno Methana o Messana (?), Iv sec. a.C. Gabrici 1927, tav. II, 18; Gill 1997, 1.D (Fig. 3) Questa seconda moneta è uno dei rari esemplari di un nominale attribuito sin dalla fine del XIX secolo alla zecca di Methana, il piccolo centro egemone dell’omonima penisola dell’Argolide.6 Ne ho potuto rintracciare in bibliografia altri tre, dei quali l’unico da un contesto noto è quello di Castellace. La provenienza da un’unità stratigrafica molto superficiale e da collegare al riuso moderno del territorio, attualmente coltivato a uliveto, non consente di relazionare il rinvenimento con una specifica fase stratigrafica dello scavo. Dovremo pertanto limitarci ad un collegamento con la facies di Iv e III sec. a.C. dell’abitato. L’esemplare edito da E. Gabrici (Fig. 2)7 è attribuito alla zecca di Messana, senza però seguito nella storia degli studi: non compare infatti nel volume sulla monetazione di Messana della Caccamo Caltabiano e anche Calciati lo considera una moneta di zecca incerta. Sebbene non sia più possibile rintracciare i dati di provenienza delle monete acquistate dal museo tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX, è certo che la moneta non proviene da una collezione privata, date che gli esemplari che si aggiungevano al monetiere del Museo Archeologico Regionale ”A. Salinas” con questa modalità erano contrassegnati con una pennellata di smalto sur bordo. per la moneta edita da Gàbrici dobbiamo pensare a un rinvenimento in Sicilia o anche in Calabria, dato che al museo di palermo sono confluiti, per esempio, anche materiali provenienti da Rosarno.8
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Le monete sono state già pubblicate e commentate in Gargano c.d.s., a cui farò spesso riferimento. Questo articolo vuole essere la sede della puntualizzazione (e di qualche ripensamento) sul tema. Gardner 1887, p. 163. Caccamo Caltabiano 1993; Calciati 1983, p. 56, 25. Devo questa preziosa informazione alla cortesia della dr. Lucina Gandolfo, responsabile del monetiere del museo regionale ’Antonio Salinas’ di palermo. 25
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Il terzo esemplare edito della serie proviene dal British Museum (Fig. 4) ed è stato pubblicato da David Gill come battuto per l’appunto a Methana: senza una specifica indicazione di provenienza, è pervenuto al museo come parte della donazione J. S. Cameron, che si componeva di circa 1400 monete, per lo più bronzee, cretesi e di zecche greche occidentali.9 Un ulteriore esemplare, infine, è stato venduto a una recente asta della LHS Numismatics di zurigo, anch’esso come di zecca metanite (Fig.5). Faceva parte di una grande collezione privata di monete del peloponneso – la collezione BCD – costituitasi prevalentemente dall’aggregazione di più antiche raccolte: i numerosi e mal documentati passaggi di mano da un collezionista all’altro purtroppo non permettono di ricostruire possibili territori di reperimento di queste monete, a meno che non sia esplicitamente indicato nei cartellini che talvolta il collezionista ha apposto accanto ad alcuni esemplari. Nel caso della moneta metanite lotto 1330, era noto al primo acquirente il valore dovuto alla rarità di questo esemplare; venne infatti acquistata nel 1920 «for £1/10/-, quite an enormous sum for a bronze like this in those days».10 La provenienza accertata di due dei quattro esemplari editi della serie monetale con la testa di Efesto a sinistra suggerisce di valutare l’ipotesi che possano essere stati battuti da una zecca greca occidentale, da collocare nella Brettìa o in Sicilia nel Iv sec. a.C., e che vadano quindi scorporati dal resto della monetazione civica di Methana. Si tratta infatti di moneta corrente di bronzo di piccolo taglio ed emessa evidentemente in non abbondante volume di emissioni, per la quale con difficoltà si potrebbe giustificare una provenienza dall’Argolide verso l’Italia meridionale per i due casi sui quattro di cui è nota la provenienza (sottolineo che il contesto di reperimento degli esemplari del BM e della LHS non è ricostruibile). Dalle indagini sulla penisola ma soprattutto da nessuno scavo in Argolide edito sono mai state ritrovate monete di questa serie monetale. Lo stesso vale per i siti maggiormente indiziati per la plausibilità di rinvenimenti di Methana.11 per sostanziare con una qualche prova – che nella maggior parte dei casi avrà il peso relativo che si può attribuire a un argumentum ex silentio – questa ipotesi, bisognerà riprendere brevemente le problematiche storiche della zecca di Methana e la storia dei rinvenimenti di queste rare monete.
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Ho ricevuto queste informazioni dalla dr. Amelia Dowler, curatrice del dipartimento delle monete e medaglie greche del British Museum. Sulla donazione, Robinson 1948. Gill 1997, pp. 278–279. Walker 2006, p. 315, al quale si rimanda anche per la storia della collezione. per lo spoglio bibliografico in tal senso, cfr. Gargano c.d.s. La dr. Despina Evgenidou, direttrice del Museo Numismatico di Atene, e il dr. panagiotis Tselekas, mi hanno ragguagliato sulle antiche acquisizioni di monete di Methana al museo di Atene, confermadomi che non sono mai state rinvenute in scavi archeologici della Grecia monete della serie a cui afferisce la moneta da Castellace.
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UNA MONETA DI METHANA DA CASTELLACE? NUOvE IpOTESI SU UNA zECCA «ME-» IN ITALIA MERIDIONALE
L’archeologia della penisola di Methana è stata sistematizzata al termine di una campagna di surveys condotte da un’équipe della British School di Atene e dell’università di Liverpool; ad oggi, la pubblicazione dei risultati delle surveys è il più completo strumento bibliografico per la conoscenza dell’età storica nella regione.12 A partire dall’età arcaica, il popolamento della penisola si struttura con un’occupazione diffusa intorno a tre centri principali: Oga, Magoula e Methana, presso l’attuale Megalochori, la polis più importante, localizzata sulla costa occidentale della penisola e prospiciente il porto naturale del golfo Saronico, immediatamente a sud dell’isola di Egina. Della fase classica ed ellenistica del sito di Methana restano le imponenti fortificazioni, che continueranno ad essere fruite nel III secolo a.C., quando Methana perderà la propria autonomia politica per finire sotto l’egida dei Tolemei, sostituendo al proprio polionimo quello di Arsinoe, come documentato dalle emissioni monetali.13 Il sito ha rivestito un ruolo marginale nel corso della storia della Grecia, nonostante una posizione geografica che ne avrebbe potuto fare una testa di ponte tra Attica e peloponneso: una ragione per questa sussidiarietà nella storia (e nella storiografia) può venire dalla natura vulcanica del territorio, che era soggetto a eruzioni – quali quelle riferite da Strabone (vIII 6, 15) e Ovidio (Met. 15, vv. 296–306) – e rinomato per le acque sorgive calde e sulfuree. La notizia più antica relativa a Methana risale agli anni della guerra del peloponneso, quando gli Atenesi fecero della penisola un loro presidio – come ricordano Tucidide (Iv 45, 2) e Diodoro Siculo (XII 65, 7) –, per restituirla nel 421 a.C., dopo la pace di Nicia, agli Spartani.14 Il volume del 1997 contiene anche una messa a punto della storia della monetazione della zecca di Methana, la cui attività in età romana imperiale è attestata – a confermare le notizie di pausania (II 34, 1–3) – dalle monete emesse a nome degli imperatori Marco Aurelio, Settimio Severo e Iulia Domna, Caracalla e Geta, caratterizzate dall’etnico ΜΕΘΑΝΑΙΩΝ.15 Quando pausania visitò la penisola (siamo circa alla metà del II secolo d.C.), della ου μεγα città di Methana descrive i bagni caldi e i venti di Libeccio che la battevano e cita alcuni
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La penisola è indagata da anni anche per la presenza di un importante santuario miceneo, di cui è notizia, successivamente alla bibliografia citata in Mee-Forbes 1997, in Konsolaki 1999; Konsolaki 2002; Konsolaky/Yannopoulou 2003 a, b e c; Hamilakis/Konsolaki 2004. Svoronos (Jian 1904, pp. 397 ss.) riteneva che le monete con la legenda ΑΡΣΙ andassero assegnate all’isola di Creta e non a Methana. A puro livello di illazione, è possibile che tale idea gli venisse dalla conoscenza dei risultati dell’attività di raccolta e collezione di monete antiche del colonnello Cameron, che era di stanza a Creta, dove forse poteva aver trovato le due monete metaniti di età tolemaica donate al BM. Head, HN2, p. 449. Cfr. nota 9. Il polionimo di Arsinoe in sostituzione di quello di Methana è documentato da numerose iscrizioni e una moneta tolemaica di Methana è stata ritrovata nella penisola (Gill/Foxhall/Bowden 1997, pp. 73–74). Meyer 1932; Musti 1989, pp. 418–419; Forbes/Mee 1997, pp. 1–4. Head HN2, pp. 442–443; Gill 1997, pp. 280–281, serie 3.1–5. 27
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dei culti cittadini, attestati dal tempio di Iside – che potrebbe considerarsi un retaggio tolemaico – e da due statue di Hermes ed Herakles nell’agorà.16 La ricostruzione della monetazione metanite operata da Gill per l’età preromana, che è quella che qui interessa, si fonda sulla conoscenza di ventuno esemplari: scandita in due fasi cronologiche, riprende le attribuzioni dei primi studiosi di queste serie monetali: Gardner, Head e Grose.17 Tralasciando per il momento le dieci monete di età tolemaica,18 la strutturazione del Gill si può riassumere come segue, per quello che concerne la fase indicata come ’ellenistica’ (i.e. ante il 290–280 a.C., anno della distruzione dell’antica Halieis, alle cui emissioni bronzee le serie monetali metaniti 1.A, 1.B e 1.C sembrano essere ponderalmente e iconograficamente assimilabili): Serie 1.A (6 ess.; la moneta 1.A4 è definita cast, cioè fusa, nella didascalia della fotografia): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico R/ Monogramma ΜΕΘ in corona di grano annodata in alto
Fig. 6
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Le surveys hanno a grandi linee confermato le notazioni degli storici antichi circa la centralità della polis di Methana nell’ambito della penisola e sulla presenza di alcune Aree sacre di età storica, non indagate. Gardner 1887, p. 163; Head HN2, p. 442; Grose 1926, p. 465. La zecca di Methana è talmente poco nota da non essere inclusa nel fondamentale Kraay 1976 e neppure in Seltman 1965. In eté tolemaica sono state battute, come per la fase precedente, solo monete di bronzo. Serie A (otto esemplari): D/busto di Arsinoe, moglie di Tolemeo Iv, a d.; R/ Guerriero nudo elmato a d., nella mano d. sollevata lancia con un serpente arrotolato; scudo nella mano s. A d. e s. nel campo su due righe ΑΡΣΙ. Serie B (un esemplare): D/busto di Arsinoe a d.; R/guerriero c.s.; nel campo a s. e a d. su due righe ΑΡΣΙ. Serie C (un esemplare): D/Busto di Arsinoe a d.; R/Guerriero c.s.; a d. ΑΡΣΙ. Alle serie di età pretolemaica già edite andranno aggiunte altre due monete della collezione BCD vendute anche queste all’asta LHS 96: lotto 1331.1: Ae, g. 2,00, 14 mm.; D/testa di Efesto a d.; R/ME in nesso all’interno della corona (tracce); Gill 1.B. Lotto 1331.2, Ae, g. 1,91; 15 mm; D/Testa di Efesto a d.; R/ME in nesso/Θ in corona di grano; Gill 1.A. Il lotto 1331.3 è una moneta della fase tolemaica: ae, g. 4,67; 19 mm; D/testa di Arsinoe a d.; R/Guerriero nudo stante a d. con elmo, lancia e scudo; ΑΡ<ΣΙ>. Gill 2.A. Walker 2006, p. 316, lotto 1331.1–3.
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Serie 1.B (3 ess.; la moneta 1.B1 è definita cast nella didascalia della fotografia): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico R/ Monogramma ΜΕ in corona di grano annodata in alto
Fig. 7
Serie 1.C (1 es.): D/ Testa di Efesto a d. con pilos conico R/ Monogramma ΜΕ in corona di grano, annodata in alto; Θ in esergo Serie 1.D (1 es.; la moneta 1.D1 è definita cast nella didascalia della fotografia): D/ Testa di Efesto a s. con pilos conico R/ Monogramma ΜΕ; senza corona Secondo il Gill, le monete del Fitzwilliam Museum (serie 1.A e 1.B) potrebbero essere state trovate sul sito dal Leake, mentre il Millingen riteneva che due delle monete appartenenti al British Museum (serie 1.A e 1.D) potessero essere state raccolte da Edward Dodwell, viaggiatore inglese che nel 1819 pubblica i risultati di un viaggio in Grecia, al quale si deve la prima attribuzione delle monete e l’identificazione del tipo di D/ come testa di Efesto, in ragione del copricapo a pileo e della natura volcanica dell’isola.19 Questa identificazione avrà fortuna negli studi successivi, già citati, sebbene un culto di Efesto non sia finora attestato a Methana, mentre si trova (per caso?), nelle monete di Mothone peloponnesiaca. I nomi delle due città sono stati spesso confusi, al punto che il Gardner presumeva che anticamente fossero uguali, giustificando così che il tempio principale di Mothone fosse dedicato ad Artemide e quello di Methana a Iside, mentre Iside compare sulle monete di Mothone e Artemide su quelle di Methana di età romana. Nel III secolo a.C., inoltre, la zecca di Mothone ha battuto una moneta bronzea con questi tipi, un po’ controversi per l’identificazione del personaggio pileato al diritto: D/ Efesto pileato in corsa verso d. con una torcia; R/ ΜΟ.20 La moneta del BM della serie Gill 1.D viene indicata come ’fusa’ (cast) nella didascalia della foto; senza aver potuto condurre un esame autoptico
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Dodwell 1819, p. 264. SNG Cop. 16, 537; Gardner 1887, p. 163. 29
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dell’esemplare, a giudicare dalla sola fotografia, mi sentirei tuttavia di escludere la tecnica della fusione per la moneta. Le monete da Castellace, LHS e palermo sono accomunate alla moneta BM dall’avere la testa pileata volta a sinistra e non a destra e dalle lettere in nesso ΜΕ al rovescio entro un circolo pieno e non entro una corona di spighe. Inoltre, le teste delle serie 1.A–C Gill sono barbate, al contrario di quelle 1.D. e simili, dove la testa è imberbe. La moneta della serie 1.D è nettamente più pesante delle altre, che sono attestate su valori ponderali che vanno da un minimo di g. 0,90 ad un massimo di g. 3,09 (Dodwell non riferisce il peso delle due monete da lui disegnate). Escludendo la moneta della serie 1.D, mi sembra pertanto che siano individuabili tre addensamenti ponderali, di cui uno riferibile alla moneta 1.B1 (g. 3,09), della quale Gill evidenzia il tondello più largo della norma e che sarebbe fusa; un secondo, che comprende le monete 1.A1-4 e 1.B2-3 (rispettivamente g. 2,67, 2,29, 2,05, 1,99, 2,73, 2,27); un terzo, che comprende solo la moneta 1.A5 (g. 0,90). I pesi suggeriscono di inquadrare le monete LHS 1331.1-2 nel secondo addensamento ponderale, del quale rappresentano i termini più bassi. Riprendiamo ora l’analisi della moneta 1.D e delle sue paredre. Gill 1.D/ BM palermo LHS Castellace g. g. g. g. 4,39 4,65 3,60 2,15 mm. mm. mm. mm. 15,5 16 13 16,1
Come si noterà, lo slittamento ponderale fra le monete iconograficamente affini è ridotto per le prime tre, mentre è piuttosto netto il décalage della moneta da Castellace, specialmente in considerazione del suo buono stato di conservazione; della riduzione di peso la ragione va evidentemente ricercata nella percentuale di stagno della lega, dato che il diametro della moneta è pari a quello delle monete più pesanti. Tranne che per quest’ultimo caso, comunque, i pesi attestati dalle prime tre monete si discostano piuttosto nettamente dalla media ponderale dei gruppi 1.A-C. A marcare la differenza tra quest’ultima serie monetale e le serie 1.A-C di Gill – oltre dunque all’iconografia e al peso – riscontriamo una certa trascuratezza nella lavorazione dei tondelli delle quattro monete con la testa a sinistra, i cui bordi non sono rifiniti e la cui resa del volto è meno raffinata della testa delle monete 1.A–C, di incisore decisamente più curato e delicato, per esempio nella resa del movimento della barba del dio. Il tratto che potrebbe tradire la mano di un unico incisore nelle monete ΜΕ è nella resa dell’arcata sopracciliare, che presenta la medesima rapida determinazione del folto sopracciglio, ad accompagnare la pupilla resa con un globetto circolare, e delle labbra, anche queste ben profilate e accentuate. Mettiamo ora a confronto le iconografie delle quattro monete. Come già accennato, la testa del diritto è stata concordemente identificata con Efesto ma,
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come ho cercato di dimostrare altrove21, quando si parla di pileo o pilos o pilion si può intendere sia il copricapo di feltro o cuoio – tipico appunto di Efesto e dei Cabiri22 ma anche dei Dioscuri,23 di Ulisse,24 Menesteo,25 Diomede26 e Filottete27 – sia l’elmo bronzeo di forma conica: non è facile, specialmente nel ristretto spazio del campo monetale, individuare le differenze tra l’uno e l’altro in assenza delle paragnatidi, dato che il copricapo si presenta sia come una cuffia conica aderente alla sommità del capo, sia talvolta, anche se più di rado, con un risvolto che facilmente si confonde con la risega presente sull’elmo all’altezza della fronte.28
diritti
L’osservazione delle monete LHS e palermo permette un’interpretazione diversa di quello che potrebbe sembrare un semplice pileo nelle monete da Castellace e BM: difatti, mentre queste ultime presentano il pileo conico con la risega, il copricapo della testa della moneta LHS sembrerebbe invece da interpretare come un elmo emisferico, sia per la risega che segna lo stacco della visiera sia, soprattutto, per l’evidenza della paragnatide, della quale è forse traccia anche nella moneta del BM. Nella moneta del BM, dove sembre di distinguere una corona di fogie. E’ raffigurato certamente un elmo anche nella moneta di palermo, del tipe con pteroi e un ulteriore elemento decorativo al di sopra di questi. Quanto ai rovesci, è ben leggibile in tutti e quattro i tondelli il nesso ME, che nel caso delle monete da Castellace e palermo è inserito all’interno di un circolo pieno parzialmente conservato.
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Gargano c.d.s. LIMC, s.v. vulcanus, vIII, 1, pp. 283–298; vIII, 2, pp. 96–214. LIMC, s.v. Dioskouroi, III, 1, pp. 567–635 e in particolare p. 606; III, 2, pp. 456–503. LIMC, s.v. Odysseus, vI, 1, pp. 943–983; vI, 2, pp. 624–654; cfr. anche il successivo Ulisse 1996. LIMC, s.v. Menestheus, vI, 1, pp. 473–475; vI, 2, p. 255. LIMC, s.v. Diomedes, III, 1, pp. 395–409; III, 2, pp. 283–294. LIMC, s.v. philoktetes, vII, 1, pp. 377–385; vII, 2, pp. 321–326. Una rassegna sull’uso del pileo nell’iconografia antica come evoluzione del berretto frigio e attributo dei Dioscuri è in Savio 2002 e Savio 2004. L’elmo a pileo non è contemplato nel recente studio sulle teste elmate nella moneta greca di Castrizio 2007. Sulla definizione di pileo: Daremberg-Saglio 1969, s.v. pileus. 31
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rovesci
Il rovescio della moneta di Gabrici presenta una chiara traccia di riconiazione: è ben leggibile, difatti, il collo di una testa volta a sinistra, non meglio identificabile, ed è possibile che anche nelle tracce al di sopra della legenda della moneta LHS sia presente il residuo di un sottotipo. Lo stesso potrebbe dirsi per un segno al di sotto della legenda ME della moneta del BM, il cui cattivo stato di conservazione pone però seri limiti su qualunque ipotesi di identificazione di un undertype. Alcuni dubbi nutro anche sull’identificazione della massa circolare all’altezza dell’orecchio della testa della moneta da Castelllace, che potrebbe forse intendersi come un ciuffo di capelli che fuoriesce dal pileo. Infine, con i limiti della lettura della moneta da un’unica fotografia, segnalo la possibile presenza di una contromarca circolare impressa, mi sembra, sulla paragnatide della moneta LHS. Una corretta indagine iconografica potrà fornire buoni elementi per tentare una risposta alle questioni poste dall’analisi delle monete in esame. E’ superfluo tornare sulle motivazioni che mi hanno spinto a ritenere che la testa maschile raffigurata sulle monete non vada identificata con quella del dio Efesto con il berretto a pileo, ma che esprima una connotazione militare e guerresca nella rappresentazione di una testa elmata; ipotesi formulata partendo dell’evidenza delle paragnatidi nel copricapo della moneta LHS. Si tratta, sia nel caso dell’elmo a pileo sia di quello a calotta emisferica, di tipologie ampiamente documentate in Italia meridionale in ambito italico e in genere inquadrate nel corso del Iv sec. e fino al III sec. a.C.29. Tale identificazione conferma dunque l’ampio arco di tempo nel quale è possibile che la moneta sia stata battuta e che tenteremo di precisare ulteriormente. Un’indagine su rappresentazioni monetali analoghe porta a riesaminare una questione di iconografia monetale dibattuta negli ultimi anni: l’attribuzione a Scyllaion o a Skylletion delle monete bronzee con al D/ una testa giovanile maschile pileata a s. e al R/ il mostro Scylla a s. Qualunque ipotesi di attribuzione ad una zecca della serie monetale ME non potrà prescindere dal collegamento con queste monete: la testa del diritto delle monete ME, fatta eccezione per l’esemplare LHS, potrebbe senza esitazione
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essere scambiata con quelle della moneta con la Scylla al rovescio. Sebbene di fattura artistica un po’ più rozza, nell’esemplare da Castellace ritorna il rigonfiamento dei capelli all’altezza dell’orecchio che si riscontra per esempio nei diritti D3 e D5 di Castrizio.30 Come è noto, dopo un’antica attribuzione a Cuma,31 la zecca di questa moneta è stata localizzata nella greca Skylletion, odierna Roccelletta di Borgia, della quale il mostro del rovescio sarebbe stato «tipo parlante».32 Una delle principali prove addotte per questa attribuzione trova ragione nei rinvenimenti archeologici. Difatti, mentre due di queste monete sono state rinvenute negli scavi di Skylletion/ Scolacium,33 tutte le altre da contesto noto provengono dal litorale ionico calabrese, con l’eccezione di un esemplare rinvenuto negli scavi di palmi, loc. Donna Canfora,34 (ma va detto, a questo proposito, che gran parte dei rinvenimenti numismatici da scavo dei siti del litorale tirrenico meridionale della Calabria è inedita): sette sono documentate a Locri,35 una delle quali rinvenuta nel tesoretto scoperto nel 1986 in località Marasà in associazione con tre stateri acarnani d’argento, un hemilitron di Agatocle e un bronzo illeggibile;36 una da una collezione privata costituitasi con materiali provenienti dal territorio dell’antica Caulonia, oggi Monasterace marina;37 una è custodita nel museo provinciale di Catanzaro.38 Daniele Castrizio ha proposto un inquadramento di questa emissione nell’ambito degli insediamenti degli ex mercenari dionigiani, ipotizzati per la Calabria meridionale con le stesse modalità con cui sorsero in Sicilia: in parte, cioè, promossi direttamente da Dionisio I, che concedeva terre ai mercenari ai quali non poteva più pagare il misthos, avviando così anche un capillare controllo dei suoi territori (alcuni di
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per il ritrovamento di esemplari di elmo a pileo vicini al territorio di Castellace, citerò ad esempio le due statuette di guerriero brettio provenienti dalla tomba n. 530 della necropoli in c.da piercastello di vibo valentia, datati all’ultimo quatro del Iv sec. a.C. Guzzo 1989, p. 93; Crimaco-proietti 1989, p. 805; Iannelli 1996, p. 152, 2.119; Iannelli 2000, p. 77. La tomba a camera che custodiva le due statuette è stata recentemente ristudiata e collocata nella seconda metà del III sec. a.C. Cannatà c.s. E’ forse da considerare un prototipo più antico la statuetta di guerriero rinvenuta al Cofino. per l’elmo a calotta emisferica con paragnatidi, cfr. l’esemplare da contrada Cavunia di Gerace (RC), datato alla prima metà del III sec. a.C. Costamagna/Sabbione 1990, p. 174. Altri esempi di elmo a pileo in Italia meridionale sono in Bottini 1993, pp. 209–213 e in Tagliamonte 1994, t. XvIII, recante un’iscrizione in alfabeto osco. per le tipologie, Egg 1986, pp. 151 ss., fig. 13; pflug 1989, p. 23, fig. 17. Castrizio 2000, t. XvIII, pp. 58–59. Sull’attribuzione di questa serie a Scilla, Castrizio 1995, pp. 101–106, con bibliografia precedente. Head, HN2, p. 37 Sambon 1870, pp. 357–358 La notizia è in visonà 1990, pp. 91–93. per i ritrovamenti di monete dal sito, Arslan 1989, pp. 189–191; Mastelloni 1989, p. 193; Ruga 2005. Gargano 2005, p. 101. La moneta è in pessimo stato di conservazione e il diritto è illeggibile. Barello 1993, p. 61. Barello 1992, pp. 345–347. Gargano 2007, pp. 593–594. 33
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questi oppida nella Brettia poterono essere Noukria, Hyporon o Mystia39); in parte, sorti alla morte di Dionisio I e negli anni di incertezza politica di Dionisio II e Dione fino all’arrivo di Timoleonte, quando, per restare nell’ambito della Calabria meridionale, tra la distruzione di Rhegion e lo smantellamento dell’organizzazione della chora reggina ad opera di Dionisio I del 387-6 a.C. (Diod. XIv 111,4) e la successiva ricostruzione della città con il nome di phoibia da parte Dionisio II nel 358 a.C. (Strabo vI 1, 6), dovevano essersi creati vuoti di controllo sul territorio tali da aver potuto favorire o il nascere di nuovi centri abitati – sarebbe per esempio il caso di palmi/Taureana40 – oppure la presa di possesso o l’integrazione, non necessariamente violenta, dei mercenari italici in compagini territorali già abitate da popolazioni indigene, che quindi potevano non avvertire come estranei questi nuovi cittadini (questo potrebbe essere appunto il caso di Castellace). Su questa base storica, Castrizio ha costruito l’ipotesi che individua la zecca della moneta con il mostro Scilla non in Skylletion ma in Skyllaion, la rupe ai margini di un breve terrazzo costiero proiettato sullo stretto di Messina e precedentemente ricadente nella eschatia reggina, già fortificata da Anaxilas (Strabo vI 1,5), e che potrebbe essere stata sede di un presidio di mercenari di Dionisio I di Siracusa a partire appunto dal 386 a.C. pertanto, l’emissione monetale rievocherebbe le vicende mitiche legate ai viaggi di Odysseus in Occidente, nel Iv sec. a.C. ormai codificate e definitivamente associate alla rupe scillaica: la testa dell’eroe andrebbe identificata con la testa del diritto in virtù del pileo, per antonomasia il copricapo del viandante, analogamente a una rappresentazione su un bronzo di Itaca del Iv sec. a.C.41 Se Scilla abbia goduto di autonomia amministrativa non è detto dalle fonti; tuttavia, Castrizio ritiene possibile che Dionisio I si sia comportato nei confronti del phrourion come in altre analoghe situazioni meglio documentate in Sicilia, dove piccoli arroccamenti militari in mano a mercenari godevano di piena autonomia e battevano moneta propria, rimanendo comunque assoggettati alla potenza siracusana. L’analisi delle monete emesse da uno di questi siti, Mytistratos, presenta al diritto una testa barbata con copricapo a forma di pileo: si tratta di bronzi tutti
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SNG Cz II, 731. De Sensi Sestito 1995, pp. 39–40. Una proposta recente vorrebbe l’identificazione dell’antica ’Ýπορον (con accento e spirito) il cui nome è noto solo attraverso emissioni monetali, in loc. Serro Mandi, nella Locride; Cordiano 2006, pp. 66–67 e n. 19. per le monete a legenda ΥΠΩΡ e ΜΥ, note in pochissimi esemplari, Guzzo 1989, pp. 112 e 114, Taliercio Mensitieri 1993, p. 168 e Castrizio 1995, pp. 112–115. Quanto alla proposta di localizzazione nella Calabria meridionale del centro di Kainys, cfr. Castrizio 1995, pp. 106–112 e pp. 115–118, poi corretta in Castrizio 1999, pp. 162–168, con l’ interpretazione della legenda sulle monete della serie Kainon non più come riferimento a Kainys ma come nuova (moneta), emessa secondo l’autore a Locri e/o a phoibia sotto la tirannide di Dionisio II. Sulle ipotesi circa l’abitato e la zecca di Taisia, Turano 1971; Guzzo 1982; Castrizio 1995, pp. 115–118. Castrizio 2000 b; Castrizio 2005, pp. 44–45. In base all’analisi del materiale ceramico, la metà del Iv sec. a.C. è ipotizzabile come più antica fase abitativa del sito in età storica.
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riconiati sulle monete dionigiane con i tipi Atena/ astro e delfini e ascritte anche queste all’epoca della cosiddetta «anarchia militare».42 La testa è stata identificata da Castrizio, probabilmente per l’analogia con la moneta da Scilla, con quella di Odysseus, sebbene non ci siano diretti richiami tra il mito omerico e questo sito. Secondo il Calciati, invece, vi andrebbe individuato Efesto.43 L’immagine di un guerriero in corsa con un elmo a pileo crestato, scudo italico e lancia è presente anche sul diritto dei bronzi coevi a quelli di Mytistratos, anch’essi riconiati su più antichi dionigiani, battuti dai Sileraioi, il popolo italico che si firma con l’etnico e va identificato con un gruppo di mistophoroi dionigiani ipoteticamente di origine lucana.44 Il ricorrere, dunque, della testa pileata mi sembra possa individuare un tratto caratterizzante di talune emissioni legate ai gruppi di ex mercenari dionigiani che avevano conquistato l’autonomia: si tratta, per lo più, di monete di una certa rarità e di non raffinata fattura, caratterizzate dall’uso di metallo già coniato per gli esemplari di peso più alto, molte delle quali attendono ancora una attribuzione topografica certa, che per lo più viene dedotta dalla maggiore frequenza di rinvenimenti in dati territori. L’analogia tipologica del diritto, dunque, suggerisce la possibilità di inquadrare in tale contesto storico anche la serie monetale finora attribuita a Methana (con l’eccezione di Gàbrici): quale sia la sede della zecca che ha battuto la moneta ME non è facile inferire, sebbene alcune ipotesi possano essere messe sul terreno. La premessa è che la testa del diritto di queste monete non identifica Odysseus, ma richiama un modello più generico, allusivo all’identità militare originaria dei nuovi coloni e ispirato alla loro matrice bellica ma anche alla ragione del loro stare insieme e del costituirsi in comunità, in forza di una radice comune che viene loro dall’ethnos e dalla lingua italici. Gli pteroi (o pinnae) presenti sull’elmo della moneta di palermo forniscono una indicazione precisa in merito, se è vero che sono di considerare un elemento decorativo degli elmi introdotto nell’iconografia monetale siceliota a pertire della fine del v sec. a.C., quando inviano a militare in Sicilia numerosi gruppi di mercenari di ethnos italico.45 Se questa ipotesi coglie nel vero, la circolazione di una moneta ascrivibile a un gruppo politico italico non può considerarsi casuale nel territorio di Castellace: sebbene sia al momento impossibile formulare qualunque supposizione su barriere di tipo ‚doganale’ e su sbarramenti politici selettivi del circolante,
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Castrizio 1995, p. 105. Morcom 2000, p. 163, dubitando dell’identificazione di Odysseus, osserva che la testa della moneta di Itaca è barbata. Arslan (SNG Cz II, p. 152, 731), pur condividendo l’attribuzione della moneta a Scilla, ritiene la testa del D/pertinente a un Dioscuro. Castrizio 2000, p. 52. Calciati III, pag. 294, 2, datata al 344–336 a.C. La testa su questo esemplare però sembra elmata, come sottolineato anche da Castrizio 2000, p. 62, n. 404, contro l’identificazione in Efesto. Castrizio 2000, pp. 54–55. 35
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certo le monetazioni dei mercenari ex dionigiani dovettero avere come ambito privilegiato di circolazione quei presidi dove erano evidentemente riconosciute e accettate. Tanto più se consideriamo l’estrema rarità degli esemplari noti di questa emissione. Il rovescio della moneta reca il monogramma ΜΕ, abbreviazione di un polionimo o di un etnico. Il nesso che caratterizza, anche graficamente, questa legenda, che intenzionalmente non prevede la distinzione dei due grafemi, ci permette di restringere il campo di ricerca di analogie. ME in nesso compare nel mondo greco come tipo monetale principale solo a Methana, mentre a Messene di Messenia si trova la legenda ME senza nesso.46 Le due lettere in nesso compaiono come tipo accessorio sugli stateri di tipo corinzio battuti dalla zecca di Medma qualche anno dopo l’invasione dionigiana del 396 a.C., con i tipi: D/ pegaso in volo a s.; sotto le zampe in nesso ME; R/ Testa di Atena elmata a s.; globetto sotto la ciocca di capelli che fuoriesce dall’elmo.47 Le indagini archeologiche, come i dati numismatici, non restituiscono della situazione storica della polis in età post dionigiana la prospettiva drammatica delineata da Diodoro Siculo (XIv 78,5), che parla della deportazione di 4000 medmei a Messana e del conferimento del territorio della polis a Locri.48 Medma inizia a coniare moneta di bronzo nell’ambito del Iv sec. a.C.49 e l’etnico sarà sempre reso per esteso: ΜΕΣΜΑΙΩΝ. Dunque, nonostante la vicinanza geografica a Castellace non mi pare che sussistano al momento elementi particolarmente convincenti per l’attribuzione a Medma della emissione ME. per restare nell’ambito territoriale prossimo al sito di Castellace, è da escludere la probabilità che la moneta possa essere stata battuta a Metauros,
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D/Testa di Demetra a s.; R/ME. SNG Cop. 16, 502 (369–330 a.C.). Gorini 1985, pp. 133–136 con bibl. prec. Secondo Gorini, un richiamo a Medma si deve vedere anche nella legenda ME senza nesso che compare su due emissioni di stateri crotoniati (Gorini 1985, pp. 128–133). La prima: D/Aquila stante su capitello ionico a s.; in alto QpO; R/Tripode con a sinistra chicco d’orzo e a destra QΡΟΤ; in esergo ME, datata dal Kraay alla fine del v sec. a.C., per il riferimento alle vittorie di atleti crotoniati ai giochi olimpici (HN3 2141). Sono gli anni in cui si sarebbe combattuta una guerra tra Locri e le subcolonie di Ipponio e Medma (Tuc. v 5,3) che, quindi, questa moneta suggerisce si muovessero in quegli anni in orbita crotoniate. Settis 1965, ora 1987, pp. 120–123; De Sensi Sestito 1999, pp. 106–8. La seconda: D/Hera Lacinia frontale con diadema; R/Herakles seduto a s. su roccia, con in mano una brocchetta e la clava (HN3 2162–64). Questa serie andrebbe datata tra il 387 e il 380 a.C. sulla base delle riconiazioni su stateri corinzi delle serie trovate nel ripostiglio di vito Superiore, il cui interramento è in rapporto con la conquista di Reggio da parte di Dionisio nel 387 a.C. (sul ripostiglio: procopio 1952; Mastelloni 1987, p. 82 con bibl. prec.; Castrizio 1995, p. 127). Alcune emissioni di questa serie recano la legenda ME, anche in questo caso non in nesso. Su una più realistica entità dell’avvenimento cfr. Settis 1965 (ora 1987) pp. 125– 126 e paoletti 1996, p. 92. per l’archeologia di Medma, paoletti/Settis 1981 e paoletti 2001. Stando a Castrizio 1999, p. 161, gli scavi archeologici svolti a Rosarno confermerebbero la preganza della presenza dionigiana a Medma per il rinvenimento di numerosi nominali siracusani coi tipi Atena/astro e Atena/Ippocampo. Gorini 1985, pp. 136–138. per una sintesi della storia monetaria e degli antichi rinvenimenti di monete a Medma-Rosarno, paoletti 2001, pp. 3–6.
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alla quale non è mai stata attribuita alcuna serie monetale e che soprattutto non presenta tracce archeologiche di vita a partire dalla fine del v sec. a.C. fino alla prima età imperiale.50 Un’ultima ipotesi che merita di essere presa in considerazione è relativa all’attribuzione proposta da Gabrici, che, come già accennato, è stata completamente trascurata dagli studi. Gabrici assegna la moneta agli anni dell’arrivo di Timoleonte in Sicilia, in particolare datandola al 344–336 a.C., quindi successivamente alla breve tirannide di Ippone, quando il trattato di pace tra Siracusa e Cartagine aveva assicurato l’indipendenza alla città.51 Nell’ambito del Iv sec. a.C., Messana batte moneta durante gli anni della riforma monetale timoleontea (che ha inizio nel 339–338 a.C.), e, secondo la Caccamo Caltabiano, in età dionigiana, tra il 407–6 e il 396 a.C., quando vengono emessi tetrantes con i tipi della lepre in corsa/ polipo (serie XvI; il conio D2 della serie XvI reca un monogramma sciolto come ΛΕ, che verrà presto sostituito dal lagobolon).52 Il 396 a.C. segna l’arresto della monetazione, in concomitanza con la distruzione della città ad opera dei Cartaginesi di Imilcone (Diod. XIv 57, 1–3; 58, 3; 59, 1; 66, 4).53 A differenza di Rhegion, però, Messana viene ricostruita da Dionisio e ripopolata con cittadini di Locri, di Medma e Messeni a lui fedeli (Diod. XIv 78, 5–6). Fino alla morte di Dionisio, dunque, la città si comporta come l’avamposto del tiranno sullo stretto. Mentre Medma batteva moneta, Locri non aveva avviato le proprie coniazioni ma usava il bronzo pesante dionigiano,54 Messana pare non avere monetato, a meno che la serie qui in discussione non possa essere considerato un effimero tentativo in questa direzione. Effimero perché, già dopo la morte del tiranno, Messana passerà dalla parte di Dione e nel 357 a.C. collaborerà al tentativo di liberare Siracusa dalla dominazione di Dionisio II (Diod. XvI 9, 6). Nulla osterebbe all’idea della circolazione nel territorio di Castellace di una moneta coniata a Messina, anche anni dopo che era stata emessa, specialmente in considerazione degli antichi rapporti tra gli Italici/Mamertini che avrebbero rifondato Messana e i territori Sila Silva nei quali si erano stabiliti almeno all’ultimo quarto del Iv sec. a.C.55 Una circolazione privilegiata delle monete emesse dagli insediamenti di fiducia di Dionisio I forse esistette, anche se sulle relazioni politiche interne
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L’unico tentativo di attribuzione di una serie monetale a Metauros risale a Hill (1903, pp. 184–185, fig. 64) che proponeva la risoluzione del monogramma caratterizzante alcune emissioni rinvenute in Sicilia come ΜΑΤ<ΑΥΡΟΣ> piuttosto che ΚΑΜ<ΠΑΝΟΙ>, dato che sulle monete di bronzo era raffigurato il toro cozzante, che sarebbe quindi stato un tipo parlante. Queste serie monetali sono in realtà da attribuire ai Kampanoi (Tusa Cutroni 1970). Sulla fine dell’abitato di Metauros/Matauros, cfr. Sabbione 1990, con bibliografia precedente, e i più recenti: Sabbione 1996; Tomay 2000; Sabbione 2005 a e b; Cordiano/Isola 2006. Consolo Langher 1999, pp. 40–41. Caccamo Caltabiano, 1993 pp. 139–142, n. 688–691. Consolo Langher 1999 e Caccamo Caltabiano/Gulletta/Scibona 1992. Barello 1993, pp. 57–59 Costabile 1999, in particolare p. 11. 37
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tra questi siti, su una loro possibile reciprocità o ostilità non ci sono notizie, così come su una possibile symmachia, prima di Timoleonte, anche solo a livello economico: se la moneta di palermo proviene dalla Sicilia e non dalla Calabria, comunque, si potrebbe pensare a una moneta giuntavi attraverso le strade dei contatti tra gli insediamenti italici da una zecca ancora ignota della Brettia, battuta da uno dei numerosi siti indagati e archeologicamente documentati, ma ancora senza nome di città (cfr. nota 41). per riassumere, la testa pileata del diritto conduce ideologicamentela ricerca della città emittente della moneta ME nei pressi della zecca che ha battuto la moneta con la testa pileata al D/ e il mostro Scilla al R/. Ai fini di questa ricostruzione, dovrebbe essere dimostrabile che Skylletion fosse, come è possibile per Skyllaion, un presidio su cui erano stati insediati mercenari di Dionisio I.56 Ipotesi niente affatto peregrina se si tiene presente che Skylletion era il polo est dello sbarramento che avrebbe percorso l’istmo dallo Ionio al Tirreno fino a Ipponio come limite ovest, un progetto di Dionisio I finalizzato a dividere la Calabria meridionale da quella settentrionale per poterla meglio controllare e difendere (Strab. vI 1, 10, C 261).57 L’ipotesi di collocare con maggiore esattezza cronologica l’emissione ME non è quindi collegata all’attribuzione delle monete con il mostro Scylla a questa o a quella zecca, quanto alla loro associazione con i siti fortificati di età dionigiana, sopravvissuti alla morte di Dionisio I e in cui la fine dell’autonomia potrebbe essere segnata, a partire da Timoleonte, con la cessazione delle emissioni monetali cittadine, quindi tra il 356 a.C., anno della morte di Dione (ma alcuni phrouria erano stati fondati sotto Dionisio I) e il 339–8 a.C., nel nome della lotta timoleontea ai barbaroi.58 La verificabilità di questa ipotesi (qualora grazie a nuovi apporti critici e, con un po’ di fortuna, nuovi reperti da scavo, possa essere verificata), potrebbe
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Secondo visonà 1990 le monete con il mostro Scilla sono state battute dopo il 344 a.C. In questo senso, anche Morcom 2000. peraltro, la tradizione letteraria voleva che Scillezio fosse stata fondata dall’eroe ateniese Menesteo, che è talvolta raffigurato con il pileo (cfr. nota 25). Cfr. Cantarelli 1969–70, pp. 79–113 e De Sensi Sestito 1999, pp. 106–107, n. 61 e 66 con bibl. prec. A quanto mi consta, non esistono rappresentazioni monetali dell’eroe. Sulla creazione di phrouria popolati dai mercenari, per lo più italici, di Dionisio I, per potenziare il progetto di sbarramento dell’istmo ipponiate-scilletico, De Sensi Sestito 1995, pp. 36–40. Un brano di plutarco (Tim., 16, 1–4; 19) permette di rilevare come negli anni di Timoleonte gli abitati italici, pur partecipando di una cultura e forse di un’origine comune, fossero già amministrativamente organizzati come «unità cantonali» autonome, i cosiddetti populi, che evidentemente collaboravano solo in fatto di politica «estera». Secondo Lombardo (1995, p. 116) «l’allentarsi del controllo territoriale all’epoca del secondo Dionisio avrebbe dato luogo a una ’rivitalizzazione reattiva’ del locale entroterra indigeno nella sua peculiare fisionomia, segnata verosimilmente da una prevalenza di elementi etnico-culturali (e organizzativo sociali) ’tradizionali’ (anche se in varia misura ’ellenizzati’ rispetto ai più o meno recenti innesti lucani).» Su questo, anche De Sensi Sestito 2005, pp. 67–70. In opposizione alla precedente politica dionigiana. Sulla intenzionale propaganda di Dionisio I a favore dell’elemento italico per giustificare la propria alleanza con i Lucani, De Sensi Sestito 2002, p. 397. Caccamo Caltabiano 2002, pp. 38–39.
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anche suggerire un ulteriore elemento di riflessione sulla supposta identità italica del centro abitato di Torre Cillea di Castellace.
Fig. 8
A quale zecca vada riferita la moneta ΜΕ non sono dunque in grado di dire, se da un lato sembra di poter trovare riscontri in contesto siciliano, una suggestione sull’uso e il ricorrere nel territorio di Castellace del nesso ME viene da un reperto proveniente da un recentissimo scavo in contrada Mella di Oppido Mamertina, quindi a breve distanza da Castellace: si tratta di un bollo impresso su una tegola, proveniente dal crollo di un edificio di probabile carattere pubblico, che reca il testo, forse in lingua osca: ΜΕΓΙΣΤΕΑ, dove il ME iniziale è in nesso ed estremamente vicino paleograficamente alla resa del ME sulle monete (Fig. 8). Né l’embrice né il contesto da cui proviene sono ancora stati datati, essendo gli scavi ancora in corso, né il testo è stato esaminato da specialisti;59 tuttavia è stato ritenuto opportuno inserirlo in questa discussione per offrire un’ulteriore opportunità per nuove e necessarie ipotesi di lavoro.
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Ringrazio per la sua disponibilità la dr. Rossella Agostino, direttrice degli scavi di loc. Mella, (condotti sul campo dalla dr. Margherita Corrado), che mi ha permesso di pubblicare questo inedito. Non si tratta del primo rinvenimento del bollo, anche se, a quanto mi consta, è il primo ad essere pubblicato. Costamagna 1987, p. 505, n. 94 cita il rinvenimento a Reggio Calabria, in contrada Cannavò, di una tomba alla cappuccina realizzata con tegole con i bolli ΜΕΜΝΟΝΟΣ−ΕΠ.ΑΙΝΟΠΠΟΥ ΜΕΓΙΣΤΕΑ. poiché il bollo dell’embrice rinvenuto a Mella mi sembra completo, credo che quelli citati dalla Costamagna siano tre bolli distinti. La citazione è ripresa anche da Andronico 2006, p. 12. 39
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Summary
A bronze coin traditionally ascribed to the small Greek city of Methana (Argolis) came to light in the recent excavation in Castellace’s Torre Cillea (Calabria, Italy). The geographical circumstances of the find and the comparison of the new coin with the other three known specimens of this issue suggest a new attribution. This coin with the monogram ME was very likely struck in a settlement founded by a group of mercenaries that were discharged from military service by the Syracusan tyrant Dionysios I in the first half of the fourth century BC; the mint is probably located in ancient Bruttium or Sicily. Giorgia Gargano via Conforti, 6 I-88046 Lamezia Terme (Cz) giorgiagargano@alice.it
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