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Tra ager centuriatus e silva. Ricerche sul decumanus 'del Colmo dei Bicchi - Botronchio' nella Piana di Lucca, a cura di Giulio Ciampoltrini, con contributi di Augusto Andreotti e Giulio Ciampoltrini, I Segni dell'Auser, 4, Bientina 2008

4 SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELLA TOSCANA Sigle degli autori: A.A: Augusto Andreotti G.C.: Giulio Ciampoltrini Finito di stampare nella Tipografia La Grafica Pisana in Bientina settembre 2008 TRA AGER CENTURIATUS E SILVA RICERCHE SUL DECUMANUS ‘DEL COLMO DEI BICCHI – BOTRONCHIO’ NELLA PIANA DI LUCCA A CURA DI GIULIO CIAMPOLTRINI CON CONTRIBUTI DI AUGUSTO ANDREOTTI GIULIO CIAMPOLTRINI INDICE Indice Premessa (G. CIAMPOLTRINI) Parte I La via e il ponte. Strutture e storia di un decumanus della centuriazione lucchese Il decumanus ‘del Colmo dei Bicchi – Botronchio’: dalla scoperta allo scavo del ponte (G.C.) L’ambiente (A.A.) La I via e il ponte (G.C. – A.A.) Il viadotto e la II via (G.C. – A.A.) La III via (G.C. – A.A.) Parte II Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori. Vita economica d’età romana tra ager centuriatus e silva La ceramica (G.C. – A.A.) L’instrumentum in metallo (G.C. – A.A.) L’abbigliamento e l’ornamento (G.C. – A.A.) L’economia del bosco nella Piana di Lucca (G.C.) Abbreviazioni bibliografiche 5 7 9 13 29 41 43 45 47 65 67 75 PREMESSA GIULIO CIAMPOLTRINI Nella remota primavera del 1981 le prime ricognizioni condotte nell’area del Botronchio di Orentano (Comune di Castelfranco di Sotto), per valutare le segnalazioni di un insediamento etrusco, portarono chi scrive ad incontrare, sporadici, lungo le vie campestri che conducevano al rilievo sul cui margine i lavori agricoli avevano fatto affiorare le tracce dell’abitato etrusco, pali in legno, squadrati, provvisti di punta conica per l’infissione nel terreno, che le testimonianze orali assicuravano essere stati estirpati pochi mesi (o pochi anni: questa è la sorte della tradizione orale) prima. Nel dicembre di quell’anno, quando prese avvio la prima di una serie di campagne di scavo sull’abitato che si denominò ‘Ponte Gini’, si riuscì a recuperare qualcuno di quei misteriosi pali. Ancora si conservano nei depositi del Museo Archeologico di Firenze. Furono la passione e l’impegno di Augusto Andreotti a ricomporre, con la continua perlustrazione della contrada del Botronchio per tutti gli anni Ottanta, il contesto alterato. Non senza incontrare le perplessità imposte dall’inconsistenza di documenti sul sistema stradale ‘minore’ d’età romana, non solo dell’Etruria, si accumulavano le testimonianze di un rettifilo glareato che percorreva il Botronchio, allineato ad una traccia visibile, sulle fotografie aeree allora disponibili, nella contigua contrada del Colmo dei Bicchi, in Comune di Capannori; l’una e l’altro, sfidando qualsiasi forma di scetticismo, erano perfettamente inseriti nel reticolo della centuriazione del territorio di Lucca. Occorreva la campagna di scavo condotta – con il coordinamento della Soprintendenza – nel 1989 dallo stesso Andreotti, e dagli amici del Gruppo per la Valorizzazione Archeologica di Orentano, reduci dal fortunato scavo di Corte Carletti, dell’anno precedente, per dissolvere i dubbi. Il ponte di legno che emerse sul ramo dell’Auser/Serchio che quasi giunge a lambire le Cerbaie, con le stratificazioni ricchissime di materiali perfettamente datati alla prima età imperiale, confermava tutte le indicazioni offerte dalla ricerca di superficie, e consentiva di inserirle nella complessa dialettica di eventi ambientali che aveva condizionato una via cruciale per i rapporti fra il sistema di insediamenti della pianura centuriata e le colline delle Cerbaie, silva e pascua di questo territorio. Allo scavo seguiva una lunga riflessione, che portava dapprima alla pubblicazione dei dati sulle strutture del ponte e della via (CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 1993), e poi all’analisi dei materiali, chiave di lettura essenziale per cogliere aspetti della vita economica che si dispiegava al margine dell’ager centuriatus (CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2001). La storia del paesaggio della Piana di Lucca in età romana ha, tuttavia, ricevuto nei primi anni del nuovo millennio, dalle indagini diagnostiche condotte su ampie superfici nell’area di confine tra i Comuni di Capannori e di Porcari, una serie di contributi tale da imporre nuove valutazioni Premessa anche dei materiali del Botronchio, tanto più che le immagini satellitari ormai facilmente acquisibili anche nella rete davano conferme risolutive alle ricostruzioni già proposte. Gli scavi dell’area del Frizzone di Capannori, con l’individuazione delle tracce di un decumanus che dimostrava inequivocabilmente – con la via publica esplorata nella vicina località di Quinto nel 2004 (CIAMPOLTRINI 2006 A) – i danni inflitti al sistema degli agri divisi di Lucca dagli eventi ambientali della Tarda Antichità e dell’Alto Medioevo (CIAMPOLTRINI 2004 B), l’esplorazione di un insediamento-campione del sistema agricolo dell’agro centuriato lucchese, al Tosso di Capannori (CIAMPOLTRINI 2004 B; MILLEMACI 2004), delineano, con i dati, ancora in corso di elaborazione, dello scavo nell’area del nuovo casello autostradale di Capannori, nella stessa area del Frizzone, aspetti del paesaggio dell’ager centuriatus che possono essere meglio apprezzati proprio in comparazione con l’‘area di confine’ con la silva et pascua quale emerge dalla quasi trentennale indagine nel decumanus ‘del Colmo dei Bicchi – Botronchio’. Nell’ambito del ‘Progetto Frizzone’ avviato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Toscana, concentrando le modeste risorse disponibili (Prog. 04-07) proprio sugli aspetti di indagine sui materiali e di riflessione scientifica, è sembrato opportuno raccogliere i contributi sin qui presentati in sedi varie e disparate (CIAMPOLTRINI ANDREOTTI 1993; CIAMPOLTRINI ANDREOTTI 2001; CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2004), aggiornandoli alla luce dei nuovi dati e di una più distaccata riflessione, con lo scopo ultimo di affinare la ricostruzione della ‘storia archeologica’ dell’insediamento e del paesaggio d’età romana nella Piana di Lucca. È la premessa indispensabile al progetto museale del nuovo casello autostradale del Frizzone, che la concorde volontà degli Enti Locali (Provincia di Lucca, Comuni di Capannori e Porcari), assieme al consistente supporto già assicurato dalla Società Autostrade per l’Italia, e alla collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, intende perseguire. All’edizione dei complessi dell’Età del Bronzo (Insediamenti 2008), alla recensione dei materiali etruschi del territorio (CIAMPOLTRINI 2007 A), segue dunque, quasi primo tomo di un riflessione complessiva sugli insediamenti d’età romana dell’ager centuriatus della Piana di Lucca ormai ‘matura’, una nuova (e ci si augura più severa) valutazione dei territori di confine, ‘tra ager centuriatus e silva’, che nel Botronchio e nel Colmo dei Bicchi ha trovato felici occasioni, per una fortunata congiuntura di passioni e interessi diversi, che non solo la nostalgia per anni lontani – e per gli amici che nel frattempo se ne sono andati – colora dei toni ambrati delle ‘arcaiche’ diapositive del 1989. 8 PARTE I LA VIA E IL PONTE. STRUTTURE E STORIA DI UN DECUMANUS DELLA CENTURIAZIONE LUCCHESE Il decumanus ‘del Colmo dei Bicchi – Botronchio’: dalla scoperta allo scavo del ponte La tavola dedicata da Giulio Schmiedt, nel primo volume dell’Atlante aerofotografico delle sedi umane in Italia, del 1964, all’alveo del bonificato lago di Bientina (o Sesto, nella tradizione lucchese), apriva nuove pagine all’indagine archeologica in questo lembo sud-orientale della Piana di Lucca, rilevando il sistema idrografico dell’Auser che – come già stavano indicando ritrovamenti e scavi degli anni Cinquanta nel territorio di Bientina, e come avrebbero presto confermato le ricerche di superficie condotte da un nucleo di appassionati di Porcari guidato da Guglielmo Marconi – aveva catalizzato gli insediamenti d’età etrusca e romana1. Al nitido profilo del corso dell’Auser, in particolare nell’area della bonifica ottocentesca, non corrispondevano, né con la tavola dell’opera di Schmiedt, né con il materiale aerofotografico progressivamente acquisito negli anni Settanta, evidenze comparabili per altre strutture del paesaggio antico, se non per un breve rettilineo, nell’area del Colmo dei Bicchi, che proprio la coerenza con il sistema fluviale e con la rete degli insediamenti d’età romana imponeva di interpretare come testimonianza di un manufatto stradale (fig. 1): il tracciato, ben riconoscibile per la colorazione chiara, si esauriva in effetti sul ramo centrale dell’Auser (Auser II, nella ricostruzione proposta da Augusto Andreotti)2, nel punto occupato da uno dei più consistenti insediamenti d’età romana 3, e condensava almeno due altri abitati (fig. 2). 1 SCHMIEDT 1964, tav. XXX; per i lavori degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, sintesi in BERNARDI 1986; edizione finale delle ricerche degli anni Sessanta e Settanta, in particolare sugli insediamenti d’età romana, in MENCACCI – ZECCHINI 1981, pp. 169 ss. Sul sistema di insediamenti d’età etrusca, e, in particolare, sul suo rapporto con la rete dell’Auser, si veda ora CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 109 ss. (G. CIAMPOLTRINI – M. COSCI – C. SPATARO). 2 ANDREOTTI 1999, pp. 13 ss. 3 Con la quota di m 7,4 s.l.m. rilevata nella cartografia ETSAF del 1969, il ‘colmo’ (termine impiegato nella Bonifica del Bientina per indicare le aree emergenti rispetto alla contigua pianura, di norma corrispondenti a insediamenti etruschi e romani, locale equivalente dei tell medioorientali) spicca su un piano di campagna qui a quota inferiore ai m 6 (m 5,8-5,6); la superficie del colmo è di circa mq 1500. Sito LR 13 nell’edizione di MENCACCI – ZECCHINI 1981, pp. 171 ss. Tra ager centuriatus e silva Coerente per orientamento alla centuriazione augustea della Piana di Lucca, il manufatto stradale del Colmo dei Bicchi, ricondotto al reticolo centuriale ricostruito da Ferdinando Castagnoli nell’area contigua alla 10 La via e il ponte 1. L’area del Colmo dei Bicchi nel volo Regione Toscana (per gentile disponibilità). 2. La centuriazione nel settore meridionale della Piana di Lucca, riferita alla Carta Tecnica Regionale. 3-4. Il decumanus nel Botronchio in vedute aeree 1999-2006. città 4, opportunamente dilatato (fig. 2; tav. I), si rivelava un decumanus, perfettamente inserito nel sistema. La ricostruzione proposta negli anni Novanta5, che conduceva a supporre – come era d’altronde ampiamente plausibile – che l’intera Piana di Lucca fosse stata divisa per essere assegnata ai veterani delle legioni XXVII e VI, sotto la cura di L. Memmius C.f., praefectus ... Lucae ad agros dividundos6, ha ricevuto continue conferme, con l’individuazione e l’esplorazione a Quinto di Capannori di una glareata corrispondente al decumanus sul quale si attestava la via publica che da Lucca giungeva a Firenze7, e la dimostrazione che il decumanus ancora superstite nell’area di Parezzana giungeva assai più a est, grazie allo scavo di due sepolcreti della seconda metà del I secolo a.C. che la fiancheggiavano nell’area del Frizzone di Capannori, e del chiavicotto che, nello stesso tratto, permetteva ad un modesto corso d’acqua di sottopassarlo (fig. 2, tav. I)8. Se gli scavi e le scoperte dei primi anni del nuovo millennio stanno progressivamente mettendo a fuoco la storia del paesaggio d’età etrusca e 4 CASTAGNOLI 1948, pp. 285 ss. 5 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 1993, pp. 184 ss. 6 CIL VI, 1460. Per la datazione della centuriazione lucchese, si veda da ultimo CIAMPOLTRINI 2007 B, pp. 13 ss. 7 CIAMPOLTRINI 2006 A, pp. 63 ss. 8 CIAMPOLTRINI 2004 A, pp. 147 ss. 11 Tra ager centuriatus e silva 5. Il sistema fluviale nella Bonifica del Bientina, ricostruito sulla scorta della fotografia aerea. romana della Piana di Lucca – dopo il remoto sistema di insediamenti dell’Età del Bronzo9 – l’indagine sul decumanus del Colmo dei Bicchi ha avuto un ruolo fondamentale nella ricomposizione del sistema degli insediamenti e della vita quotidiana nell’ager centuriatus di Lucca, grazie alla sequenza di ricognizioni condotte nella contigua area del Botronchio (Comune di Castelfranco di Sotto) da Augusto Andreotti negli anni Ottanta, e allo scavo – fra 1989 e 1990 – del ponte e del viadotto con cui, in successione cronologica, superava il braccio laterale, sinistro, del ramo dell’Auser/Serchio (Auser III)10. Alla ricostruzione delle strutture del manufatto stradale e delle sue vicende, conseguita con le ricerche degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, infine, hanno dato un risolutivo contributo le immagini aeree e satellitari di recentissima acquisizione, che – forse per lo sviluppo dei lavori agricoli o per il mutato assetto della falda idrica – permettono di cogliere il tracciato del decumanus anche nel Botronchio (fig. 3-4; tav. II). (G.C.) 9 Per questo si veda ora Insediamenti 2008. 10 Sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, nella persona dello scrivente, lo scavo fu condotto dai membri del Gruppo per la Valorizzazione Archeologica di Orentano, nell’estate del 1989. Coordinati da Augusto Andreotti, vi presero parte i compianti Umberto Bucchi (tav. X B) e Viviano Martinelli, con Franco Castellacci (che collaborò anche alla redazione dei rilievi), Alberto Agrumi, Arrigo Lotti. 12 La via e il ponte 6. Il decumanus nel Botronchio, e le aree dei saggi 1989-1990. L’ambiente L’ecosistema prettamente fluvio-lacustre dell’area compresa fra il ramo centrale dell’Auser (Auser II) e il pianalto delle Cerbaie nordoccidentali presentava la classica toposequenza dei bacini d’inondazione intermorfi, compresi cioè fra due alti morfologici distributori, non necessariamente simili – in quest’area i due alvei Auser II e III, il primo gerarchicamente superiore – e le Cerbaie, con il loro bacino idrogeografico. La toposequenza ricostruita attraverso la fotografia aerea, carotaggi puntuali e indagini pedologiche11 e paleobotaniche 12, seppure sommarie, disegna a grandi linee un ambiente fluvio-palustre complesso e relativamente ostile, con tratti parzialmente asciutti e fertili alternati a canali, torbiere, paludi, e boscaglie mesoigrofile (fig. 4). Il tratto dossivo fra l’Auser III, comprendente anche la parte terminale del paleodosso del Colmo dei Bicchi, con due piccoli canali d’incisione13, e l’odierna isoipsa 5, sfumava da dosso sabbiolimoso franco, normalmente asciutto, alberato (a fanerofile mesoigrofile), in una prateria umida su substrato limo-argillo-torboso, con elofite dominanti (Carex sp. sp., Caltha palustris, Typha sp. sp., Cladium mariscus, Scirpus sp., Glyceria sp. pl., ecc.), terofita (Molinea caerulea, ecc.) e genzianacee (Gentiana pneumananthe); su questi luoghi insistono oggi rispettivamente gleyic fluvisols e dystric gleyic fluvisols 1. 11 MAGALDI et alii 1984. 12 TOMEI 1985; TOMEI 1987; TOMEI – ZOCCO PISANA 1994; per la geomorfologia delle Cerbaie, si veda ora DINI – MAZZANTI 2004. 13 Sul tema, si veda anche ANDREOTTI 1999, pp. 15 ss. 13 Tra ager centuriatus e silva Fra questa prateria umida, sfalciabile per molteplici scopi (lettiere, impagliature, coperture di tetti …), e la sponda sinistra dell’Auser III stava, sopra un profondo strato d’argilla forse d’origine lacustre, plastica ed estremamente riducente (con colorazione verde, blu, bianco), una incipiente torbiera erbacea (Graminacee, Ciperacee, Giuncacee, Tifacee, Equisetacee, ecc.) soligena e mesotrofa, spessa non più di cm. 30, oggi dystric gleyic fluvisol 2. Scorreva quindi l’Auser III, il ramo più recente del paleoSerchio, databile con buona approssimazione alla crisi climatica che sconvolse il Bientina nel IV secolo a.C.: era un canale modesto per dimensioni (circa m 10 di larghezza) e profondità (circa m 2), con argini naturali melmosi, appena accennati, segnati da piante igrofile (Salix sp. pl., Alnus glutinosa, Frangula alnus, ecc.), che sostanzialmente scorreva immerso nella palude torbosa che si estendeva ai margini occidentali delle Cerbaie, fino a confluire, presso il Grugno, a sud di Orentano, nell’Auser II14 . Nel tratto orientale, tra il fiume e l’odierna gronda delle Cerbaie – spianata d’erosione tardowürmiana che degradava con basso angolo verso il bacino intermorfo – prosperava, naturalmente autoarginata, una profonda torbiera a sfagni prevalenti, con essenze floristiche sia microtermiche, frigostenoterme, legate alle glaciazioni pleistoceniche, sia termofile terziarie, risalente alla fine del Tardiglaciale (circa 12.000 anni fa), ed evolutasi in una piccola area depressa del dominio dell’Auser IV un canale , d’ascendenza pleistocenica attivo sino almeno all’età del Bronzo Finale. Fra le erbacee presenti in questo biotopo sono da segnalare fra le tante, oltre Sphagnum sp. pl., le microterme Rhynchospora alba, Drosera rotundifolia, Eriophorum angustifolium, Menyanthes trifoliata, Vaccinium oxycoccus, e le termofile Thelypteris palustris e Osmunda regalis, tutte ormai scomparse, salvo l’ultima. Questa piccola torbiera acida ed oligotrofa, ancora riconoscibile dai campioni di sfagni provenienti da sezioni profonde e dall’accentuata acidità del terreno bonificato che le sottende (p.h. <4,5; attuali dystric histosols) si ergeva a mo’ di bassa cupola sulla palude torbosa circostante. Questa era punteggiata di piccoli stagni uniti da tortuosi canali, con fondo sabbiolimoso, alimentati dai corsi d’acqua delle Cerbaie e delle colline di Montecarlo. Negli stagni e nei canali, a tratti contorniati da cenosi di fanerofite igrofile, prosperava, oltre ad una svariata fauna di insetti, molluschi, pesci, crostacei, uccelli, mammiferi ed acquatici, una rigogliosa vegetazione a pleustofite flottanti (Ceratophillum demersum, Myriophillum verticellatum) e rizofite (Nymphaea alba, Nuphar luteum, Callitriche stagnalis, Nymphoides peltata, Utricolaria vulgaris, Sagittaria sagittifolia, Hottonia palustris, …), e abbondava anche Trapa natans, la castagna d’acqua, il cui ottimo frutto era conosciuto e consumato sin dai tempi protostorici. Sui margini, e non solo, l’infestante Phragmites australis, accompagnata spesso da Carex elata, Juncus sp. pl., Thipha sp. pl., Sparganium erectum, contrastava il fondo stagnale tappez14 Ancora ANDREOTTI 1999, pp. 19 ss.; CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 109 ss. (G. CIAMPOLTRINI – M. COSCI – C. SPATARO). 14 La via e il ponte zato da Najas minor e dall’alga cloroficea Chara foetida, che al calar delle acque appestava l’area interessata con odore nauseabondo. Inoltre, in alcuni punti della palude, sopra segmenti di vecchi meandri abbandonati dell’Auser IV si nascondevano, coperte da un velo di muschio, anche te, mibili melme tissotrope (sorta si sabbie mobili), ancora presenti all’inizio del Novecento. Superata la palude, sulla gronda una prateria umida con substrato ghiaioso in matrice sabbio-limo-argillosa, acido, desaturato (attuali dystric cambisols), e caratteristiche vegetazionali simili a quelle della sorella occidentale, ma con erbacee più acidofile e fanerofite mesoigrofile, introduceva la folta macchia mesoxerofila delle Cerbaie. L’inizio del sollevamento del pianalto delle Cerbaie che ora separa il padule del Bientina da quello di Fucecchio deve essere posto tra la fine del Pleistocene inferiore e l’inizio del medio (Villafranchiano superiore–Cromeriano), dopo il colmamento del lago pleistocenico delle Pianore. L’attuale morfologia, con basse colline frastagliate da profondi vallini, e ampie spianate, fu disegnata dai vasti processi di resistasia e biostasia periglaciali e interglaciali caratteristici degli ultimi 700.000 anni. Sulle zone non boscate più elevate, pianeggianti e meno erose, insistono suoli molto evoluti, policiclici, acidi, desaturati e rossastri, evolutisi sui depositi sabbiosi e ciottolosi del Serchio e dei Monti Pisani del Quaternario antico (orthic acrisols e plinthic acrisols). Recentemente15 sono stati osservati in copertura a questi suoli, ma solo sotto le pinete secondarie, d’impianto antropico, a Pinus pinaster, anche spodosuoli (podzols) formatisi in tempi relativamente brevi, circa quattro secoli. Fenomeno questo che si sviluppa su terreni desaturati, anche già pedogenizzati, con scarsa disponibilità di azoto, e con piante (Pinus, Picea,…) che producono una lettiera povera di basi e azoto, ricca di lignina e tannini, la quale genera un humus di tipo mor, acido e oligotrofo, che ‘specializza’ questo tipo di suolo, tanto per segnalare come l’uomo possa influire sull’ambiente16. Il padule e il pianalto si integravano a vicenda in un connubio biologico oggi impensabile. Sinecologia e biodiversità erano fattori fondamentali, e questo l’uomo antico, osservatore attento e rispettoso della natura, l’aveva capito. Quello che non fornivano il fiume, la palude, il fertile e coltoivabile dosso fluviale, poteva essere elargito dai boschi del pianalto, purché l’equilibrio biologico non fosse modificato. 15 SANESI 2000. 16 La bonifica moderna del Bientina ha depauperato, o meglio, distrutto un peculiare habitat palustre che molti ora rimpiangono: l’impianto massiccio delle pinete a pino marittimo (Pinus pinaster), a scapito delle essenze vegetazionali autoctone ha modificato, oltre che parte dei suoli, anche la formazione climax (querceto misto) delle Cerbaie antiche, miniera inesauribile di legname pregiato e di risorse economiche – caccia, pascolo, raccolta – sfruttata dall’uomo sin dalla preistoria. 15 Tra ager centuriatus e silva Il motivo dell’impegno profuso nella costruzione della via che attraversa il Botronchio, con il relativo ponte, dovrebbe essere ricercato proprio nell’equazione ‘fiume+bosco=vita’. Sulle Cerbaie infatti prosperavano essenze vegetali e specie animali che fiume e palude non potevano offrire. Fra le fanerofite mesofile e xerofile spiccavano le querce: Quercus cerris, da cui verosimilmente ‘Cerraia’ e poi ‘Cerbaia’; Q. petraea, rovere dal cui alto tronco diritto e robusto potevno essere ricavati alberi maestri e travi da fluitare attraverso Auser e Arno fino ai navalia di Pisa; Q. robur, Q. pubescens, Q. ilex, la farnia, la roverella, il leccio che fornivano legna da ardere e da costruzione di ottima qualità; Q. suber, la sughera – tuttora presente con alcuni maestosi esemplari a Corte Dreotto – da cui si poteva ricavare il sughero, con le sue disparate potenzialità di uso. Per limitarsi alle essenze di maggiore impatto, completavano il quadro il sorbo (Sorbus domestica), l’orniello (Fraxinus ornus), il castagno (Castanea sativa), il pino marittimo (Pinus pinaster), il corbezzolo (Arbutus unedo), il faggio (Fagus sylvatica)17 , il tiglio (Tilia cordata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium), l’alloro (Laurus nobilis); nelle zone più fresche e ripariali, l’ontano (Alnus glutinosa), il pioppo (Populus alba), il salice bianco (Salix alba), il salicone (Salix caprea), la vistrice (Salix viminalis), la frangola (Frangula alnus), il viburno (Viburnum opulus), il sambuco (Sambucus nigra), il sanguinello (Cornus sanguinea), il prugnolo (Prunus spinosa), l’acero campestre (Acer campestris), il frassino (Fraxinus oxycarpa), il nespolo (Mespilus germanica), il nocciolo (Corylus avellana)… piante ognuna con la sua peculiarità, alcune utilizzate per le capacità terapeutiche delle foglie e dei fiori, o per i frutti commestibili; altre sfruttate per lavori di carpenteria e di falegnameria, o, più rudemente, come materiale combustibile. Un fitto sottobosco arbustivo ed erbaceo – dal lato fitogeografico, notevole è tuttavia la presenza di Veratrum album subsp. lovelianum – ricco di elementi nutritivi (more, fragole, nocciole, castagne, funghi, faggiole, erbacee alimentari e medicinali ...) assieme ad una ricca selvaggina (cervi, cinghiali, lepri, istrici, uccelli ...) esauriva il quadro edafico e alimentare, senza dimenticare le ghiande, cibo prelibato per i maiali, che sicuramente abbondavano nelle radure a pascolo del querceto. Nella palude, e sui suoi limiti, caccia, pesca, fienagione, sfruttamento delle erbacee per usi medicinali, alimentari (la castagna d’acqua), produttivi (impagliatura, cestineria, impiego della paglia come combustibile, lettiera, concime ...), erano le attività peculiari, che attraverso il Medioevo sono giunte sino ai nostri giorni. (A.A.) 17 L’indigenato di questa pianta è oggi dimostrato dal ritrovamento di faggiole, assieme a pinoli e altri semi commestibili, nell’abitato del Bronzo Finale emerso Ai Cavi di Orentano. 16 La via e il ponte Tav. I. La centuriazione nel settore sud-orientale della Piana di Lucca. 17 Tra ager centuriatus e silva A B C Tav. II. Il decumanus nel Botronchio nella veduta satellitare (A); sezione esposta della glareata della II via nel settore orientale del Botronchio (B); sezione esposta della glareata della I via nel settore occidentale del Botronchio (C). 18 La via e il ponte A B C Tav. III. Planimetria dello scavo 1989 nel Botronchio (A) e sezione dimostrativa in x-y (B); plastico ricostruttivo del ponte del Botronchio (C; Mostra Archeologica Permanente di Orentano). 19 Tra ager centuriatus e silva Tav. IV. L’area dei saggi 1989 al termine dello scavo, vista da ovest. 20 La via e il ponte Tav. V. La pila A, vista da sud (in alto); particolare (in basso). 21 Tra ager centuriatus e silva Tav. VI. La pila B, vista da est (in alto) e da ovest (in basso). 22 La via e il ponte Tav. VII. La pila C, vista da nord (in alto) e da sud (in basso). 23 Tra ager centuriatus e silva Tav. VIII. La pila D (in alto); veduta del saggio 1990 (in basso). Tav. IX. Il saggio 1990: planimetria (A); veduta del sondaggio in profondità (B); sezione stratigrafica in a-a’ (C); particolare del sondaggio (D). 24 La via e il ponte A B C D 25 Tra ager centuriatus e silva Tav. X. Momenti dello scavo 1989 (in alto) e 1990 (in basso: al centro Umberto Bucchi). 26 La via e il ponte Tav. XI. Il ponte della III via nel 1993: veduta d’insieme (in alto) e particolare (in basso). 27 Tra ager centuriatus e silva Tav. XII. Il ponte della III via nel 2008. 28 La via e il ponte 7. Monete dallo strato 3. La I via e il ponte L’area del Colmo dei Bicchi – Botronchio, se non era, per la sua complessità, fra le più comode per la costruzione una strada, segna tuttavia nella piana oggi del Bientina uno dei punti di minor distanza fra il sistema di comunicazione fluviale garantito dai due rami principali dell’Auser (I e II) e le Cerbaie (fig. 1-4). Si aggiunga che l’area è più sicura dal rischio idraulico rispetto ai settori meridionali, e che la profondità del bacino palustre da attraversare non era eccessiva, grazie all’aggradazione determinata dai sedimenti dei corsi d’acqua delle Cerbaie e dei due canali che incidevano lateralmente il dos- 29 Tra ager centuriatus e silva so; infine, la profonda torbiera a sfagni non creava grossi problemi, giacché, una volta drenata, i livelli inferiori del solum, ossia l’orizzonte telmaico (acrotelm e catotelm), si compatta sino a diventare relativamente stabile 18. Qui dunque, in corrispondenza dell’asse tracciato da un decumanus della centuriazione di Luca, fu deciso di realizzare, con una complessa interazione di tecniche, un percorso stradale il cui impegno rivela l’interesse nodale alle risorse delle Cerbaie19 . Gli ingegneri romani drenarono la parte paludosa nord-orientale, alimentata dai rii delle Cerbaie e di Montecarlo, con un largo canale rettilineo, ancora visibile nonostante la copertura palustre, che convogliò le acque nell’Auser III a monte del progettato tracciato stradale. 8. Monete dallo strato 2. La via Bonificata e resa praticabile – forse anche con una arginatura provvisoria – la palude a sud del canale, e asciugata la sommità della torbiera, vennero scavati, lungo il rettilineo ideale del decumanus, due fossi paralleli, alla distanza di m 6 circa, e con il terreno di risulta venne livellato il corridoio che così si formava; infine, il corridoio, divenuto asse stradale, fu pavimentato, fino ad ottenere un manto solido e sopraelevato sull’ambiente circostante, con uno spesso strato di ciottoli e ghiaia. La rettifica del fossato aderente alla S.P Bientina-Altopascio ha permesso, . nel 1997, di accertare la composizione del battuto stradale, in precedenza 18 BAIZE – GIRARD 2000. 19 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 1993, pp. 184 ss. 30 La via e il ponte 9. Monete dagli strati 1 e 4. solo ipotizzata 20, confermata anche dalle sezioni esposte dalla rettifica di fosse campestri nel Botronchio (tav. II B-C). La massicciata è compattata sul suolo limoso formato dai depositi fluviali e lacustri connessi alla grande crisi ecologica del V secolo a.C. (limi sabbiosi nella parte dossiva, torbe nella parte depressa)21 e – in aderenza alla tecnica costruttiva impiegata anche per le altre glareatae sin qui riconosciute nell’ager centuriatus di Lucca22, e nella stessa via publica Luca Florentiam23 – è lenticolare, almeno a quanto è possibile dedurre dalle sezioni esposte, con uno spessore massimo conservato, sul summum dorsum, di cm 50-60; al margine è semplicemente irrobustita da più frequenti ciottoli. La larghezza può essere calcolata in m 5. Le ghiaie furono attinte a cave da identificare, con ogni probabilità, in quelle ancora riconoscibili nella 20 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 1993, p. 186. 21 Per questa da ultimo CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 106 ss.. 22 CIAMPOLTRINI 2007 B, pp. 31 ss.; ABELA – BIANCHINI 2007, pp. 43 ss. 23 CIAMPOLTRINI 2006 A, pp. 63 ss. 31 Tra ager centuriatus e silva boscaglia che copre il fianco delle Cerbaie, in prossimità del punto di arrivo del tracciato stradale. 10. Monete dallo strato 1 e sporadiche. Il ponte Il fiume fu superato con il ponte esplorato nel 1989 (fig. 6 A), dispiegando un’articolata tecnologia del legno per risolvere i vari problemi statici (tav. III-VIII). Le tre campate sono affidate a quattro pile24, costruite con tecnica diversa a seconda della loro posizione e, di conseguenza, delle diverse sollecitazioni che dovevano affrontare. Sulla sponda destra del fiume funge da spalla la pila A, formata da due stilate di tre sublicae di quercia, squadrate, di formato eterogeneo, raccor24 Si ricorre alla terminologia di GALLIAZZO 1995, pp. 316 ss. 32 La via e il ponte date da un intreccio di contenimento della sponda fatto di tronchi appena sbozzati, disposti orizzontalmente, al suolo, e contenuti anche da pali circolari, di dimensioni inferiori a quelle delle sublicae (tav. V). Questi, manifestamente, formano una sorta di cassaforma lignea destinata a contenere la sponda, e ad evitare che il gioco delle correnti potesse scalzare la struttura portante vera e propria. Le due pile (B-C) fondate sul letto del fiume sono formate rispettivamente da tre (tav. VI) e due (tav. VII) stilate di tre o quattro sublicae, disposte in sequenza longitudinale, quasi allineate, nella pila B; riunite ai vertici di un quadrato nella pila C. Sulla sponda sinistra la pila di spalla D (tav. VIII A) ripete la tecnica applicata a destra, affidata a stilate di sublicae contenute da un ancor più consistente intreccio di travi orizzontali, forse per la maggior forza della corrente su questo lato. Il ponte, nel complesso, si sviluppava su circa m 12, con campate di m 4 25, cioè della stessa larghezza ipotizzabile per la sede viaria, se si ammette che questa potesse aggettare leggermente rispetto alle fondazioni del ponte. È verosimile dunque che la larghezza ‘di progetto’ del ponte fosse dei canonici 14 piedi (m 4,1)26 ed era comunque tale da assicurare il passaggio contemporaneo di due carri standard. A questa particolare esigenza dovrebbe essere funzionale anche l’articolazione dei piloni in tre elementi portanti, sui quali potevano meglio scaricarsi le sollecitazioni dei due carri. Il rilevante ruolo affidato al decumanus ‘del Colmo dei Bicchi – Botronchio’ motiva verosimilmente la particolare ampiezza della sede stradale, incongrua alla gerarchia dei limites della centuriazione lucchese prescritta dalla lex agris limitandis metiundis d’età triumvirale che – stando al liber Coloniarum – la disciplinava 27. Per il decumanus maximus era disposta infatti una larghezza di 40 piedi, di 20 per il kardo maximus, come ha indicato il limes scavato nel 2006 negli Orti del San Francesco in Lucca, riconosciuto appunto come tale anche per le dimensioni; per i limites subruncivi, ‘ordinari’, si prevede una larghezza di 8 piedi – sostanzialmente confermata dalle dimensioni del chiavicotto del decumanus esplorato nel Frizzone – e per gli stessi limites quintari, essenziali alla conservazione dell’ordito centuriale, non si superano i 12 piedi28. Giacché il decumanus ‘del Colmo dei Bicchi – Botronchio’ non può essere ricondotto a questa classe, essendo semmai il decumanus sinistratus VII, rispetto al decumanus maximus tracciato dalla via aderente al lato meri25 Un modulo analogo, forse anche per il condizionamento della materia prima, è impiegato in uno dei rarissimi esempi di ponte in legno d’età romana regolarmente scavato, in Britannia: JACKSON – AMBROSE 1976, pp. 39 ss. 26 Per questo modulo nel sistema viario d’età romana QUILICI 1992, pp. 28 ss. 27 CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 31 ss., con i riferimenti al liber Coloniarum, pp. 213 e 223 Lachmann. 28 CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 31 ss. 33 Tra ager centuriatus e silva dionale delle mura di Lucca, l’ampiezza della sede stradale ne segnala il ruolo ‘speciale’ nel sistema delle comunicazioni della Piana di Lucca. La cronologia e la tecnica di costruzione Se dalle sedimentazioni formate in un alveo fluviale non è lecito attendersi che indicazioni stratigrafiche di massima, per l’evidente estrema alterabilità delle superfici, e il continuo rimaneggiamento imposto dalla corrente, ancorché modesta, tuttavia la sequenza riconosciuta nel letto dell’Auser III (tav. III B), e le indicazioni cronologiche offerte dai materiali – in particolare con i cospicui reperti numismatici – concedono indicazioni risolutive sulla data di costruzione del ponte e – si direbbe di conseguenza – della strada e della sua storia. La base del letto fluviale, al momento dell’inizio di una frequentazione antropica dell’area, era segnata da un limo argilloso nerastro, in cui affondano le sublicae delle pile B-C, non scavato per i problemi posti dalla falda acquifera (strato 4). La faccia superiore, appena sondata, restituisce comunque un asse, consunto, pressoché illeggibile (fig. 9, 425)29. I sedimenti fluviali correlabili all’uso del ponte ligneo sono costituiti da una sequenza (dal basso verso l’alto: strato 3) di limo scuro con fitorelitti ben conservati, e lenti di sapropel alla base, e di limo sabbioso nerastro. Lo strato si caratterizza per le cospicue restituzioni di materiali metallici, e, in misura minore, ceramici, che ne confermano la formazione a partire dalla prima età augustea. Ad una spessa serie di assi tardorepubblicani, di norma consunti (fig. 7, 508)30 , si associano infatti: 1) Inventario (in seguito non ripetuto) 130424 (fig. 7, 424). Denario; AR (suberato); g 2,6, diam. 1,9. D/ Testa di Cesare, laureata, a d.; caes[ar·imp]; R/ Venere stante, con Vittoria nella destra e scettro nella sinistra; l·aemil[ivs·buca]; 44 a.C.31. 2) 130506 (fig. 7, 506). Denario; AR; g 3,73, diam. 1,9. D/ Testa di M. Antonio, a d.; anton·avg·imp·iii·cos·des·iii·iii·v·r·p·c; 29 130425) AE, g 21,05, diam. 3,3. 30 130508) AE, g 24, diam. 3,1. altre attestazioni: 130467) AE, g 21,85, diam. 3; 130500) AE, g 15,75, diam. 3,1; è leggibile c. maia[ni]: CRAWFORD 1974, p. 248, n. 203, datato 153 a.C.; 130501) AE, g 25,7, diam. 3,2; 130503) AE, g 23,25, diam. 3,3; 130504) AE, g 21,75, diam. 3,3; 130505) AE, asse spezzato a metà, g 14,25, d 3,1; 130507) AE, g 27,1, diam. 3,3; 130508) AE, g 24, diam. 3,1; 130524) AE, asse spezzato a metà, g 13,95, diam. 3,1; 130552) AE, g 33,95, diam. 3,4; è leggibile tod (CRAWFORD 1974, p. 214, n. 141, 2, datato 189-180 a.C.). 31 CRAWFORD 1974, p. 488, n. 480, 4-5. 34 La via e il ponte R/ m·silanvs avg/ q·pro·cos·; 33 a.C. 32. 3) 130426 (fig. 7, 426). Dupondio; orich.; g 11,75, diam. 2,6. D/ Corona di quercia; avgvstvs·/tribvnic·/potest·; R/ s·c·; c·cassivs·celer·iii·vir·a·a·a·f·f.; circa 16 a.C.33. 4) 130502 (fig. 7, 502). Dupondio; orich.; g 10; diam. 2,6. D/ Corona di quercia; avgvstvs·/tribvnic·/potest·; R/ s·c·; c·cassivs·celer·iii·vir·a·a·a·f·f.; circa 16 a.C. 5) 130523 (fig. 7, 523). Quadrante; AE; g 3,95; diam. 1,6. D/ Lituo e simpulo; silivs·annivs·lamia; R/ s·c·; iii·vir·a·a·a·f·f; circa 9-8 a.C.34. 6) 130427 (fig. 7, 427). Asse; AE; g 8,35, diam. 2,9. D/ Testa di Augusto, a d.; caesar·avg·po[nt·max·tribvnic·pot·]; R/ s·c; m·maecilivs·tv[l—l]vs·iii·[vir·a·a·a·f·f]; 7 a.C. 35. 7) 130466 (fig. 7, 466). Asse; AE; g 10,35; diam. 2,5. D/ Testa di Augusto, a destra; caesar·[avgvst·pont·max·tribvnic·pot·]; R/ s·c·; a·licin·nerva·silian·iii·vir·a·a·a·f·f; 6 a.C. 36. Il sedimento limoso 3 era coperto immediatamente da una sequenza di ghiaie, esito di un vistoso fenomeno alluvionale (strato 2); dall’alto verso il basso, si susseguono ghiaie sabbiose color ocra, e una ghiaietta limosabbiosa color ocra, con tasche ghiaiose e sabbiose grigio-chiare, con ripples trasversali con ghiaia, in matrice limosa arrossata. Le scarse restituzioni numismatiche sono tuttavia indice di una macroscopica cesura cronologica. Oltre ad un asse tardorepubblicano consunto, e ad uno augusteo37, compaiono: 1) 130406 (fig. 8, 406). Asse; AE; g 9,97, diam. 2,9. D/ Testa di Augusto, coronata, a s.; divvs·avgvstvs·pater·; R/ Ara – s·c· – provident·; dopo il 22 d.C.38. 2) 130382 (fig. 8, 382). Sesterzio; AE; g 23,55, diam. 3,3. D/ Testa di Adriano, laureata, a d.;imp·caesar traianvs·hadrianvs· avg·p·m·tr·p·cos·iii·; R/ Adriano stante, che prende per la mano una figura femminile inginocchiata, con corona turrita; restitvtori orbis terrarum – s·c·; 119-121 d.C. 39. 3) 130380 (fig. 8, 380). Asse; AE; g 10,5, diam. 2,8. D/ Testa di Faustina iuniore, a d.; favstinae avg pii avg fil; 32 CRAWFORD 1974, p. 538, n. 542. 33 SNR. Milano I,1, p. 80, n. 241 ss.; MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 67, n. 80, con proposta di datazione al 22 a.c. 34 MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 78, n. 181; SNR. Milano I,1, pp. 94 ss. 35 MATTINGLY – SYDENHAM p. 79, n. 192; SNR. Milano I,1, p. 98; p. 104. 36 MATTINGLY – SYDENHAM p. 79, n. 195; SNR. Milano I,1, pp. 106 ss. 37 Rispettivamente 130403) AE, asse spezzato a metà, g 12,3; 130390) AE, g 11, diam. 2,5; d/ testa di Augusto a s., legenda illeggibile; v/ illeggibile, se non per la sequenza […]vir a() a() a() f(f) f(). 38 MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 95, n. 6; SNR. Milano I,1, pp. 182 ss. 39 MATTINGLY – SYDENHAM 1962, p. 416, n. 594. 35 Tra ager centuriatus e silva R/ Venere stante; venus – s·c·; 145-146 d.C.40. 4) 130379 (fig. 8, 379). Asse; AE; g 11,9, diam. 2,8. D/ Testa laureata di Antonino Pio, a d.; antoninvs avg pivs p p tr p xxiii; R/ Antonino stante, in atto di sacrificare; vota svscepta dec·iii cos·iiii s·c·; 159-160 d.C. 41. Le indicazioni cronologiche suggerite dalle ghiaie alluvionali dello strato 2 sono ancora più perspicue se lette in connessione con quelle fornite dallo strato 1, che su questo si accumula, ed è ancora di ghiaie sabbiose, con colorazione grigio-chiara, e ciottoli. Lo strato 1 ha dato abbondante messe di monete: ancora assi tardorepubblicani, consunti42, ed una sequenza che si accorpa in due fasi cronologiche ben distinte: 1) 130378 (fig. 9, 378). Asse; AE, g 10,4, diam. 2,7. D/ Testa di Augusto, a d.; caesar·avgvstvs·tribvnic·potest·; R/ s·c·; c·cassivs·celer·iii·vir·a·a·a·f·f·; circa 16 a.C.43. 2) 130405. Denario, AR, g 3,95, diam. 1,8. D/ Testa di Augusto, a d.; V/ Marte stante; l·mescinivs·rvfvs·iii·vir – s·p·q·r·v·p·red·caes·; circa 16 a.C.44. 3) 130493 (fig. 9, 493). Asse; AE, g 9,5, diam. 2,6. D/ Testa di Augusto, a d.; [caesar·avgvstvs·]tribvnic·potest·; R/ s·c·; c·plotivs·rvfvs·iii·vir·a·a·a·f·f; 15 a.C. 45. 4) 130495. Asse; AE, g 11,3, diam. 2,6. D/ Testa di Augusto, a s.; [avgvstvs·tribvnic·potest]; R/ s·c·; l·svrd[invs·]iii·vir·a·a·a·f·f·; 15 a.C. 46. 5) 130499 (fig. 9, 499). Quadrante; AE, g 3,1, diam. 1,7. D/ Lituo e simpulo; silivs·annivs·lamia; R/ s·c·; iii·vir·a·a·a·f·f·; circa 9-8 a.C. 47. 6) 130370. Asse; AE, g 10,3, diam. 2,8. D/ Testa di Druso, a s.; drvsvs·caesar·ti·avg·f·divi·avg·n·; R/ s·c·; pont·tribvn·pot·iter; 22 d.C. 48. 7) 130415 (fig. 9, 415). Asse; AE, g 10,9, diam. 2,8. D/ Testa di Augusto, coronata, a s.; divvs·avgvstvs·pater·; 40 MATTINGLY – SYDENHAM 1930, pp. 191 ss., nn. 1408-1410. 41 MATTINGLY – SYDENHAM 1930, p. 153, n. 1042. 42 130423) g 32,5, diam. 3,4; 130464) AE, asse spezzato, g 15,15, diam. 3,3; 130492) AE, g 26,35, diam. 3,8; 130496) AE, g 29,55, diam. 3,2; 130497) AE, g 26,05, diam. 3,4; 130498) AE, g 29,4, diam. 3,1; 130537) AE, g 18,55, diam. 2,8; 130416) triente, AE, g 5,3, diam. 2. 43 SNR. Milano I,1, p. 80, nn. 248 ss. 44 SNR. Milano I,1, p. 74. 45 SNR. Milano I,1, p. 90, nn. 321 ss. 46 SNR. Milano I,1, p. 88, nn. 302 ss. 47 Supra, nota 34. 48 MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 107, nn. 26-27; SNR. Milano I,1, p. 166. 36 La via e il ponte R/ Ara – s·c· – provident·; dopo il 22 d.C.49. 8) 130465. Asse; AE, g 8,1, diam. 2,6. D/ Testa di Augusto, coronata, a s.; legenda consunta (Divus Augustus Pater); R/ Ara – s·c· – provident·. Come il precedente. 9)130364. Asse; AE, g 10,2, diam. 7. D/ Testa di Augusto, coronata, a s.; divvs·avgvstvs·pater·; V/ Fulmine alato; s·c·; circa 34-37 d.C. 50. 10) 130494 (fig. 9, 494). Asse; AE, g 9,05, diam. 3,1. D/ Testa di Claudio, a s.; ti·clavdivs·caesar·avg·p·m·tr·p·imp·; V/ Minerva gradiente a s., con scudo e lancia; s·c·; 41-54 d.C. 51. 11) 130490. Sesterzio; AE, g 23,35, diam. 3,4. D/ Testa di Traiano, a d.; … nerva traian…; R/ illeggibile. 12) 130553 (fig. 10, 553). Asse; AE, g 11,05, diam. 2,5. D/ Testa di Traiano, a d.; imp·caes·ner·traiano optimo avg·ger dac·p·m·tr·p·cos·vi·p·p; R/ Vittoria gradiente a d.; senatvs·popvlvsqve·romanvs – s·c·; 114-117 d.C. 52. 13) 130491 (fig. 10, 491). Sesterzio; AE, g 23,35, diam. 3,4. D/ Testa di Antonino Pio, a d.; antoninvs·avg·pivs·p·p·tr·p·cos·iii; R/ Tevere recumbente, a s.; tiberis s·c; 140-144 d.C.53. 14) 130539 (fig. 10, 539). Asse; AE, g 8,4, diam. 2,4. D/ Testa di Marco Aurelio, a d.; m·antoninvs avg·germ·sarm·tr·p·xx[xi]; R/ Nave a s., con statua di Nettuno; felicitati avg·p·p – imp·[viii]cos·iii· – s·c·; 176-177 d.C.54. 15) 130377 (fig. 10, 377). Sesterzio; AE, g 19,5, diam. 2,8. D/ Testa di Commodo, a d.; l·avrel·commodvs avg·tr·p·iiii; R/ Minerva stante, as.; [imp·ii·cos·p·p·] – s·c·; 179 d.C. 55. In conclusione, la sequenza riconosciuta sembra da interpretare come esito di un accumulo, probabilmente favorito anche dalla nuova regimazione del corso d’acqua, di un deposito limoso (strato 3) che colloca l’avvio, con una particolare intensità, della frequentazione del sito nei primi anni di Augusto: assi e denari di conio freschissimo si aggiungono alla massa circolante ancora costituita in gran parte – almeno per il bronzo – da assi tardorepubblicani, portati da un impiego secolare ad una quasi generale consunzione delle superfici. La coincidenza con il termine offerto dall’asse viario, inserito nell’ordito della seconda centuriazione di Lucca, disposta con deduzione coloniale 49 Supra, nota 23. 50 SNR. Milano I,1, pp. 192 ss. 51 MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 129, n. 66. 52 MATTINGLY – SYDENHAM 1962, p. 292, n. 674. 53 MATTINGLY – SYDENHAM 1930, p. 112, n. 642. 54 MATTINGLY – SYDENHAM 1930, p. 307, nn. 1191 ss. 55 MATTINGLY – SYDENHAM 1930, p. 342. 37 Tra ager centuriatus e silva triumvirale, o, come sembra più probabile, immediatamente successiva alla battaglia di Azio56, è risolutiva, e induce quindi a datare la costruzione del ponte negli anni fra il 30 e – al più tardi – il 15/10 a.C. Il sedimento 3, nella misura in cui è stato riconosciuto nello scavo, è verosimilmente solo un lembo – evidentemente l’inferiore – di un più potente deposito, in parte almeno travolto da uno (o più) eventi alluvionali; lo strato di ghiaie 2 segna la conclusione di questo episodio, con un accumulo alluvionale, in cui confluiscono peraltro anche lembi dilavati o leggermente dislocati del sedimento 3; la freschezza delle superfici delle monete ne esclude in effetti una provenienza remota. La distribuzione cronologica delle monete, in cui spicca il sensibile iato della media età e tarda età augustea, invita a sospettare che il ponte subì danni, che per qualche tempo lo lasciarono inattivo; le opere di restauro alle pile, evidenti nella messa in opera di sublicae non più formate da travi ben squadrate, ma da fusti talora ancora provvisti di corteccia, o comunque appena sbozzati, in particolare nella pila B, potrebbero dunque essere collegate a questo periodo. Sulla scorta delle drammatiche vicende ambientali d’età tardoaugustea e dei primi anni tiberiani attestate dalle fonti documentarie per l’Urbe, con la sequenza di alluvioni che tormentarono la città inducendo, nel 15 d.C., a drastiche risoluzioni – peraltro mai messe in atto – si è riconosciuto anche a Lucca un evento (o una sequenza di eventi) ambientale che portò al livellamento delle fosse di servizio del kardo dell’area degli Orti di San Francesco nei primi due decenni del I secolo d.C., e al successivo rifacimento della sede stradale57. Il terminus post quem nel 6 a.C. proposto dalle restituzioni numismatiche dallo strato 3 è coerente con queste indicazioni, e con le vicende del ramo dell’Auser che raggiungeva Pisa, quali emergono dagli scavi di Pisa-San Rossore, con almeno uno dei disastri navali che alimentarono l’accumulo di legname attribuito ad un evento alluvionale d’età augusteo-tiberiana 58. D’altro canto, la stessa vita media di un ponte di legno59 – non superiore ai 50 anni anche in caso di continua manutenzione, decisamente inferiore in circostanze meno che ottimali – è coerente con questo scenario. Oltre che per la scansione delle pile, la struttura del ponte può essere almeno in parte ipotizzata sulla scorta del consistente complesso di chiodi restituiti dallo scavo, ovviamente riferibili, in massima parte, alle travature e al tavolato dell’impalcato. Peraltro la stessa distribuzione stratigrafica converge nell’indiziare la destinazione di alcuni tipi alle opere di carpenteria in legno del ponte. 56 CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 13 ss. 57 CIAMPOLTRINI 2007 B, pp. 59 ss. 58 Navi antiche 2005, p. 45 (D. BARBAGLI). 59 Si veda Enciclopedia Italiana, 27, p. 876, s.v. ponte (E. CASTIGLIA). 38 La via e il ponte 18 11. Chiodi e ferramenta. La morfologia della testa permette di distinguere i tipi: A) con testa triangolare, schiacciata, allineata al lato maggiore dello stelo, con sottotipi caratterizzati rispettivamente: A-1) dallo stelo a sezione quasi rettangolare (fig. 11, 1-3); attestato anche nello strato 3, oltre che in 1 e 2, ; A-2) dallo stelo a sezione quadrata, in cui si apre, presso la punta, un occhiello (fig. 11, 4-5); attestato nello strato 3; B) testa con lamina rettangolare piegata ad U, stelo a sezione rettangolare (fig. 11, 6); attestato da un unico esemplare, dallo strato 2; C) con testa subrettangolare, con sottotipi: C-1) a tesa, obliqua, stelo a sezione rettangolare (fig. 11, 7); attestato nello strato 1, con un solo esemplare; C-2) testa subrettangolare, a sezione piano-convessa, con stelo quadrato o rettangolare (fig. 11, 8-9 e 14); attestato nello strato 1; 39 Tra ager centuriatus e silva D) testa circolare, con le varianti, attestate in tutti gli strati: D-1) troncoconica, stelo a sezione quadrata (fig. 11, 10); D-2) conica (‘a punta di diamante’), stelo a sezione quadrata (fig. 11, 11-13); D-3) piatta, stelo a sezione quadrata (fig. 11, 15); E) testa quadrangolare, formata dalla mera sommità dello stelo (fig. 11, 16-17). La sola attestazione di chiodo in bronzo, con testa circolare, stelo a sezione rettangolare, dallo strato 2, anche per le dimensioni dovrà verosimilmente essere riferita ad un manufatto in legno, ottenuto da tavole il cui modesto spessore è segnalato dalla ribattitura dello stelo (Parte II, fig. 38, 1). Il tipo A-1, attestato da quasi venti esemplari, cui se ne aggiungono almeno 4 di formato minore, dovrebbe aver svolto un ruolo cruciale, probabilmente nell’assicurare il tavolato alle travi portanti, consentendo di annegare anche la testa nel legno60. Il tipo A-2, attestato da tre soli esemplari, tutti dallo strato 3, dovrebbe essere la variante ‘passante’ del tipo, con l’occhiello che consentiva o l’innesto con altri chiodi, o di far passare corde con funzione di staffa di irrobustimento dell’innesto; l’ipotesi è confortata dalle dimensioni, giacché dalla testa all’occhiello il chiodo ha uno sviluppo di circa cm 29, coerente quindi con quelle di un trave con lato di un piede romano; travi di queste dimensioni sono postulate da una grande staffa in ferro, sporadica dai pressi dell’area di scavo (fig. 11, 18). La distribuzione sia nello strato 3, che nei livelli alluvionali 1-2 dovrebbe naturalmente segnalare sia la perdita – per mancato recupero o intenzionale – durante i lavori di costruzione, sia l’esito del disfacimento dell’impalcato del ponte. Nel caso dei chiodi di tipo C, attestati da pochi esemplari e solo dal deposito 1, si potrebbe congetturare un ruolo analogo a quello svolto dal tipo A, ma o nel possibile rifacimento d’età tiberiana, o nel viadotto del II secolo; il tipo E, infine, sembra la versione di formato e potenza minima della redazione con testa a scomparsa. I chiodi con testa circolare (tipo D) possono ovviamente essere attribuiti sia alle opere del ponte, che a manufatti in legno finiti nelle acque. La relativa semplicità delle ferramenta, nell’insieme, induce a favorire l’ipotesi che l’impalcato del ponte fosse non affidato ai complessi sistemi di capriate che l’iconografia e le fonti letterarie descrivono per le grandi opere militari in legno, ma ad un semplice ordito di travate piene e semplici, secondo la terminologia del Galliazzo61 , centrate sulle stilate di sublicae, e con travi trasversali (‘dormienti’), che tuttavia – secondo il tipo di ‘passerella’ in legno offerto, con straordinaria ricchezza di particolari, dal60 Per l’impiego nella carpenteria navale si veda HAALEBOS 1996, p. 484, fig. 10, 4-5. 61 GALLIAZZO 1995, pp. 316 s., in particolare p. 323, fig. 93,1. 40 La via e il ponte la Tempesta del Giorgione, utilizzato per il modello ricostruttivo che è stato proposto (tav. III C) – potevano anche semplicemente fungere da mensole laterali. Le staffe, in ferro o formate da corde assicurate agli occhielli dei chiodi passanti, inducono a sospettare che per le travi longitudinali fosse previsto, probabilmente nell’intervallo fra le stilate che formano le pile, un innesto a mortase. Il viadotto e la II via Decisamente più cospicua la seconda cesura: fra gli anni di Claudio e i primi del II secolo d.C. l’area sembra non più frequentata; dall’età traianea un piccolo nucleo di monete ritorna ad indiziare la vitalità del sito, scaglionandosi con convincente uniformità fino alle soglie dell’età severiana. Benché – come è del resto naturale in sedimentazioni fluviali – l’evidenza sia solo indiziaria, parrebbe immediato collegare questa seconda, meno consistente (almeno nell’evidenza numismatica) frequentazione del sito non al recupero del ponte, ma alla costruzione del viadotto che, in aderenza al decumanus della centuriazione augustea, di cui sfrutta il fossato laterale meridionale, rese di nuovo facilmente praticabile il tracciato fra l’Auser II e le Cerbaie. Il viadotto ligneo, in particolare, sembra raccordare le isoipse di m 5 s.l.m, che potrebbero dunque segnare, con buona approssimazione, i margini dell’area impaludata dopo la nuova crisi ecologica, dello scorcio finale del I secolo d.C. Il manufatto (II via) è stato indagato sia immediatamente a sud del ponte (pile a-d: fig. 6 A; tav. III-IV), che in un’area di scavo aperta nel 1990 poco a ovest (fig. 6 B; tav. VIII-IX), e si articola su pile formate da una stilata di quattro travi, disposte a formare un quadrilatero decisamente irregolare, con lato mediamente di m 1,5 (5 piedi ?); nelle due aree saggiate, tuttavia, si manifestano leggere differenze struttive. Anche in questo caso è plausibile che la sede stradale aggettasse leggermente rispetto alle pile, raggiungendo forse una larghezza di m 2 circa, comunque sufficiente a garantire il passaggio di carri. È possibile che fossero disposte vere e proprie piazzole di scambio, in alcuni punti: ad ovest della pila A del ponte sono stati messi in luce travi non riferibili con certezza a nessuno dei due tracciati viari, che potrebbero quindi – anche se in maniera del tutto congetturale – essere attribuiti a simili strutture di servizio. Dato il minor carico che comunque doveva essere sostenuto, l’interasse fra i piloni poteva essere ampliato senza particolari inconvenienti: la media è di poco inferiore ai m 5, forse corrispondenti ad un modulo ‘di progetto’ di 16 piedi (m 4,7), che, ovviamente, poteva essere adeguato al taglio di legname disponibile. Come si è detto, il viadotto – II via – corre nel Botronchio subito a sud della I via, di cui sfrutta il lato meridionale, e la fossa laterale, ormai riempita; è plausibile che l’antico manufatto stradale potesse proteggere il si- 41 Tra ager centuriatus e silva stema di palificazioni dall’irrompere delle correnti, che il fiume doveva di volta in volta attivare nell’area in cui si impaludava. La sequenza stratigrafica riconosciuta con un saggio in profondità nella campagna 1990 (tav. IX, sezione a-a’) fornisce anche un’eccellente spaccato della struttura delle vie I e II. Sull’argilla di base, biancastra al tetto, con tonalità verdastre (3) si depositano le torbe limose (7) su cui viene collocata la glareata della I via (5), fornita di una profonda fossa laterale di drenaggio. In questa si sedimentano progressivamente, per decantazione, con la mancata manutenzione e il ridotto drenaggio naturale, argille scure (2), nelle cui fessurazioni si infiltrano ghiaie e sabbie ghiaiose provenienti dal colluvio della via (6). La sedimentazione dei limi (2) e lo smantellamento per colluvio delle ghiaie della via (4) procedono di pari passo, sino a che il dilavamento della via copre completamente l’antica fossa. Su questo livellamento vengono piantati i travi di sostegno della viadotto della II via. Si dovrebbe concludere che negli anni intorno al 50 d.C. un violento fenomeno naturale spazzò via il ponte, e per almeno 50-60 anni impose soluzioni alternative al collegamento con le Cerbaie; le tracce dell’evento potrebbero essere riconosciute anche nella serie di abbandoni di insediamenti rurali, soprattutto nel settore meridionale, più depresso, del bacino del Bientina, che non mostrano segni di vita a partire dalla seconda metà del I secolo d.C. 62. Fra l’età traianea e adrianea, con un’opera di riorganizzazione che sarebbe coerente con la temperie del momento, caratterizzata anche in Etruria da uno sforzo di recupero del sistema viario63 che si sarebbe quindi estesa anche a realtà minori, si sarebbe dunque posto mano al recupero dell’asse viario sfruttandone l’antica sede come argine di protezione di un lungo viadotto ligneo, che apriva, almeno ad una corsia, il collegamento carreggiabile con le Cerbaie. Infine, sullo scorcio del II secolo, si direbbe, la crisi finale, evidente nell’episodio alluvionale che porta alla formazione del deposito di ghiaie 1. Su questo, e sotto il terreno humifero, si forma uno strato di torba limosa (strato 0). Le indicazioni offerte dai ritrovamenti sporadici lungo il tracciato stradale, con monete che vanno dalla Tarda Repubblica, ancora con assi consunti64, all’età augustea65 e claudio-neroniana (fig. 10, 569)66 , per poi atte62 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2002, p. 62. 63 Si veda la sintesi di CIAMPOLTRINI 1994, pp. 11 ss.; in generale ECK 1999, pp. 34 ss. 64 130571) AE, g 25,3, diam. 3,3. 65 130570) asse, AE, g 9,74, diam. 2,6; d/ testa di Augusto, a d.; [caesar·avgvst·tribvnic·potest·]; v/ [cn·] piso·cn·[f·]iii·[vir·a·a·a·f·f·]; 15 a.c.: sng. milano i,1, p. 86; MATTINGLY – SYDENHAM 1923, p. 66, n. 72. 66 130569) asse, AE, g 9,3, diam. 3, d/ testa di Claudio, a s.; ti·clavdivs·caesar·avg·p·m·tr·p·imp·; v/ Minerva gradiente a s., con scudo e lancia; s·c·: supra, nota 36; 130568) asse, AE, g 9,3, diam. 3; d/ testa di Nerone, a d.; …nero cla…; v/ illeggibile. 42 La via e il ponte 12. Bacino di ceramica figulina con decorazione a fasce. starsi nell’età antonina (fig. 10, 572)67 , sembrano coerenti con la sequenza che l’intreccio di dati stratigrafici e l’analisi delle strutture lignee porta a ricomporre. La III via Nel corso del III secolo, come si accennò un estremo tentativo di recupero di siti abbandonati 68, probabilmente si riaprì la strada, una glareata costruita con una tecnica non dissimile da quella impiegata per la I via, ma assai più larga di questa, forse fino a 12 m (40 piedi), stando alle indicazioni offerte dalle fosse campestri, e confermate, in particolare nel settore orientale del Botronchio, dalle immagini aeree e satellitari (fig. 3). Il fiume fu infine superato con un nuovo ponte – non scavato – le cui sublicae ancora affiorano poco a sud dell’area dello scavo 1989 (fig. 6 C, tav. XI-XII)69 . Allo stato attuale della ricerca non è possibile decidere se la III via fu aperta perché il viadotto di legno era divenuto inservibile, o se i due tracciati rimasero in uso contemporaneamente; il ricorso, di nuovo, ad una via glareata fa tuttavia supporre che la situazione di impaludamento fosse superata, o per una diversa connotazione climatica, o per una diminuita portata dell’Auser III, a vantaggio degli altri rami del fiume. La prima ipotesi sembra, nel complesso, preferibile: le restituzioni numismatiche segnano una vistosa cesura per l’età severiana, da Pertinace ad 67 130572) asse, AE, g 14,2, diam. 2,6; d/ testa di Antonino Pio, a d.; antoninvs avg·pivs·p·ptr·p·xxii; v/ figura stante, su base, entro sacello; cos·iiii·s·c·; 158-159 d.c.: MATTINGLY – SYDENHAM 1930, p. 151, n. 1022. 68 Su questo aspetto CIAMPOLTRINI 1992, pp. 225 ss.; CIAMPOLTRINI 2004 B, pp. 40 ss.; MILLEMACI 2004, pp. 60 ss. 69 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 1993, p. 189. 43 Tra ager centuriatus e silva Alessandro Severo, e considerando il lungo periodo d’uso delle monete si potrebbe porre intorno alla metà del III secolo d.C. la riapertura ‘organica’ dell’antico decumanus 70, quando si ripristina, dopo i tentativi di rivitalizzazione del territorio dello scorcio finale del II secolo71 , un nuovo, fragile equilibri, destinato a resistere per quasi due secoli, fino al definitivo impaludamento nel corso del V secolo d.C. Le monete di Costanzo II recuperate lungo il tracciato della III via, assieme a frammenti ceramici riferibili alle produzioni dell’Etruria settentrionale del IV secolo d.C. (fig. 12)72 assicurano che questa era ancora percorsa nell’avanzato IV secolo, e continuava a collegare la Piana alle Cerbaie, risolutiva per la vitalità di insediamenti come quello scavato a Corte Carletti di Orentano73. 70 Si potrà osservare che il restauro di vie compromesse o rese inservibili dalle avversità climatiche e, soprattutto, da alluvioni, è fatto comune nell’epigrafia stradale del III secolo d.C.: DONATI 1992, pp. 115 ss. 71 CIAMPOLTRINI 1992, pp. 225 ss. 72 CIAMPOLTRINI 1998, pp. 289 s.; sulla classe ceramica, da ultimo CIAMPOLTRINI – SPATARO – ZECCHINI 2005, pp. 322 ss. 73 Infra, pp. 48 ss. 44 PARTE II BOSCAIOLI E CACCIATORI, CARRETTIERI E PASTORI. VITA ECONOMICA D’ETÀ ROMANA TRA AGER CENTURIATUS E SILVA I materiali restituiti dallo scavo del ponte del Botronchio e dalle indagini di superficie lungo il tracciato del decumanus permettono di tratteggiare con sorprendente puntualità gli aspetti della vita economica che si svolgeva al margine delle colline delle Cerbaie, ricomponendovi un paesaggio di silvae et pascua1 che si integra con gli scenari agricoli dell’ager centuriatus. La ceramica Come è da attendersi in un’area di transito, non frequentata in maniera stabile, la ceramica è rappresentata in misura marginale, ma concorre comunque a consolidare la definizione cronologica offerta dalle monete. Dallo strato 3, in piena coerenza quindi con la datazione alla prima età augustea proposta dalla Marabini2, proviene il poculo a pareti sottili, forse di forma IV Marabini, con decorazione a spine, disposte a quincunx, su corpo ceramico duro, depurato, avana (fig. 1, 1). Il sottile poculo f. LI, d’argilla figulina arancio, con decorazione a squame, applicata (fig. 1, 2; 2, A), dovrebbe segnalare la frequentazione collegata alla possibile ripresa d’età tiberiano-claudia3, attestata anche da due fondi di sigillata italica della pisana officina di Cn. Ateius, con bolli Atei e Zoili in planta pedis; la provenienza dallo strato 3, che restituisce anche un’olletta d’impasto rossiccio, con fondo piano e breve labbro svasato (fig. 1, 3), e frammenti di un’olpe d’argilla figulina avana, con labbro modanato (fig. 1, 4), potrebbe suggerire che lo strato limoso 3 continuava a formarsi ancora in età tiberiana, e che solo i livelli superiori sono stati asportati o dislocati dall’evento alluvionale d’età claudio-flavia. Un minuto e consunto frammento di terra sigillata tardo-italica con decorazione a rilievo quasi esaurisce le restituzioni ceramiche dallo strato 1; sporadica anche, e con frammenti non classificabili, la presenza del vetro, e il vasellame in metallo trova solo una attestazione indiretta nell’ansa di bronzo in verga rettangolare (fig. 38, 2), sporadica. 1 Per l’associazione corrente di silvae e pascua, anche per l’intenso sfruttamento a pascolo delle aree boschive, si rinvia alla sintesi di LAFFI 1998, pp. 533 ss., con le osservazioni di nota 1. 2 MARABINI MOEVS 1973, pp. 68 s. 3 MARABINI MOEVS 1973, pp. 154 s.; per Lucca, si veda CIAMPOLTRINI 2006 D, p. 24. Tra ager centuriatus e silva 4 2 1 3 1. Ceramiche dall’area del ponte. 2. Ceramiche dall’area del ponte (A) e sporadiche (B). 3. Manufatti in ferro. 4. La caccia al cervo e al cinghiale nella stele dei Titii (CIL XI, 1614). B A Fra i materiali sporadici, recuperati lungo la via, da segnalare il boccaletto ‘a collarino’ (fig. 2, B) d’argilla figulina arancio, comparabile con tipi attestati nel territorio in contesti dell’avanzato I-inizi II secolo d.C. 4. 4 CIAMPOLTRINI 2006 D, p. 24. 46 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 2 1 5 3 4 L’instrumentum in metallo I manufatti in ferro hanno goduto, per le particolari condizioni di giacitura, di una eccellente conservazione, che ne permette di norma una valida lettura. La punta di lancia con lama foliata e immanicatura a cannone (fig. 3, 1), e le punte di giavellotto, a sezione quadrangolare o circolare, ancora con 47 Tra ager centuriatus e silva immanicatura a cannone (fig. 3, 2-3; 5) sono naturalmente destinate alla caccia ad animali di taglia media o grande, come i cinghiali e i cervi della scena di caccia che campisce, nei primi decenni del II secolo d.C., il pannello inferiore della stele dei Titii, dal territorio di Firenze (CIL XI, 1614: fig. 4)5 . Il rango di uno dei titolari del monumento – un liberto di successo divenuto sexvir – assicura che anche nell’Etruria settentrionale la caccia non era solo l’attività economica praticata professionalmente da venatores, talora riuniti in collegia6, talora noti dalla dediche alla divinità ‘per eccellenza’ delle silvae, Silvanus 7, ma era anche parte dello ‘stile di vita’ dei maggiorenti municipali, di formazione antica o recente – come nel caso dei Titii – probabilmente anche in adesione al modello imperiale propagato dalla tarda età flavia e poi soprattutto con Adriano8. In effetti, la concentrazione della armi da caccia nello strato 2 parrebbe confermare la diffusione della caccia al cinghiale e al cervo soprattutto con la ripresa della frequentazione della via. Il pugnale con lama costolata, elsa in legno su stelo in ferro (fig. 3, 5; 6), dallo strato 3 9, assicura tuttavia che già in età augustea sul ponte transitavano cacciatori; o, almeno, che l’ambiente era tanto insicuro – per causa di uomini o di belve – da imporre armi di difesa personale10 anche a chi entrava nelle selve delle Cerbaie solo per tagliare legname. Le corpose presenze di manufatti in ferro collegati al taglio o alla prima lavorazione del legname non lasciano dubbi, in effetti, sulla principale risorsa di questo territorio. L’ascia (dolabra) con lama dal taglio lunato, e testa posteriore a martello, che ancora conserva un frammento del manico in legno (fig. 7, 1), dallo strato 3, cui si aggiunge un identico esemplare dai recuperi lungo la via (fig. 8), è per eccellenza lo strumento per il taglio del legname, anche se per dimensioni parrebbe adatta piuttosto a fusti di dimensioni modeste11; la presenza di almeno tre esemplari di falces arborariae (fig. 7, 2-4; 8), dagli strati 3 e 2, impiegate nella prima lavorazione del legname12 e strumento ‘per eccellenza’ di chi entra nei boschi, tanto da essere attributo essenziale di Silvano, parrebbe confermare la specializzazione della silvicoltura delle Cerbaie. 5 CIAMPOLTRINI 2005, pp. 66 ss. 6 Si veda ad esempio, dall’Italia centro-meridionale, CIL IX, 3169; X, 5671. 7 Si rinvia a DORCEY 1992, p. 120. 8 TUCK 2005, pp. 221 ss. 9 Un puntuale confronto a Alesia: REDDÉ et alii 1995, p. 144, fig. 34,2. 10 Date le dimensioni della lama, nel manufatto è da riconoscere un pugio, piuttosto che un gladio; per questi, seppure soprattutto a proposito dei tipi decorati, da ultimo KÜNZL 1996, pp. 383 ss. 11 WHITE 1967, pp. 61 s.; GAITZSCH 1980, pp. 342 s., tav. 4; Misurare la terra 1985, pp. 138 ss., nn. 3-4 (A. TORO). 12 WHITE 1967, pp. 86 ss. 48 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 5. Punta di giavellotto in ferro. 6. Pugnale in ferro, lacunoso. Se Silvano è la divinità non solo dei cacciatori ‘professionali’, ma anche dei sectores materiarum che gli pongono una dedica ad Aquileia13, si dovrebbe immaginare che lungo il decumanus si muovevano soprattutto le maestranze addette al taglio e alla prima lavorazione del legname, e non i tignarii che trasformavano la materia prima in semilavorati o in prodotti finiti: il collegium di fabri tignarii documentato a Pisa da un lascito funerario, in effetti, doveva essere formato da artigiani con bottega in area urbana o suburbana, come appare d’altronde dalla contiguità con un secondo collegium di artigiani impegnati nella lavorazione del legno, i fabri navales14. L’iscrizione pisana, riferibile sulla scorta del formulario all’avanzato II secolo d.C., si aggiunge alla testimonianza di Strabone sul ruolo svolto da Pisa in età augustea per l’approvvigionamento di legname da costruzione di Roma15, e   assicura sulla continuità di questi traffici, come materia prima o di (semi)lavorati, lungo l’Arno e i suoi affluenti ancora nell’avanzata età imperiale. È ovviamente possibile che anche le silvae delle Cerbaie concorressero a questi traffici, e che il ponte su decumanus del Botronchio potesse essere anche un portus sul quale, lungo l’Auser III, avviare il legname all’Arno e a Pisa. Alla lavorazione del legno, data l’immanicatura a cannone, doveva essere stato destinato anche lo scalpello dallo strato 3 (fig. 7, 5), comparabile con esemplari pompeiani16; la giacitura, quasi a contatto con i limi nerastri di base, porta anzi a congetturarne l’impiego nei lavori di costruzione del ponte. L’assenza di attrezzi agricoli trova un’eccezione nel vomere (fig. 10-11) del tipo considerato comune (vulgare) da Plinio, rostratus, con la punta canonicamente ripiegata verso il basso 17; che riveste con una cassa a se13 CIL V 815; DORCEY 1992, p. 120. , 14 CIL XI, 1436; per la datazione e la sicura provenienza pisana, testimoniate dalla formula hic adquiescit, si rinvia a CIAMPOLTRINI 1981, pp. 226 ss. 15 STRABO,V 8; si veda CIAMPOLTRINI 1994-1995, pp. 592 ss., anche per la strut, turazione di un vero e proprio ‘sistema portuale’ fra l’Etruria settentrionale e Roma, in età augustea; sulla fluitazione del legname CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 220 s., con rassegna delle fonti. 16 Per questi, e per la tipologia, GAITZSCH 1980, pp. 156 s. 17 Si veda in merito WHITE 1967, in part. pp. 133 s., fig. 108 (a); Misurare la terra 1985, p. 145, fig. 119 (A. TORO). 49 Tra ager centuriatus e silva 5 3 2 1 4 zione rettangolare il dentale, cui è assicurato da due chiodi per ogni lato. Recuperato sporadico lungo il tracciato della via, è forse indice di tentativi di messa a coltura – più che dei suoli delle Cerbaie – della prateria umida o delle estreme pendici del pianalto18. A opere gromatiche, in effetti, potrebbe essere riferito il peso per filo a piombo (perpendiculum), conico, in ferro (fig. 12), sporadico, che, anche per dimensioni, trova puntuali confronti, anche nella morfologia dell’anello di sospensione, e nelle dimensioni, in esemplari attribuiti a gromae19 . 7. Ascia (1), falci (2-4), scalpello (5) in ferro. 8. Ascia in ferro. 9. Falce in ferro con immanicatura in legno. 18 Il tipo di vomere si presta alla semina sub sulco, idonea a favorire il prosciugamento del terreno: KOLENDO 1980, p. 112. 19 Patrimonio disperso 1989, p. 159 (G. POGGESI), con ampia ed esauriente bibliografia; CORTI 2001, pp. 239 ss. 50 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 10-11. Vomere in ferro. 12. Perpendiculum in ferro. Le piccole incudini – una dallo strato 1 (fig. 13, 1), l’altra sporadica (fig. 14) – formate da una piastra rettangolare assicurata alla base lignea da uno stelo a sezione quadrata20 – potevano intervenire, date le dimensioni, nella lavorazione del piombo, o nell’adattamento di manufatti in ferro. L’incudine, in effetti, è segnalata anche nelle attrezzature dei fabri tignari, proprio per le esigenze di manutenzione degli strumenti in ferro per la lavorazione del legname21; compare ovviamente anche fra gli utensili dell’aerarius, nella limpida figurazione che è proposta dalla stele funeraria dell’aerarius fiorentino Q. Vibius Maximus Smintius (CIL XI, 1616; fig. 16), databile fra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.22. La presenza di una chiave con solido anello, stelo trapezoidale, ingegno a cinque denti (fig. 13, 2; 15)23, analoga a quelle prodotte dal fabbro fiorentino, nello stesso strato 1 in cui era finita un’incudine, potrebbe dunque indiziare l’attività – almeno occasionale – nell’area del ponte di un artigiano del ferro (o del bronzo), e confortare la provenienza locale del nucleo di manufatti in metallo – fra cui appunto frammenti di chiavi e di elementi di serratura in bronzo – recuperati negli anni Sessanta del Novecento, 20 GAITZSCH 1980, p. 341, tav. 1,4; p. 377, tav. 58, 288. 21 Si veda ad esempio DAGR, V pp. 334 ss., s. v. tignarius (V CHAPOT). , . 22 Per la datazione CIAMPOLTRINI 1982, pp. 3 ss. 23 Sul manufatto, Patrimonio disperso 1989, pp. 154 s. (G. POGGESI). 51 Tra ager centuriatus e silva 1 2 grazie all’impegno di Vittorio Bernardi, e dati come provenienti dal relitto di un’imbarcazione antica enersa nel Compitese 24. Sulla scorta dell’impiego in basti moderni, la serie di ganci in ferro con anello di sospensione, costituita da almeno quattro esemplari, soprattutto restituiti dallo strato 1 (fig. 17, 1), integrabile con l’esemplare di fig. 17, 2 (strato 1), e, se deformato, di fig. 17, 3 (strato 3) potrebbe aprire l’ampia sequenza di manufatti riferibili all’apparato equestre, o, comunque, collegato alle attività del trasporto. Al fissaggio di cerchioni in ferro sulle ruote dei carri, sulla scorta del modello d’età etrusca attestato anche nella stessa Piana di Lucca dai ritrovamenti nella glareata del Frizzone, devono essere attribuiti i grandi ‘chiodi’ in fer- 13. Incudine e chiave in ferro. 14. Incudine in ferro. 15. Chiave in ferro. 16. La stele dell’aerarius Q. Vibius Maximus Smintius (CIL XI, 1616). 24 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 219 s., fig. 8, 1. 52 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 5 17. Elementi in ferro per basto. 18. Elementi in ferro per cerchioni di ruote ro con testa romboidale a sezione piano-convessa (fig. 18)25 . Il terminale di giogo in bronzo (fig. 19), dallo strato 1, appartiene ad una classe diffusa in tutto l’Impero26; il contesto stratigrafico conforta la datazione di questa versione, ‘semplice’, sprovvista di decorazioni figurate (tipo A Radnóti), entro l’età giulio-claudia; gli anelli laterali per la sospensione del sottogola (fig. 20) sono in effetti formati da due linguette revolute, saldate all’anello centrale, destinato al fissaggio all’elemento ligneo del giogo, e alle piastre laterali, circolari, modanate, della verga trasversale portante. Alla sommità dell’anello di fissaggio sono ripetute, quasi a formare un giogo stilizzato, le due linguette. All’apparato equestre vero e proprio sono riferibili, dallo strato 3, l’‘anello gemino cuspidato’, su cui la ricerca del Sannibale ha risolutivamente fatto luce, fornendone una tipologia e confermandone sostanzialmente la pertinenza ad un ‘cavezzale a seghetto’ (fig. 21)27 in cui poteva essere im25 CIAMPOLTRINI 2006 C, p. 19, con altra bibliografia. 26 KAUFMANN-HEINIMANN 1977, p. 155, n. 274; BOUBE-PICCOT 1980, pp. 87 ss. (da cui, rielaborata, fig. 20); MENZEL 1986, pp. 166 ss. 27 SANNIBALE 1998, pp. 222 ss.; VIGNERON 1987, pp. 80 s.; si veda anche SCHÖNFELDER 2000, pp. 285 s. Dall’area delle Cerbaie stessa, si veda l’esemplare da Tricolle di Ponte a Cappiano: VANNI DESIDERI 1985, p. 46, fig. 21,2. 53 Tra ager centuriatus e silva 19. Terminale di giogo, in bronzo. 20. L’impiego del terminale (da Boube-Piccot, rielaborato). piegato anche l’elemento di snodo formato da un doppio anello, e due ganci laterali, modanati (fig. 22)28 , sporadico dall’area della via, comunque pertinente a finiture equine. Il contesto del ponte del Botronchio conferma la straordinaria vitalità – pur nelle possibili evoluzioni suggerite dal Sannibale – del congegno, di natura chiaramente funzionale. 28 ‘Moschettone’ per BOUBE-PICCOT 1976, pp. 131 ss., in part. p. 247, nn. 402403, fig. 30, tav. 89. 54 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori Ancora a morsi equini del tipo ‘duro’, descritto da Senofonte29 e altrettanto fortunati nello spazio e nel tempo, come certifica lo stesso contesto del Botronchio, appartengono gli elementi di filetto cilindrici, con triplice serie di otto punte, ‘cilindro cuspidati’ nella definizione datane dal Sannibale (fig. 23, AB), sporadici dall’area della via30. All’apparato delle briglie deve essere riferita, con ogni probabilità, anche la fibbia, mutila della staffa, con anello schiacciato e ardiglione mobile (fig. 24)31 , dallo strato 3, che poteva trovare concorrenza nel tipo circolare in ferro, con ardiglione mobile (fig. 25) attestato in tre esemplari dagli strati 1-2. Sporadico, dall’area della via, a confermarne la frequentazione durante il III secolo, è l’elemento per applicazione esagonale, con umbone centrale bipartito, ‘a vulva’, e doppio elemento di fissaggio (fig. 26), diffuso in tutto l’Impero, dalla Mesopotamia alla Germania, nel corso del III secolo d.C.32. È consistente la serie di pendenti o di elementi per applicazione in bronzo: laminare, lanceolata, con anello di sospensione (fig. 27), dallo strato 1, in coerenza con la datazione al II secolo d.C. proposta dalla sequenza 21. Anello gemino cuspidato, in bronzo. 22. Catena, forse pertinente a cavezzale, in bronzo. 29 VIGNERON 1987, pp. 77 ss. 30 SANNIBALE 1998, pp. 253 ss. 31 Patrimonio disperso 1989, p. 150 (G. CIAMPOLTRINI). 32 OLDENSTEIN 1976, pp. 137 ss., tav. 34, 269-272. 55 Tra ager centuriatus e silva A B 23. Elementi ‘cilindrocuspidati’ per filetto equino, in bronzo. 24. Fibbia in bronzo. 25. Fibbia in ferro. d’area provinciale33; circolare, con umbone centrale (fig. 28), dallo stesso strato34 ; circolare, laminare, con semplice sequenza di modanature, e foro centrale probabilmente dovuto alla perdita dell’ele- 33 OLDENSTEIN 1976, pp. 124 ss., tavv. 29-30. 34 BOUBE-PICCOT 1980, p. 148, n. 177. 56 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 26-29. Applicazioni in bronzo per finimenti equini. 30. Applicazioni in bronzo per finimenti equini dal Colmo dei Bicchi. mento di fissaggio (fig. 29), dallo strato 1 35. La varietà dei tipi di pendente da finitura equina trova conferme da altre restituzioni dalla Piana; in particolare (fig. 30), dall’insediamento del Colmo dei Bicchi (LR 9) che ha altresì fornito una testimonianza risolutiva per l’esegesi – sino a quel momento ardua – di un manufatto sporadico, interpretato 35 BOUBE-PICCOT 1980, p. 262, n. 434; OLDENSTEIN 1976, p. 171 s., tav. 48, nn. 540-541; per i contigui esemplari impiegati per baltei, o cinture, OLDENSTEIN 1976, pp. 226 ss., tav. 85. 57 Tra ager centuriatus e silva in un primo momento come arco di fibula36. L’elemento romboidale con alveolo centrale smaltato (fig. 31), in effetti, deve essere correttamente interpretato come coperchio di un portasigilli romboidale, del tipo diffuso – stando alla recente indagine della Bessi – nella piena età imperiale (fig. 32)37 . L’impiego anche nella Piana di Lucca di questa classe di manufatti in bronzo, funzionale all’apparato di chiusura dei plichi della corrispondenza, è infatti confermato dall’esemplare integro, del tipo parallelepipedo in uso fra la fine del I sec. a.C. e il I secolo d.C., dall’insediamento LR 13 del Colmo dei Bicchi (fig. 33)38 . Il transito di bestiame, ancora lungo la via, è ribadito dai due tintinnabula (campanacci), sporadici, con anello di sospensione poligonale, corpo 36 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2001, p. 168; CIAMPOLTRINI 2006 B, anche per la presentazione dei pendenti equini dal Colmo dei Bicchi. 37 BESSI 2005, pp. 1193 ss. 38 CIAMPOLTRINI 2006 B. 31. Frammento di coprisigilli in bronzo. 32. Tipologia del coprisigilli d’età imperiale (da Bessi). 33. Portasigilli in bronzo dal Colmo dei Bicchi. 58 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori subpiramidale, apofisi agli spigoli (fig. 34-35)39 . L’area della via ha restituito, erratico, un esemplare della serie – sempre più consistente nella Toscana settentriona- 34-35. Tintinnabula in bronzo. 36. Applicazione in bronzo configurata a protome taurina. le40 – di applicazioni a protome taurina (fig. 36), munite sul retro, liscio, di un anello orizzontale, e completate da un anello di sospensione verticale, prodotte in bronzo fuso. Tradizionalmente e genericamente datate in età arcaica per una epidermica valutazione stilistica, le applicazioni godono in realtà di ampissima diffusione, in età imperiale, in Italia e nelle province 41. La stessa resa della 39 Per il tipo, Patrimonio disperso 1989, pp. 156 s. (G. POGGESI). 40 Per la Piana di Lucca CIAMPOLTRINI 1987, figg. 26-27 e commento; in generale, Prospettive 1974, p. 26, n. 20 (G. CAPECCHI); si aggiunga, dal Chianti, GARUGLIERI 1997, pp. 15 s., fig. a p. 34. 41 KAUFMANN-HEINIMANN 1977, p. 160, n. 286, anche per altre attestazioni dalla Gallia; in versione meno stilizzata, MENZEL 1986, p. 157, n. 428. 59 Tra ager centuriatus e silva 4 3 2 1 5 protome, con la scansione del ciuffo, e gli occhi amigdaloidi, dal pesante contorno, trova semmai precisi riferimenti nello schema stilizzato corrente fra Tarda Repubblica e la prima età augustea per le versioni ‘decorative’ del tema, prima che questo venga sostituito dal bucranio, tanto che potrebbe essere avanzata una datazione della classe alla seconda metà del I secolo a.C. Un solido apporto a questa datazione viene anche da un esemplare rinvenuto in un contesto affidabile: la descrizione del Podestà, in effetti, non sembra lasciar dubbi nell’attribuire a questa classe di oggetti la «borchia di bronzo, la quale rappresenta la mezza testa di un vitello presa di prospetto, dalle narici alle corna: tra le quali sta un anello fisso, e nella parte interna una sbarra orizzontale» rinvenuta a Barbarasco di Tresana, in Lunigiana, in una tomba databile all’età cesariano-augustea 42. 37. Anelli in bronzo. 38. Manufatti in bronzo. 39. Lama di coltello in bronzo. 40. Figura di Sagittario. 42 Notizie Scavi 1884, pp. 95-96 (FIORELLI, da comunicazione Podestà). 60 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori A C B 41. Pesi da pesca in piombo. 42. Peso da telaio, in terracotta. 43. Aghi per rete da pesca in bronzo. L’anello orizzontale, posteriore, induce ad ipotizzare che le applicazioni a protome taurina rivestissero oggetti in legno, sì la proposta più immediata è di attribuirle a secchi43; ma il tema decorativo adottato invita anche a cercarne una possibile collocazione nell’ambito dell’attrezzatura dei carri, o del giogo44. Nello stesso ambito, o per la bardatura equina, potrebbero aver svolto un ruolo gli anelli in bronzo, di vario formato (fig. 37; 38, 3), distribuiti in tutti gli strati45. 43 Prospettive 1974, p. 26 (G. CAPECCHI). 44 Si confronti, seppure con diversa angolazione fra i due anelli, BOUBE-PICCOT 1980, pp. 79 ss. 45 Sempre dalle Cerbaie, lo si veda presente a Tricolle, associato ad un ‘anello gemino cuspidato’: VANNI DESIDERI 1985, p. 46, fig. 21,1. 61 Tra ager centuriatus e silva A B C La scelta del bronzo per la lama subtriangolare, con tagliente leggermente convesso, munita di breve codolo con due fori per l’innesto nel manico (fig. 39), dallo strato 1, potrebbe essere motivata dall’impiego cultuale dell’oggetto, che è morfologicamente identico ai cultra sacrificali46 ; ma non se ne può escludere un più modesto impiego nell’attività del tonsore 47. Rimane isolata, anche per la mutilazione e la consunzione delle superfici, la figura di Sagittario (fig. 40), ancora sporadica dall’area della via. Essendo simmetricamente lavorata sulle due facce, con sezione lenticolare, era destinata a spiccare a tuttotondo, come terminale, piuttosto che come applicazione48; la datazione rimane necessariamente generica. 4 4 . Ae q u i p o n d i a i n piombo. 45. Peso per bilancia in bronzo. 46-48. Fibule in bronzo. 46 Si vedano le redazioni in ferro: per esempio KAUFMANN-HEINIMANN 1977, pp. 136 s., nn. 229-230; Misurare la terra 1985, p. 140, n. 8 (A. TORO). 47 Sul manufatto, in generale, WHITE 1967, pp. 69 s. 48 Si vedano le figure zodiacali del complesso di Marengo, d’età antonina: LIMC, VIII, 1, s.v. Zodiacus, n. 18 (F. GURY). 62 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 49-50. Anelli in ferro con corniola incisa. La consistenza dell’attività alieutica lungo il fiume 49 risalta dalla coerente presenza, in tutti gli strati, dei pesi da rete, in lamina ripiegata (fig. 41, A-B), cui si aggiunge un esemplare rozzamente modellato a forma parallelepipeda (fig. 41, C), dallo strato 2. Anche il peso da telaio in terracotta (fig. 42), sporadico, potrebbe essere stato impiegato per una rete, tanto che verrebbe da collegare soprattutto con la preparazione 49 In generale CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003. 63 Tra ager centuriatus e silva o riparazione di reti 50 gli aghi in bronzo di vario formato, con cruna doppia, sporadico, o singola, dallo strato 3 (fig. 43), che tuttavia potevano soddisfare una vasta gamma di esigenze di cucitura; anche lo stelo in ferro, a sezione quadrata, frammentario (fig. 3, 4), dallo strato 2, potrebbe essere resto di un ago. La capillare diffusione di pesi per bilancia – di regola in piombo – negli abitati perifluviali della Piana di Lucca51 sembra dimostrare che scambi e commerci ‘al minuto’ erano parte integrante della vita degli insediamenti rurali, e in particolare di quelli posti sul fiume. La massa di monete finita nei sedimenti fluviali esplorati nel 1989 è la prova più eloquente delle attività commerciali nell’area del ponte, ma si integra in una piccola serie di contrappesi da bilancia (aequipondia) in piombo, del tipo ‘a cestello’, subparallelepipedo (fig.44, A-C)52 , sporadici dall’area del ponte e della via. Due esemplari, il primo lacunoso con peso di g 221,5 (fig. 44, A), il secondo, integro, di g 230,2 (fig. 44, B), paiono attestarsi su una frazione di libbra compresa tra le 8 e le 9 once (g 218,2-245,5), che corrisponde singolarmente, con eccellente approssimazione, a 12 delle unità indicate da un piccolo peso in bronzo troncoconico – sporadico – di g 19,2 (fig. 45), corrispondenti alla frazione librale intermedia fra il bes (8/12 di uncia, g 18,16) e il dodrans (9/12, g 20,43)53 , equivalente dunque ai 17/24 dell’uncia ‘canonica’ di g 27,28. Avventurarsi in congetture sulle convenzioni ponderali correnti lungo il decumanus ‘del 50 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 211 ss. 51 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 215 ss.. 52 La morfologia, peraltro condizionata da quella della matrice in cui il piombo fu fuso, con la presenza di una barretta pervia di sospensione (ugualmente in piombo, probabilmente perduta in un esemplare), avvicina in effetti gli aequipondia del Botronchio ai tipi ‘a cestello’ di CORTI – PALLANTE – TARPINI 2001, pp. 303 ss., già attestati nella Piana di Lucca (CIAMPOLTRINI – ANDREOTTi 2003, p. 221, fig. 9, 4). 53 Si veda la tabella di CORTI – PALLANTE – TARPINI 2001, p. 274. 51. Anello in bronzo con calcedonio inciso. 64 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori Colmo dei Bicchi – Botronchio’ è ovviamente fuori luogo, tanto più che le indicazioni ponderali offerte dalla cospicua sequenza di pesi dalla Piana di Lucca non offrono punti di riferimento a questa serie ponderale. Tuttavia, anche il terzo aequipondium (fig. 44, C), con i g 170 di peso, se – date le oscillazioni ponderali frequenti in queste redazioni dei pesi54 – corrisponde alla metà (semis) della libra ‘canonica’ di g 327,5, con un valore di poco superiore attestato anche da analoghi esemplari della Aemilia55, equivale precisamente a 9 delle unità ponderali indicate dal peso in bronzo. Sarebbe quindi suggestivo ipotizzare un impiego ‘locale’ di una libra ridotta, dei g 230 circa attestati dagli aequipondia ‘a cestello’, di 12 delle unciae indicate dal peso in bronzo. L’abbigliamento e l’ornamento Un piccolo nucleo di fibule in bronzo documenta aspetti dell’abbigliamento. La classica fibula a cerniera, tipo Aucissa56, compare con due esemplari dai recuperi lungo la via: nella redazione con arco con nervatura centrale decorata a perlinatura , di lunga fortuna, dalla prima età augustea forse fin oltre i limiti dell’età giulio-claudia57; in quella, coeva, con arco traforato, formato da tre lamelle (fig. 46)58. Ancor più ampio l’excursus cronologico della fibula ‘a tenaglia’, presente nello strato 1 nella versione con ago rettilineo e arco con sezione curvilinea (fig. 47); di grande successo nel II secolo, e fino alla Tarda Antichità, è tuttavia già attestata a Pompei59. In coerenza con il contesto stratigrafico (lo strato alluvionale 2), è la datazione al II secolo d.C. proponibile per la fibula con arco circolare piatto, la cui superficie, traforata da sei cerchi, è scandita in una raggiera di alveoli, forse originariamente smaltati; sei alveoli semicircolari (uno dei quali pressoché perduto) la coronano (fig. 48). La fibula appartiene alla vasta ed eterogenea famiglia di fibule ‘smaltate’60, la cui fantasiosa varietà 54 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 215 ss. 55 CORTI – PALLANTE – TARPINI 2001, fig. 227, esemplare di fig. 223,5 (g 167,3); fig. 228, esemplare di fig. 223,8 (g 169,4). 56 Per il territorio, Patrimonio disperso 1989, p. 135 (S. VILUCCHI); CIAMPOLTRINI – MAESTRINI 1983, p. 18, n. 27; esemplari inediti dalla Piana di Lucca. 57 RIHA 1979, pp. 114 ss., tipo 5.2.1; FEUGÈRE 1985, pp. 316 ss. 58 RIHA 1979, pp. 121 s., FEUGÈRE 1985, pp. 321, tipo 5.4. tipo 22d, p. 324, per la proposta di restringerne la produzione all’età tiberiano-claudia. 59 FEUGÈRE 1985, pp. 426 ss., tipo 32, anche per l’area di diffusione. Per l’ambito regionale, si veda anche l’esemplare da Pian di Mommio edito in FORNACIARI 1977, p. 150, fig. 15d come ‘paio di piccole pinze in bronzo’. 60 FEUGÈRE 1985, pp. 357 ss., tipo 26d1; RIHA 1979, pp. 186 ss., in part. n. 1601. 65 Tra ager centuriatus e silva mal si presta a puntigliose classificazioni61, e la cui diffusione anche in Etruria è attestata da esemplari di ritrovamento oscuro62. A conferma della diffusione dell’anello in vaste fasce della società, lo scavo del ponte ha dato tre esemplari. Dallo strato 2 provengono due anelli in ferro: - con corniola ovale, con faccia inferiore piana, superiore convessa (fig. 49), intagliata con una testa maschile, barbata, di profilo verso sinistra; la chioma è resa da una massa solcata da sottili linee, e si solleva in riccioli sulla fronte63: è l’Ercole barbato, nello schema e con le soluzioni stilistiche peculiari di una serie di gemme degli anni di passaggio fra Repubblica e Principato 64; - con corniola ovale, con faccia inferiore piana, superiore convessa (fig. 50)65 , intagliata con la figura di Ercole stante, di prospetto, con patera nella destra, clava nella sinistra, appoggiata alla spalla, in una redazione del tema, di derivazione statuaria e di ampia diffusione 66, che sembra risentire dello stile tardorepubblicano ‘a ovolo’ 67; la datazione potrebbe dunque, anche in questo caso, essere fissata entro la prima età augustea. Nel sedimento alluvionale 1 finì invece un anello d’argento, del tipo poligonale con nervature, databile fra II e – soprattutto – III secolo d.C. (fig. 51)68 , che permette quindi, con l’associazione stratigrafica, di circoscrivere entro la seconda metà del II secolo anche il calcedonio celestino che vi è incastonato; il noto tema dell’Amore che tende l’arco69 , qui panneggia- 61 FEUGÈRE 1985, pp. 368 ss., tipo 27; l’esemplare è avvicinabile alla variante 27b2. 62 Patrimonio disperso 1989, pp. 149 s. (G. CIAMPOLTRINI). 63 Inv. 130521; dim. della corniola cm 1,3 x 1,1, spess. 0,4; dell’anello: alt. cm 2,6, largh. 2,1. 64 Con altra bibliografia, MANDRIOLI BIZZARRI 1987, p. 64, n. 66; GUIRAUD 1988, p. 135, n. 425-427; ZWIERLEIN DIEHL 1991, p. 49, nn. 1620-1621; LIMC IV s.v. Herakles (J. BOARDMAN et aliae), nn. 167 ss. (in particolare n. , 167); lo si veda anche a Luni, in redazione su pasta vitrea: SENA CHIESA 1978, pp. 100 s., n. 98. 65 Inv. 130522; dim. della corniola cm 1,2 x 0,9, spess. 0,35; dell’anello: alt. cons. cm 1,5, largh. cm 2,1. 66 GUIRAUD 1988, p. 135, n. 421; LIMC IV s.v. Herakles cit., nn. 627 ss.; parti, colarmente stretti, non solo per l’iconografia, i rapporti con la gemma della collezione Thorvaldsen: FOSSING 1929, p. 61, n. 233. 67 ZWIERLEIN DIEHL 1973, pp. 72 ss.; MAASKANT-KLEIBRINK 1978, pp. 105 ss.; per Luni, SENA CHIESA 1978, p. 43; in particolare tav. XV 104. si veda anche , la corniola sporadica dal Bientina chiaramente ancorata allo stile ‘a ovolo’: CIAMPOLTRINI 1987, fig. 25 e commento. 68 Inv. 130477; alt. cm 2,45, largh. 3,1; della gemma: cm 0,9 x 0,75. per il tipo, MANDRIOLI BIZZARRI 1987, p. 117, n. 230; tipo 3 g di GUIRAUD 1988, p. 80; SPIER 1992, p. 128, n. 343. 69 SENA CHIESA 1966, p. 171, in particolare n. 306 66 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori to, è risolto con un intaglio sommario, tanto che le ali sono appena accennate da linee incise. (A.A. – G.C.) L’economia del bosco nella Piana di Lucca La semplice elencazione dei materiali è – come si è visto – sufficiente a tratteggiare le scene di vita che a più riprese, per quasi due secoli, dovettero svolgersi dapprima sul ponte, poi sul viadotto che ne prese il posto. Sul ponte scorre un intenso traffico di animali da soma – cavalli, asini, muli – ai quali possono essere adattati i rustici morsi, e di carri, tirati da equini e forse anche da buoi. Sia per la dotazione dei carri, che per le bardature, non si rinuncia alla componente decorativa, essenziale nel mondo romano come ancora sin quasi ai nostri giorni nella ‘presentazione’ degli animali da soma e del carro. La documentazione archeologica è poco eloquente sui materiali trasportati, se si esclude la puntuale documentazione del flusso di ‘corrispondenza’, attestato dal portasigilli. È dunque plausibile che il movimento dei carri e degli animali da soma fosse dovuto soprattutto al trasporto del legname delle Cerbaie. Abbattuto e sottoposto alla prima lavorazione da boscaioli (sectores materiarum) forniti dell’attrezzatura di buon livello che talora finiva nel fiume, il legname doveva essere convogliato attraverso il decumanus ‘del Col mo dei Bicchi – Botronchio’ alle correnti dei due rami principali dell’Auser, se non immesso direttamente nelle acque dell’Auser III, verosimilmente sufficienti ad assicurare la fluitazione . È plausibile che il legname alimentasse anche carbonaie, e che nei basti di muli o cavalli venisse accumulata anche questa merce, le cui tracce archeologiche sono ovviamente impalpabili. Anche la caccia nelle Cerbaie dà buoni risultati, dapprima forse per integrare l’alimentazione, e poi anche per qualificare le ambizioni dei ceti emergenti locali, come traspare anche dalla cronologia delle armi da caccia, comunque utili – come il pugnale – per difendersi dai pericoli delle selve; alle avversità dell’ambiente, per contro, forse a testimoniare un uso non stagionale della via, si sopperisce invece con i mantelli, fermati dalla fitta serie di fibule rinvenute. Al traffico potrebbero essere attribuiti gli ‘incidenti’, che fanno finire in acqua tanti oggetti, forse anche qualche bestia, e portano alla perdita degli anelli digitali; ma anche l’opera dei pugnali, utili non solo nell’ostile ambiente del bosco, potrebbe aver dato qualche esito. Il numero rilevante di monete finite in acqua segnala certamente le piccole attività commerciali che un luogo di passaggio induce, ma invita anche a ipotizzare che il passaggio sul ponte fosse assoggettato a contributi, un vero e proprio pedaggio, o che sul ponte venissero regolati eventuali eventuali diritti per l’accesso alle Cerbaie; il vasellame finito in acqua si potrebbe di conseguenza attribuire al personale incaricato dell’esazione, alloggiato in qualche maniera nell’area del ponte, se non ai pescatori che 67 Tra ager centuriatus e silva sfruttano pienamente le possibilità del fiume. Ancor più suggestiva, tuttavia, è la possibilità che sul ponte venissero pagate – almeno nel come compenso dei lavoranti – le forniture di materia prima: il passaggio del legname dai sectores a negotiantes materarii – come il fiorentino P. Alfius Erastus di cui ci è giunto il monumento funerario, posto dalla moglie, della metà avanzata del I secolo d.C. (CIL XI, 1620; fig. 52)70 – poteva in effetti avvenire nel punto in cui dalla silva si giungeva al fiume. Essenziale nell’instrumentum del negotians è la pertica per misurare il legname, contrassegnata con le iniziali dei suoi tria nomina (PAE); nel luogo di scambio potevano avvenire misurazioni e transazioni. Infine, se è plausibile che le Cerbaie offrissero pascolo al bestiame, ovino o suino, è verosimile che questo guadasse il fiume, più che attraversarlo sul ponte; i tintinnabula sporadici dalla via, assenti per contro nelle acque del ponte, sono un indizio in questo senso. In conclusione, il dato archeologico aderisce perfettamente a quanto ci si attende dall’economia della silva, nelle forme che traspaiono dalle fonti documentarie o letterarie71 ; ma il dato archeologico, seppure eloquente come raramente accade – almeno in questi lembi dell’Etruria settentrionale romana – è del tutto inadatto a fornire indicazioni sullo status delle terre e sulle forme amministrative che ne disciplinavano la gestione. 70 Per la datazione CIAMPOLTRINI 1981 B, p. 50; per l’analisi dell’instrumentum, ZIMMER 1982, p 165, n. 88.. 71 GIARDINA 1981, ancora classico (si veda al proposito la bibliografia di LAFFI 1998). 52. Monumento funerario del negotians materiarius P. Alfius Erastus (CIL XI, 1620). 68 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 53. Iscrizione da Cappiano (CIL XI, 1733). In effetti, se è evidente che le attività economiche che hanno lasciato tangibili tracce nelle stratificazioni del ponte del Botronchio sono quelle proprie della silva e dei pascua, considerare le Cerbaie come ager compascuus della pertica di Lucca – per di più nelle molteplicità di disposizioni giuridiche che regolavano questa istituzione – sarebbe assolutamente arbitrario, così come attribuire quest’area alla proprietà della colonia, tanto più che il solo documento epigrafico riconducibile a questo territorio, seppure con le riserve imposte dalla circolazione medievale e moderna di marmi per il reimpiego, è l’iscrizione funeraria di un liberto (o liberto di liberti) di Tiberio che menziona un procurator, verosimilmente della casa imperiale (CIL XI, 1733; fig. 53)72 . Giunta nella Collezione Antinori dalla pieve di Cappiano, nel versante meridionale delle Cerbaie, se di provenienza locale, l’iscrizione potrebbe piuttosto attestare la presenza di grandi proprietà della casa giulio-claudia. Infine, i rarissimi prediali sopravvissuti sul versante occidentale dell’area delle Cerbaie – Vaiano nel territorio oggi di Bientina (fig. 54), Orentano (< Laurentano– ?) – suggeriscono per questo lembo delle Cerbaie una struttura della proprietà fondiaria non dissimile da quella che una fitta sequenza di prediali propone per il versante sud-occidentale, che prospetta il corso dell’Usciana 73. 72 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 54 s. 73 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 55 s.; sul sistema degli insediamenti CIAMPOLTRINI – MANFREDINI – SPATARO 2007, pp. 23 ss. 69 Tra ager centuriatus e silva Occorre tuttavia ammettere che la plausibile presenza di fundi privati sul margine del rilievo delle Cerbaie, forse più adatto allo sfruttamento agricolo anche per la contiguità con le vie di comunicazione fluviale, non esclude che il cuore della collina avesse una diversa condizione giuridica, per concludere che la domanda – di non secondario interesse – sulle condizioni giuridiche della silva raggiunta dal decumanus del Colmo dei Bicchi sembra destinata a rimanere senza risposta. Di certo le dimensioni date al decumanus nell’impianto coloniale augusteo, assicurate dalla datazione del ponte, testimoniano che il rapporto fra agricoltura della piana centuriata ed economia silvopastorale era essenziale nella pianificazione del nuovo assetto del territorio. Il fabbisogno di legname da costruzione da avviare al mare e a Roma, o – in prospettiva municipale – essenziale allo stesso rinnovamento della colonia74 e del reticoli di insediamenti agricoli della piana, e la domanda di combustibile di un territorio fittamente insediato e della città, richiedevano la sicurezza di una via di approvvigionamento strutturata, non soggetta ai condizionamenti stagionali o ambientali. Se la caccia deve essere ritenuta attività marginale, forse addirittura meno rilevante della pesca fluviale, assai praticata nel territorio75,   le opportunità di pascolo del bosco sono indispensabili per integrare l’economia agricola, con l’allevamento dei maiali – di estremo rilievo ancora nel Medioevo, in questo territorio, tanto da condizionare anche l’assetto del sistema stradale76 – e delle pecore. Una testimonianza decisamente convincente, su questi aspetti dell’economia della selva e del correlato sistema di insediamenti, è stata offerta dall’abitato di Corte Carletti, scavato nel 1988 al margine delle Cerbaie, poco a sud di Orentano (fig. 54-57)77 . Le stratificazioni collegate alle due unità insediative succedutesi in questa area fra III e fine IV-inizi del V secolo d.C. tracciano una consistente frequentazione dell’area sin dal I secolo d.C., con insediamenti non particolarmente consistenti, ma neppure riconducibili a ‘bivacchi’ di taglialegna o di carbonai, come paiono invece i relitti di stratificazioni coeve recuperati dall’appassionato impegno di Giuliano Cappelli a Ramoni e Poggio Taccino, nell’area delle Vedute di Ponte a Cappiano, sull’opposto versante collinare 78 e a Montemurlo di Tavolaia e alle Pianore su questo stesso lato delle Cerbaie (fig. 54)79 . 74 CIAMPOLTRINI 2007 A, pp. 15 ss. 75 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2003, pp. 211 ss. 76 Si veda per il sistema viario da ultimo CIAMPOLTRINI – MANFREDINI – SPATARO 2007, pp. 43 ss.; per l’allevamento di suini CIAMPOLTRINI 2000, pp. 81 ss. Secondo il modello d’età romana – ad esempio GIARDINA 1981, pp. 108 ss. – viene praticata ancora una piccola ‘transumanza’ dei suini, se non altro per condurli sul luogo di consumo. 77 ANDREOTTI – CIAMPOLTRINI 1989. 78 Per questi si rinvia a CIAMPOLTRINI et alii 2000, pp. 268 ss. 79 CIAMPOLTRINI – ANDREOTTI 2004, p. 56. 70 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 54. Insediamenti d’età romana nelle Cerbaie. Se la costruzione della II via, con un viadotto, impegnativo per la lunghezza, ancorché di tecnica semplificata rispetto al ponte augusteo, potrebbe ricadere nell’impegno dispiegato nel corso del II secolo per far fronte alla crisi sempre più pesante della città e del territorio, nella media e tarda età imperiale emerge sempre più distintamente il ruolo dell’economia pastorale: Silvano è, come le divinità ‘rustiche’, preposte agli eventi della natura e della fertilità, uno degli ultimi dei ‘pagani’ ad essere dimenticato80. Capanne di pastori – di porci o di pecore – sono verosimilmente le strutture dell’insediamento del III secolo (struttura alpha) e d’età teodosiana (struttura beta), come emergono a Corte Carletti dalla sequenza di fosse e buche per palo leggibili nella massa di frammenti ceramici e laterizi con 80 CIAMPOLTRINI 2003, pp. 211 ss.; CIAMPOLTRINI – SPATARO 2008, pp. 87 ss. 71 Tra ager centuriatus e silva cui si consolidò il suolo, e su cui finirono i materiali che ne certificano la datazione (rispettivamente strati 2 B e 2 A: fig. 55-56). Se per la struttura beta la ricostruzione è favorita anche dai modelli offerti dalle capanne che 72 Boscaioli e cacciatori, carrettieri e pastori 55-56. Lo scavo di Corte Carletti a Orentano (Castelfranco di Sotto): planimetria dello strato 2 (55) e interpretazione delle aree di vita (56). 57. Lo strato 2 B alla base, con l’articolazione della struttura alpha. completano le ‘scene pastorali’ sulle miniature tardoantiche81, la tettoia rettangolare (struttura alpha) che emerge dalla sequenza di pali in legno aperti alla base dello strato 2 B (fig. 57) ha trovato stringenti analogie nell’edificio esplorato negli anni Ottanta del secolo scorso al Pozzarello di Monsummano Terme. Per la rispondenza alle indicazioni che Columella offre per gli ambienti idonei alla lavorazione e alla conservazione del formaggio82, il complesso del Pozzarello è stato chiamato a dimostrare – anche per la restituzione di un sigillo plausibilmente impiegato per contrassegnare i formaggi – la crescente diffusione dell’allevamento nell’Etruria settentrionale, a partire dagli anni di passaggio fra II e III secolo d.C. Non occorre sottolineare che il rinnovamento dell’asse di comunicazione del Colmo dei Bicchi – Botronchio, con la III via e un nuovo ponte, si colloca in un contesto sociale ed economico in cui la pastorizia, per la ridotta domanda di manodopera, in scenari di progressiva crisi demografica, e la concomitante disponibilità di terre desolate, acquista nuovi spazi anche negli investimenti delle aristocrazie, locali e urbane. I sarcofagi con scene pastorali, tanto fortunati fra III e IV secolo, nelle forme idealizzate di iconografie stereotipe che finiscono per accogliere anche il Buon Pastore, evocano anche concreti paesaggi, e paiono obliquamente indiziare la fonte della ricchezza del titolare del monumento: le cacce alle fiere che sempre più popolano le campagne sono manifestazioni della virtus, ma anche un tangibile modo per dimostrare il dominio del territorio, in particolare delle silvae che non sono solo dimora di cervi e cinghiali, ma sono 81 CIAMPOLTRINI – MANFREDINI – SPATARO 2007, pp. 32 ss. 82 CIAMPOLTRINI et alii 2000, pp. 271 ss. 73 Tra ager centuriatus e silva percorse dalle greggi che assicurano lana e formaggi, o carne, come le mandrie di porci; questi sono meno fortunati nell’iconografia, seppure non meno rilevanti in una società che della caro porcina fa ampio uso83. In questi lembi dell’Etruria settentrionale, dove la capillarità della ricerca e la tutela hanno consentito di individuare, anche per l’età romana, i contesti ‘minori’ o ‘marginali’ che spesso eludono l’indagine archeologica, a partire dai primi del III secolo d.C. la montagna e le colline sembrano conoscere una nuova vitalità: la III via del Colmo dei Bicchi – Botronchio, la struttura alpha di Corte Carletti, l’insediamento del Pozzarello si congiungono alla singolare evidenza della Buca della Piella, nella Media Valle, e delle ‘grotte delle Ninfe’ della Garfagnana84 per delineare, nel generale ridimensionamento del sistema degli insediamenti, il ruolo non più marginale o episodico dell’economia silvopastorale, che sarà possibile seguire nella Tarda Antichità e che sembra preludere al rilievo che l’economia del distretto montano di Lucca conserva nell’Alto Medioevo. (G.C.) 83 CIAMPOLTRINI et alii 2000, pp. 276 ss.; per l’allevamento dei maiali in età tardoantica, si vedano le citate pagine di GIARDINA 1981. 84 CIAMPOLTRINI – SPATARO 2008, pp. 87 ss. 74 ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE ABELA – BIANCHINI 2007: E. ABELA – S. BIANCHINI, Il kardo e i campi. Archeologia di un paesaggio lucchese d’età romana, in Ad limitem 2007, pp. 43-58. Ad limitem 2007: Ad limitem. Paesaggi d’età romana nello scavo degli Orti del San Francesco in Lucca, a cura di G. Ciampoltrini, Lucca 2007. Agri divisi 2004: Gli agri divisi di Lucca. Ricerche sull’insediamento negli agri centuriati di Lucca fra Tarda Repubblica e Tarda Antichità, a cura di G. Ciampoltrini, Siena 2004. ANDREOTTI 1999: A. ANDREOTTI, Il bacino delBientina in età etrusca: paesaggi e risorse, in Gli Etruschi del Bientina, a cura di G. Ciampoltrini, Bientina 1999, pp. 13-26. ANDREOTTI – CIAMPOLTRINI 1989: A. ANDREOTTI – G. 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