I reperti numismatici dalla grotta dello Scoglietto (Alberese – Grosseto) morePublished in “Atti del Museo di Storia Naturale della Maremma, Supplemento al n. 22”, Grosseto, 2007. |
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I REPERTI NUMISMATICI DALLA GROTTA DELLO SCOGLIETTO (ALBERESE - GROSSETO)
La lunga frequentazione della grotta dello Scoglietto in epoca storica è testimoniata da un numero elevato di monete rinvenute durante le ricerche svolte nel corso del 20051. Sono ben novanta gli esemplari recuperati, integri o frammentari, che coprono con alcune interruzioni un arco di tempo che va dal II sec. a.C. al XX secolo. Pur in mancanza di un preciso contesto stratigrafico (le indagini hanno infatti interessato i materiali di risulta degli scavi del 1933 e degli anni 1948-50), il ritrovamento presenta particolare interesse è potrà fornire indicazioni utili per la comprensione delle diverse fasi di utilizzo di questo riparo naturale. Le monete si presentano tutte in pessimo stato di conservazione e fortemente alterate per la permanenza in ambiente deteriorante che ha determinato la leggibilità, anche solo parziale, di un numero ristretto di pezzi: tredici di età romana, cinque medievali e moderni (secc. XV-XVII), otto di età contemporanea datati tra il 1920 ed il 19302. Le caratteristiche metrologiche degli esemplari illeggibili consentono, comunque, di inquadrare la maggior parte di essi tra le emissioni di età romana; solo cinque sembrano riferibili ad età rinascimentale o moderna. Le monete di più antica emissione rinvenute nella grotta dello Scoglietto sono due nominali della serie Giano/Prua d’età romana repubblicana. L’esemplare di maggior peso (cat. 1) appartiene alle emissioni successive alla riduzione sestantale del bronzo, che Crawford colloca al 211 a.C3. Le incrostazioni che ricoprono la moneta non rendono possibile, però, il riconoscimento del tipo del D/ e l’identificazione del nominale4. Anche lo stato di conservazione del secondo esemplare, un asse fortemente usurato (cat. 2), non consente di stabilire la presenza di monogrammi o simboli che permettano l’attribuzione ad una serie ben precisa. Questa moneta presenta un tondello assottigliato e considerando il peso, che in origine doveva essere sicuramente maggiore rispetto all’attuale, può essere assegnata alle emissioni successive alla riduzione semonciale del 91 a.C. o immediatamente precedenti5. Ai primi secoli dell’impero sono riferibili due monete: un probabile asse di I-II secolo, per il quale il pessimo stato di conservazione e la forte usura
* Collaboratore esterno della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
MASSIMO DE BENETTI*
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non consentono un inquadramento più preciso (cat. 3), ed un sesterzio a nome di Clodio Albino Caesar, coniato a Roma tra il 194 ed il 195 d.C sotto l’autorità dell’imperatore Settimio Severo, con al R/ la rappresentazione di Minerva Pacifera (cat. 4). Una distanza temporale di oltre un secolo, considerando il momento di emissione, separa la moneta di Clodio Albino da quella immediatamente successiva in ordine cronologico, un nummus di Massimiano contraddistinto dal tipo del Genio Populi Romani, coniato nella zecca di Roma nel 299 d.C. (cat. 5). Pur se in conservazione non ottimale, i particolari visibili del ritratto mostrano che questa moneta non deve aver circolato molto. La sua coniazione si colloca nel primo periodo di emissione del nummus, introdotto a seguito della riforma monetaria di Diocleziano del 294 d.C.6. Le continue riduzioni a cui fu soggetto questo nominale nei primi decenni del IV secolo, comportarono rapidamente una demonetizzazione delle emissioni precedenti ed i nummi più pesanti furono ritirati dal mercato per essere fusi e riconiati secondo i nuovi standard ponderali7. E’ quindi probabile che questa moneta sia confluita nel deposito archeologico pochi anni dopo la sua emissione, testimoniando così una frequentazione della grotta nei primi anni del IV secolo. Le altre monete d’età imperiale rinvenute nello scavo ed almeno parzialmente leggibili, sono pertinenti ad emissioni della seconda metà del IV secolo8. Si tratta in totale di quattro esemplari tra cui un piccolo bronzo (AE3) di Costanzo II con il tipo della Fel Temp Reparatio con cavaliere caduto, databile al 353-358 d.C. (cat. 6), ed un AE3 a nome di Valentiniano I o Valente con il tipo diffusissimo della Securitas Reipublicae e la Vittoria, del 364-378 d.C. (cat. 7). Gli altri due esemplari sono inquadrabili cronologicamente grazie al riconoscimento del tipo e di parte della leggenda del R/: un AE3 Gloria Romanorum del 364-388 d.C. (cat. 8) ed un AE4 del tipo Salus Reipublicae con la Vittoria con trofeo e prigioniero e, nel campo, tracce del cristogramma, databile al 388-403 d.C. (cat. 9). Si tratta della moneta più tarda tra quelle romane recuperate. Queste monete della seconda metà del IV secolo costituiscono le emissioni più comuni ed ampiamente diffuse del periodo, ritrovate in gran numero anche nei due centri più importanti del territorio: CosaAnsedonia9 e Roselle10. Purtroppo nessuna considerazione può essere avanzata in merito alle zecche di emissione, non determinabili a causa dello stato di conservazione. Per un quadro completo dei reperti numismatici di età romana, occorre tenere presente anche l’elevato numero di esemplari illeggibili rinvenuti nella grotta, la maggior parte dei quali di probabile età tardo-imperiale. Almeno
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altre quattro monete sembrano appartenere ad emissioni di IV secolo (cat. 10-13) mentre cinquantotto possono essere inquadrate, sulla base delle caratteristiche metrologiche, tra la metà del III ed il V secolo d.C. Un numero così consistente di monete di età romana induce ad interrogarsi sulla possibile funzione del sito in questo periodo e le modalità di accumulo nel deposito archeologico del materiale numismatico. Le pubblicazioni relative ai primi scavi eseguiti nella grotta forniscono poche informazioni. E’ noto che furono individuate alcune sepolture in anfora ed in fossa e recuperati numerosi vetri, ceramiche ed oggetti in metallo descritti genericamente come etruschi e romani11, ma gli scavi erano finalizzati al recupero di materiale di età preistorica e tali oggetti furono considerati di scarso interesse. Sembrerebbero comunque testimoniate più fasi di frequentazione in età romana, con un periodo di utilizzo della grotta come luogo di sepoltura, accanto ad altri di occupazione più o meno stabile. Lo studio delle ceramiche recuperate nel corso del 2005 fornisce, però, un quadro più preciso, mostrando come la quasi totalità del materiale sia inquadrabile in un orizzonte cronologico ben definito, tra la metà del V e la metà del VI secolo12, con solo un frammento di sigillata aretina che ha una datazione più antica13. Questo dato offre indicazioni utili per la comprensione degli stessi rinvenimenti numismatici e del momento in cui entrarono a far parte del deposito archeologico14. Su un totale di settantadue monete di età romana recuperate, abbiamo visto come solo quattro appartengano ad emissioni antecedenti il IV secolo. Un numero percentualmente così limitato sembra offrire il quadro di una frequentazione sporadica della grotta almeno fino al IV secolo. Il periodo di emissione di queste monete, due di età repubblicana e due riferibili al I-II secolo, fornisce comunque solo un terminus post quem per la determinazione del loro ingresso nel deposito archeologico. Oltre a considerare l’effettivo periodo di circolazione15, non si può escludere, infatti, l’ipotesi di un recupero casuale delle monete in epoca successiva alla loro uscita di circolazione ed un utilizzo come oggetti simbolici all’interno delle sepolture di età romana rinvenute nella grotta16. La presenza, in ogni caso, di esemplari della serie della prua potrebbe testimoniare l’esistenza in zona di un insediamento d’età romana repubblicana. Per l’esemplare del 299 d.C. appare probabile, come accennato in precedenza, l’ingresso nel deposito archeologico poco tempo dopo la sua emissione. La presenza preponderante di numerario di IV secolo merita alcune considerazioni. L’orizzonte cronologico offerto dalle forme ceramiche, databili tra la metà V e la metà del VI secolo, indica una fase tarda di maggiore fre-
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quentazione del sito, probabilmente occupato stabilmente, in cui potrebbero trovare collocazione anche i rinvenimenti monetali di IV secolo. E’ infatti ampiamente documentato il perdurare nella circolazione di età altomedievale di numerario bronzeo tardo-romano per le transazioni minute, che sopperì alla mancanza di circolante dovuto alla cessazione delle coniazioni in bronzo da parte delle zecche occidentali a partire dagli inizi del V secolo17. Alcuni esempi sono offerti dagli horrea di Vada Volaterrana, in cui a fronte di un’assenza pressoché totale di monete di V secolo i dati archeologici mostrano un quartiere portuale ancora in piena attività in tale periodo18. Situazioni simili sono anche quelle dei centri di Cosa-Ansedonia19, che ha restituito pochissimi esemplari di V secolo, e di Roselle20 in cui mancano completamente. Le numerose monete in bronzo di età tardo-romana recuperate nel sito offrirebbero quindi un quadro della circolazione di V-VI secolo21. Una conferma in tal senso viene anche dall’analisi di altri materiali rinvenuti nella grotta. Oltre alle monete sopra descritte, lo scavo di Scoglietto ha restituito anche due pesi (exagia) monetali in bronzo, di forma rettangolare, il cui ritrovamento si presenta di particolare interesse. Si tratta di un peso contraddistinto dal segno N (per Nómisma) su una delle facce, di g. 4,35 e corrispondente al peso di un solidus aureo, ed un altro a forma di piastrina rettangolare con segno inciso ||| e peso di g. 1,39, che sembra trovare corrispondenza con il valore ponderale di un tremissis. I due pesi sono quindi legati all’ambito di circolazione del solidus aureo (in greco Nómisma), introdotto da Costantino I intorno al 310 d.C. con un peso teorico di g. 4,54, e delle sue frazioni: il semissis, pari alla metà del solidus, ed il tremissis, pari ad un terzo, coniato da Teodosio a partire dal 383 d.C. con un peso di g. 1,51 e la cui importanza divenne sempre maggiore nel corso degli anni22. I pesi monetali trovarono ampia diffusione proprio a partire da questo periodo per la verifica dei pesi delle monete in oro, sia in ambito ufficiale che privato, attraverso l’uso di bilance a due piatti di piccole dimensioni. I due pesi di Scoglietto rientrano in una tipologia ampiamente documentata di pesi metallici di forma quadrata o rettangolare, spesso ritagliati da una striscia di bronzo fusa e tagliata ed il cui peso era poi aggiustato tramite limatura, recanti su una delle facce il segno di denominazione. Per la serie del Nómisma i segni sono: N per νόµισµα, IB e H per 12 e 8 κεράτια (siliquae) ad indicare il semissis ed il tremissis23. Ritrovamenti di questi pesi sono documentati sia in area mediterranea che nella penisola italica, dove l’exagium solidi con segno N risulta piuttosto diffuso soprattutto in Italia settentrionale. Tra i ritrovamenti noti, i più interessan-
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ti sono quelli degli scavi del Teatro sociale a Trento, che hanno restituito un peso simile (ma con sigla rovesciata) di g. 4,23 in associazione con monete di IV-V secolo24, e quello dell’insediamento fortificato di S. Antonino di Perti in Liguria, dove sono stati rinvenuti cinque pesi, tra cui due del solidus di g. 4,20 e 4,41, ed uno del tremissis di g. 1,45, tutti datati al VI-VII secolo25. Ancora dal Trentino proviene un esemplare rinvenuto a Castel Corno-Isera (Val Lagarina) contraddistinto dalla presenza della N con alcuni punti incisi, di g. 4,25, datato al VI secolo26. Sempre in Italia settentrionale è segnalato il ritrovamento di due exagia solidi nel vicentino, uno dal Castello della Purga a Durlo (Crespadoro), del peso di g. 3,93, e l’altro dal castello di Santorsi27. Ulteriori confronti si hanno poi con esemplari documentati in Sicilia28, mentre exagia per il semissis provengono anche dalla Lombardia e dal Lazio29. La presenza dei pesi monetali sembra quindi documentare la pratica a Scoglietto, o nelle sue vicinanze, della verifica del peso di monete in oro a scopo commerciale, fiscale o di cambio, che ben può legarsi alla presenza in questa zona di un approdo attivo tra V e VI secolo30. Il ritrovamento di numerario bronzeo relativo ad emissioni della seconda metà del IV secolo e dei pesi monetali, tra cui un exagium solidi, offre quindi un quadro della circolazione monetaria tra V e VI secolo coerente con quanto documentato in altri siti31 con, accanto al perdurare di moneta bronzea tardo-romana per le necessità quotidiane, la diffusione e l’utilizzo per le transazioni commerciali della moneta aurea nei suoi nominali più importanti, il solidus ed il tremissis32. Per quanto riguarda l’età medievale, il sito di Scoglietto non ha restituito materiale numismatico. La frequentazione di questa area durante il basso medioevo è testimoniata, però, dal ritrovamento di un ripostiglio di trentasei denari di Lucca, tutti a nome di Enrico, scoperto nel vicino poggio di Vaccareccia nel 193333. Le monete appartengono ad una tipologia riferibile al XII secolo la cui coniazione e circolazione sembra estendersi fino alla metà del XIII secolo. Il luogo di occultamento, in un poggio facilmente riconoscibile nei pressi della Aurelia vetus, e l’assenza di testimonianze archeologiche relative ad insediamenti nei pressi di questa altura, inquadrano il ritrovamento in quella casistica ben nota di ripostigli nascosti in prossimità di vie di comunicazione, dove il viandante in pericolo cercava un rifugio ed un nascondiglio per il suo patrimonio. Un secondo ripostiglio rinvenuto sul poggio Bernarda, a ridosso dell’odierno centro di Alberese e sempre lungo il tracciato della Aurelia vetus, offre uno scenario molto simile. In questo caso l’entità del patrimonio sotterrato, settantasei fiorini in oro del XIV secolo34, farebbe pensare alla borsa di un mercante e confermerebbe una continuità di utilizzo durante il medioevo della viabilità romana esistente.
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Il riparo naturale offerto dalla grotta tornò ad essere oggetto di episodiche frequentazioni a partire dal Rinascimento e continuò ad essere utilizzato anche nei secoli successivi, come confermato dalla presenza di focolari e ceramica invetriata rinvenuti durante le prime ricerche sul sito35. Alcune monete di basso valore, che costituivano i livelli più bassi della circolazione, sono testimonianza di perdite accidentali relative a questo periodo. L’esemplare più antico è un quattrino della zecca di Siena, conservato in frammento, databile probabilmente al XV secolo (cat. 14). Ai primi decenni del XVI secolo sono riferibili un quattrino, sempre della zecca di Siena, emesso tra il 1503 ed il 1526 (cat. 15) ed uno della zecca di Firenze coniato tra il 1509 ed il 1533 (cat. 16). Altre due monete, di cui lo stato di conservazione consente solo di riconoscere lo stemma mediceo al D/, sono invece inquadrabili tra le emissioni di quattrini della zecca di Firenze successive al 1536 e proseguite fino ai primi anni del XVIII secolo (cat. 17-18)36. A queste deve aggiungersi anche un piccolo gruppo di cinque esemplari illeggibili, che presenta caratteristiche compatibili con emissioni di questo periodo. A completare la disamina dei rinvenimenti monetali della grotta di Scoglietto sono infine da segnalare alcune monete da 5 e 10 centesimi del Regno d’Italia (cat. 19-26), la maggior parte delle quali datate 1929 e 1930 (ben sei su otto). La loro presenza è da ricondurre ad una maggiore frequentazione dell’area durante gli interventi di bonifica avviati in quegli anni dall’Opera Nazionale Combattenti e non è da escludere che siano state smarrite proprio da coloro che, all’inizio degli anni ’30, eseguirono all’interno della grotta le prime ricerche volte a verificare l’esistenza di un deposito archeologico37.
NOTE 1. I reperti sono depositati presso l’ufficio distaccato di Grosseto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Un sentito ringraziamento è rivolto al dott. Mario Cygielman ed al dott. Enrico Pellegrini, che hanno reso possibile lo studio del materiale numismatico, e alla dott.ssa Giuliana Agricoli per l’aiuto durante l’inventariazione. 2. Le monete visionate non sono state oggetto di restauro. Futuri interventi di rimozione delle incrostazioni potrebbero determinare la leggibilità di ulteriori esemplari, o permettere un inquadramento cronologico più preciso per alcuni di essi. 3. RRC pp. 11, 50. 4. Peso e diametro sembrano compatibili con quelli di un asse di riduzione onciale (1/12 di libbra), che Crawford inquadra cronologicamente tra il 141 ed il 91 a.C. Lo stesso studioso specifica, però, che è difficile individuare un momento preciso in cui lo standard ponderale passò da due once (riduzione sestantale) ad una (riduzione onciale). Infatti, dopo l’introduzione dell’asse sestantario nel 211 a.C. (212 a.C. o 215-214 a.C. secondo altri studiosi), comparvero subito serie notevolmente sottopeso. Il peso andò poi riducendosi progressiva-
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mente: verso la metà del II sec. a.C. era già inferiore all’oncia e nel 91 a.C. il peso standard della monetazione di bronzo si basò sulla mezza oncia (1/24 di libbra). Cfr. RRC pp. 11, 50, 596. 5. Cfr. nota precedente. 6. Il peso di questo nominale era inizialmente pari a circa g. 10, con una percentuale di argento intorno al 5% e valore di 12,5 denari, ma ben presto fu soggetto ad una progressiva diminuzione di peso e del tenore di argento. 7. DEPEYROT 1982, pp. 184-188, DEPEYROT 1992, p. 45; BURNETT 1987, pp. 131-132. 8. I nominali in bronzo coniati a partire da questo periodo sono indicati, data l’incertezza delle fonti, con termini convenzionali in base al diametro: AE1, AE2, AE3, AE4, in ordine decrescente. 9. Cfr. BUTTREY 1980 e BUTTREY 2004. 10. Cfr. CATALLI 1976-77, CATALLI 1977, MICHELUCCI 1985. 11. SESTINI & CARDINI 1935; CARDINI & RITTATORE 1948, 1949 E 1952; RITTATORE 1951. 12. Si veda in merito VACCARO 2005 ed il suo contributo in questo volume. 13. Ringrazio Emanuele Vaccaro per questa segnalazione. 14. La determinazione del periodo di emissione delle monete recuperate offre solo un terminus post quem per la datazione del contesto, considerando la longevità di circolazione ben oltre il periodo di emissione e l’impossibilità quindi di affidare al reperto moneta un forte potere datante. Sono quindi i confronti con gli altri materiali archeologici a permettere di ricavare indicazioni utili sul momento in cui le monete furono perdute o deposte nel contesto archeologico. 15. Per le due monete di età repubblicana si deve tener conto che i nominali della serie della prua, in particolare gli assi, continuarono a circolare a lungo dopo la loro emissione e furono gradualmente sostituti in seguito alla riforma introdotta da Augusto nel 23 a.C. e l’adozione di un nuovo sistema monetario. Per quanto riguarda i medi e grandi bronzi (assi, dupondi e sesterzi) che caratterizzarono il sistema monetario alto-imperiale, questi circolarono in modo significativo fino agli anni sessanta del III secolo. In tale periodo s’impose la circolazione degli antoniniani, ed i bronzi, già interessati in precedenza da fenomeni di tesaurizzazione, furono fusi per far fronte alle abbondanti emissioni di antoniniani di bassa lega. Il 270 d.C. circa, è considerato il momento in cui i sesterzi uscirono definitivamente di circolazione. Cfr. BURNETT 1987. 16. Sul rinvenimento di sepolture di età romana all’interno della grotta dello Scoglietto si veda CARDINI & RITTATORE 1949 e RITTATORE 1951. Gli studiosi indicano sia sepolture in anfora che a fossa, purtroppo con scarse notizie sui materiali recuperati. Per il ritrovamento di monete tardo-romane all’interno di sepolture di epoca posteriore, si veda ARSLAN 2004, p. 99. 17. Cfr. REECE 1985, p. 94. 18. Cfr. FACELLA 2004, p. 49. 19. Si veda BUTTREY 1980 e BUTTREY 2004, con la descrizione di pochissimi esemplari di V secolo. 20. Si veda CATALLI 1976-77, CATALLI 1977, MICHELUCCI 1985. 21. Alcune monete costituivano probabilmente un elemento di corredo di sepolture, come nel caso dell’esemplare di IV secolo (cat. 11) forato per un probabile utilizzo a scopo ornamentale. Sul ritrovamento di gruzzoli di monete all’interno di sepolture si veda GASTALDO 1998, pp. 28-30.
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22. Questo sistema monetale introdotto in età tardoimperiale si trasmise al mondo bizantino ed a quello barbarico, sopravvivendo fino alla riforma di Carlo Magno. 23. RIC X, p. 10. 24. CALLEGHER 1998, p. 83. Il peso è anche in CAVADA et alii 1993, p. 117, n. 17, con datazione al VI secolo. 25. ARSLAN 2001, p. 252; ARSLAN, FERRETTI & MURIALDO 2001, p. 237 26. CAVADA et alii 1993, pp. 117-119, con datazione al VI secolo. 27. Si veda per il primo Ritrovamenti di età romana nel Veneto (RMRVe), IV, 2, 25/3(1)/911 e per il secondo RMRVe IV/1, 15/2, 1, p. 221. 28. MANGANARO 2004, p. 71. 29. Ad esempio S. Antonino in Liguria, ARSLAN 2001, p. 257; Trento Teatro sociale, CALLEGHER 1998, pp 82-83. 30. Il porto fluviale alla foce del fiume Ombrone descritto da Rutilio Namaziano. Sullo svolgimento di attività produttive in questo luogo che testimonierebbero la funzionalità del porto durante il V-VI secolo, si veda VACCARO 2005, p. 467. 31. Si veda ARSLAN E. A., Saggio di repertorio dei ritrovamenti di moneta vandala, altomedievale (488-1002), bizantina e islamica in Italia peninsulare e insulare, con Corsica, Canton Ticino, Istria croata. Risorsa web in continuo aggiornamento. 32. Sulla circolazione di moneta aurea di questo periodo nel territorio grossetano, si veda il recente ritrovamento di un ripostiglio di quattrocentonovantotto monete d’oro di V secolo, rinvenuto durante lavori di scavo e restauro all’interno della chiesa di S. Mamiliano a Sovana (Comune di Sorano, Grosseto); BARBIERI 2006. 33. “Alberese: Nella tenuta dell’Opera Nazionale Combattenti, durante lavori di dicioccatura, in località “Poggio Vaccareccia” furono rinvenuti 36 denari lucensi d’argento, mal conservati, appartenenti al periodo più infelice della monetazione italiana sotto gli imperatori tedeschi Enrico III, IV e V (10391125).” Cfr. RIESCH 1933. Si veda anche CIAMPOLTRINI 2004. Il ripostiglio fu diviso tra lo Stato e l’Opera Nazionale Combattenti, nei cui terreni era avvenuta la scoperta. Le diciotto monete che costituivano la parte spettante per legge allo Stato sono oggi conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (inv. 89627/1-18) e fanno parte di un progetto di catalogazione e pubblicazione dei ripostigli monetali presenti nel Museo avviato dal dott. Fiorenzo Catalli. 34. CASTELLANI 1933, pp. 390-391. Le monete sono conservate presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze (inv. 89543-618) e sono in corso di studio. 35. CARDINI & RITTATORE 1948. 36. Cfr. GALEOTTI 1930. 37. SESTINI & CARDINI 1935.
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Nelle descrizioni delle monete si sono utilizzate le seguenti abbreviazioni: D/ = dritto; R/ = rovescio; MI = mistura; AE = bronzo, CU = rame; d. = destra; s. = sinistra; g. = grammi; mm. = diametro espresso in millimetri; h = asse dei conî; inv. = numero di inventario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
CATALOGO
2. Asse della serie della prua; Roma; inizio I sec. a. C. D/ Testa di Giano (tracce) R/ Prua a d.; sotto RO[MA] AE; g. 11,39; mm. 30,5 Inv. 254748 ROMA. IMPERO
1. Nominale della serie della prua; Roma; post 211 a.C. D/ illeggibile R/ Prua a d. AE; g. 22,17; mm. 31 Inv. 254747
ROMA. REPUBBLICA
4. Clodio Albino, sesterzio, Roma, 194-195 d.C. D/ D [CL]OD SEPT [AL]BI[N CAES]; Testa a d. R/ [MINER PACIF COS II]; Minerva stante a s., con ramoscello nella d., scudo appoggiato a terra e lancia nella s.; ai lati S-C. AE; g. 19,24; mm. 30,5; h. 12 RIC IV, part 1, p. 52, n. 54a Inv. 254750
3. Autorità indeterminata, asse, I-II secolo d.C. D/ Testa a d. R/ illeggibile AE, g. 6,12; mm. 27 Inv. 254749
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8. AE3, autorità e zecca ind., 364-388 d.C. D/ Busto diademato a d. R/ [GLORI]A RO-[MANOR]V[M]; imperatore con prigioniero. AE; g. 2,15; mm. 17; h. 6 RIC IX. Inv. 254754
7. Valentiniano o Valente, AE3, zecca ind., 364-378 d.C. D/ [D N] VALEN[...]; busto diademato a d. R/ [SECVRITAS-REIPVBLICAE]; Vittoria a s. con palma e corona. AE; g. 2,07; mm. 19; h. 12 RIC IX. Inv. 254753
6. Costanzo II, AE3, zecca ind., 353-358 d.C. D/ DN CON[STAN-TIVS P F AVG]; busto diademato a d. R/ [FEL TEMP REPARATIO]; soldato e cavaliere caduto. AE, g. 2,33; mm. 18, h. 5 RIC VIII. Inv. 254752
5. Massimiano, nummus, Roma, 299 d.C. D/ IMP C MAXIMIANVS P F AVG; testa laureata a d. R/ GE[NIO PO]PV-[LI R]OM[ANI]; Genio stante a s. con patera e cornucopia; in esergo S * AE; g. 8,63; mm. 29; h. 5 RIC VI, p. 361, n. 94b. Inv. 254751
9. AE4, autorità e zecca ind., 388-403 d.C. D/ Busto a d. (tracce) R/ [SALVS R]E[I-PVBLICAE]; Vittoria a s. con trofeo e prigioniero. In campo a s. cristogramma. AE; g. 1,01; mm. 13,5; h. 12 Inv. 254755
I REPERTI NUMISMATICI DALLA GROTTA DELLO SCOGLIETTO
11. AE; g. 2,28; mm.18; D/ Busto diademato a d. Note: forata Inv. 254757
10. AE, g. 2,31; mm. 17; D/ Busto diademato a d. Inv. 254756
EMISSIONI INDETERMINATE DI IV SECOLO D.C.
12. AE; g. 3,11; mm. 20; h. 6; D/ [...]A[...]; busto diademato a d. R/ Vittoria a s. con corona di alloro nella d. Inv. 254758 13. AE; g. 1,53; mm.17; D/ Busto diademato a d. (tracce) Note: mancanze di metallo Inv. 254759 ETÀ MEDIEVALE E MODERNA
15. Repubblica di Siena, quattrino, Siena, 1503-1526 D/ [SENA] · VETV[S] ; lettera S fogliata. R/ [...] VIRGI[...]; croce fogliata MI; g.0,75; mm. 17,5; h. 6 Cfr. TODERI nn. 39 e 42; CNI XI, p. 383 e ss. Inv. 254760
14. Repubblica di Siena, quattrino, Siena, sec. XV D/ [...]V[...]; lettera S fogliata R/ illeggibile MI; g. 0,44; mm. 18,5 Note: frammento Inv. 254770
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16. Repubblica di Firenze, quattrino, Firenze, II sem. 1509- II sem. 1533. D/ FLOR-[ENTIA]; il giglio di Firenze con due fiori, senza cerchio. R/ S ·IO[AN-NES B]; San Giovanni in mezza figura con la mano d. con l’indice alzato in atto di benedire. AE; g. 1,05; mm. 18,5; h. 4 Inv. 254761 17. Granducato di Toscana, quattrino, Firenze, secc. XVI (post 1536)-XVII D/ Stemma mediceo R/ illeggibile AE; g. 0,77; mm. 17 Inv. 254769
18. Granducato di Toscana, quattrino, Firenze, secc. XVI (post 1536)-XVII D/ Stemma mediceo (tracce) R/ illeggibile AE; g. 0,70; mm. 18 Inv. 254762 ETÀ CONTEMPORANEA
22-26. Centesimi 10; Roma, 1920 (1 es.), 1927 (1 es.), 1929 (1 es.), 1930 (2 es.). D/ VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA; testa nuda a s., sotto A•MOTTI R/ Ape su fiore, a s. R, a d. valore, sotto data. CU; g. 5,40; mm. 22,5; contorno liscio Pagani 865 (1920), 872 (1927), 874 (1929), 875 (1930). Inv. 254764/1-5
19-21. Centesimi 5; Roma, 1929 (1 es.), 1930 (2 es.) D/ VITTORIO EMANUELE III RE D’ITALIA; testa nuda a s., sotto A•MOTTI R/ Spiga tra valore, a d. data, sotto R CU; g. 3,25; mm. 19,5; contorno liscio Pagani 908 (1929), 909 (1930). Inv. 254763/1-3
I REPERTI NUMISMATICI DALLA GROTTA DELLO SCOGLIETTO
27-85. Età romana, metà III-V secolo d.C. Tot. 58 esemplari in bronzo di cui: n. 2 - diam. mm. 23 e peso di g. 3,52 e g. 3,74 n. 22 - diam. tra mm. 17 e mm. 19; peso da g. 1,33 a g. 2,87 n. 32 - diam. tra mm. 14 e mm. 16; peso da g. 0,86 a g. 2,96 n. 2 - diam. mm. 13 e peso di g. 0,98 e g. 1,44 inv. 254765/1-58 86-90. Età medievale o moderna Tot. 5 esemplari in rame o mistura di cui: n. 2 - diam. mm. 15 e mm. 16, peso di g. 0,59 e g. 0,66 n. 3 - conservati in frammento. Inv. 254766/1-5 PESI MONETALI
MONETE ILLEGGIBILI
P.2. Piastrina rettangolare con tre linee parallele incise. Peso per un tremissis in oro (?) AE, g. 1,39, mm. 10x8, spessore mm. 2 Su un lato: | | | Inv. 254768
P.1. Peso per un solidus in oro. VI-VII secolo d.C. AE, g. 4,35, mm. 13x15, spessore mm. 3 Su un lato: segno N inciso (indicazione di Nómisma) Inv. 254767
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BIBLIOGRAFIA
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