Talamone: rinvenimenti di monete negli scavi ottocenteschi (1801-1892) morePublished in: “Le monete di Talamone (Orbetello, GR), 1801-1892”, Collezioni numismatiche in Italia, Documentazione dei complessi, Pontedera, 2010, pp. 11-53 |
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Etruscan Archaeology, Ancient numismatics (Archaeology), Numismatics, Ancient Roman Numismatics, Roman archaeology, Roman Republican Numismatics, Roman numismatics and archaeology, and Coinage of Ancient Italy
COLLEZIONI NUMISMATICHE IN ITALIA Documentazione dei complessi
LE MONETE DI TALAMONE
(Orbetello, GR), 1801- 1892
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELLA TOSCANA COMUNE DI ORBETELLO
Le monete di Talamone_________________________________________________________ (Orbetello, GR), 1801-1892
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TALAMONE: RINVENIMENTI DI MONETE NEGLI SCAVI OTTOCENTESCHI (1801-1892) Massimo De Benetti
Nel 1985 Otto Wilhelm von Vacano, l'archeologo che ha dedicato gran parte dei suoi studi a Talamone e autore di una serie di campagne di scavo a Talamonaccio nel corso degli anni '60, scrisse che “ogni visitatore del colle dovrebbe rendersi conto che, se raccoglie dal suolo anche un singolo frammento di ceramica o una moneta, si porta via probabilmente un'importante testimonianza storica”1. In effetti, proprio le monete, sono gli oggetti di cui si hanno meno notizie tra i ritrovamenti di questo colle che, nel corso dell'800, fu al centro di numerose ricerche che portarono alla scoperta delle necropoli, dei resti dell'abitato e di un'area templare da cui proviene il celebre frontone di Talamone. Cosa sappiamo delle monete ritrovate a Talamonaccio? Le uniche informazioni fino ad oggi note si devono a Gian Francesco Gamurrini, che nel 1888 pubblicò un elenco di quarantasei pezzi rinvenuti durante i lavori per la costruzione di un forte militare sulla cima del colle. In realtà, a questi esemplari, si aggiunsero in seguito numerosi altri provenienti dagli stessi scavi (1888-1889) e da ulteriori ricerche condotte nel 1892. Queste monete entrarono a far parte delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e sono rimaste fino ad oggi inedite. Altre monete provenienti da Talamone furono acquisite dal Museo negli anni successivi, grazie alla vendita all'asta della celebre collezione del marchese Carlo Strozzi. Il marchese Strozzi, non solo aveva “attratto a sé tutti i migliori pezzi numismatici affluiti sul mercato di Firenze tra il 1870 ed il 1887”, come scrisse Luigi Adriano Milani, direttore del Museo fiorentino, ma aveva anche partecipato ad alcuni scavi privati tra il 1876 ed il 1877 proprio a Talamonaccio. Grazie ai dati conservati nell'archivio storico della Soprintendenza, alle registrazioni di inventario e al ritrovamento di alcune schede manoscritte dell'epoca che ne danno una accurata descrizione, è possibile oggi ricostruire la storia di questi nuclei e presentare un catalogo completo delle monete pervenute al Museo Archeologico di Firenze. Si tratta di centotrentaquattro pezzi, dei quali si ricostruisce la storia del ritrovamento e del contesto in cui avvenne. In alcuni casi, grazie ai giornali di scavo, è possibile anche riconoscere i pezzi tra quelli descritti al momento della scoperta. Per una più completa disamina dei ritrovamenti numismatici sul colle di Talamonaccio si riportano, inoltre, le notizie di altre monete scoperte tra “le vestigia dell'antica città di Telamone” di cui si ha notizia in alcune pubblicazioni di eruditi locali, archeologi e studiosi dell'800. Anche se ormai disperse, grazie alla descrizione pubblicata è comunque possibile, in molti casi, procedere ad una corretta identificazione.
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VON VACANO 1985,
p. 67
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Le monete di Talamone ed i ritrovamenti sul colle di Talamonaccio (1801-1850) La prima notizia di monete rinvenute sul colle di Talamonaccio, di cui sia possibile il riconoscimento, sembra essere contenuta nell’opera di Ferdinando Carchidio, Memorie storiche dell’antico e moderno Telamone nell’Etruria Marittima, raccolte e illustrate con medaglie e altri monumenti inediti, data alle stampe a Firenze nel 1824. L’autore presenta una lista di monete attribuite ad una ipotetica zecca di Talamone, tra cui sono descritti cinque pezzi rinvenuti tra “le vestigia di Telamone”. In relazione al luogo del ritrovamento, è da osservare che nel testo si identifica chiaramente l’abitato dell’antica città di Talamone sul colle di Talamonaccio, a cui i ritrovamenti possono quindi essere riferiti. La descrizione dei pezzi è accompagnata da tavole illustrate che favoriscono la corretta attribuzione. Si riconoscono, innanzitutto, due sestanti di Vetulonia con al dritto una testa maschile con spoglia di mostro marino ed al rovescio il tridente accostato da due delfini2. Le monete sono così descritte: "Di egual conio ai sestanti num. 5, e 6 della Tavola I devono giudicarsi le due Autonome trovate fra i ruderi di Telamone, e che passarono a far parte di erudita collezione. In ambedue si rappresenta la testa d'Ercole coperta della nibride leonina, e nel rovescio di una si vede la sola iniziale T fatta a croce decussata, e nella postica dell'altra gli emblemi stessi del delfino e Tridente, come hanno i due sestanti, ed il motto TALAM"3. Una errata lettura della leggenda delle monete di Vetulonia (TLA o TALAM anziché VATL) aveva fatto ipotizzare agli studiosi dell’epoca l’esistenza di una zecca a Talamone4. Tale emissione non era però la sola ad essere attribuita a questa città. Ciò era avvenuto anche per alcune monete di Roma della serie repubblicana della prua. Nel 1848 George Dennis, l’illustre archeologo inglese dell’800, nel suo lavoro Cities and Cemeteries of Etruria, riassumendo quanto proposto dagli studiosi dell’epoca, scriveva che le monete attribuite a Talamone erano in genere simili agli assi e ai semissi di Roma, con la testa di Giano barbato sul dritto e la prua al rovescio, ma con l’aggiunta di “TLA” in caratteri etruschi, con a volte al posto della testa di Giano quella di Giove, o di un guerriero elmato, interpretato da alcuni come Telamon5. Anche Carchidio elenca alcune monete simili, tra cui due rinvenute tra i ruderi di Talamone nel 1820. Nel frontespizio dell’opera è raffigurato proprio uno di questi pezzi, conservato dall’autore. La presenza di un “figurino” sulla prua della nave nel rovescio, permette di riconoscerlo come asse di L. MAMILI, coniato tra il 189 ed il 180 a.C. nella zecca di Roma6. L’altro esemplare è un asse di C.
2 le monete sono così descritte: “Num. X . Testa d'Ercole imberbe, coperto dalla pelle del leone avente a tergo la sigla T. R. Consunto. Sestante trovato fra i vestigi di Telamone nell'anno 1801, e posto nella collezione del Barone Chodois”; “Num. XV. Testa di Ercole imberbe coperta della nibride del leone segnata a tergo col motto MALAT. R/ Tridente in mezzo a due delfini simile all'aversa del num. V, VI, e IX. Trovata nei vestigi di Telamone, ed esiste nella Collezione del Sig. Can. Crateni di Colle Vad'Elsa, inedita, dal quale ci fu umanissimamente comunicata”. CARCHIDIO 1824, pp. 62-63. Si tratta di sestanti vetuloniesi della serie con al D/ Testa maschile con spoglia di mostro marino a d., sotto 2 globetti e dietro VATL; al R/ Tridente accostato da due delfini con ai lati 2 globetti (Sambon 122). 3 CARCHIDIO 1824, p. 39. 4 si veda ad esempio CARELLI 1812, tav. IX, 4-8. La descrizione di una moneta attribuita a Talamone, ma in realtà di Vetulonia, si conserva anche tra le registrazioni delle monete entrate a far parte della collezione granducale di Firenze tra il 1787 ed il 1830. Si veda DE BENETTI-GUIDI 2007, p. 30. 5 “The coins attributed to Telamon are in general just like the as and semis of early Rome, having the bearded Janus-head on the obverse, and the prow on the reverse, but with addition of "TLA" in Etruscan characters. Sometimes in place of the Janus, there is the head of Jove, or that of a helmed warrior, whom Lanzi takes for Telamon, as it was customary to represent heroes or heroines on coins. And he interprets the prow also as referring to the Argonauts. One, a decussis, has the legend of "TLA," in Etruscan characters, which Lanzi proposes to blend in such a way as to read "TLAMNE," or Telamon; but Müller suggests that these coins may belong to the foedus Latinum — Tlate being put for Tlatium. A sextans with the head of a young Hercules, and a trident between two dolphins, with the legend "TEL," is referred by Sestini to Telamon. Lanzi, II. pp28, 84, tav. II. 4-6; Müller, Etrusk. I. p333; Sestini, Lett. Numis. III. pp11-13; Mionnet, Suppl. I. pp203-4. Cramer, Anc. Italy, I. p192. Millingen (Numis. Anc. Italie, p173) doubts if these coins should be referred to Telamon.”. DENNIS 1848, nota al cap. 45. 6 la moneta viene descritta nel seguente modo: “Num. XIII. Testa di Giano imberbe con asticelle prominenti al di fuori (nel frontespizio).R. Rostro di nave sulla quale sta in piedi un figurino, e nel piano inferiore l'iscrizione MAT. Trovata nelle
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VIBIVS C.f. PANSA, caratterizzato dalla presenza di tre prue al rovescio, coniato nel 90 a.C. a Roma. La legenda di questa moneta, probabilmente a causa del non perfetto stato di conservazione, fu letta erroneamente come LOMT (al posto di ROMA) e CYMBAIS (anziché C·VIBIVS o simile)7. Il quinto esemplare per il quale l’autore indica Talamone come luogo di ritrovamento, è descritto come decusse, ma l’assenza di un disegno rende problematico il riconoscimento8.
Tavola 1. Confronto tra le illustrazioni delle monete rinvenute tra le antiche vestigia di Talamone, pubblicate da
Ferdinando Carchidio nel 1824, ed esemplari dello stesso tipo.
escavazioni di Telamone nell'anno 1820: esiste presso l'Autore di queste memorie”. CARCHIDIO 1824, p. 63. Nel “figurino” descritto da Carchidio è da riconoscersi la figura di Ulisse in piedi sopra la prua, raffigurata sulla emissione di L. Mamili, che non presenta il nome del monetario. Si veda RRC 149/1b (189-180 a.C.); BMCRR Roma 726 (172-151 a.C.). 7 la moneta è così descitta: “Num. XIV. Testa di Giano barbata e senza pileo. R/ Tre rostri di nave: nel campo superiore in lettere Etrusche LOMT: nel piano sotto la prua in caratteri latini consunti: CYMBAIS; trovata nei ruderi di Telamone nel novembre 1820, ed esiste presso l'autore”. CARCHIDIO 1824, p. 63 e tav. IV, n. 1. Si veda RRC 342/7b-f per monete di questo tipo. 8 la descrizione riporta: “Num. XII. Testa di guerriero galeata ed imberbe con le sigle ALT avanti il protome.R. due timoni di nave pel diritto, e nel mezzo del campo la sigla X come nell'aversa num. VIII. Decusse scoperto fra le vestigia di Telamone esaminato attentamente dall'Autore di queste memorie”. CARCHIDIO 1824, p. 63.
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La presenza di antichi monumenti sul colle di Talamonaccio venne notata negli anni successivi anche da due nomi celebri delle ricerche archeologiche in Etruria: George Dennis e Alessandro François. Quest’ultimo nel 1851 riportò nel suo articolo “Scoperta delle necropoli di Roselle, Telamone e Cossa” alcune notizie sulle ricerche effettuate a Talamone. Non sono riportate scoperte di monete sul colle, mentre è invece segnalata la scoperta di monete di bronzo e d’argento risalenti a diversi periodi dell’impero romano, provenienti da una probabile necropoli situata nella “valle di pietra vergine” tra il colle di Bengodi e il colle di Talamonaccio. Le monete sarebbero state rinvenute all’interno di urne di argilla contenute nei “cubicoli” scoperti9. L’oncia con leggenda TLAM e gli scavi Vivarelli-Strozzi (1876-1877) Tra il 1876 ed il 1877 furono compiuti a Talamonaccio alcuni scavi dal marchese Carlo Strozzi insieme al proprietario del fondo Francesco Vivarelli. Si conservano poche notizie di queste ricerche, condotte senza alcun criterio scientifico, e solo grazie alle relazioni degli acquisti effettuati dal Governo per il Museo Archeologico di Firenze. Gli scavi portarono alla scoperta di una necropoli situata nel pendio nord-est del colle di Talamonaccio e di un ripostiglio di ottantotto bronzi, composto prevalentemente di armi, rinvenuto nei pressi della “torre vecchia” sulla cima del colle. Studiato negli anni successivi dal Milani, il ritrovamento sarà pubblicato come “ripostiglio Strozzi”10. Per quanto riguarda il rinvenimento di monete, tra l’elenco degli oggetti trovati nelle tombe sono menzionati “venti assi onciali”11, cioè monete della serie Giano/Prua databili con probabilità al II sec. a.C.12 Le informazioni sugli esiti di queste ricerche sono molto scarse, soprattutto per oggetti considerati di minore importanza come, appunto, le monete. In alcuni casi, però, se ne è conservata memoria grazie al particolare interesse dei pezzi recuperati, per i quali il luogo di ritrovamento forniva informazioni utili per l’individuazione della zecca di produzione. E’ così che pochi anni dopo gli scavi, Garrucci dà notizia nella sua pubblicazione sulle monete dell'Italia antica, che il marchese Strozzi aveva in collezione diverse monete di Cosa provenienti dagli scavi effettuati nelle proprietà Vivarelli. E’ lo stesso marchese a scrivere all'autore che: “le monete di Cosa realmente si trovano come tante volte fu detto nelle vicinanze di Ansedonia. Dagli scavi fatti dai signori Vivarelli a Talamone quattro o cinque anni or sono ne ebbi diverse”13. Si ha così conoscenza che le monete di Cosa, coniate sul modello della litra di Roma tra il 273 ed il 250 a.C., con la raffigurazione della testa di Marte o Coza al dritto e di una protome di cavallo e leggenda COZANO al rovescio, circolarono anche nell’antica città di Talamone14.
FRANÇOIS 1851. MILANI 1899 e 1901. 11 così viene segnalato il ritrovamento in Notizie degli Scavi di Antichità, Aprile 1878, p. 129: “Telamone – Avendo i signori Vivarelli continuati gli scavi in Telamone, nella loro proprietà ove rinvennero gli oggetti acquistati dal Governo pel museo etrusco fiorentino (v. Notizie ottobre 1877, p. 244) si rimisero a luce altre tombe, da cui si tolsero i seguenti bronzi: (...), venti assi onciali ed altri piccoli oggetti di poco conto.”. 12 la riduzione onciale è datata al 141-91 a.C. secondo Crawford, con esemplari di peso simile coniati anche nei decenni precedenti. 13 GARRUCCI 1885, pp. 75-76. 14 per un esauriente esame delle monete di questa zecca si veda BUTTREY 1980.
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Tavola 2. Due monete della zecca di Cosa appartenute alla collezione del marchese Carlo Strozzi, conservate al Museo
Archeologico Nazionale di Firenze.
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In quegli anni Firenze fu al centro di un particolare fervore per lo studio della monetazione etrusca, sia da parte di collezionisti facoltosi come il marchese Strozzi, che riuscì a costituire una delle più importanti collezioni dell’epoca, sia da parte di studiosi e archeologi che studiavano e raccoglievano i numerosi reperti scoperti nelle antiche città e necropoli dell’Etruria. Si possono ricordare, ad esempio, Isidoro Falchi che si dedicò allo studio delle monete di Vetulonia individuandone il centro di emissione a Colonna di Buriano, in Maremma, e Gian Francesco Gamurrini, che profuse grande impegno nell'arricchimento della collezione di monete del Regio Museo Etrusco, inaugurato a Firenze nel 187115. Fu proprio Gamurrini a fornire in un suo studio la prima notizia di una moneta fusa rinvenuta a Talamone. L'esemplare, che non trova eguali, divenne oggetto di discussione tra gli studiosi negli anni successivi per la lettura della leggenda e l’attribuzione ad una ipotetica zecca di Talamone, dopo che tutte le monete assegnate a questa città si erano rivelate false o frutto di una errata lettura. Così egli scrisse nel 1880: “Nei molti scavi eseguiti presso Talamone non venne scoperta alcuna moneta che a quella città comunemente e malamente si attribuisce. Il Millingen (Considerations sur la numism. de l’ancienne Italie, p. 173) le aveva rifiutate tutte, ed io da lungo tempo seguiva il suo parere che l’aveva riconosciuto esatto e ragionevole. Nondimeno una moneta ivi trovata che diversifica da tutte le altre, e che è una grossa oncia fusa del genere delle laziali, palesa da una parte delle lettere non molto certe. Da un lato pertanto vedesi un globetto nel mezzo; dall’altro lo stesso globetto, e le lettere etrusche da destra a sinistra girano intorno e poco discernibili (…)”.16 Nel 1885 questo pezzo venne pubblicato da Garrucci nella sua importante opera sulle monete dell’Italia antica17 come facente parte della collezione del marchese Strozzi. Nel suo studio l’autore, non concordando con la lettura della leggenda data da Gamurrini, che riportava “...alata....” 18, vi lesse “...TLAM..” e propose l’attribuzione alla città di Talamone, tlamu, probabilmente anche in considerazione della provenienza. Questa interpretazione non trovò concordi gli studiosi. Nel catalogo di vendita della collezione Strozzi, del 1907, Sambon propose la lettura “PV....NA” (Pupluna) attribuendone l'emissione alla zecca di Talamone o Populonia19. Nello stesso anno la moneta entrò a far parte delle collezioni del Museo Archeologico di Firenze, donata proprio da Arthur Sambon, insigne studioso e numismatico, autore nel 1903 dell'opera “Les monnaies antiques d'Italie” e curatore del catalogo di vendita della celebre collezione Strozzi20.
si veda in merito DE BENETTI-GUIDI 2007. GAMURRINI 1880, p. 12, n. 70, tav. III. 17 GARRUCCI, 1885, p. 25, tav. XLVII. 18 GAMURRINI 1880, p. 12, n. 70, tav. III. 19 SANGIORGI 1907, p. 13, n. 172. 20 in una lettera inviata a Sambon al suo rientro da Roma dopo aver partecipato all'asta, Milani scrive: “L'oncia che io pure credo ormai di attribuire meglio a Populonia che a Telamone, alla quale come Ella sa, io teneva al sommo grado, ha per noi un valore inestimabile e
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Luigi Adriano Milani, direttore del museo fiorentino, parve inizialmente attribuire la moneta “meglio a Populonia che a Talamone”21. Nella sua pubblicazione del 1912 dedicata al museo di Firenze, però, egli affermò di trovare più corretta l'intepretazione data da Garrucci e la lettura tlam dell'iscrizione, facendo notare che anche Haeberlin, nella sua opera fondamentale sulla monetazione fusa, non concordava con Sambon22. Più recentemente Cristofani23 ha proposto la lettura xaru, alla luce della quale sembra cadere definitivamente l'ipotesi dell'esistenza di una zecca talamonese. Anche nel recente lavoro Historia Numorum Italy dedicato alla monetazione greca e italica dell'Italia peninsulare precedente la seconda guerra punica, l'oncia appare tra le monete di zecca incerta dell'Italia centrale24. Appare ancora di estrema validità quanto scrisse Gamurrini nel 1880: “senza un altro esemplare migliore nulla si può dire su questa epigrafe25”. Se la lettura della legenda e l’attribuzione dell’esemplare ad una precisa zecca restano ancora da chiarire, è possibile avanzare una ipotesi sul possibile luogo e contesto di rinvenimento della moneta. E' probabile, infatti, che l'esemplare provenga dagli scavi effettuati nelle proprietà Vivarelli sul colle di Talamonaccio nel corso degli anni 1876-1877. A sostegno di questa ipotesi vi sono infatti numerosi elementi. Vediamoli di seguito: - l’anno della prima notizia della moneta, il 1880, data in cui viene pubblicata da Gamurrini nel Supplemento al Corpus Inscriptionum Italicorum di A. Fabretti26; - la provenienza dagli “scavi presso Talamone”27 e l’assenza, nel periodo precedente al 1880, di notizie di scavi effettuati nella zona, oltre alle ricerche Vivarelli del 1876-1877 sul colle di Talamonaccio; - la descrizione nel lavoro di Gamurrini di altre iscrizioni provenienti da Talamone ed acquistate dal Museo Archeologico di Firenze, con il preciso riferimento agli “scavi eseguiti sul poggio di Talamonaccio nelle proprietà dei Sig. Vivarelli”28; - l’appartenenza della moneta alla collezione del marchese Strozzi, che prese parte agli scavi Vivarelli; - la presenza nella collezione del marchese Strozzi di altre monete provenienti dagli scavi Vivarelli del 1876-1877.29 Proprio il luogo di ritrovamento ha costituito all'epoca un elemento importante per la formulazione da parte degli studiosi di ipotesi sulla attribuzione di questa moneta che, in assenza di altri esemplari conosciuti, viene inquadrata oggi tra le emissioni di zecca incerta dell'Italia centrale.
segnalerò appunto al Ministero il nobile atto che Ella ha compiuto per una deferenza verso di me e verso il Museo di Firenze”. Archivio Storico della Soprintendenza, pos. E/1, lettera del 19 aprile 1907, prot. 667/339. 21 si veda nota precedente. 22 sulla lettura di Sambon, Milani scrive: “Questa moneta, riprodotta a p. 66 fig. 27, fu dal Sambon, Catal. Strozzi, p. 18 n. 172, letta pv...na e riferita a Populonia (Pupluna), ma io credo più giusta, per quanto sempre incerta, la lezione tlam(u) del Garrucci e dello Strozzi, che almeno va d’accordo con la provenienza sicura del pezzo. Anche Haeberlin, Aes Grave taf. 97, 15 (v. p. 297) mostra di non aderire a Sambon.”, MILANI 1912, p. 346. 23 CRISTOFANI, Atti Convegno V, p. 356. 24 HN n. 95. 25 GAMURRINI 1880, p. 12. 26 GAMURRINI 1880, p. 12. 27 GARRUCCI 1885, p. 25. 28 GAMURRINI 1880, pp. 10-11. 29 in merito alle monete di Cosa, Strozzi scrisse: ”(...) dagli scavi fatti dai signori Vivarelli a Talamone quattro o cinque anni or sono ne ebbi diverse”; GARRUCCI 1885, p. 75.
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Tavola 3. L'oncia fusa rinvenuta nei pressi di Talamone, già in collezione Strozzi, donata da Arthur Sambon nel
1907 al Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
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Oltre all'oncia, altre due monete fuse della collezione Strozzi furono indicate nella vendita all'asta come provenienti da Talamone. Si tratta di due semonce fuse con la raffigurazione della punta di lancia e del grappolo d'uva, datate al III sec. a.C., e per le quali non è stato ancora possibile formulare ipotesi sulla zecca di produzione. I due esemplari furono acquistati da Luigi Adriano Milani, sempre attento ad arricchire le collezioni del monetiere fiorentino di esemplari nuovi e, soprattutto, interessato a quelli di cui era nota la provenienza30. Si può pensare che anche queste monete siano state rinvenute durante le ricerche condotte nelle proprietà Vivarelli tra il 1876 ed il 1877, così come le monete di Cosa citate in precedenza o l'oncia fusa, ma occorre precisare che in questo caso mancano notizie al riguardo, oltre all'indicazione “Trouvée à Talamone” nel catalogo d'asta.
Le monete recuperate durante i lavori del Genio Militare (1888-1889) Nel 1887 ebbero inizio i lavori, ad opera del Genio Militare, per la costruzione di un forte sulla cima del colle di Talamonaccio, nel corso dei quali emersero i resti dell'antica città. Il 2 settembre 1888 giunse a Talamone il Commissario per i monumenti dell’Etruria ed Umbria Gian Francesco Gamurrini che pubblicò, nel novembre dello stesso anno, una relazione in cui furono descritti anche gli oggetti venuti alla luce durante i lavori di scavo per la realizzazione della fortificazione31. Tra questi figurano quarantasei monete, recuperate quindi fino a quel momento. E' interessante rilevare che ogni considerazione successiva sulle monete ritrovate a Talamonaccio si è sempre basata su questo elenco32 che però risulta incompleto, poiché durante i mesi successivi si recuperarono anche altri pezzi. Le attività sul colle, infatti, proseguirono e il materiale rinvenuto tra il 1888 ed il 1889 durante i lavori del Genio Militare venne consegnato all'Ispettore A. De Witt di Orbetello e da questi, dietro interessamento di Gamurrini e del Ministro per la Pubblica Istruzione Fiorelli, dato in deposito permanente al Museo di Grosseto. L'elenco degli oggetti consegnati il giorno 20 febbraio 1889 al
30 SANGIORGI 1907, p. 17, nn. 258-9. Le monete furono registrate al loro ingresso nel Museo di Firenze con i numeri inv. 82981-2. 31 GAMURRINI 1888. 32 si veda ad esempio MICHELUCCI 1978, VON VACANO 1985, CIAMPOLTRINI 1985; da segnalare il caso di LENZI 1915, dove l'autore, con riferimento all'elenco dei pezzi descritti da Gamurrini, riporta quarantatre monete anziché quarantasei, non indicando le due monete campane, le due con testa di Pallade e la moneta con "aquila ad ali aperte col fulmine"; sono invece menzionati un "triente della serie pesante Apollo" ed un “bronzo irriconoscibile” non riportati in GAMURRINI 1888.
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delegato comunale di Grosseto33 comprendeva novantasei monete, tra cui la quasi totalità dei pezzi già descritti da Gamurrini. Una conferma sulla descrizione di questo materiale è data dalle carte appartenute all'archeologo Giuseppe Sordini, conservate presso l’Archivio di Stato di Spoleto e pubblicate solo in tempi recenti34. Si tratta dell’elenco degli oggetti rinvenuti nel periodo agosto 1888 20 febbraio 1889 e consegnato dal Genio Militare all'Ispettore De Witt. La lista corrisponde, tranne alcune inesattezze, a quella di consegna al Comune di Grosseto. La permanenza dei reperti talamonesi al museo di Grosseto fu di breve durata, ed il 10 giugno 1891 Giuseppe Sordini venne incaricato di trasferire a Firenze il materiale lasciato in deposito35. Con l'ingresso al museo archeologico di Firenze le monete furono inventariate e descritte nei registri sommariamente, tanto da rendere non molto agevole il confronto con i vecchi elenchi. Una accurata descrizione di questi pezzi si conserva, però, in alcune schede manoscritte, recentemente rintracciate presso il Monetiere del museo, nelle quali sono riportati anche peso e diametro degli esemplari leggibili. Queste schede, probabilmente redatte da Luigi Adriano Milani dopo il 1891, costituiscono oggi la testimonianza più accurata a nostra disposizione per la catalogazione e la documentazione di questo ritrovamento. In totale vi sono descritti due aes rude e centoundici monete, con indicazione del numero di inventario assegnato al momento dell'ingresso nel museo36. Il recente lavoro di riordino del monetiere ha permesso di individuare numerosi pezzi relativi a questo nucleo di cui il catalogo presenta una documentazione fotografica. Non è stato invece possibile rintracciare gli esemplari che furono scelti per l'esposizione nelle sale del museo37, per i quali sono comunque disponibili i dati registrati nelle cd. schede Milani.
Tavola 4. Gli elenchi Gamurrini del 1888 e De Witt del 1889 e la corrispondenza con le monete del catalogo.
ELENCO GAMURRINI in NSC 188838 (tot. 46 pezzi) 1 - Testa di vecchio a destra, e dietro il numero etrusco V. Rovescio liscio. Argento alquanto scuro. Viene attribuita a Vetulonia, e forse il tipo del vecchio ha relazione al suo nome, ed alla sua antichità40.
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ELENCO DE WITT 188939 ed elenco Sordini 1889 (tot. 100 pezzi) Testa di vecchio a destra, rovescio liscio. Si ascrive a Vetulonia.
CAT. inv. 10170
"Elenco degli oggetti provenienti dagli scavi di Talamone e consegnati in Orbetello dall'Ispettore De Witt, alla presenza di Gamurrini, al delegato del Comune di Grosseto", in MAZZOLAI 1962, pp. 50-54. 34 "Elenco del materiale archeologico scoperto negli anni 1888-1889. Orbetello, 20 febbraio 1889. Elenco degli oggetti antichi ritrovati nel poggio di Talamonaccio durante i lavori di fortificazione cominciati nell'agosto fino a questo giorno"; Sezione di Archivio di Stato di Spoleto, Archivio Sordini, busta n.9, cartella n. 99, pubblicato in SENSI 1987, Appendice I, p. 31 e seg. 35 furono lasciate cinquantacinque lucernette frammentarie, ancora oggi presenti nel Museo Archeologico e d'Arte della Maremma, e due frammenti di anfore; si veda MAZZOLAI 1962. 36 tali numeri furono riportati con inchiostro bianco o nero sulle stesse monete (inv. 10136-10248). 37 con le monete si è conservata una piccola nota manoscritta dell'epoca, che riporta: “Talamone 1888? Le migliori sono nella Sala 14”. 38 l'elenco è contenuto nell'articolo “Ruderi antichi ed oggetti scoperti sul Poggio di Talamonaccio”, pubblicato da Gamurrini in Notizie degli Scavi di Antichità. GAMURRINI 1888, pp. 682-691. 39 per elenco De Witt 1889 s'intende il documento: "Elenco degli oggetti provenienti dagli scavi di Talamone e consegnati in Orbetello dall'Ispettore De Witt, alla presenza di Gamurrini, al delegato del Comune di Grosseto", pubblicato in MAZZOLAI 1962, pp. 50-54. Le monete descritte corrispondono, a parte alcune inesattezze facilmente individuabili, all'elenco Sordini 1889, cioè al documento “Elenco del materiale archeologico scoperto negli anni 1888-1889. Orbetello, 20 febbraio 1889. Elenco degli oggetti antichi ritrovati nel poggio di Talamonaccio durante i lavori di fortificazione cominciati nell'agosto fino a questo giorno” in SENSI 1987, Appendice I, p. 31 e seg. 40 sulla derivazione del nome etrusco Vatluna o Vatuluna da vetus, diretto quindi ad esprimere l'antichità della colonia vetuloniese, si veda ad es. LANZI 1824, tomo II p. 109.
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2 - Testa d'uomo giovine rivolto a dritta. Rov. liscio. Argento alquanto scuro. Si ascrive a Populonia. 3 - Toro androprosopro coronato dalla Vittoria. Il diritto di questa moneta reca una testa a d. che non si distingue. Non vi è dubbio, però, che appartenga a Napoli: è di bronzo foderato in argento. 4-5 - Altre due monete col toro androprosopro, in bronzo, che si riferiscono molto probabilmente a Napoli.
Dramma di Napoli.
inv. 10149 tra le inv. 10153, 10155, 10159 e 10162 inv. 10147
Monete di Napoli (2 pz.).
6 - Mano aperta. Rov. La stessa con tre globuli. Quadrante latino del sistema librale.
Quadrante latino con doppia mano. Aes romano con testa di Ercole.
7 - sestante a forma di mandorla; da un lato la clava, dall'altro due globuli. Si ascrive a Todi. 8 - Testa di Pallade a dritta. Rov. testa di cavallo.
Sestante di Todi con clava. Moneta campana con testa di Giove.
inv. 10167 inv. 10148 tra le inv. 10152, 10156, 10158 tra le inv. 10152, 10156, 10158 inv. 10150 inv. 10228
9 - Testa di Pallade. Rov. testa di cavallo con la leggenda intorno consunta in cui apparisce una Z, lettera forse del nome COZANO. Varie monete di Cosa ho veduto altre volte ad Orbetello, e sarebbe sufficiente prova per credere che esse furono battute in Cosa di etruria. 10 - Aquila ad ali aperte col fulmine. Rov. consunto. 11 - Testa di Mercurio a dritta. Rov. Prua di nave. Bronzo a sistema trientale. 12-14 Altre tre sestanti colla testa di Mercurio. Rov. prua di nave. 15-17 - Tre assi del sistema sestantario molto ridotto. 18 - denario detto bigato. Argento. 19-23 - Cinque vittoriati: uno de' quali di argento molto scuro, come lo sono quasi tutti quelli, che primitivamente si diffusero in Etruria, e vi furono forse battuti dagli stessi Romani. Gli altri sono di bronzo, avendo perduta la loro foglia di argento. 24-33 - dieci assi onciali molto consunti. 34 - Asse onciale ridotto L·SAVF (Saufei) 35 - Asse onciale ridotto di TITVRI. 36 - Asse onciale ridotto di IVNI 37-43 Sette assi onciali, che per la loro riduzione si avvicinano alla semoncia. 44 - Semisse colla testa di Giove, e il rov. con prua di nave,
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Testa di Pallade - rovescio testa di cavallo dove apparisce la lettera Z.
Sestanti con testa di Mercurio (6 pz.). (Sestanti con testa di Mercurio). Assi unciali e sopra unciali // di Roma (36 pz.). Frammento di un bigato.
inv. 10207 inv. 10161, 10204, 10206, 10244 inv. 10139 inv. 10141
(Assi unciali e sopra unciali // di Roma). Asse di SAUFEIO. Asse di TITVRIS41 Asse della famiglia IVNIA (Assi unciali e sopra unciali // di Roma) Semisi di sistema unciale (4 pz.)42
tra le inv.
l'elenco De Witt riporta “Tituris”, mentre nell'elenco Sordini, pubblicato in SENSI 1987, è trascritto erroneamente “Tiburnio”.
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del sistema tendente al semionciale. 45 - Triente, col rovescio della prua della nave e sopra CA…, probabilmente dell'Afrania43. 46 - Quinario di C·EGNATVLEI, alquanto consunto.
Quinario di Egnatulica; Assi della famiglia VIBIA con PANZA (2 pz.)44 Denario con THERMUS; Denario di L. IULI BURSIO; Monete consunte indescrivibili (30 pz.). MONETE MEDIEVALI Argento - Moneta di Pavia di ottone imperatore Bronzo - Tessere mercantili (2 pz.) AGGIUNTE Il sig(nor) Commend(atore) de Witt restituisce tre monete di bronzo: una della SAUFEIA, altra di Napoli, altra corrosa.
10230-6 inv. 10136 (?) inv. 10210 inv. 10143-4 inv. 10208 inv. 10209 inv. 10247 inv. 10246
Il confronto tra i due elenchi mostra una corrispondenza piuttosto precisa tra le monete. Fa eccezione la moneta di Populonia citata da Gamurrini, di cui, tra l'altro, mancano indicazioni anche nelle schede del Museo. L'esemplare in argento assegnato all'epoca a Vetulonia, invece, viene meglio descritto da Milani dopo l'ingresso nel museo e indicato come quinario. La presenza di tracce di leggenda al dritto porterebbe ad identificarlo come emissione romana di età repubblicana.
Gli scavi del 1892 Tra il 1889 ed il 1892, sembra che non vi siano stati scavi di rilievo sul colle di Talamonaccio, dove pochi anni prima era stata avviata la realizzazione di un forte militare. Alla ripresa delle attività, nel periodo 21 aprile – 7 dicembre 1892, fu ordinata la “guardia archeologica” ed i lavori furono seguiti da Miele Liberato, di Porto S. Stefano, e dall'archeologo Giuseppe Sordini. E' grazie alla loro attenta documentazione che oggi è possibile comprendere meglio il contesto di ritrovamento dei molti oggetti scoperti sul colle di Talamonaccio. Miele Liberato, infatti, ci ha lasciato testimonianza dei reperti emersi durante i lavori grazie ai giornali di scavo inviati settimanalmente a Firenze al direttore del museo Luigi Adriano Milani45. Recentemente, a tale fonte si è aggiunto il taccuino personale di Giuseppe Sordini, mai consegnato al Milani, contenente ulteriori notizie tra cui la descrizione di alcune monete46.
nell'elenco De Witt del materiale consegnato al Museo di Grosseto è trascritto "semisi", mentre l'elenco pubblicato in SENSI 1987 riporta, probabilmente per un errore di lettura, "scarti". 43 non è chiaro il riferimento alla emissione della gens Afrania (legenda SAFRA) da parte di Gamurrini, se la parte di legenda leggibile è CA. Tra le monete pervenute al museo risulta una sola moneta della serie Giano/Prua con lettere CA, che però è un asse. 44 l'elenco pubblicato in SENSI 1987 riporta, probabilmente per un errore di lettura o trascrizione, "PARGO", anziché “PANZA”, come indicato nell'elenco De Witt. 45 il manoscritto è conservato presso l'archivio storico della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana; MIELE 1892. 46 si veda SENSI 1987.
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Le annotazioni di scavo trovano un riscontro piuttosto preciso nell'inventario della Soprintendenza, in cui furono registrati gli oggetti recuperati e nel quale figurano complessivamente diciotto monete47. Una prima catalogazione di questi pezzi venne fatta probabilmente dallo stesso Milani, ed è contenuta in alcune schede manoscritte rintracciate nel museo. Dai registri di inventario risulta che la maggior parte di queste monete fu portata alla luce tra il 14 ed il 29 maggio 1892. Per sei esemplari, invece, non si ha indicazione del giorno del ritrovamento e quindi non è possibile un confronto con i diari di scavo (inv. 10578-83). Rispetto ai recuperi del 1888-89, in questo caso i ritrovamenti furono documentati con precisione, ed appare quindi interessante contestualizzare il ritrovamento delle monete, tutte databili tra la fine del III e gli inizi del I sec. a.C. e verificare l'associazione con altri materiali, quando possibile. E' interessante, ad esempio, osservare le tre monete recuperate insieme alle terrecotte decorative del frontone di Talamone, di cui una databile al 110 a.C. e due all'89 a.C.
catalogo.
Tavola 5. Corrispondenza tra le annotazioni dei diari di scavo di Miele Liberato, di Giuseppe Sordini e le monete del
DIARIO DI L. MIELE 14 maggio “Da un operaio del Genio Militare si raccoglie una monetina di bronzo vicino al muro lungo esposto ad Ovest”. 15 maggio “Per cura del Caporale che assiste agli scavi domenicali del Genio Militare fu raccolta una moneta di bronzo”. 20 maggio “Seguendo lo scavo alla profondità di m.0,53 fu ritrovata una raccolta di terre cotte decorative, con teste di cavallo e molte figure umane, molto piombo e chiodi di ferro e una spiaggia di ferro e due monete di bronzo”. 22 maggio “Per cura del Caporale che assiste agli scavi domenicali del Genio Militare furono raccolte due monete, due anelli, una maniglia e un piccolo frammento tutto di bronzo”. 23 maggio “Seguendo lo scavo alla profondità di m. 0,30 furono raccolte molte terre cotte con figura umana, e molto TACCUINO DI G. SORDINI 14 maggio “Da un operaio del Genio Militare riscatto una monetina in bronzo molto ossidata. E’ un sestante, col Mercurio; R. una prua di nave e la leggenda ROMA. Manca del segno denotante il valore ed ha uno spiccato carattere stilistico, differente da quelle consuete. E’ stata raccolta lungo il muro di opera poligonale demolito nei giorni 13 e 14 mag. ’92.” 15 maggio “Viene da questi raccolto un altro sestante del tipo comune, interessante però come raffronto con l’altro trovato ieri.” 20 maggio “Raccolto io stesso tre monete di bronzo, che si rinvengono tra la terra, nello spazio circoscritto del muro di cinta in pietre rozze verso l’angolo Ovest” Bifronte sbarbato R/Prua(?) e nell’esergo SABIN 2. “ barbato R/ ......ABIN 3. Testa R/ Prua 22 maggio “Domenica. Furono riscattati dagli operai del Genio Militare due piccoli anelli ed una maniglia di bronzo. Due monete irriconoscibili.” 23 maggio “Si raccolgono un piccolo amo di bronzo e una monetina di argento. Testa con elmo R/ Vittoria guidante una biga.” CAT. inv. 10250
inv. 1025148
inv. 10253 inv. 10254 inv. 10255 inv. 10262 inv. 10263 inv. 10257 inv. 10260
le monete hanno i seguenti numeri di inventario: 10249-57, 10260, 10262-3, 10578-83. Tutti i pezzi sono stati rintracciati nel monetiere del museo, ad eccezione delle inv. 10257 e 10260, di cui però si ha una precisa descrizione. 48 questa moneta e la precedente furono descritte con data di ritrovamento invertita al momento dell'ingresso nel museo.
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piombo; chiodi e due spiaggie di ferro e due monete, una di bronzo e una d’argento”. 25 maggio “Una monetina, bucata, di bronzo – Bifronte giovane e sbarbato R/ Prua e la leggenda ANUSI”. 27 maggio “Seguendo lo scavo per conto del Genio Militare fu ritrovata una moneta di bronzo”. 29 maggio “Si raccoglie tra gli operai del Genio Militare una moneta di bronzo. Testa con elmo R/ irriconoscibile.”
10260 inv. 10249 inv. 10256 inv. 10252
Conclusioni Il complesso delle monete rinvenute a Talamonaccio così ricostruito, si presenta estremamente ricco e interessante, con informazioni nuove e con alcune correzioni rispetto al nucleo di pezzi fino ad oggi noto grazie all'articolo pubblicato da Gamurrini nel 188849. Al nucleo di monete si sono innanzitutto aggiunti due pezzi di aes rude (cat. 1-2), da non confondere con i frammenti di tre barrette di bronzo rinvenuti nel cd. ripostiglio del Genio Militare e già noti agli studiosi50. La loro presenza si inserisce in quel ricco complesso di ritrovamenti in stipi votive e aree di culto di cui abbiamo un'ampia testimonianza in Etruria, quando tra VIII e IV sec. a.C. tali frammenti di bronzo caratterizzarono il regime delle offerte prima dell'adozione della moneta51. Passando alle monete, il materiale rinvenuto offre un quadro importante della circolazione monetaria durante il periodo di maggiore sviluppo dell'abitato, tra la fine del IV e gli inizi del I sec. a.C., con la presenza di numerario fuso e poi coniato di tipo italico, greco e soprattutto romano repubblicano. Ciò potrà permettere agli studiosi di formulare alcune osservazioni sulla rete di scambi che caratterizzò il centro di Telamon e anche sulla frequentazione del santuario. La presenza di un certo numero di monete campane conferma l'ampia diffusione che tale monetazione ebbe nel III sec. a.C. in tutta l'Etruria52. Si tratta soprattutto di litre del tipo Apollo/toro androprosopo (cat. 5-9), molto probabilmente della zecca di Neapolis, anche se il pessimo stato di conservazione non consente un'attribuzione certa, e di almeno una didramma in argento della stessa zecca (cat. 4), databile tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. Interessante la presenza di un biunx della zecca di Capua (cat. 10), non citato nell'elenco pubblicato da Gamurrini. Questa moneta si inquadra tra le emissioni coniate nel periodo della seconda guerra punica, quando Capua, insieme ad altre città, si schierò a fianco di Annibale dopo la battaglia di Canne. Il periodo di emissione si colloca tra il 216 a.C. ed il 211 a.C., data nella quale i romani riconquistarono la città53. La monetazione etrusca ed italica rappresenta l'insieme di maggior interesse tra il materiale numismatico recuperato a Talamonaccio. Oltre all'oncia fusa con leggenda (cat. 13), unico esemplare conosciuto la cui attribuzione rimane ancora incerta, anche il ritrovamento di altre due monete fuse è particolarmente rilevante. Si tratta di due semonce con punta di lancia/grappolo d'uva (cat. 14-15), note
GAMURRINI 1888, pp. 682-691. MILANI 1899-1901; COCCHI ERCOLANI 1975, p. 28; MICHELUCCI 1978, p. 216; SENSI 1987, fig. 35. 51 si vedano ad esempio RENDINI P. (a cura di), Le vie del Sacro, Culti e depositi votivi nella valle dell'Albegna, 2009; Santuari d'Etruria, catalogo della mostra, Milano, 1985. 52 CATALLI 1988. 53 HN Italy, p. 64.
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in un numero limitato di esemplari54. La scarsità di ritrovamenti non ha ancora consentito di individuare la possibile zecca di emissione e stabilire la cronologia di emissione, generalmente indicata al III secolo a.C. Come indicato in precedenza, è probabile che questi tre esemplari provengano dagli scavi effettuati nelle proprietà Vivarelli, a Talamonaccio, tra il 1876 ed il 1877. Queste monete si aggiungono ad un altro esemplare fuso dell'Italia centrale trovato a Talamonaccio e già noto grazie all'elenco Gamurrini. Si tratta del sestante della cd. serie ovale (cat. 16), attribuita tradizionalmente a Tuder ma di cui è stata considerata anche l'ipotesi di una attribuzione a Volsinii55. La serie viene datata dagli studiosi al III sec. a.C. (Vecchi propone una datazione al 225-213 a.C.) e questo ritrovamento offre una ulteriore conferma dell'ampia diffusione che ebbe in Etruria. Altri esemplari sono attestati anche nei vicini centri di Roselle, Vetulonia e Vulci56. In relazione alle emissioni etrusche, Gamurrini cita nel suo elenco anche monete di Populonia, ma in realtà non vi è riscontro che esemplari di questa zecca siano stati rinvenuti a Talamonaccio. Dall'esame del materiale pervenuto al museo di Firenze e della relativa documentazione, appare evidente che l'esemplare etrusco “con testa di vecchio”, riferibile a Populonia e non a Vetulonia57, come indicato, sia un quinario repubblicano con rovescio consunto (cat. 119). Per quanto riguarda l'altro esemplare etrusco citato da Gamurrini con “testa d'uomo giovine rivolto a dritta”, è da osservare che non figura nell'elenco compilato per la consegna del materiale al museo di Grosseto e nelle successive descrizioni. E' attestata, invece, la presenza piuttosto consistente di sestanti vetuloniesi della serie con tridente accostato da due delfini. Di questa emissione due esemplari sono pervenuti al museo di Firenze (cat. 17-18)58 e, grazie alle descrizioni fornite da Carchidio, si ha notizia di almeno altri due pezzi scoperti a Talamonaccio59. Telamon risulterebbe, così, il centro con il maggior numero di esemplari di questa serie rinvenuti al di fuori del territorio di Vetulonia60. Recentemente, lo studio del materiale numismatico proveniente dagli scavi condotti tra il 1985 ed il 1990 a Poggiarello Renzetti a Vetulonia, ha fornito ulteriori informazioni per l'inquadramento cronologico di questa emissione e del periodo di circolazione61, con la presenza nello stesso contesto stratigrafico dii sestanti vetuloniesi, materiale ceramico databile al II sec. a.C. e di una frazione della serie della prua dello stesso periodo. Il dato offerto da Poggiarello Renzetti e l’associazione con esemplari della serie post-semilibrale della prua riscontrata in altri ritrovamenti noti (Vetulonia loc.tà Stagnaccio62; Pari63) confermerebbero, quindi, una datazione più bassa rispetto a quella registrata anche nella nuova edizione della Historia Numorum, Italy (300-250 a.C.) e più vicina a quella proposta da Vecchi (215-212 a.C.). Una ulteriore conferma in questo
Thurlow-Vecchi indicano venti esemplari con peso compreso tra 7,1 e 14,4 grammi; TV, p. 40. AMBROSINI 1997, p. 221; CRAWFORD 2002, p. 269. 56 un'oncia, inedita, proviene dagli scavi condotti nel 1988 a Roselle (direzione M. G. Celuzza); un sestante ed un oncia figurano tra il materiale numismatico rinvenuto a Vetulonia (CASTELLANI 1931, p. 587). Per una mappa dei ritrovamenti di questa emissione si vedano: CATALLI 1988, pp. 465-493; AMBROSINI 1997, p. 217; CRAWFORD 2002, p. 269. 57 anche l'esemplare al n. 1 dell'elenco pubblicato da Gamurrini dovrebbe essere riferito a Populonia piuttosto che a Vetulonia, come indicato. Sull'attribuzione a Vetulonia della emissione in argento con il tipo della testa di vecchio al dritto e rovescio liscio, si veda FALCHI 1885 e FALCHI 1892. Successivamente già Sambon ne proponeva invece l'attribuzione a Populonia; SAMBON 1903. 58 per l'esemplare cat. 18 l'attribuzione si basa essenzialmente sulle caratteristiche del tondello, la pondometria e le tracce visibili del contorno che trovano confronto con l'altro esemplare cat. 17. 59 CARCHIDIO 1824, p. 39. 60 solo la stipe di Vicarello presenta un numero maggiore, con quattro sestanti ed un oncia. PANVINI ROSATI 1967-1968; MARCHI 1852. 61 ringrazio il dott. Mario Cygielman della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana per la visione del materiale numismatico provenienti dagli scavi. 62 DE BENETTI – CATALLI 2003-2006. 63 RRCH n. 551
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senso proverrebbe dal ripostiglio di Castel Sant’Angelo, dove un sestante vetuloniese compare insieme a numerose altre monete databili tra la fine del III e la prima metà del II sec. a.C.64 Tra le emissioni di zecche etrusche e italiche è da considerare, infine, la presenza a Talamonaccio di monete coniate nella vicina colonia latina di Cosa tra il 273 ed il 250 a.C, sul modello della litra di Roma. Fu Garrucci a segnalare la presenza di un certo numero di esemplari nella collezione Strozzi, indicandone la provenienza dagli scavi condotti tra il 1876 ed il 1877 nelle proprietà Vivarelli. La moneta con “lettera Z”, parte della leggenda COZANO, descritta da Gamurrini e presente anche nell'elenco de Witt, non risulta invece nelle schede Milani, ma potrebbe essere stata inserita tra le litre di Roma. E' da notare che monete della città di Cosa sono state rinvenute anche a Vetulonia e nel santuario di Gravisca65. Il numerario romano repubblicano costituisce l'insieme più consistente delle monete rinvenute a Talamonaccio. Delle emissioni più antiche sono presenti alcune litre con Testa di Minerva/Protome equina (cat. 19-21), datate nella recente edizione di Historia Numorum Italy a ca. il 260 a.C., e due esemplari di aes grave. Si tratta di un quadrante della serie Roma/Roma datata attorno al 265 a.C., con il tipo della mano aperta su entrambi i lati ed i tre globetti denotanti il valore (cat. 22) e di un triente della serie librale Giano/Prua (cat. 23). La presenza di queste monete fuse risulta piuttosto frequente in stipi e depositi votivi di III sec. a C. e non è da escludere che i due esemplari di Talamonaccio facessero parte delle offerte al tempio. Al periodo della seconda guerra punica sono riferibili alcune frazioni di riduzione semilibrale, in particolare semonce della serie della prua (cat. 25-28) e della serie collaterale (cat. 29-30), databili secondo Crawford al 217-215 a.C. La maggior parte del numerario romano è costituita, però, dalle emissioni successive al 211 a.C. che costituiscono circa il 75% di tutte le monete rinvenute. La presenza di assi in bronzo della serie Giano/Prua è rilevante, considerando che, oltre agli esemplari confluiti nelle collezioni del museo archeologico di Firenze, numerosi altri furono trovati durante gli scavi VivarelliStrozzi66. Decisamente più bassa è la presenza di semissi (cat. 73-77) e di frazioni (cat. 78-82). Lo stato di conservazione ha permesso, in alcuni casi, di riconoscere il segno od il monogramma presenti sulle monete, utili per una datazione più precisa. E' il caso, ad esempio, dell'emissione con MA (cat. 91) coniata in Sardegna nel 210 a.C. e di alcune altre inquadrabili tra il 179 a.C. ed il 146 a.C., tra cui gli assi di A. MAT, A. CAECILIVS e PAE (cat. 92-94), C. MAIANI e L. SAVF (cat. 99-100). Le emissioni presenti con più esemplari sono quelle di TVRD, datata tra il 169 ed il 158 a.C., con due assi ed un quadrante (cat. 96-98), e di C. ANTESTI del 146 a.C., con un asse ed un quadrante (cat. 102-103). Si deve inoltre ricordare il ritrovamento a Talamonaccio di un asse di L. MAMILI, citato in Carchidio, la cui coniazione si inquadra tra il 189 ed il 180 a.C. In merito alla presenza di queste emissioni nel territorio è utile ricordare un ripostiglio scoperto nel 1903 nei pressi di Cosa in località Le fabbriche, sulla Feniglia, composto da circa trecento assi databili tra il 208 ed il 150 a.C.67, tra cui figurano anche esemplari dei tipi rinvenuti a Talamonaccio. Per quanto riguarda la monetazione in argento, sono presenti alcuni vittoriati (cat 31-34), di cui già Gamurrini aveva notato che si trattava di esemplari suberati. In alcuni casi la pellicola in argento è completamente scomparsa. Non è chiaro se tali monete possano riferirsi direttamente alla zecca di Roma o se siano il frutto di una falsificazione ma è facile ipotizzare che, una volta riconosciute, siano uscite di circolazione, probabilmente gettate via intenzionalmente68. Le altre monete in argento sono denari e almeno un quinario databili tra la fine del II e gli inizi del I sec. a.C. (cat. 104-107, 109, 112).
CESANO 1931. La data di occultamento di questo ripostiglio è stata indicata da Crawford attorno al 150 a.C. per Vetulonia la notizia del ritrovamento è in Notizie degli scavi di Antichità. 1894, p. 360; per Gravisca si veda GORINI 2004, p. 165, n. 3. 66 almeno venti assi onciali provenienti dagli scavi della necropoli; si veda in merito FIORELLI 1878, p. 129. 67 LENZI 1915. 68 un altro vittoriato proviene dagli scavi eseguiti sul poggio di Talamonaccio nel 1964. L'esemplare è conservato presso il monetiere del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, inv. 94311. Ha un peso di g. 3,10 e diametro di mm. 17. Dagli stessi scavi provengono anche un quadrante ed un semisse della serie della prua (inv. 94312 e 94313).
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Anche in questo caso si tratta, per la maggior parte, di monete suberate. E' interessante osservare che un denario suberato (cat. 109) presenta un foro al centro che venne realizzato, probabilmente, proprio per verificare la bontà del metallo. Le emissioni più recenti attestate sul colle si datano al secondo decennio del I sec. a.C. e sono rappresentate da tre esemplari di C. VIBIVS C. F. PANSA, un denario e due assi, del 90 a.C. (cat. 109111) a cui si deve aggiungere anche l'asse indicato da Carchidio, e da un denario suberato (cat 112) e cinque assi di L. TITVRI L.F SABINVS (cat. 113-117), databili all'89 a.C.. La documentazione di scavo conservata testimonia che due di queste monete furono rinvenute tra i frammenti del rilievo frontonale del tempio che furono raccolti, dopo la distruzione, all'interno di una cisterna. Il dato offrirebbe ulteriore conferma circa la fine di Telamon durante il periodo della guerra civile, come indicato anche dall'esemplare più recente rinvenuto sul colle, un denario di L. IVLI BVRSIO dell'85 a.C. (cat. 118). Oltre questa data cessano le testimonianze numismatiche. La concentrazione di ripostigli monetali proprio negli ultimi anni di questo decennio, si veda ad esempio il vicino ritrovamento di Cupi di Montiano69, offrirebbe il quadro di un territorio colpito dalle devastazioni della guerra. A completare la disamina del materiale numismatico di Talamonaccio, vanno segnalati, infine, il “dupondio di bronzo isolato del tempo di Adriano” segnalato da Von Vacano70, unica moneta di età imperiale rinvenuta sul colle, ed il ritrovamento di un denaro di Ottone I della zecca di Pavia (cat. 133) e di una tessera mercantile di XIII-XIV secolo (cat. 134), testimonianza della frequentazione del colle nelle epoche successive alla distruzione dell'abitato di Telamon.
il ripostiglio è conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Si veda la recente pubblicazione: Ripostiglio di Cupi di Montiano (Grosseto), 1961. Monete romane repubblicane. Ripostigli monetali in Italia, 2009. 70 VON VACANO 1985, p. 67.
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CATALOGO
Il catalogo contiene la descrizione dettagliata delle monete rinvenute durante gli scavi condotti tra il 1888-89 ed il 1892 sul colle di Talamonaccio e pervenute al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, insieme a tre esemplari di aes grave appartenuti alla collezione Strozzi, probabilmente provenienti dagli scavi condotti nel 1876 e 1877 ed acquisiti dal museo nel 1907, per un totale di centotrentaquattro pezzi. Le monete sono raggruppate per regione e autorità emittente (Campania, Etruria ed Italia Centrale, Roma) ed elencate, all’interno di questi gruppi, secondo la cronologia, il nominale ed infine la descrizione del tipo principale che precede l’elenco degli esemplari in ordine decrescente di peso. Per ogni tipo è indicato il riferimento bibliografico al repertorio di classificazione. Per la catalogazione delle monete greche e italiche ci si è avvalsi dell’ultima edizione di Historia Numorum Italy (The British Museum, 2001), repertorio più recente e completo per la monetazione greca e dell’Italia peninsulare precedente la seconda guerra punica. Per le monete etrusche e italiche si è fatto riferimento anche alla Sylloge Nummorum Graecorum del Museo Archeologico Nazionale di Firenze (SNG Firenze, 2007) e al volume Italian Cast Coinage di Thurlow-Vecchi (TV). Per la monetazione romana repubblicana è stato utilizzato Roman Republican Coinage (RRC) di Crawford, del quale si è adottata anche l’indicazione delle autorità emittenti, conservandone la grafia. A queste opere si è fatto riferimento anche per le datazioni indicate. Ogni eventuale variante del tipo principale o annotazione sullo stato della moneta è segnalata in corrispondenza dell’esemplare interessato. I dati di ciascun esemplare sono riportati nel seguente ordine: numero progressivo di catalogo, metallo (AR = argento; AE = bronzo e leghe di rame), peso espresso in grammi, diametro in millimetri, posizione dei conii secondo il quadrante dell’orologio (da 1 a 12), numero d’inventario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Un asterisco dopo questo numero indica gli esemplari corredati da fotografia. Completano la descrizione l’indicazione dei manoscritti e delle pubblicazioni in cui compare l’esemplare catalogato, insieme a notizie sul contesto di provenienza. Al termine del catalogo sono indicati gli esemplari non riconoscibili. E’ da considerare che le monete non sono state sottoposte ad alcun intervento di pulizia e che un eventuale restauro potrebbe migliorarne la leggibilità e permettere in alcuni casi una classificazione più precisa. Tutte le monete sono state visionate presso il Monetiere del museo archeologico fiorentino, dove si trovavano conservate in tre gruppi distinti. Due nuclei erano corredati ciascuno da un foglietto manoscritto dell’epoca con l’indicazione “Scavi 1888 ? Le migliori sono nella Sala 14” e “1892”. Un terzo gruppo, composto da esemplari considerati irriconoscibili, giaceva separatamente all’interno di una scatola su cui era stata apposta in tempi recenti l’annotazione “Roselle” con i numeri di inventario delle monete in essa contenute. Il riscontro con le registrazioni inventariali ha permesso il corretto riconoscimento di tutti gli esemplari, che riportano, segnato a china nera o bianca, il numero assegnato al momento dell’ingresso nel museo. E’ da tenere presente che una parte delle monete non è stata rintracciata. Si tratta dei pezzi in miglior conservazione, scelti per l’esposizione e collocati in una vetrina della sala dedicata a Talamone del vecchio Museo Topografico dell’Etruria, colpito dall’alluvione nel 1966. Fortunatamente, tutte le monete provenienti da Talamonaccio, ad eccezione di un gruppo di esemplari considerati irriconoscibili, furono attentamente pesate e catalogate. Probabilmente fu lo stesso Luigi Adriano Milani, allora direttore del museo fiorentino ed esperto numismatico, a compilare le schede manoscritte che sono state ritrovate nelle stanze del Monetiere (cd. carte Milani). Questi dati sono stati confrontati con altre fonti che forniscono alcune sintetiche descrizioni delle monete. Si tratta dell’elenco parziale pubblicato in Notizie degli Scavi di Antichità (GAMURRINI 1888), della lista degli oggetti rinvenuti nel periodo agosto 1888 - 20 febbraio 1889 e consegnati dal
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Genio Militare all'Ispettore De Witt, conservata all’Archivio di Stato di Spoleto (elenco de Witt, pubblicato in SENSI 1987), dell’elenco degli oggetti consegnati il giorno 20 febbraio 1889 al delegato comunale di Grosseto e temporaneamente collocati nel locale museo archeologico (MAZZOLAI 1962). Per i ritrovamenti del 1892, alcune annotazioni sulle monete sono contenute nel diario di scavo di Liberato Miele e nel taccuino personale di Giuseppe Sordini, che presero parte agli scavi (per maggiori notizie in merito si veda il contributo “Talamone: rinvenimenti di monete negli scavi ottocenteschi” in questo stesso volume). Grazie a queste informazioni è stato possibile fornire una descrizione completa dell’intero ritrovamento. Desidero ringraziare il Soprintendente Fulvia Lo Schiavo, il direttore del museo Giuseppina Carlotta Cianferoni e tutto il personale della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, in particolare Giulia Pardi, Donatella Venturi e Gabriella Campini. E soprattutto, sono riconoscente a Fiorenzo Catalli, direttore del Monetiere, che ha voluto sostenere e condividere con passione la ricerca delle monete di Talamone, rendendo possibile la realizzazione di questo catalogo. Massimo De Benetti
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AES RUDE 1 - AE; g. 32,10; mm. 30x24x13; inv. 10168 2 - AE; g. 31,45; mm. 30x21x16; inv. 10169 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
CAMPANIA E ITALIA MERIDIONALE Neapolis (?). Didracma. Seconda metà IV- inizi III sec. a.C. D/ Testa a d. R/ Toro androprosopo a d. coronato da Nike in volo Cfr.: HN 565 ss. 3 - AR (?); g. 7,15; mm. 19; h. 3; inv. 10581* Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 4 - AR; g. 7,00; mm. 23; inv. 10149 (tra le zampe del toro segni non precisabili) Bibl.: Carte Milani; Gamurrini 1888; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Neapolis (?). Litra. 275-225 a.C. D/ Testa a s. R/ Toro androprosopo a d. coronato da Nike in volo Cfr.: HN 589 ss 5 - AE; g. 4,70; mm. 19; inv. 10159 6 - AE; g. 4,53; mm. 19; inv. 10155 7 - AE; g. 3,70; mm. 18,5; inv. 10153 8 - AE; g. 3,25; mm. 17; inv. 10162 Bibl.: Carte Milani; Gamurrini 1888; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Neapolis (?). Litra. 275-225 a.C. D/ Testa a d. R/ Toro androprosopo a d. sormontato da Nike in volo 9 - AE; g. 3,28; mm. 19; h. 2; inv. 10242* Bibl.: manca in Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Capua. Biunx. 216-211 a.C. D/ Testa laureata di Giove a d. R/ Aquila ad ali aperte su fulmine; ai lati, stella; in esergo, tracce di lettere [kapu] 10 - AE; g. 10,90; mm. 26; inv. 10148 Bibl.: Carte Milani; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Cfr.: HN 486 Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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Capua (?). III sec. a.C. D/ Testa a d. o quadrupede a d. (?) R/ Aquila ad ali aperte su fulmine 11 - AE; g. 5,52; mm. 24; inv. 10150 Bibl.: Carte Milani (indicato erroneamente come inv. 10158, riportato anche per un’altra moneta); Gamurrini 1888. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Italia meridionale. III sec. a.C. D/ Testa a s. (tracce) R/ Cavallo a d. 12 - AE; g. 5,82; mm. 18; h. 6; inv. 10163* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
ETRURIA E ITALIA CENTRALE Zecca incerta dell’Italia Centrale. Oncia, aes grave. III sec. a.C. D/ Tracce di legenda; un globetto R/ Un globetto 13 - AE; g. 14,16; mm. 21,5; inv. 253433* Bibl.: HN 395; SNG Firenze 1172; TV 297; Haeberlin p. 170; Garrucci 1885, p. 25, tav. XLVII; Catalli 1990, n. 93; Gamurrini 1880, p. 12 n. 70; Sangiorgi 1907 n. 172; Cristofani, Atti Convegno V p. 356; Sydenham Aes Grave 244 a-b. Provenienza: pressi di Talamone (scavi Vivarelli Strozzi ?); dono Sambon al Museo Archeologico di Firenze nel 1907; ex collezione Strozzi. Note: unico esemplare conosciuto Zecca incerta dell'Italia Centrale. Semoncia, aes grave. III sec. a.C. (HN) 280-260 a.C. (TV) D/ Punta di lancia R/ Grappolo d’uva Cfr.: HN 398; TV 236 14 - AE; g. 11,34; mm. 22; inv. 82981* 15 - AE; g. 10,14; mm. 20; inv. 82982* Bibl.: Sangiorgi 1907, n. 258-259. Provenienza: Talamone (scavi Vivarelli-Strozzi?); acquisto Museo Archeologico Nazionale di Firenze 1907; ex collezione Strozzi. Tuder o Volsinii. Sestante, aes grave. III sec. a.C. (HN) 225-213 a.C. (TV) D/ Clava R/ Due globetti Cfr.: HN 54; TV 172; Haeberlin 81, 36-41; 16 - AE; g. 26,25; mm. 32x22; inv. 10167 Bibl.: carte Milani; Gamurrini 1888; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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Vetulonia. Sestante. III sec. a.C. D/ Testa maschile con spoglie di mostro marino a d.; dietro, retrograda dall’alto vatl; sotto due globetti. R/ Tridente accostato da due delfini; ai lati due globetti Cfr.: HN 203 17 - AE; 9,90; mm. 24; h. 10; inv. 10252* Bibl.: Carte Milani; Sensi 1987; Catalli 1990, p. 83; SNG Firenze 779 Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 29/5/'92 18 - AE; g. 9,89; mm. 22; inv. 10262* D/ Illeggibile R/ Tracce di tridente (?) Bibl.: Carte Milani; diario Miele Liberato; taccuino Sordini. Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 22/5/’92 ROMA REPUBBLICA (ante 211 a.C.) Roma. Litra. Poco prima del 269 a.C. (RRC); ca. 260 a.C. (HN) D/ Testa di Minerva a d. R/ Protome equina a d.; intorno, [ROMANO] Cfr.: RRC 17/1; HN 278 19 - AE; g. 6,10; mm. 19; inv. 10156 20 - AE; g. 5,20; mm. 20; inv. 10152 21 - AE; g. 4,92; mm. 18,5; inv. 10158 Bibl.: Carte Milani; Gamurrini 1888. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Note: tra questi esemplari potrebbe essere la moneta con Testa di Pallade/Testa di cavallo e iscrizione [CO]Z[ANO] descritta in Gamurrini 1888, Mazzolai 1962 e Sensi 1987, di cui non si trova indicazione nelle carte Milani. SERIE ROMA/ROMA Quadrante, aes grave. 269-266 a.C. (RRC); 269-240 a.C. (TV); ca. 265 a.C. (HN) D/ Mano d. aperta; a s. tre globetti R/ Mano s. aperta; a d. tre globetti Cfr.: HN 291; RRC 21/2; TV 19; Haeberlin p. 66 tav. 27,13-14, tav. 28, 1-2 22 - AE; g. 63,20; mm. 43; inv. 10147 Bibl.: Carte Milani; Gamurrini 1888; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 SERIE LIBRALE GIANO/PRUA Roma. Triente, aes grave. 225-217 a.C. (RRC); 240-225 a.C. (TV); 225-212 a.C. (HN) D/ Testa di Minerva a s.; dietro, quattro globetti R/ Prua di nave a d.; sotto, quattro globetti Cfr.: HN 339; RRC 35/3a; TV 53; Haeberlin p. 41, tav. 17,6-20 23 - AE; g. 81,25; mm. 44; inv. 10146 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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SERIE GIANO/PRUA - RIDUZIONE SEMILIBRALE Roma. Sestante (?). 217-215 a.C. D/ Testa a d. (tracce) R/ Prua di nave a d. Cfr.: RRC 38/5 24 - AE; g. 16,24; mm. 27; h. 10; inv. 10228* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Semuncia. 217-215 a.C. D/ Testa di Mercurio a d. R/ Prua di nave a d.; sopra, ROMA Cfr.: RRC 38/7 25 - AE; g. 6,46; mm. 20; h. 1; inv. 10198* (sulla moneta è scritto erroneamente il n. 10190) 26 - AE; g. 5,95; mm. 20; h. 3; inv. 10202* R/ sopra, [ROM]A Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 27 - AE; g. 5,71; mm. 20; h. 6; inv. 10250* Bibl.: carte Milani, diario Miele Liberato, taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 14/5/1892 28 - AE; g. 5,49; mm. 19; h. 12; inv. 10203* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 SERIE COLLATERALE Roma. Semuncia. 217-215 a.C. D/ Testa femminile a d. con corona turrita R/ Cavaliere al galoppo verso d.; sotto, ROMA Cfr.: RRC 39/5 29 - AE; g. 6,82; mm. 20; inv. 10151 R/ legenda scomparsa 30 - AE; g. 2,43; mm. 21; inv. 10205* D/ illeggibile e tondello assottigliato Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
ROMA REPUBBLICA (post 211 a.C.) Roma (?). Vittoriato. Post 211 a.C. D/ Testa laureata di Giove a d. R/ Vittoria a d. che incorona un trofeo; in esergo, ROMA. 31 - AR suberato; g. 3,33; mm. 16; h. 7; inv. 10161* R/ in esergo, ROM[A] 32 - AE; g. 2,59; mm. 17; h. 2; inv. 10244* R/ esergo illeggibile 33 - AR suberato; g. 2,24; mm. 16; h 12; inv. 10206* R/ esergo illeggibile 34 - AR suberato; g. 2,20; mm. 18; inv. 10204
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Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 SERIE GIANO/PRUA – EMISSIONI ANONIME O CON SEGNI ILLEGGIBILI Roma. Asse. Post 211 a.C. D/ Testa di Giano; sopra, I R/ Prua di nave a d.; sopra, I; sotto, ROMA 35 - AE; g. 42,75; mm. 33; h. 7; inv. 10172*; R/ sotto, [RO]M[A] 36 - AE; g. 35,68; mm. 33; h. 1; inv. 10180*; R/ sotto, [R]OMA 37 - AE; g. 33,92; mm. 33; h. 2; inv. 10173* 38 - AE; g. 32,52; mm. 34; h. 4; inv. 10171* (sulla moneta è riportato erroneamente il n. 12171); R/ sotto, [RO]MA 39 - AE; g. 28,84; mm. 34; h. 10; inv. 10175*; R/ sotto, [R]OM[A] 40 - AE; g. 28,06; mm. 34; h. 10; inv. 10174*; R/ sotto, [R]OM[A] Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Asse. Post 211 a.C. D/ Testa di Giano R/ Prua di nave a d. 41 - AE; g. 38,14; mm. 33; h. 5; inv. 10177* R/ davanti, I; sotto, ROMA Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 42 - AE; g. 33,36; mm. 30; inv. 10578* R/ Illeggibile Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 43 - AE; g. 33,27; mm. 33; h. 3; inv. 10179* R/ sotto, [RO]MA 44 - AE; g. 31,10; mm. 33; inv. 10183 45 - AE; g. 30,24; mm. 34; h. 10; inv. 10178* R/ davanti, I; sotto, [R]OMA 46 - AE; g. 30,00; mm. 32; inv. 10184 47 - AE; g. 28,35; mm. 33; inv. 10181 48 - AE; g. 27,65; mm. 32; h. 7; inv. 10191* R/ davanti, I; sotto, [R]OMA 49 - AE; g. 25,63; mm. 32; h. 1; inv. 10192* 50 - AE; g. 25,60; mm. 34; inv. 10187 51 - AE; g. 25,15; mm. 34; inv. 10186 52 - AE; g. 24,85; mm. 33; inv. 10189 53 - AE; g. 24,45; mm. 31; h 11; inv. 10223* (sulla moneta è riportato erroneamente 10227) 54 - AE; g. 24,25; mm. 32; inv. 10185 55 - AE; g. 23,62; mm. 32; h. 9; inv. 10248* R/ sotto, [RO]M[A] 56 - AE; g. 23,40; mm. 31; inv. 10188 57 - AE; g. 22,70; mm. 32; inv. 10214 58 - AE; g. 22,48; mm. 30; inv. 10140 59 - AE; g. 22,00; mm. 32; inv. 10182 60 - AE; g. 21,55; mm. 31; h. 7; inv. 10213*; R/ sotto, [RO]MA 61 - AE; g. 21,10; mm. 34, h. 8; inv. 10190* R/ davanti, I 62 - AE; g. 20,85; mm. 30; h. 1; inv. 10211* R/ sotto, ROMA; davanti, I 63 - AE; g. 20,42; mm. 31; h. 12; inv. 10218*
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64 - AE; g. 20,13; mm. 30; h. 12, inv. 10222* R/ davanti, I 65 - AE; g. 19,60; mm. 31; inv. 10217 66 - AE; g. 20,41; mm. 30; h. 7; inv. 10216* R/ sotto [R]OMA 67 - AE; g. 19,26; mm. 32; h. 11; inv. 10212* R/ sopra, [...]A[...]; sotto, [R]OM[A]; davanti, I 68 - AE; g. 18,50; mm. 31; inv. 10219 69 - AE; g. 18,26; mm. 30; h. 1; inv. 10215* R/ davanti, I; sotto [RO]M[A] 70 - AE; g. 18,10; mm. 31; inv. 10220 71 - AE; g. 16,40; mm. 30; h. 3; inv. 10225* R/ sotto, ROMA; davanti, I 72 - AE; g. 14,28; mm. 30; h, 11; inv. 10226* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Serie Giano/Prua. Semisse. Post 211 a.C. D/ Testa di Saturno a d. R/ Prua di nave a d.; sopra, S 73 - AE; g. 11,99; mm. 22; h. 9; inv. 10235* D/ dietro, S 74 - AE; g. 9,99; mm. 25; h 3; inv. 10230* 75 - AE; g. 9,82; mm. 23; h. 12; inv. 10231* 76 - AE; g. 7,34; mm. 24; h. 11; inv. 10233* 77 - AE; g. 4,95; mm. 22; h. 11; inv. 10236* D/ dietro, S; R/ sotto, ROM[A] Bibl.: Carte Milani (inv. 10230, 10233 e 10235) Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Triente. Post 211 a.C. D/ Testa elmata di Minerva a d. R/ Prua di nave a d. 78 - AE; g. 9,82; mm. 24; h. 6; inv. 10197* D/ sopra, quattro globetti 79 - AE; g. 9,51; mm. 23; h 3; inv. 10232* R/ sotto, quattro globetti Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Sestante. Post 211 a.C. D/ Testa di Mercurio a d.; dietro, due globetti R/ Prua a d. 80 - AE; g. 3,91; mm. 18; h. 9; inv. 10239* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Sestante (?). Post 211 a.C. D/ Testa a d. R/ Prua di nave a d.; sopra, R[OMA]; sotto, tracce di globetti 81 - AE; g. 5,92; mm. 22; h. 4; inv. 10255* Bibl.: Carte Milani, taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data ritrovamento 20/5/’92. Roma. Oncia. Post 211 a.C. D/ Testa di Roma a d.; dietro, un globetto R/ Prua di nave a d.; sotto, un globetto 82 - AE; g. 6,76; mm. 22; h. 11; inv. 10201*
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Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
SERIE GIANO/PRUA – NOMINALI INCERTI D/ Illeggibile R/ Prua di nave a d. 83 - AE; g. 19,25; mm. 29; inv. 10229* 84 - AE; g. 15,28; mm. 29; inv. 10196* R/ sotto, ROM[A] 85 - AE; g. 13,22; mm. 27; inv. 10195* 86 - AE; g. 11,23; mm. 27; h. 7; inv. 10227* R/ sopra, [RO]MA 87 - AE; g. 7,00; mm. 20; inv. 10200* R/ sopra, [RO]MA Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 88 - AE; g. 6,16; mm. 21; inv. 10580* Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 89 - AE; g. 5,49; mm. 18; h. 1; inv. 10157* D/ Testa a d. 90 - AE; g. 3,32; mm. 14; inv. 10243* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
EMISSIONI CON SIMBOLI O MONOGRAMMI MA Sardinia. Sestante. 210 a.C. D/ Testa di Mercurio a d. R/ Prua di nave a d.; sopra ROMA; davanti MA; sotto due globetti Cfr.: RRC 64/6a 91 - AE; g. 3,04; mm. 19; h. 9; inv. 10251* Bibl.: Carte Milani, Diario di Miele Liberato, Taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 15/5/'92 A. MAT Roma. Asse. 179-170 a.C. D/ Testa laureata di Giano, sopra, I R/ Prua a d.; sopra, MAT; sotto, ROMA Cfr.: RRC 162/3 92 - AE; g. 40,60; mm. 35; h. 4; inv. 10176* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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A. CAECILIVS Roma. Asse. 169-158 a.C. D/ Testa di Giano; sopra, I R/ Prua di nave a d.; sopra, A·CAE; davanti, I; sotto, [ROMA] Cfr.: RRC 174/1 93 - AE; g. 24,75; mm. 32; inv. 10136 Bibl.: carte Milani (descritta con inv. 10135 che però corrisponde a “3 frammenti di lucernine”. Le carte riportano la lettura C·AE della leggenda del rovescio). Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 PAE Roma. Asse. 169-158 a.C. D/ Testa di Giano R/ Prua di nave a d.; sopra PAE; davanti, I; sotto, ROMA Cfr.: RRC 176/1 94 - AE; g. 24,30; mm. 32; inv. 10137 Bibl.: carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 GRYPHON AND HARE'S HEAD (?) Roma. Asse. 169-158 a.C. D/ Testa di Giano; sopra, I R/ Prua di nave a d.; sopra, quadrupede alato verso d. (grifone ?); davanti, I; sotto, [ROMA] Cfr.: RRC 182/2 95 - AE; g. 25,28; mm. 33; h. 5; inv. 10193* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 TVRD Roma. Asse. 169-158 a.C. D/ Testa di Giano, sopra I R/ Prua a d.; sopra TVRD; sotto, ROMA Cfr.: RRC 193/1 96 - AE; g. 23,90; mm. 32; inv. 10138 97 - AE; g. 18,87; mm. 31; h. 11; inv. 10221* R/ sotto, [ROMA] Bibl.: carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Quadrante. 169-158 a.C. D/ Testa di Ercole con leontè; dietro tracce di globetti R/ Prua a d.; sopra TVRD; sotto; ROMA; davanti, 3 globetti
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Cfr.: RRC 193/4 98 - AE; g. 4,26; mm. 21; h. 5; inv. 10238* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 C. MAIANI Roma. Asse. 153 a.C. D/ Testa laureata di Giano; sopra, I R/ Prua a d.; sopra, C·MAIANI; sotto, ROMA; davanti, I Cfr.: RRC 203/2 99 - AE; g. 17,28; mm. 33; h. 3; inv. 10256* Bibl.: Carte Milani; Diario di Miele Liberato. Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento27/5/’92 L·SAVF Roma. Asse. 152 a.C. D/ Testa laureata di Giano, sopra I R/ Prua a d.; sopra, crescente e L·SAVF; davanti, I; sotto, ROMA Cfr.: RRC 204/2 100 - AE; g. 24,55; mm. 32; inv. 10139 Bibl.: carte Milani; Gamurrini, 1888; Mazzolai, 1962; Sensi, 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 MAST AND SAIL (?) Roma. Asse. 155-149 a.C. D/ Testa di Giano R/ Prua di nave a d.; sopra, albero e vela (?); davanti, I Cfr.: RRC 213/1 101 - AE; g. 20,95; mm. 29; h. 5; inv. 10579* Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 C. ANTESTI Roma. Asse. 146 a.C. D/ Testa di Giano; sopra, segno di valore I R/ Prua di nave a d.; sopra ANTESTI; sotto, [R]O[MA]; davanti, segno di valore I Cfr.: RRC 219/2 102 - AE; g. 19,56; mm. 30; h. 6; inv. 10224* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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Roma. Quadrante. 146 a.C. D/ Testa di Ercole a d. (tracce) R/ Prua di nave a d.; sopra cane e C·ANTES[TI]; davanti tre globetti; sotto ROMA Cfr.: RRC 219/5 103 - AE; g. 3,52; mm. 19; h. 12; inv. 10241* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 AP. CL, T. MAL, Q. VR Roma. Denario. 111 o 110 a.C. D/ Testa elmata di Roma R/ Vittoria in triga, tiene le redini con entrambe le mani; in esergo AP·CL·T·MAL·Q·VR Cfr.: RRC 299/1a 104 - AR; g. 3,38; mm. 18; inv. 10257 Bibl.: carte Milani, diario di Miele Liberato, taccuino Sordini. Provenienza: scavi 1892; data rinvenimento 23/5/’92 MN. AQVIL Roma. Denario suberato. 109 o 108 a.C. (RRC) D/ Testa di Sol a d.; davanti, X R/ Luna su biga a d.; sopra, tre stelle; sotto, una stella e MN·AQVIL; in esergo, ROMA Cfr.: RRC303/1 105 - AE; g. 2,72; mm. 20; inv. 10207 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Q. THERM M.F Roma. Denario suberato. 103 a.C. D/ Testa elmata di Marte a s. R/ Due guerrieri in combattimento; in esergo Q·THERM·MF Cfr.: RRC 319/1 106 - AE; g. 3.04; mm. 19; inv. 10208 Bibl.: Carte Milani; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 C. EGNATVLEI C.F Q Roma. Quinario. 97 a.C. D/ Testa laureata di Apollo a d.; dietro C·EGNATV[LEI·]C·F·[Q] R/ Vittoria a s. che iscrive lo scudo di un trofeo; dietro al trofeo, carnyx; tra la Vittoria ed il trofeo, Q; in esergo, ROMA. Cfr.: RRC 333/1
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107 - AR; g. 1,57; mm. 16; inv. 10210 Bibl.: Carte Milani; Gamurrini, 1888; Mazzolai, 1962; Sensi, 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 D. SILANVS L.F Roma. Asse. 91 a.C. (RRC), 88 a.C. (BMCRR) D/ Testa laureata di Giano, sopra I R/ Prua a d.; sopra [D·SIL]ANVS·L[·F]; Cfr.: RRC 337/5, BMCRR Roma 1853 108 - AE; g. 7,73; mm. 27; h. 4; inv. 10249* (forata, con mancanza di metallo) Bibl.: Carte Milani; taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 25/5/’92 C. VIBIVS C.F. PANSA Roma. Denario. 90 a.C. D/ Testa laureata di Apollo a d.; dietro, tracce di lettere [PANSA] R/ Illeggibile Cfr. RRC 342/3-5 109 - AR suberato; g. 3,46; mm. 18; inv. 10240* (forata) Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Roma. Asse. 90 a.C. D/ Testa laureata di Giano R/ Tre prue a d.; sotto, [..] PAN[..] Cfr.: RRC 342/7a-f 110 - AE; g. 12,15; mm. 31; inv. 10143 111 - AE; g. 10,25; mm. 28; inv. 10144 Bibl.: Carte Milani; Mazzolai, 1962; Sensi, 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 L·TITVRI L·F SABINVS Roma. Denario suberato. 89 a.C. D/ Testa barbata di re Tatius a d.; dietro [SABI]N R/ Ratto delle Sabine; in esergo, L·TITVRI Cfr.: RRC 344/1a-c 112 - AE; g. 3.10; mm. 18; inv. 10260 Bibl.: Carte Milani, diario di Miele Liberato. Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 23/5/’92 Roma. Asse. 89 a.C. D/ Testa laureata di Giano; sopra, I R/ Prua a destra, sopra, [L] TITVRI L F; sotto, [SABIN]
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Cfr.: RRC 344/4a 113 - AE; g. 14,35; mm. 28; inv. 10145 R/sopra, [L T]ITVRI L F; sotto, [SABIN] Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 114 - AE; g. 11,70; mm. 27; inv. 10141 R/ sopra, [L] TITVRI L F; sotto, [SABIN] Bibl.: Carte Milani; Gamurrini, 1888; Mazzolai, 1962; Sensi, 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 115 - AE; g. 11,03; mm. 28; h. 5; inv. 10253* R/ sopra, [L TITVRI]; sotto SABIN 116 - AE; g. 10,52; mm. 28; h. 6; inv. 10254* R/ sopra, [L TITVRI]; sotto, SABN Bibl.: Carte Milani; diario di Miele Liberato; taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 20/5/’92 Roma. Asse. 89 a.C. D/ Testa laureata di Giano R/ Prua a destra; sopra, [L] T[IT]VRI [L F]; davanti I; sotto, [SABIN] Cfr.: RRC 344/4b 117- AE; g. 12,82; mm. 27; inv. 10142 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 L. IVLI BVRSIO Roma. Denario. 85 a.C. D/ Testa maschile a d. con gli attributi di Apollo, Mercurio e Nettuno. R/ Vittoria in quadriga a d., tiene le redini con la mano s. ed una corona nella d.; in esergo, L· IVLI·BVRSIO; in alto HI Cfr.: RRC 352/1c 118 - AR; g. 3,90; mm. 21; inv. 10209 Bibl.: Carte Milani; Mazzolai, 1962; Sensi, 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 EMISSIONE INCERTA Quinario (?). D/ Testa laureata e barbata a d.; segni alfabetici ai due lati: a s. DI, a d. VS e linea obliqua? R/ Scomparso o liscio 119 - AR; g. 1,75; mm. 15; inv. 10170 Bibl.: Carte Milani, Gamurrini 1888; Mazzolai 1962; Sensi 1987. Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Note: si tratterebbe della moneta descritta con “Testa di vecchio a destra, e dietro il numero etrusco V ” citata da Gamurrini. Nelle schede Milani è indicata come “Vittoriato ? Populonia ?”. La presenza di tracce di legenda al D/ farebbe escludere l'attribuzione ad una zecca etrusca. Forse si tratta di un quinario di L. Rubrius Dossenus dell'87 a.C. (RRC 348/4).
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NON IDENTIFICABILI 120 - AE; g. 12,32; mm. 23; inv. 10194* 121 - AE; g. 8,48; mm. 23; inv. 10234* 122 - AE; g. 7,71; mm. 22; inv. 10199* 123 - AE; g. 6,85; mm. 15; inv. 10164* 124 - AE; g. 6,73; mm. 21; inv. 10154* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 125 - AE; g. 6,35; mm. 19; inv. 10582* Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 126 - AE; g. 5,15; mm. 22; inv. 10237* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 127 - AE; g. 2,90; mm. 19; inv. 10583* Bibl.: Carte Milani Provenienza: scavi 1892 128 - AE; g. 2,62; mm. 16; inv. 10165* 129 - AE; g. 2,56; mm. 16; inv. 10160* 130 - AE; g. 2,55; mm. 16; inv. 10166* 131 - AE; g. 2,35; mm. 22; inv. 10245* Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 132 - AE; g. 1,90; mm. 21; inv. 10263* Bibl.: Carte Milani, diario Miele Liberato, taccuino Sordini Provenienza: scavi 1892, data rinvenimento 22/5/’92 MEDIOEVO Pavia. Denaro di Ottone I. 962-973 d.C. D/ +IHPERATOR; Nel campo OTTO R/ [A]VGVSTVS; nel campo PA/PIA Cfr.: CNI IV, p. 478 n. 8, var. al R/ 133 - AR; g. 1,11; mm. 17; inv. 10247 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889 Tessera mercantile. XIII-XIV sec. D/ Entro cerchio perlinato le lettere G, F e B in nesso sormontate da calvario (?); intorno numero imprecisato di bisanti (da 18 a 20) R/ Entro cerchio perlinato le lettere G, F e B in nesso sormontate da calvario (?); intorno numero imprecisato di bisanti (da 18 a 20) Cfr.: Vanni 1995 n. 163 (con alcune differenze). 134 - AE; g. 1,60; mm. 22; inv. 10246 Bibl.: Carte Milani Provenienza: lavori del Genio Militare 1888-1889
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