Monete dalle tombe romane di Brescia. Osservazioni sui vecchi scavi morepublished in Antenor, IV (2003), pp. 15-51. |
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Ancient numismatics (Archaeology), Roman burial practices, Greek and Roman magic, and Death and Burial (Archaeology)
MONETE DALLE TOMBE ROMANE DI BRESCIA. OSSERVAZIONI SUI VECCHI SCAVI*
Premessa L'inarrestabile sviluppo urbanistico della città moderna fu il responsabile della scoperta, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, dei due estesi sepolcreti di cui fruiva l'antica Brixia. Come in tutte le città dell'impero, le aree destinate ad accogliere le tombe si collocavano al di fuori della cortina muraria, in obbedienza a precise norme di carattere igienico stabilite a Roma fin dalle leggi delle XII Tavole1, lungo due importanti assi viari. La necropoli orientale, fuori Porta Venezia, iniziava a ridosso delle mura per estendersi ampiamente lungo la via Gallica, che collegava Brescia a Verona 2 ; i materiali recuperati garantiscono continuità d'uso dal I al V secolo d.C. La necropoli meridionale fiancheggiava la direttrice per Cremona 3 ed era, probabilmente, l'area sepolcrale più antica, data la presenza di materiali che attestano, nel corso del I secolo a.C., l'incipiente romanizzazione della cultura celtica; anche in questo caso l'abbandono si colloca nel corso del V secolo d.C. Non è confermata la presenza di aree sepolcrali al di fuori delle mura ad Ovest della città, lungo la strada per Bergamo e Milano: è probabile, però, che gli ampliamenti urbani più antichi, rivolti in questa direzione già in epoca rinascimentale, abbiano cancellato le evidenze funerarie che verosimilmente erano presenti anche in quel settore 4 . Poiché si trattò sempre di rinvenimenti fortuiti, le strutture furono spesso distrutte, i corredi mescolati ed esposti nel Museo Civico 5 secondo criteri tipologici o puramente estetici. Non
* Desidero esprimere la mia riconoscenza al dott. Ermanno Arslan per i preziosi consigli che mi ha cortesemente dato, favorendo in ogni modo il mio studio e mettendomi a disposizione il suo archivio personale. Ringrazio la dott.ssa Francesca Morandini, amica di vecchia data, cui ho potuto rivolgermi per superare le difficoltà incontrate durante il lavoro in museo. Dedico, infine, un pensiero speciale all'amico dott. Marco Goretti, che tanta parte ha avuto nell'appassionarmi alla numismatica. 1 Tali disposizioni sono note tramite Cic., Leg., 2, 23, 58: homìnem mortuum in urbe ne sepelito neve urito. In proposito si veda anche TOYNBEE 1971, pp. 48-49. 2 Rinvenimenti dalle attuali via Boifava e via De Amicis fino in località S. Francesco da Paola, ma forse anche oltre, come indurrebbero a credere le tombe riportate in luce in località Bornata. 3 Dove i raggruppamenti tombali di via Zima e della località Forcelle erano probabilmente parte di un unico complesso, cui andrebbero forse riferiti anche alcuni ritrovamenti isolati (via Sostegno, via S. Zeno). 4 Per la cronologia e l'ubicazione delle necropoli di Brescia si veda MORANDINI 1998. Nelle more di stampa del presente lavoro è uscita la miscellanea La vita dietro le cose. Riflessioni su alcuni corredi funerari da Brixia, a cura di F. Rossi, Milano 2004. Tale pubblicazione rende conto di alcuni scavi recenti e pur aggiungendo qualche dato nuovo non incide sulle conclusioni raggiunte in questa sede sul materiale numismatico. 5 Un doveroso ringraziamento alla dott.ssa Renata Stradiotti, direttore dei Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia, ed alla dott.ssa Giara Stella, ispettore al servizio archeologico nella medesima struttura, per avermi consentito di studiare i materiali del Catalogo qui presentato.
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fecero eccezione le monete: registrate sommariamente nei diari di scavo secondo l'autorità di emissione, furono per lo più inserite nel Medagliere della Pinacoteca Tosio Martinengo e mescolate ad altre provenienti dalla provincia e da collezioni, compromettendo la possibilità di studiarle in relazione al contesto di rinvenimento. In questo panorama disperante per la confusione degli oggetti e delle informazioni è di fondamentale importanza il lavoro compiuto da L. Bezzi Martini, che ha ricomposto, sulla base di tutte le testimonianze d'archivio disponibili, i corredi di 61 sepolture, riordinando il materiale confluito in museo ed «operando una netta distinzione fra i reperti sicuramente attribuibili ad un contesto tombale e quelli di provenienza sporadica»6. Manca ancora oggi, tuttavia, un tentativo di riflessione sui reperti numismatici che, sebbene rintracciati nel Medagliere in bassa percentuale, possono comunque offrire spunti interessanti. In questa sede, dopo aver delineato gli aspetti del rituale funerario che traspare dalle sepolture bresciane, si prenderanno in considerazione ricorrenza e significato della moneta in tomba, per condurre in seguito osservazioni di carattere più strettamente numismatico. L'ultimo paragrafo sarà riservato al tentativo di rivedere la cronologia di alcuni corredi sulla base delle evidenze apportate dalle monete e di proporre qualche riflessione sul rapporto che intercorre tra i diversi manufatti associati.
1. Aspetti del rituale funerario Le vicende degli scavi giustificano l'assenza di studi sistematici che affrontino le necropoli bresciane nel loro complesso: la scarsa disponibilità d'informazioni certe e di corredi mantenuti integri rende, infatti, arduo ricavare statistiche significative. Tuttavia la pubblicazione, in anni recenti, di numerosi contributi sui sepolcreti scavati in provincia suggerisce di rivedere quanto noto in città, inquadrandolo nella situazione generale dell'Italia del Nord e del territorio bresciano in particolare7. Come spesso segnalato nella letteratura che si occupa di ritualità funeraria, Cicerone afferma che sul piano giuridico nessuna tomba può essere considerata realmente tale prima del sacrificio di un suino 8 : il gran numero di resti suini rinvenuti nella necropoli di Nave costituisce la prova archeologica che lo scrupolo religioso era solitamente rispettato 9 . Al rito di consacrazione del sepolcro agli dei Mani era inoltre legata la formula sub ascia (ab ascia, ad ascia) dedicare, talvolta rinvenuta sulle stele funerarie che fungevano da segnacolo10, e connessa alla deposizione di asce vere e proprie tra gli oggetti del corredo, come si verifica a Borno u , Salò12 ed anche Nave per le deposizioni più antiche 13 . Nulla di questi riti è attestato a Brescia: in parte tale lacuna sembrerebbe attribuibile al fatto che la maggioranza delle sepolture note nella loro interezza in città è databile alla piena età imperiale, ma non va trascurata in proposito l'osservazione che nessuna epigrafe, fra le nume-
BEZZI MARTINI 1978, p. 9. Per le necropoli scoperte nel territorio si vedano: JORIO 1986 (Borno); ROFFIA 1986 (Breno); ABEUI CONDINA 1987 (Cividate Camuno); Sub Ascia 1987 (Nave); Riti e sepolture tra Adda e Og/io 1990 (necropoli tra Adda e Oglio); MASSA 1996 (Borgo San Giacomo); Aeterna Domus 1997 (Salò). Si vedano inoltre le comunicazioni nei volumi NotALomb. 8Cic. Leg., 2, 22, 57: nec tamen eorum ante sepulcbrum est quam insta facta et porcus caesus est. 9 PASSi PITCHER 1987, p. 15 e nota 44. '°HATT 1951, pp. 85-107; TOYNBEE 1971, p. 50. 11 JORIO 1986, p. 99 (Tomba 11). 12 PASSI PITCHER 1987, p. 15 e nota 46; DE MARCHI 1997, pp. 123-124. 13 PASSI PITCHER 1987, p. 21 e nota 46.
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rosissime rinvenute, reca il simbolo dell'ascia e tanto meno la menziona esplicitamente l4 , quasi che il centro urbano si mostri più propenso del territorio ad abbandonare tradizioni antiche. Le fonti letterarie registrano con precisione come i riti di sepoltura seguissero gli estremi gesti d'addio (l'ultimo bacio e la chiusura degli occhi), l'esposizione del cadavere e la veglia funebre 15 . Il rito dell'incinerazione nel suo aspetto tipicamente romano, tanto nelle tombe quanto nei corredi, va stabilizzandosi con l'inizio dell'età augustea e risulta prevalente, a Brescia come in provincia, fino al II secolo d.C. inoltrato, quando ancora Tacito considera la cremazione romanm mos l6. Secondo l'uso il corpo del defunto era adagiato sulla catasta di legna allestita nell'apposito ustrinum, di cui i diari di scavo registrano qualche traccia 17; più di rado la pira era predisposta direttamente sopra la fossa, ma si tratta di un costume comunque attestato in città: la Tomba 53 ha infatti restituito frammenti combusti di un lettino funebre, rivestito in lamina d'argento. Insieme al defunto bruciavano talvolta i suoi oggetti personali, le offerte del corredo ed i resti del banchetto funerario, il silicernium, allestito nel giorno stesso del funerale 18: si consumavano carne, legumi, orzo e grano, questi ultimi ingredienti base della puh, una sorta di polenta che i Romani consumavano in età repubblicana, ma ancora in uso in età imperiale per motivi rituali e presso gli strati più poveri della popolazione. La necropoli di Nave ha restituito abbondanti resti di pasto 19: la mancata registrazione di elementi del genere in città si deve certamente agli scavi condotti in maniera non scientifica. Più spesso, tuttavia, i materiali del corredo non venivano sottoposti al rogo, ma posati in un secondo momento direttamente nel cinerario, oppure nella cista che riparava il cinerario stesso. Al termine del rogo i resti combusti del defunto erano raccolti in appositi contenitori: a Brescia si segnala l'uso di olle fittili con coperchio oppure olle vitree 20 , variamente adagiate nel terreno e racchiuse entro urne in pietra, di forma cilindrica o quadrangolare. Molto più rare dovevano essere le deposizioni in anfore segate, che invece non mancano nelle necropoli della provincia 21 . Nei secoli successivi emerge, fino ad essere dominante, il rito inumatorio; la difformità rispetto all'LJrbe è, tuttavia, evidente: nella capitale le prime avvisaglie del cambio di rito si colgono, per le classi più elevate, già verso la fine del I secolo d.C. 22 , ma il generalizzato passaggio alla pratica inumatoria si pone, almeno per i ricchi, nel breve lasso di tempo di una generazione, tra il 140 ed il 180 d.C. 23 . Nell'Italia settentrionale, invece, vari sepolcreti mostrano un attardamento del rito incineratorio, anche per le classi privilegiate, fin verso la fine del III secolo d.C. e oltre 24 . Rimangono
osserva GARZETTI 1975, p. 60. Un contributo recente sui riti funerari romani è LINDSAY 2000. 16 TAC., Ann., XVI, 6. 17 BEZZI MARTINI 1987, p. 137. 18 In proposito si veda GHEDINI 1990, con ampia bibliografia ed una selezione di fonti letterarie. 19 PASSI PITCHER 1987, p. 16; per i reperti ossei ed i resti vegetali e alimentari si veda Sub Ascia 1987 pp. 101-113. 20 Forse destinate a deposizioni femminili: SCARFÌ 1985, passim. 21 BEZ,zi MARTINI 1987, p. 137. 22 Come ha dimostrato A.D. Nock in un articolo ancora oggi fondamentale (NocK 1932). Lo studioso attribuisce essenzialmente ad un fattore di moda il primo stimolo verso il cambiamento: l'uso del sarcofago come ostentazione di ricchezza parrebbe precedere, e non seguire, cambiamenti più profondi nella mentalità e nella concezione della morte. 23 Si vedano in proposito JONES 1989, pp. 323-326; MORRIS 1992, pp. 54-55; PAOLETTI 1992, p. 274 e Incinérations et inhumations 1992. 24 PARMEGGIANI 1984, pp. 206-210 riporta vari esempi di area medioadriatica, transpadana e ligure, cui va aggiunta la necropoli dell'Università Cattolica di Milano: si veda (La) necropoli tardoantica 2001; un parallelo bresciano si trova a Borgo San Giacomo (MASSA 1996, p. 33). Sul fenomeno dell'incinerazione in età tarda si veda AIROLDI 2001.
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ancora oggi sostanzialmente oscure le ragioni che portarono ad un cambiamento tanto radicale nelle usanze funerarie e nell'atteggiamento verso la morte: si prendono spesso in considerazione molteplici motivi, come l'avvento del neopitagorismo e delle religioni misteriosofiche orientali25, le quali, prospettando all'iniziato un futuro migliore oltre la morte, avrebbero imposto un maggiore riguardo per le spoglie terrene dei trapassati. Non ha certo perduto valore, tuttavia, la spiegazione che si riallaccia alla moda dei sarcofagi importati dall'Asia, un'usanza che, specialmente a partire dall'età adrianea, determinò la fortuna di questa classe scultorea26; solo in particolari circostanze, invece, saranno state determinanti ragioni economiche, come l'elevato costo del legname, che andranno valutate caso per caso piuttosto che addotte secondo pericolose generalizzazioni27. Rispetto alle necropoli della provincia, quelle cittadine paiono più propense ad accogliere la nuova moda che giunse da Roma: inumazioni in città sono già presenti dalla metà del II secolo d.C., sintomo evidente di una maggiore apertura al nuovo e di collegamenti più stretti col centro del potere, fatto tutt'altro che strano se si considera che Brixia, proprio tra la metà del II e la metà del III secolo d.C., espresse numerosi personaggi che ascesero alle più alte cariche dello Stato attraverso la carriera senatoria ed elevate responsabilità nell'amministrazione dell'impero 28 . Le nuove modalità di sepoltura comportavano la deposizione del defunto entro appositi sarcofagi realizzati talvolta in lamina di piombo, ma più spesso in pietra di Botticino, un materiale locale facilmente reperibile 29 ; quelli rinvenuti ancora in situ sono grandi casse dalle pareti semplicemente sgrezzate, che recano all'interno una sorta di cuscino ricavato sul fondo, in corrispondenza della testa del defunto. Lastre di sarcofago adorne di rilievi scultorei furono abbondantemente reimpiegate in vari edifici della città, a testimonianza della ricchezza dell'aristocrazia bresciana M. I sarcofagi erano poi sistemati in semplici fosse rettangolari, delimitate da muretti in mattoni o embrici e chiuse da lastre lapidee. Il corredo era collocato di solito in punti definiti: la presenza diretta della salma, infatti, imponeva alla simbologia funeraria una dimensione maggiormente legata alla fisicità' 1 : gli oggetti strettamente personali erano indossati dal defunto; il resto del corredo, che fungeva da supporto per la vita ultraterrena, era in genere deposto in vicinanza del capo, presso le ginocchia e nella zona dei piedi, oppure raggruppato entro apposite nicchie aperte sui lati della fossa. Anche laddove non si allestivano veri e propri monumenti funerari, come l'imponente mausoleo dei Quinctii rinvenuto smontato e reimpiegato nella banchina del porto fluviale in via Mantova 32 , appositi segnacoli marcavano la presenza della sepoltura: in molti casi potevano bastare anfore segate, piccoli recinti di frammenti ceramici o perfino cumuli di pietre 33 , ma
25 Solo in seconda battuta si inserì in questo processo anche il cristianesimo, quando ormai l'inumazione aveva già preso piede presso ampie fasce della società: si veda JONES 1981. 26 Si vedano PARMEGGIANI 1984, p. 208; JONES 1989, p. 325; MORRIS 1992, p. 61 e PAOLETTI 1992, p. 275. 27 Si veda ad esempio la posizione scettica, almeno per la necropoli di Angera, espressa da HARARI 1983, p. 67. 28 Basti ricordare le potenti famiglie dei Noni! o degli luventii, che arrivarono perfino ad annoverare dei consoli nella loro stirpe. Per le famiglie bresciane di rango senatorio si vedano GREGORI 1990, pp. 17-18 e GREGORI 1999, pp. 107-126; per la storia di Brixia in età imperiale utili anche LEVI 1963 e VALVO 1997, pp. 10-12. 29 La cava di questa pietra bianca, simile al marmo all'apparenza, si trova a breve distanza dalla città, verso nordest: la facilità di approvvigionamento e le buone caratteristiche fisiche la resero il materiale costruttivo più diffuso a Brixia, ma fu spesso utilizzato anche per lastre ornamentali a rilievo e sculture a tutto tondo. '"Per le lastre di sarcofago con rilievi scultorei esposte nel Museo di S. Giulia si veda MORANDINI 2000. 11 Come ha osservato PASSI PITCHER 1990, p. 14. 32 Databile al I secolo d.C. Si veda la proposta ricostruttiva di CAVALIERI MANASSE 1990. S3 Tre tipologie rinvenute anche nella necropoli di Nave: PASSI PITCHER 1987, p. 9-12.
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numerosi dovevano essere i blocchi di pietra di Botticino posti in opera lavorati ed iscritti. Purtroppo non si ha notizia di esemplari rinvenuti ancora in situ\l Museo di S. Giulia espone quelli un tempo riutilizzati in vari edifici cittadini 34 . Uno scavo nell'area sudoccidentale della città ha comunque riportato in luce una tomba tardoantica nei pressi della quale una massicciata di fondazione serviva probabilmente a reggere un segnacolo, se non un piccolo mausoleo35. A partire dal III secolo d.C. la fisionomia esteriore delle necropoli subisce un sensibile impoverimento; prevalgono, infatti, semplici sepolture realizzate in laterizio («alla cappuccina»), ma divengono numerose anche le inumazioni in nuda terra, con la sola protezione di un tumulo di pietrisco o materiale di recupero; anche i corredi si adeguano al tono generale: laddove ancora presenti, gli oggetti deposti sono pochi e di scarso valore . All'interno dei corredi funerari appare, in genere, ben difficile motivare la presenza di specifici oggetti e comprendere la valenza simbolica di cui erano gravati; almeno due classi di materiali, tuttavia, si prestano a qualche riflessione. Le lucerne sono numerose nei corredi di Brixia dalla fine del I secolo d.C. fino a tutto il secolo seguente 37 . Si tratta di oggetti quotidiani, ma dalla forte valenza escatologica: in quanto fonte di luce, e quindi simbolo di vita 38 , assolvono, nell'ideologia, alla funzione d'illuminare la tomba, nuova e perenne casa del trapassato, che vede disperse davanti a sé le tenebre della morte. Qualora siano capovolti, questi manufatti divengono metafora dell'ineluttabilità della morte stessa39. All'interno delle sepolture non ricorre una disposizione precisa e costante, come invece sembrerebbe provato per le olpai ed i balsamari: neppure gli scavi scientifici condotti nei sepolcreti della provincia, infatti, hanno fornito indicazioni in proposito 40 . La seconda classe di materiali che è possibile indagare sul piano del significato simbolico è costituita dai reperti numismatici.
2. La moneta in tomba: ricorrenza e significato Nel campione di 61 sepolture qui considerate solo 18 (pari al 29,5% del totale) includono una o più monete; si tratta, in particolare, del 35,7% delle cremazioni e del 29,4% delle inumazioni (fig. 1): come si registra di solito quasi ovunque nell'Italia settentrionale, le tombe fornite di deposizioni monetali sono più rare di quelle che ne sono prive. Sulla medesima percentuale di Brescia si attestano le necropoli di Riva del Carda (TN), col 26,6% 41 , e di Voghenza (FÉ), col 30% 42 , ma i rapporti possono variare sensibilmente 43 . In area bresciana Nave si segnala per la percentuale
34 Poiché rimane ignota la collocazione originaria ed il contesto di ciascun segnacolo l'allestimento è organizzato su base tipologica: MORANDINI 1998. "Per questa inumazione femminile di III secolo, rinvenuta in corso Martiri della libertà, si veda Rossi 2000. Altre tre sepolture ad inumazione entro massicci sarcofagi in pietra di Botticino sono state scoperte nell'aprile 2002 in via Cremona: una di esse presentava segnacolo adorno di rilievi, un'altra corredo con oggetti e monete. 36 BEZZI MARTINI 1987, p. 138. "BEZZI MARTINI 1987, pp. 138-139. 38 Almeno nell'accezione del termine lumen che è desumibile da fonti letterarie quali Lucrezio, Ovidio e Virgilio. 39 Si vedano PARMEGGIANI 1984, pp. 213-215 e MASSA 1996, pp. 40-42. /10 SÌ veda PASSI PITCHER 1987, p. 20. '"GORINI 1999, p. 75. '"MORELLI 1984, p. 224. Si riportano di seguito i dati relativi alle tombe con moneta in alcune necropoli dell'Italia settentrionale: Milano (Università Cattolica) 15 % (PERASSI 2001, p. 104), Salò (BS) 42% (PERASSI 1997, p. 45), Cavriana (MN) 51% (ARSLAN
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altissima di sepolture con moneta, il 75% del totale, ma andrà considerato come questa necropoli si esaurisca, rispetto alle altre, nel breve volgere di cento anni, tra la fine del I a.C. e la fine del I secolo d.C.44. Questi dati paiono suggerire che il fenomeno della moneta in tomba non fosse, a Brescia come altrove, generalizzato, bensì praticato da una parte soltanto della popolazione: poiché il rito prevedeva il sacrificio di numerario di basso valore, è difficile credere che fosse esclusivo appannaggio dei ceti sociali di maggiore ricchezza; più plausibile pensare che altre e più profonde ragioni, forse anche di carattere spiccatamente personale 45 , condizionassero in eguale misura ricchi e meno ricchi di fronte al mistero della morte. La presenza di moneta in tomba è generalmente interpretata, nella letteratura archeologica che si occupa dell'area bresciana, come rito dell'obolo per Caronte, cui andrebbe riferita la deposizione sia di pezzi singoli sia di veri e propri gruzzoli 46 : vedremo in seguito come questa lettura non sia del tutto condivisibile. È ben nota, infatti, dalle fonti letterarie greche47 e latine48 la tradizione secondo la quale il defunto, per raggiungere l'oltretomba, doveva attraversare il fiume infernale Acheronte, corrispondendo il relativo pedaggio al mitico traghettatore; i parenti del
• con moneta D senza moneta D totale
cremazione
inumazione
rito ignoto
FIG. 1 — BRESCIA. NUMERO DELLE SEPOLTURE SUDDIVISE PER RITO.
1999a, p. 185), Aitino (VE) 55,16% (GORINI 1999, p. 75) ed Angera (VA) con percentuale che oscilla, a seconda della cronologia, tra 43% e 71% (HARARI 1983, p. 72). 44 PASSI PITCHER 1987, p. 29, nota 84. 45 Di questo parere anche PERASSI 1997, p. 52 e MORELLI 1999, p. 179. 4 6 A titolo d'esempio si possono citare BEZZI MARTINI 1987, pp. 137-138 (Brescia); MASSA 1987, p. 61 (Salò); CHIARAVALLE 1996, pp. 67-68 (Borgo San Giacomo) e PASSI PITCHER 1987, p. 25 (Nave). Più cauto nell'affrontare specificamente i reperti numismatici della stessa necropoli di Nave è MARTINI 1987, p. 115, che mantiene concettualmente separate le categorie «obolo per Caronte» e «deposito tombale»: si veda infra. 17 Basti in questa sede ricordare, nella celebre commedia di Aristofane Le rane, il dialogo tra Eracle e Dioniso ai vv. 137-141: l'eroe raccomanda al dio, che vuole scendere nell'Ade per ricondurre tra i vivi il poeta Euripide, di condurre con sé un paio di oboli per il pedaggio al barcaiolo Caronte. j8 Magistrale è la descrizione virgiliana (Aen., VI, 313-316; 326): Stabant orantes primi transmittere cursum I tendebantqite manus ripae ulterions amore. I Navita sed tristis nunc hos nunc accipit illos I ast alias longe summotos arcet barena. (...) Portitor Uh Charon; hi quos vehit unda sepulti.
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trapassato, come atto di pietas nei confronti del congiunto, offrivano una moneta per consentirgli l'ultimo viaggio ed evitare che la sua anima, impossibilitata a raggiungere gli inferi, potesse tornare nel mondo terreno con grave danno e spavento per i vivi 49 . In anni recenti è ripreso il dibattito sull'origine di questa concezione, sulla cronologia e sulle modalità d'introduzione del relativo rito 50 : pare ormai quasi da tutti accolta l'origine greca del mito 51 , che fu in seguito assunto dai Romani attraverso la tradizione ellenica, ma un'accurata disamina delle testimonianze letterarie induce a ridimensionare la tendenza ad attribuire il significato di obolo per Caronte a tutti i ritrovamenti di contesto funerario 52 . La credenza nel nocchiero degli inferi, infatti, comportava l'offerta di un solo pezzo di basso valore, deposto per lo più nella bocca del defunto al momento della morte 53 ; la mentalità antica riteneva che la testa fosse sede dell'anima, la quale lasciava il corpo sotto forma di ultimo respiro passando proprio attraverso la bocca 54 : è stato osservato come porre la moneta in bocca al defunto significasse sottolinearne la destinazione ad obolo per Caronte, indispensabile all'anima nel momento iniziale del suo viaggio estremo; in questo senso più che un rito di sepoltura tale pratica andrebbe intesa come rito di passaggio55. L'usanza pare scarsamente estesa nell'Italia nordoccidentale prima della romanizzazione, ed è imputata, di solito, proprio all'elemento italico-romano ed alla sua influenza sulle culture locali 5 6 . In ambito celtico infatti è documentato in pochi casi, tra cui a Garlasco (PV), fra terzo e quarto venticinquennio del II secolo a.C.57, mentre diviene più frequente in seguito ai contatti con Roma, come prova il caso di Treviglio (BG), databile al I secolo a.C. '8: nello stesso periodo l'uso si diffonde anche in area bresciana, segnatamente nella necropoli di Remedello 59 . Laddove si rinvenga una moneta sola, posta in bocca o anche in mano al defunto 6o, si è giustamente parlato di «accoglimento della tradizione greca e poi romana in ambiente cenomane romanizzato» 61 , così come in area veneta la deposizione in tomba sembrerebbe riconducibile a consuetudini dell'Italia centro-meridionale 62 .
49 Si temeva, infatti, che gli spiriti di quanti non avevano ricevuto regolare sepoltura tornassero sulla terra a reclamare dai vivi quanto non ottenuto; minacciose anche le larvae, i fantasmi di persone morte in maniera violenta o prematura, che, per la loro natura malvagia, avevano influenza funesta. Si vedano TOYNBEE 1971, p. 339; SCHEID 1984, pp. 132-136; PRIEUR 1986, pp. 15-16; ZANNINI QUIRINI 1987, pp. 291-294; HOPE 2000, pp. 105-106 e 117-120. 50 Ne sono testimonianza i due convegni tenuti nel 1995: Caronte. Un obolo per l'aldilà 1995 e Trouvailles monétaires de tombes 1999. 51 II cui protagonista compare nelle arti figurative dalla fine del VI secolo a.C.: CANTILENA 1995, pp. 174-175 con bibliografia (si veda in particolare SOURVINOU INWOOD 1986). ' 2 K. GRINDER HANSEN 1991 vi si oppone in maniera convincente: dopo aver indagato le fonti e le evidenze archeologiche in diverse società, l'A. avanza la proposta di eliminare dall'uso l'espressione «obolo di Caronte» in favore della formula «moneta del defunto», più neutra dal punto di vista ermeneutico; sulla stessa linea anche THURY 1999. Per l'analisi delle testimonianze letterarie si vedano anche STEVENS 1991 e SORVINOU INWOOD 1995. 53 Come provano i rinvenimenti dell'isola sacra: TAGLIETTI 1990, p. 74; BALDASSARRE et alii 1996, p. 137 e nota 33. ' 4 Lo assicura PLIN., Nat. Hist., 7, 53, 174. "STEVENS 1991, p. 221. 56 In proposito si veda ARSLAN 1999a, pp. 183-184. 57 ARSLAN 1999a, p. 183, e nota 10. 58 PAUTASso 1963, pp. 68-69; p. 130, nota 38; DE MARINIS 1982. 59 Per cui si vedano VANNACCI LUNAZZI 1977 e TIZZONI 1985. 60 Si vedano MORELLI 1984, p. 224 e nota 3 e PERASSI 2001, p. 109. 61 BioNDANi 1995, p. 80. 62 In proposito si veda GORLNI 1999, p. 74.
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Trattandosi quindi di un rito specifico e perfettamente descritto dagli autori antichi, che comunque non risparmiano critiche e beffarde ironie 63 , non dovrebbero esservi dubbi nel riconoscerne i resti materiali; tuttavia proprio per questo nessuna delle sepolture di Brescia sembra aderire in pieno al quadro tracciato: il sesterzio di Vespasiano rinvenuto nella Tomba 39, l'unica ad incinerazione con una sola moneta, non presenta evidenti tracce di combustione (che dovrebbe, invece, mostrare se fosse arsa sulla pira nella bocca del cadavere), né si ha notizia che nelle cinque inumazioni con una sola moneta quest'ultima sia stata recuperata in prossimità della mandibola o almeno del cranio del defunto 64 . Ciò non significa, naturalmente, che a Brixia il rito dell'obolo per Caronte non fosse rispettato; risulta comunque evidente che, accanto all'ideologia sottesa a tale rito, si attribuivano alla moneta in tomba anche altre valenze ideologiche, che andranno indagate di volta in volta a seconda del contesto, a cominciare proprio dal numero e dalla posizione di quanto offerto. Se infatti il quantitativo minimo in sepoltura singola è di un solo pezzo, ricorrente 9 volte, altre 9 deposizioni invece, pari al 50% delle 18 con reperti numismatici, sono caratterizzate dalla presenza di due o più monete (tab. 1; fig. 2): si tratta di una percentuale piuttosto elevata, che non trova confronti diretti nell'Italia del Nord, dove tale rapporto è generalmente più basso6'. Difficile pensare che questa condizione di Brixia derivi da una maggiore propensione dei suoi cittadini, rispetto ad altre comunità, a deporre veri e propri piccoli gruzzoli (tab. 3); più plausibile che il valore percentuale sia in questo caso sovradimensionato e «viziato» dal campione66.
Numero di monete 1 moneta 2 monete 3 monete 4 monete 5 monete 6 monete 13 monete
Numero di tombe 9 tombe 1 tomba 1 tomba 2 tombe 1 tomba 3 tombe 1 tomba Totale 18 tombe
• tombe con una moneta O tombe con due o più monete D totale tombe con moneta
Fio. 2 - BRESCIA. NUMERO DELLE SEPOLTURE CON MONETA.
TAB. 1 - BRESCIA. RICORRENZA DI MONETA IN TOMBA.
leggano, ad esempio, PROP., IV, XI, 7; APUL., Met., VI, 18; LUCIAN., D.Mort., XXII. Tuttavia non sempre i diari degli scavi ottocenteschi registrano precisamente l'ubicazione della moneta in tomba e il campione di sepolture che si possono esaminare è forzatamente limitato. Un elenco dei non molti casi, sul territorio italiano, di monete rinvenute nel cranio di inumati è presente in CHIARAVALLE 1996, pp. 78-79. 65 Nave (BS) 30% (PASSI PITCHER 1987, p. 29, nota 84), Cavriana (MN) 21% (ARSLAN 1999a, p. 185), Milano (Università Cattolica) 21% (PERASSI 2001, p. 105), Voghenza (FÉ) 14,2% (MORELLI 1984, p. 224), non quantificato a Salò (BS), dove tuttavia C. Perassi scrive esplicitamente che «i corredi monetali numericamente abbondanti s'impongono per la loro relativa eccezionaiità» (PERASSI 1997, p. 46). 66 Non bisogna infatti dimenticare che oggi si conoscono i corredi appartenenti a sole 61 sepolture, ma in antico la città ebbe almeno due necropoli con centinaia di tombe ciascuna e che gran parte delle informazioni che esse avrebbero potuto fornire è andata irrimediabilmente perduta.
64
63 Si
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MONETE DALLE TOMBE ROMANE DI BRESCIA. OSSERVAZIONI SUI VECCHI SCAVI
Nonostante il parere espresso da alcuni studiosi che si sono occupati di necropoli in area bresciana 67 , il gruzzolo offerto al defunto non può essere concettualmente assimilato all'obolo per Caronte; le testimonianze letterarie in proposito lasciano scarsa possibilità di dubbio, poiché per il barcaiolo sembrerebbe essere sempre sufficiente una sola moneta; è poco credibile, di conseguenza, riferire a Caronte anche le offerte più abbondanti, come se si cercassero «maggiori garanzie nei confronti del pedaggio oltremondano da pagare»68. Il gruzzolo funerario (o «deposito tombale») è piuttosto sintomo di un atteggiamento diverso : in area padana talvolta esso coesiste con l'obolo per Caronte, ma va piuttosto inteso come parte integrante di un corredo utilitario ed è quindi funzionale all'esistenza che l'individuo affronta oltre la morte. Un aldilà concepito come proiezione del mondo terreno, regolato dagli stessi meccanismi di bisogno e di scambio, e dunque con necessità di denaro, spiega la consegna al defunto di veri e propri gruzzoli, secondo una visione del mondo infero più primitiva di quella legata al mito greco. Si ritiene questa visione riferibile agli ambienti celtici preromani, che modificherebbero secondo la propria mentalità l'uso della moneta in tomba introdotto da Roma e continuerebbero ad esercitare il proprio influsso anche dopo l'avvenuta integrazione nello Stato della città sul Tevere. Potrebbe essere questo il caso della Tomba 8, databile agli ultimi decenni del I secolo d.C., con un denario, tre assi, due lucerne, una coppetta a pareti sottili, due balsamari e due bicchieri di vetro: una dotazione tutt'altro che povera per l'esistenza oltremondana. La consuetudine dei gruzzoli funerari, tuttavia, si mantiene a lungo e prosegue in età imperiale, a Brescia fino al III secolo d.C., in provincia anche fino al IV 70 : se l'uso persiste gli si attribuiscono, evidentemente, valenze simboliche ancora attuali. La Tomba 50, databile verso la fine del II secolo d.C., possiede quattro assi e due dupondi collocati nel cinerario dopo la cremazione del defunto, forse ancora da intendere, insieme ai numerosi oggetti deposti, come funzionali alla vita ultraterrena, ma l'inumato della Tomba 15, all'incirca coeva, non riceve alcun oggetto di corredo, salvo cinque monete, probabile estremo dono elargitogli dai vivi, forse come riconoscimento dei meriti acquisiti: non denaro per l'oltretomba, bensì per ciò che in vita il defunto rappresentava agli occhi della collettività 71 ; si tratterebbe, comunque, di un atto puramente formale, compiuto a prescindere dall'effettivo valore, non certo consistente, del numerario bronzeo. Altri significati si intuiscono dall'esame della medesima sepoltura: le monete furono raccolte all'altezza della mano sinistra 72 , come anche nella coeva Tomba 18, in cui cinque assi ed un sesterzio giacevano all'altezza della spalla, del gomito e della mano sinistra del bambino inumato 73 : meritevole di un'indagine specifica ed approfondita sarebbe l'insistenza con cui le monete sono ordinate sul lato sinistro del cadavere. Di fronte a testimonianze siffatte pare quanto mai opportuno richiamare anche la sacralità che nel mondo antico si attribuiva ai prodotti della zecca 74 : il valore apotropaico insito nei metalli, specialmente l'oro ma anche il bronzo, sarebbe ulte-
Si veda supra, nota 46. PITCHER 1987, p. 25. 69 ARSLAN 1999a, p. 184. 70 Come a Borgo San Giacomo: CHIARAVALLE 1996, p. 68. Ma la presenza di monete ricorre anche in tombe di epoca postclassica: si vedano per questo argomento D'ANGELA 1983 e PEDUTO 1995, con bibliografìa precedente. 71 Si vedano STEVENS 1991, pp. 215-229 e CANTILENA 1995, p. 166. Per le monete offerte al defunto in occasione del rito del refrigerium si veda AMANTE SIMONI 1990. 72 ScRiN?,i 1930, pp. 510-511. 73 BEZZI MARTINI 1987, p. 28. "*In proposito si vedano PERA 1993, con ampia bibliografia di riferimento, e PERASSI 1997, pp. 51-54.
67 68 PASSI
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dormente accresciuto dalla forma circolare, poiché la superstizione diffusa riteneva che gli spiriti maligni non potessero penetrare i manufatti rotondi. La moneta poteva quindi essere considerata un vero e proprio amuleto, in grado sia di proteggere i vivi dal male che è inscindibilmente legato alla morte, impedendo pericolosi ritorni sulla terra degli spiriti dei defunti, sia di preservare intatto il sepolcro nei confronti dei demoni e delle fattucchiere 75 , temute perché, secondo la credenza, si servivano spesso di resti umani per oscuri sortilegi76. Non soltanto il soprannaturale, però, incuteva terrore: la violazione del sepolcro da parte di quanti, per avidità, non esitavano a riesumare i cadaveri era comune nel mondo antico e contro costoro talvolta si scagliavano le maledizioni incise sulle epigrafi 77 . In certi casi si considerava la moneta un efficace talismano, con un potere non limitato alla prevenzione del male, ma addirittura capace di procurare il bene 78 . Un riflesso di questa convinzione si può forse scorgere nella Tomba 13, inquadrabile tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., in cui due assi ed un dupondio furono rinvenuti frammisti alle ossa 79 , come fossero portati indosso appunto come schermo contro il male e portafortuna per il viaggio verso l'aldilà, secondo un uso attestato anche a Valeggio sul Mincio80. Una proposta interpretativa di tal genere è ancor più convincente per la Tomba 17, un'inumazione da porre entro la prima metà del III secolo d.C., con cassa in lamina di piombo, una lucerna e 13 monete; il gruzzolo cospicuo potrebbe spiegarsi con la volontà di garantire all'inumato, un bambino, dunque particolarmente indifeso, un viaggio verso l'aldilà sicuro dai rischi e con il desiderio di propiziargli la buona sorte per la nuova forma di esistenza cui andava incontro. C. Perassi ha recentemente portato questo corredo a dimostrazione del fatto che nel costituire un deposito funerario si operasse una vera e propria scelta dei pezzi anche sulla base dei tipi figurati e del significato che essi potevano veicolare. La studiosa nota come «tutti gli esemplari deposti raffigurino al R/ una figura femminile» e prosegue chiedendosi se non vi sia stata una «selezione intenzionale dei soggetti monetali, guidata dalla volontà di deporre accanto al bambino immagini che richiamassero la figura materna» 81 ed allo stesso tempo gli augurassero, per la nuova esistenza oltremondana, felicità, fortuna e salute, le cui effigi sono presenti su alcuni rovesci. Non compromette necessariamente questa suggestiva lettura l'aver riconosciuto, al R/ del sesterzio Cat. 35, l'immagine di Commodo seduto su sella curule. Se, tuttavia, in casi particolari come questo si indulgeva ad una probabile selezione del circolante, è difficile pensare che tale pratica fosse diffusa: non sempre, infatti, è possibile attribuire un significato funerario o beneaugurante alle raffigurazioni e studi di confronto tra rinvenimenti da contesto funerario e da abitato inducono a
5 Come le streghe di HOR., Ser., 1, Vili ,19, che versant animos humanos venenis atque canninibus e col favore delle tenebre raccolgono sull'Esquilino ossa herbasque nocentes; oppure la Medea di Ov., Her., 6, 89-92, che tumolos errai e de tepidìs colligit ossa rogis. 76 Si legga, ad esempio, il passo in cui Tacito descrive le humanorum corporum reliquiae ed i semusti cinerei ac tabo oblitis del maleficio che uccide Germanico (TAC., Ann., II, 69), o anche il racconto di Apuleio sulle streghe della Tessaglia (APUL., Afe., II, 21-30). Altri esempi in HOPE 2000, pp. 120-122. 7 Si vedano, ad esempio, ZANNINI QUIRINI 1987, p. 291 e PERASSI 2001, p. 103. 8 Si veda TRANOY 1995, p. 224. Per la differenza tra l'amuleto, con potere essenzialmente preventivo, ed il talismano, che invece sarebbe in grado di procurare il bene, si veda WALLIS BUDGE 1978, p. XXXIII e pp. 12-14. 7 9 BEZZI MARTINI 1987, p. 22. 80 In sette tombe di questa necropoli, infatti, la moneta fu recuperata sul petto degli inumati (si veda BIONDANI 1995, p. 80). 81 PERASSI 1999, p. 66.
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credere come non esistessero fondamentali differenziazioni 82 . Ulteriore conferma delle presunte capacità talismaniche delle monete sembrerebbe offrire l'asse di Galba Cat. 9, il quale reca un foro circolare che con ogni verosimiglianza consentiva d'appenderlo ad un crepitaculurn, uno di quei giochi-amuleto che dovevano, nelle intenzioni degli antichi, proteggere dal male proprio i bambini; la scelta degli esemplari da forare per questa destinazione probabilmente teneva in maggiore conto il tipo raffigurato e la sua legenda 83 . Il fatto che questo gruzzolo fosse collocato in un'apposita nicchia ricavata in una parete 84 suggerisce un'ultima osservazione. L'uso di ammucchiare i depositi funerari in posizioni particolari della tomba non è unico nel panorama offerto dalle necropoli citate 85 e sembra quasi ritagliare loro uno spazio «separato» per enfatizzarne la presenza al momento dei riti di sepoltura. È possibile che in questi casi la deposizione di gruzzoli funerari servisse a testimoniare il benessere materiale raggiunto dal gruppo familiare 86 : specialmente laddove si faceva ricorso a nominali in argento, il gruzzolo andrebbe inteso come ostentazione di ricchezza e segno distintivo di status da mostrare ai partecipanti alle esequie; dunque un elemento utile in primo luogo ai vivi, i quali, attraverso lo sfoggio di moneta, potevano riconfermare le relazioni sociali che la morte di un individuo membro del gruppo poteva compromettere. Quest'idea pare comunque discutibile sulla base del fatto che il valore nominale del numerario deposto generalmente non è mai elevato. Coloro che celebrarono le esequie per la defunta della Tomba 58, infatti, databile entro la prima metà del III secolo d.C., scelsero di ricorrere al rito incineratorio, ormai nettamente surclassato dall'uso dell'inumazione, per probabili ragioni di ostentazione di ricchezza e di conservatorismo: dopo aver bruciato la defunta direttamente nella fossa, collocarono in un angolo sei monete ma, più che da assi, sesterzi ed antoniniano, l'attenzione degli astanti sarà stata verosimilmente catturata dai gioielli in oro offerti. Nel corso dei riti di sepoltura sarebbe quindi l'uso simbolico, e non il valore effettivo del numerario utilizzato, a contraddistinguere il tenore di vita della famiglia di fronte agli estranei. La pochezza economica dell'obolo per Caronte è probabilmente da porre in relazione alla miseria della morte 87 ; i pochi averi di Diogene (fiasca, mantello e bisaccia) costituiscono un bagaglio eccessivo, impossibile da trasportare nell'aldilà: la condizione dei defunti nell'Ade fa sì che persine il filosofo povero per antonomasia godesse, in vita, di maggiore ricchezza88. Il trapasso, di conseguenza, è ancora più traumatico per chi conduce nel lusso l'esistenza terrena e, come il facoltoso personaggio che Giovenale descrive travolto da un carro per le vie di Roma, si trova
82 Si vedano in proposito TAGLIETTI 1990, p. 74; CHIARAVALLE 1996, p. 70 ed ARSLAN 1999a, pp. 188-190. La stessa C. Perassi si pone su questa linea nell'esaminare la documentazione numismatica della necropoli di Salò: PERASSI 1997, p. 56. In favore della persistenza di tipi ad uso specificamente funerario propende invece MARTINI 1987, pp. 115-117. 83 Una moneta forata in maniera analoga è discussa da PERA 1993, p. 357; esempi anche a Nave (MARTINI 1987) e Milano Università Cattolica (PERASSI 2001). 8/1 BEZZI MARTINI 1987, p. 25. 85 Lo si segnala, ad esempio, a Salò (PERASSI 1997, p. 44), Milano (BOLLA 1988, p. 29, che discute anche la presenza di nicchie nelle tombe di area lombarda e ticinese) ed Esino Lario (NOBILE 1992, p. 78). 86 Si vedano SIMONETT 1971, pp. 46-47; PASSI PITCHER 1987, p. 25 e BOLLA 1998, p. 27. 8 Come ha giustamente sottolineato STEVENS 1991, pp. 219-220, ripresa e commentata da PERASSI 1997, p. 49 e PERASSI 2001, p. 109- Per una conferma letteraria si legga SEN., Tra., 397-398: post morte-m nihil est ipsaque mors nihil. 88 Si leggano in proposito i versi di Leonida (Anth. Pai., VII, 67) e di Archia (Anth. Pai., VII, 68).
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improvvisamente privato di tutto, anche di chi gli ponga in bocca la monetina che potrebbe consentirgli d'attraversare la palude infernale 89 . Il rimando alla povertà intrinseca che caratterizza i defunti parrebbe ancora più spiccato nel caso dei gruzzoli funerari, proprio perché, nonostante il numero dei pezzi, quasi mai l'offerta costituisce una cifra consistente. Da queste riflessioni risulta evidente come l'approccio globale al fenomeno della moneta in tomba abbia aperto un campo d'indagine ampio e complesso, in cui si rende necessario di volta in volta attribuire alla «moneta del defunto» valenze differenti a seconda del contesto. Gli scavi archeologici registrano, in ogni caso specifico, una grande varietà nella posizione all'interno della sepoltura, come anche si verifica, nell'ambito di una stessa necropoli, la contemporanea ricorrenza di deposizioni con reperti numismatici e di altre che ne sono prive; tutto ciò induce a credere che nella pratica funeraria ci fosse la massima libertà nell'osservanza dell'uso rituale della moneta, sia che quest'ultima fosse funzionale al defunto, come vero e proprio obolo per Caronte o come riserva di denaro per un aldilà concepito in senso materiale, sia che piuttosto la funzione ed il significato vadano ricercati nella sfera dei simboli di cui i vivi si servivano per superare il trauma della morte e ristabilire l'ordine turbato.
3. Le monete Sono confluiti nel Catalogo 54 esemplari, ossia tutti quelli riconosciuti con certezza essere parte integrante di un corredo definito, rinvenuto dai vecchi scavi e riordinato da L. Bezzi Martini. Il campione considerato è certo poco significativo sul piano statistico, tuttavia è questo l'unico corpus numismatico di sicura provenienza dalle tombe cittadine. Le monete leggibili sono 38 su 54, pari ad un indice del 70,3%, di poco inferiore alla media relativa alla necropoli di Salò90, che costituisce il raffronto più vicino per cui il coefficiente sia stato calcolato. L'elevato grado di leggibilità si spiega non soltanto sulla base delle condizioni di giacitura in un terreno che, in linea di massima, non ha alterato in maniera drastica l'aspetto di quanto sepolto, ma anche sulla base del fatto che si tratta per gran parte di materiale del medio impero 91 . La dotazione minima delle tombe con moneta è un esemplare, che ricorre in nove casi; quella massima è data dai tredici pezzi pertinenti alla Tomba 17. Non è possibile scorgere una precisa separazione cronologica tra i corredi con un solo esemplare e quelli che ne comprendono un numero maggiore: l'uso dei gruzzoli funerari sembra caratterizzare Brixia fin dalle prime sepolture note. I reperti costituiscono un interessante esempio della circolazione in una zona di pianura, quella appunto del bresciano, che può essere considerata un campione medio, in quanto non al centro delle grosse correnti di traffico commerciale che in età imperiale interessavano numerose province, ma neppure in posizione eccessivamente periferica ed isolata. Si tratta comunque
8 9 IuvEN., Sat., Ili, 265-267: nec sperat carnosi gurgitis alnum, infelix nec habet quern porrigat ore trientem. Ma il topos dell'uomo ricco gettato dalla morte in povertà ricorre anche in altri passi della letteratura greca e latina: si vedano i versi di Antifane (Anth. Pai., XI, 168), Lucilie (Anth. Pai., XI, 171) ed Ammiano (Anth. Pai., XI, 209), oltre al celebre prologo del Poenulus di Plauto. 90 Che si attesta al 76%: PERASSI 1997, p. 54 e nota 163. 91 II confronto fra gli indici di alcuni scavi padani ha infatti consentito di notare che «i materiali di V (se non di VI secolo) hanno costantemente leggibilità minore ed abbassano le medie generali» (ARSLAN 1999b, p. 347; si veda anche ARSLAN 1998, pp. 369-370). Le percentuali di leggibilità delle monete dagli altri scavi di Brescia sono: S. Giulia 51,72% (ARSLAN 1999b, p. 347) e Capitolium 73% (ARSLAN 2002, p. 485).
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Brescia, monete da contesto funerario Qd As / D p S 23 a.C.-l4d.C. 14-37 d.C. 3 37-41 d.C. 1 1 : 2 41-54 d.C. 54-68 d.C. 68-69 d.C. 1 1 69-79 d.C. 79-81 d.C. 2 81-96 d.C. 96-98 d.C. 1 1 98-117 d.C. 1 117-138 d.C. 3 2 2 138-161 d.C. 5 2 161-180 d.C. 1 1 3 180-192 d.C. 193-211 d.C. 1 211-217 d.C. 217-218 d.C. 218-222 d.C. 222-235 d.C. Totale 12 5 17
D
Totale
3 4 1 1 _
%
8,5% 11,4% 2,8% 2,8% 8,5% 5,7% 11,4% 25,7%' 11,4% 8,5% 2,8% -
1
3 2 4 9 4 3 1
1
35
100%'
Brescia, scavi di S. Giulia (da ARSLAN 1999 As / Dp S Qd 2 23a.C.-l4d.C. 14-37 d.C. : 2 37-41 d.C. 41-54 d.C. 54-68 d.C. 68-69 d.C. 69-79 d.C. 3 79-81 d.C. 81-96 d.C. 2 96-98 d.C. 1 98-117 d.C. 1 117-138 d.C. 2 138-161 d.C. 3 4 161-180 d.C. 3 1 180-192 d.C. 193-211 d.C. 211-217 d.C. 1 217-218 d.C. 218-222 d.C. 222-235 d.C. 2 Totale , 16 11
b) D
Totale 2 2
3 -
% 6,8% 6,8%
10,3% 10,3% 3,4%:
1
3
1
1 5 7 1 1 1 2 3 29
3,4% 17,2% 24,1% 3,4%
3,4%' 10,3% 100%
Brescia, scavi del Capitolium (da ARSLAN 2002) Qd As / D p S D Totale 23 a.C.-14d.C. 14-37 d.C. 37-41 d.C. 41-54 d.C. 54-68 d.C. 68-69 d.C. 69-79 d.C. 79-81 d.C. 1 1 81-96 d.C. 96-98 d.C. 98-117 d.C. 1 1 117-138 d.C. 2 1 138-161 d.C. 1 2 161-180 d.C. : 1 1 180-192 d.C. 1 1 1 3 1 1 193-211 d.C 1 1 211-217 d.C. 217-218 d.C. 1 1 218-222 d.C. 2 2 222-235 d.C. 2 1 4 Totale 15 5 5
%
6,6% 13,3% 13,3% 6,6% 20% 6,6% 6,6% 13,3% 13,3% 100%
TAB. 2 — BRESCIA. RAPPORTO TRA i RINVENIMENTI MONETALI DI
SCAVI DIVERSI (LE SOLE MONETE LEGGIBILI).
S
età repubblicana
•j I secolo d.C. (fino • a Nerva) I I II secolo d.C. I III secolo d.C.
I i non databili
FIG. 3 — BRESCIA. MONETE DA CONTESTO FUNERARIO RIPARTITE PER EPOCA.
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del segmento inferiore della circolazione, destinato in origine al commercio al minuto e selezionato ad uso funerario. L'arco cronologico è piuttosto ampio (fig. 3), in quanto va dal 101 a.C. (il denario di Marco Lucilie Rufo Cat. 1) al periodo compreso tra il 276 ed il 282 d.C. (l'antoniniano di Probo Cat. 38). Queste indicazioni, tuttavia, rispettano solo in parte la durata di vita delle necropoli di provenienza, poiché i manufatti dei corredi certificano che esse furono in uso a partire dalla tarda età repubblicana, mentre soltanto sporadico risulta il materiale riconducibile a fasi storiche precedenti: il denario di Lucilie rappresenta, quindi, all'interno della Tomba 8, un'offerta particolare, deposto quando ormai era trascorso almeno un secolo dalla sua coniazione. An-che il limite cronologico inferiore, fornito dall'antoniniano di Probo, va preso con cautela, in quanto è archeologicamente accertato che le necropoli furono frequentate almeno fino al IV secolo d.C., quando s'impose l'uso cristiano di seppellire i morti in terra consacrata, attorno alle chiese. Tutte le monete classificate con certezza appartengono alla zecca di Roma, dalla quale, evidentemente, arrivava a Brescia la grande maggioranza del numerario circolante: molto meno frequenti risultano, infatti, i pezzi coniati in altre zecche, i quali probabilmente penetrarono nell'area bresciana in momenti in cui l'approvvigionamento non era sufficiente 92 . L'esame complessivo dei reperti da contesto tombale, ed il raffronto con le percentuali delle emissioni testimoniate in altri scavi della città (tab. 2), non altera il quadro delineato per la circolazione di Brescia romana 93 , rispetto al quale si osserva una sostanziale coerenza. Si deve, tuttavia, registrare l'assenza di emissioni da riferire con certezza ai triumviri monetales augustei, di solito abbondanti perché destinate a sostituire la fornitura monetaria precedente, in modo da rispondere alla crescente domanda di un mercato che nell'Italia settentrionale andava trasformandosi in senso sempre più complesso94. Labile traccia di questo fenomeno fondamentale anche per Brixia rimane, forse, nella moneta illeggibile Cat. 39 che potrebbe essere proprio uno di questi esemplari. La prima metà del I secolo d.C. pare ben rappresentata, con emissioni di Tiberio e di Claudio, mentre Caligola e Nerone risultano del tutto assenti sia in necropoli sia negli altri scavi cittadini. • Meno sensibile sembrerebbe, invece, dai materiali da contesto funerario, la ripresa economica di età flavia 95 , caratterizzata da una maggiore articolazione della massa circolante, sintomo di un'economia vivace, cui forse non sarà stato estraneo il favore imperiale di cui Brescia approfittò per ridisegnare in senso unitario il proprio centro monumentale. Sul piano numerico emerge in maniera evidente la preponderanza del numerario di II secolo d.C., ed in particolare di quello antoniniano: è proprio questo il momento in cui si è visto il definitivo affermarsi dell'uso della moneta nella società locale, con una diffusione capillare e varia dei nominali coniati. Il III secolo d.C. pare, infine, ben poco documentato, con un asse di Caracalla, un sesterzio di Filippo I ed un antoniniano di Probo.
92 ARSLAN 1999b, p. 352 e nota 34 (elenco delle monete coniate in zecche diverse da Roma rinvenute in area bresciana). 93 Per cui si vedano ARSLAN 1996a ed ARSLAN 1999b. Anche l'entità numerica delle monete da contesto funerario, del resto, non è tale da incidere in maniera significativa sugli oltre 1600 esemplari registrati nell'archivio personale del dott. Arslan. 9/1 Per l'area bresciana in particolare si vedano: MARTINI 1987, pp. 114-115; ARSLAN 1996a, p. 226 ed ARSLAN 1999b, pp. 351-352. Per i meccanismi di distribuzione della moneta in età augustea, sulla base dei materiali pertinenti ai diversi triumviri monetales, si veda ARSLAN 1999a, pp. 190-19195 Le monete flavie sono l'I 1,3 % in necropoli contro il 20,6 % negli scavi di S. Giulia.
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La scomparsa della moneta in tomba è generalmente imputata al tramonto del paganesimo ed al cambiamento dei valori religiosi, i quali si riflettono direttamente sui riti; non si potrà, tuttavia, ignorare che nella zona di Brescia il tardoantico vede un progressivo rarefarsi dei ritrovamenti anche in contesto di abitato, possibile sintomo di una contrazione dell'uso di moneta nella vita quotidiana 96 . Come indicano i ripostigli 97 , inoltre, il III secolo d.C., e specialmente la seconda metà 98 , vede in gran parte del mondo romano un deciso fenomeno di tesaurizzazione del bronzo, che di conseguenza esce progressivamente dal circolante: nel periodo del sostanziale fallimento dell'antoniniano, coniato in una lega sempre più scadente, si preferisce infatti trattenere la moneta in bronzo, con valore nominale basso ma di buon peso e valore intrinseco, e spendere quella cattiva di bronzo argentato, con nominale maggiore ma dotata di basso peso e basso valore intrinseco, in conformità a quanto sancisce la nota «legge di Gresham». Questo fenomeno avrà certamente condizionato anche a Brescia le pratiche funerarie: circolando meno, la moneta bronzea sarà stata deposta in necropoli in misura proporzionalmente minore. La tendenza delineata rispetta la crescita economica di Brixia quale ci è nota attraverso dati archeologici e notizie desumibili dal ricco repertorio epigrafico ": la città un tempo capitale dei Cenomani visse in epoca imperiale un prepotente sviluppo il cui apice si colloca proprio durante il regno degli Antonini, per poi declinare a partire soltanto dalla seconda metà del secolo successivo, come testimoniano anche i corredi funerari generalmente più poveri 10°. Come sempre si verifica negli scavi di necropoli, anche a Brescia è netta la prevalenza del numerario bronzeo ed il valore di quanto offerto non pare mai elevato: salvo casi particolari, si tratta dei pezzi monetali più utilizzati nella vita quotidiana e più largamente diffusi. Occorre, tuttavia, considerare come gli esemplari che provengono da contesto tombale abbiano per lo più un significato simbolico da cui non si può prescindere e come la scelta risul-
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FIG. 4 — BRESCIA. MONETE DA CONTESTO FUNERARIO RIPARTITE PER NOMINALE.
96 CHIARAVALLE
1996,
p. 80.
Si vedano GORINI 1991 ed ARSLAN 1995. 1986, pp. 98-104; ARSLAN 1991, p. 80; GORINI 1992a, pp. 98-100. "Per il quale si vedano GREGORI 1990 e GREGORI 1999. 100 BEZZI MARTINI 1987, p. 138. Sui cambiamenti del mercato nel III secolo d.C., che ricerca il nominale più conveniente in relazione ai cambiamenti socio-economici in atto, si veda ARSLAN 2001.
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ti condizionata dalla destinazione: ammassati sulle rive del fiume Acheronte, infatti, i defunti partecipano della medesima sorte, consolari o servi che siano, ed il prezzo della traversata da corrispondere al traghettatore Caronte è per tutti la stessa. L'asse ed il sesterzio risultano appaiati con 18 attestazioni ciascuno (fig. 4), seguiti, a distanza, dal dupondio con 7 esemplari. Nel corso del tempo (fig. 5) alla scelta dell'asse si affianca e poi si sostituisce la deposizione del sesterzio, che compare nell'età di Claudio ma riesce ad imporsi in maniera netta solo nel corso del secolo successivo, nonostante la presenza dell'asse rimanga
età repubblicana
I secolo d.C.
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Il secolo d.C. E~j denario arttoniniano
I secolo d.C.
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FIG. 5 — BRESCIA. MONETE DA CONTESTO FUNERARIO; NOMINALI RIPARTITI PER EPOCA.
sensibile, in parallelo ai fenomeni di perdita del potere d'acquisto e d'inflazione che costrinsero a ricorrere sempre più ai nominali maggiori ' 01 . Anche il dupondio compare in età claudia, ma la sua diffusione rimane piuttosto limitata 102 . È pur vero che non si ricorre mai nemmeno a nominali di valore troppo basso, come i quadranti, che sono assenti in necropoli sia a Brescia sia in provincia 103 . I dati desumibili dagli scavi in abitato non modificano in modo sostanziale quest'osservazione: nessun quadrante, infatti, è stato rinvenuto a S. Giulia104, mentre gli altri scavi in città hanno restituito, in tutto, due soli esemplari 105 . Fermo restando che il campione bresciano è troppo ridotto per possedere un elevato grado d'affidabilità statistica, è probabile che due ordini di ragioni concorrano a spiegare quest'assen-
101 Lo stesso fenomeno si nota nella necropoli di Borgo San Giacomo (CHIARAVALLE 1996, p. 76) e a Milano, ma in contesto di abitato (ARSLAN 2001). 102 La scarsa diffusione di nominali in oricalco all'inizio dell'epoca giulio-claudia trova confronti in area bresciana nelle necropoli di Nave (MARTINI 1987, pp. 114-115) e di Salò (PERASSI 1997, p. 58); un fenomeno parallelo si verifica anche a Milano, ma in contesto di abitato (ARSLAN 1991, p. 77). 103 Ad esempio a Nave e Salò; ma questa assenza è stata notata anche a Borgo San Giacomo (CHIARAVALLE 1996, p. 76) e Cavriana, in provincia di Mantova (ARSLAN 1999a, p. 188). 10/1 Si veda ARSLAN 1999b, p. 350, tabella 2. 105 Si tratta di un quadrante di Domiziano (ARSLAN 1996a, n. 21) e di un quadrante di Adriano (ARSLAN 2002, n. 4).
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za. È stato proposto che Brescia si trovasse «ad una distanza non economica per la distribuzione di un nominale di basso valore»106, i cui costi di produzione, tuttavia, in termini di spese per il metallo, la coniazione ed il trasporto, non dovevano differire eccessivamente da quelli relativi ai nominali maggiori. La concentrazione di quadranti, infatti, tende a decrescere progressivamente allontanandosi da Roma e dall'area campano-laziale, dove è massima I0y , mentre nelle città padane la percentuale pare collocarsi attorno al 10% 108. I dati relativi a Brescia paiono, dunque, ampiamente al di sotto della media: i quadranti non sono attestati nelle tombe della città forse perché presenti in circolazione in misura ridotta; ciò potrebbe essere sintomo di una minore vitalità economica di Brixia, legata in massima parte alle rendite fondiarie 109, rispetto alle vicine Milano e Verona, che avrebbero invece una circolazione più articolata. Ma di fronte ad un campione tanto limitato non è per ora possibile andare oltre l'enunciazione di semplici ipotesi. Non meno importante, tuttavia, sembra essere il fattore ideologico nel giustificare l'assenza dei quadranti in necropoli: neppure a Roma, infatti, dove maggiore ne è la concentrazione, le necropoli hanno restituito esemplari di questo nominale, evidentemente sentito come inadeguato all'uso funerario, sia che servisse a pagare Caronte, quasi si temesse un irreparabile rifiuto del nocchiero posto di fronte al mancato rispetto dell'uso comune, sia che si attribuissero alla moneta valenze diverse, che il semplice quadrante poteva non garantire. Raramente si ricorse anche ai metalli pregiati; all'interno del Catalogo sono infatti solo quattro le monete in argento, due denari e due antoniniani: questi dati trovano un raffronto diretto nelle altre necropoli della provincia 110 . Del tutto assente è l'oro, per l'intero arco cronologico di frequentazione dei sepolcreti bresciani; l'alto valore del metallo ne rendeva impossibile l'uso se non per le transazioni di livello elevato, a conferma della sostanziale rispondenza tra spiccioli circolanti per gli scambi quotidiani e monete deposte nei corredi tombali. Il riesame autoptico dei reperti custoditi in Museo ha consentito d'individuare un asse di Galba (Cat. 9) che risulta inedito rispetto ai principali repertori; la singolarità della legenda merita una segnalazione. Lo stato di conservazione è buono, tanto da poter riconoscere senza incertezze tipi e legende: al D/ la testa dell'imperatore a destra e legenda [IMP SE]R GALBA CAE AVG TR [P], che costituisce una variante rispetto alla legenda nota IMP SER GALBA CAES AVG TR P; al R/ la figura di Vesta seduta, la cui identità è esplicitamente dichiarata in esergo: VESTA. Vale la pena, infine, considerare in maniera più estesa la particolare moneta con due rovesci Cat. 45 rinvenuta nella Tomba 37, genericamente datata al III secolo d.C. sulla sola base del ricco corredo di vasi in vetro" 1 . Si tratta di un esemplare112 che reca su di un lato una figura maschile, probabilmente Marte, stante a destra con scudo e trofeo, e sull'altro lato una figura
1999b, p. 352. 1975, p. 77. I 0 8 A Milano i quadranti sono il 12,5% delle monete giulio-claudie (ARSLAN 1991, p. 77), ad Aquileia il 10,75% (Kos 1986, p. 34), a Verona, scavo del Tribunale, il 23% delle monete da Augusto a Gallieno (ARZONE 1987,passim). 109 La pianura a Sud della città ricevette, infatti, ben tre centuriazioni tra la fine della guerra sociale e l'età augustea. Si veda Tozzi 1972, pp. 99-158. 110 A Nave sono d'argento 4 monete su 54 (tre quinari ed un denario, cui va aggiunto un denario suberato: MARTINI 1987); a Borgo San Giacomo 2 su 83 (due denari repubblicani: CHIARAVALLE 1996, p. 69); a Salò 1 sola su 83 (il dato è relativo al periodo precedente l'introduzione dell'antoniniano: PERASSI 1997, p. 48). 111 Una bottiglia a corpo globulare e collo cilindrico (IsiNGS 1957, p. 121, forma 103), una bottiglia a corpo globulare e collo imbutiforme (IsiNGS 1957, pp. 122-123, forma 104; BIAGGIO SIMONA 1991, pp. 170-172) ed un bicchiere cilindrico a piede, con parete sagomata (CALVI 1968, p. 52, tipo B). 112 Non è stato possibile rintracciare questa moneta nei depositi del museo; per quanto riguarda peso e diametro si riportano di conseguenza i dati già editi (BEZZI MARTINI 1987, p. 39, n. 1).
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simile con scettro o asta; furono impiegati due conii diversi, come risulta evidente osservando la diversa posizione della sigla SC: su di un lato molto ravvicinata alle ginocchia della figura, sull'altro invece maggiormente spaziata e posta a livello del bacino. Questo esemplare è stato recentemente interpretato come una prova di zecca 113, rarissima da rinvenire, anche solo considerando le possibilità statistiche che un pezzo del genere si conservi sino ad oggi; è ragionevole ritenere piuttosto che si tratti di una moneta fusa. Le imitazioni fuse di alto valore nominale sono in genere interpretate come contraffazioni di privati m, ma ancora aperta rimane la discussione sugli esemplari che imitano il numerario bronzeo. È probabile, infatti, che questi prodotti non siano falsificazione vera e propria, bensì emissioni di circostanza 115, dettate dalla necessità di fronteggiare la grave carenza di numerario spicciolo conseguente alla crisi del III secolo 116: il rarefarsi del bronzo in circolazione si avverte anche nei grandi ripostigli, come quello di Biassono (MI), che testimoniano un minore approvvigionamento tra la fine del II ed il primo ventennio del III secolo d.C.117. Proprio in questo periodo fu probabilmente fabbricato anche l'esemplare di Brescia, ricorrendo ad una moneta di Antonino Pio che ancora circolava 118. Poiché le monete fuse riproducono, di solito, un D/ ed un R/ ufficiali, è spesso possibile riconoscere il tipo ed il nominale; ciò, purtroppo, non si verifica nel caso bresciano in quanto privo dell'effigie di un'autorità: sarebbe dunque l'esito di un errore nell'abbinamento degli stampi, determinato dalla fretta con cui si fabbricavano questi pezzi. E tuttavia interessante osservare come la mancanza di un vero e proprio D/ non impedì alla moneta di circolare e di giungere fino a Brixia, che nulla per ora autorizza a ritenere fosse essa medesima un centro produttivo di esemplari siffatti; la deposizione in tomba potrebbe suggerire, però, la volontà di sbarazzarsi, senza rimetterci troppo, di un pezzo non certo apprezzato quanto quelli regolari. Le sempre più frequenti segnalazioni d'imitazioni fuse, ad esempio anche ad Aosta 119 , dimostrano, tuttavia, come questa moneta penetrò nell'Italia del Nord in maniera tutt'altro che sporadica, arrivando a «definire una modesta ma sensibile circolazione alternativa» 120 .
4. Il rapporto moneta - corredo: qualche osservazione Partendo dall'osservazione che nei corredi provenienti dalle necropoli di Brixia «in generale, fatte salve le insopprimibili lacune documentarie, le monete trovano una concordanza crono-
"'PERASSI 1991-92-93, p. 26. 11 'Come, ad esempio, l'esemplare in metallo vile, che riproduce un denario di Antonino Pio, rinvenuto durante gli scavi del Capitolimi!: ARSLAN 2002, p. 487, n. 5. Si vedano anche le forme per fondere denari di Macrino e Settimio Severo rinvenute a Padova: GORINI 1976. 115 Si veda CALLEGHER 1998, pp. 40-43, che riassume i termini del problema e fornisce una bibliografia di riferimento. 116 Specialmente fra il 220 ed il 260 d.C. in Gallia, dove sono numerosi i ritrovamenti di stampi per fusione: TURCAN 1982, p. 20 (con elenco dei rinvenimenti in Francia e Germania); si veda anche MAZZA 1973, pp. 397-398. n / ARSLAN 1995, con bibliografia sulle monete fuse, corrispondenti ai numeri 2191-2239 (per un totale di 48 esemplari, pari al 2,14% del totale); per le ragioni della diminuzione di moneta bronzea circolante si veda anche ARSLAN 1999b, p. 353 e nota 48, che riassume le differenti posizioni degli studiosi. 1 I 8 I1 tipo con Marte gradiente a destra con gli attributi sopra descritti, infatti, è diffuso sul R/ di monete in bronzo da Vespasiano a Commodo, ma solo le emissioni di Antonino Pio sono prive di scritte, ad esclusione della consueta sigla SC (PERASSI 1991-92-93, p. 25 e nota 13). Per la tecnica di fabbricazione si veda ORLANDOMI 1985, pp. 67-69. 119 Analogamente a Brescia in contesto funerario: ORLANDONI 1985. 120 ARSLAN 1996b, p. 109, con un primo elenco delle monete fuse rinvenute in area padana.
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logica con gli altri reperti» 121, il lavoro di catalogaziene condotto offre l'opportunità non solo di rivedere ed eventualmente precisare le datazioni dei corredi 122 , ma anche di verificare in parallelo la tenuta di alcune proposte avanzate sulla durata di vita dei reperti numismatici 12 ': è stato tentato di recente di stabilire in via sperimentale quanto a lungo le singole monete siano rimaste in uso, sulla base dello stato di conservazione che esse mostrano al momento della scoperta l24 . Si procederà esaminando brevemente cinque casi significativi. La Tomba 8, ad incinerazione, in urna quadrata di pietra di Botticino con coperchio ad incastro, presenta quattro monete, la più recente delle quali è un asse di Claudio databile tra il 41 ed il 50 d.C. I due bicchieri ovoidali in vetro che fanno parte del corredo cessano di essere prodotti, come tipologia, verso la fine del I secolo d.C. 125 , mentre i due balsamari tubolari con strozzatura all'attacco del collo si inquadrano nella seconda metà del I secolo d.C. 126 ; anche la lucerna tipo Loeschcke IV può essere assegnata al medesimo periodo cronologico 127 . Maggiormente problematica pare, invece, la lucerna di tipo Loeschcke IX, tradizionalmente datata all'epoca Flavia 128, ma la cui produzione andrebbe anticipata, stando ad alcuni studi, almeno alla metà del I secolo d.C.129. Ultimo pezzo del corredo è una coppetta a pareti sottili 13°, con vasca arrotondata e piede appena accennato, il cui tipo è prodotto fra l'età liberiana e l'inizio di quella claudia. Considerando però che vetri e ceramiche saranno stati in uso per un certo periodo di tempo prima di essere deposti nell'urna cineraria e che l'asse di Claudio è mediamente consumato, sebbene ancora leggibile, non sembra necessario collocarne la chiusura prima degli ultimi decenni del secolo: in questo caso la datazione tradizionale della lucerna coinciderebbe con l'apparente durata di vita della moneta presa come termine post quem. La Tomba 13, ad inumazione, aveva fondo in embrici in cotto e pareti costruite in mattoni; la chiusura era assicurata da due lastre in pietra di Botticino. Sui lati lunghi, verso l'interno, due nicchie erano ricavate nel muricciolo e chiuse all'esterno da tegole ricurve. Non condivisibile è la datazione proposta per il corredo: penultimo quarto del II secolo d.C.1'1, per via del sester-
BEZZI MARTINI 1987, p. 138. Secondo una metodologia esemplificata da BIAGGIO SIMONA, VISMARA 1999. Sul tema del rapporto fra archeologia e numismatica si vedano Coins and thè archaeologist 1988 e (La) moneta nei contesti archeologici 1989. 121 S'intende per «durata di vita» di una moneta il tempo che trascorre tra la coniazione, assimilata alla «nascita», e l'entrata della moneta stessa nel record archeologico, paragonabile alla «morte» in quanto blocca la circolazione del singolo pezzo, smarrito nel terreno o deposto in una tomba. 12'* Naturalmente è necessario distinguere l'usura da circolazione dalla consunzione dovuta alle condizioni di giacitura. Si vedano GORINI 1992b e GORINI 2000, pp. 76-77: una durata «breve» (25-30 anni) se la moneta mantiene ancora tutte le sue caratteristiche tipologiche e ponderali; una durata «normale» (50-60 anni) se il grado di usura è medio, tale cioè da consentire ancora la lettura della legenda e del tipo; infine una durata «lunga» (100-120 anni) in caso di usura accentuata. 125 IsiNGS 1957, p. 44, forma 29; BIAGGIO SIMONA 1991, pp. 99-101 e n. 176.4.088. Per un confronto utile dalla necropoli di Nave si veda Sub ascia 1987, tav. 9.2, dal corredo di una tomba d'età flavia. 126 IsiNGS 1957, p. 24, forma 8; BIAGGIO SIMONA 1991, pp. 140-142. Per un confronto utile dalla necropoli di Salò si veda Aeterna Domus 1997, tav. XX.1, dalla tomba 75, datata alla seconda metà del I secolo d.C.; altri confronti che confermano tale inquadramento cronologico in Sub ascia 1987, tav. 7.9. 127 LOESCHCKE 1919, pp. 225-228. Per un confronto utile dalla necropoli di Salò si veda Aeterna Domus 1997, tav. XXXI.7, dalla tomba 35, datata all'età di Domiziano; altri confronti in Sub ascia 1987, tav. 10.2. 128 LOESCHCKE 1919, pp. 255-256. 129 BUCHI 1975, pp. 65-66. Una sintesi critica delle proposte di datazione per questo tipo in MASSA 1997, pp. 105-106. 130 EAA Atlante, p. 290, tipo 2/242, tav. XCII, 14. '"BEZZI MARTINI 1987, p. 23.
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zio di Faustina Minore databile al 161-175 d.C. Il grado di usura abbastanza accentuato di questa moneta fa presupporre una durata di vita di almeno 50 anni, suggerendo una datazione entro il primo quarto del III secolo d.C., con cui concordano sia l'ampolla «mercuriale», rimasta in uso a lungo tra il II ed il III secolo d.C.132, sia le due monete, con caratteri di peso e diametro di II secolo d.C., ma tanto consunte dalla circolazione da essere ormai illeggibili. Interessante per vari aspetti è la Tomba 17, ad inumazione, con muretti in grossi embrici e copertura in un'unica lastra di pietra di Botticino; all'interno un sarcofago in lamina di piombo custodiva i resti di un bambino, mentre il corredo, ben tredici monete ed una lucerna, era sistemato in una nicchia laterale. Scrive la Bezzi Martini: «con la datazione agli ultimi decenni del II secolo d.C., fornita dall'asse di Commodo, non contrasta quella della lucerna di Fortis»m, di tipo Loeschcke X m. Risulta inlnfluente ai fini della datazione che l'asse di Commodo sia in realtà un sesterzio, come l'esame autoptico ha verificato. Anche in questo caso, però, parrebbe forse opportuno abbassare la cronologia proposta entro la prima metà del III secolo d.C., considerata l'usura media di tutti i reperti numismatici rinvenuti. La Tomba 34 (sulla cui struttura nulla è noto) si segnala per l'uso «antiquario» dell'asse di Tiberio, deposto in un corredo datato almeno al III secolo d.C., e forse anche più tardi, per via della lucerna monocline 135 , cronologia latamente confermata dal balsamario a collo cilindrico e corpo globulare rinvenuto associato 136. Questa sepoltura prova, dunque, quanto a lungo le monete potessero circolare prima di essere destinate all'uso funerario. La Tomba 50, ad incinerazione in cassetta litica, pubblicata da L. Bezzi Martini 137 include quattro monete smarrite e semplicemente descritte nella documentazione d'archivio: la ricognizione in museo ha accertato che i reperti numismatici pertinenti a questa sepoltura sono in realtà altri sei, inseriti pertanto all'interno del Catalogo. I materiali del corredo utili per risalire ad una datazione del contesto sono i seguenti: una lucerna monocline tipo Loeschcke Vili con bordo orlato da baccellature e decorata all'interno con due rami incrociati, di epoca flavia 138 ; una lucerna monocline tipo Loeschcke IX C, con bollo Atimeti, diffusa tra l'età di Vespasiano e quella di Trai'ano139; due bottiglie a ventre conico, prodotte tra I e II secolo d.C. 140 ; due bottiglie piccole a ventre cubico, diffuse tra la fine del I ed il IV secolo d.C. 141 , ed infine un'olpe a corpo piriforme diffusa fra l'età di Augusto e quella di Traiano l42. Il confronto tra l'arco cronologico di ciascun manufatto consiglia di porre la chiusura del cinerario in questione tra l'epoca traianea ed il IV secolo d.C. La moneta più recente del contesto, tuttavia, un asse di Marco Aurelio coniato nel 164-165 d.C., può fornire indicazioni utili per stringere la cronologia: l'ottimo stato di conser-
1957, p. 100, forma 84; CALVI 1968, pp. 57-58, gruppo A, tav. B.5. BEZZI MARTINI 1987, p. 28. 131 Prodorco a partire dalla fine del I secolo d.C.: LOESCHCKE 1919, pp. 280-282; BUCHI 1975, pp. 65 -93. Una sintesi critica delle proposte di datazione per questo tipo in MASSA 1997, pp. 105-106. '"Tale lucerna è inquadrabile nel III secolo d.C., o forse anche nel IV, come provano la «forma molto degenerata, l'impasto estremamente rozzo e pesante e l'invetriatura caratteristica del basso impero» (BEZZI MARTINI 1987, p. 36; si veda anche Ceramiche nelle civiche collezioni bresciane 1998, scheda 59a). 136 IsiNGS 1957, p. 121, forma 103. '"BEZZI MARTINI 1987, pp. 46-48. 138 LOESCHCKE 1919, p. 237.
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139 LOESCHCKE
132 IsiNGS
1919,
p.
225.
1957, p. 72, forma 55; BIAGGIO SIMONA 1991, pp. 189-192. 1/11 ISINGS 1957, p. 66, forma 50a; BIAGGIO SIMONA 1991, pp. 177-182. 112 DELLA PORTA, SFREDDA, TASSINARI 1998, p. 191, olpe 25.
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vazione, che consente una chiara lettura di tipo e legenda, testimonia che questa moneta non circolò troppo a lungo prima di essere interrata: ciò indurrebbe a credere che la sepoltura sia stata chiusa verso la fine del II secolo d.C. I dati sopra esposti consentono di sottolineare l'importanza che un accurato esame dei reperti numismatici riveste nella fase di studio ed attribuzione di una cronologia ai contesti chiusi: se la data di coniazione rappresenta, infatti, un semplice termine post quem, la moneta può talvolta fornire preziose indicazioni supplementari con il suo grado d'usura, derivante da una circolazione breve o prolungata. L'esame del corredo pertinente alla Tomba 50 dimostra come lo stato di conservazione delle monete possa contribuire a stringere una cronologia che sulla sola base dei manufatti non numismatici può, nei casi meno fortunati, oscillare anche di secoli. Va naturalmente sottolineata con chiarezza la necessità di mantenersi prudenti, valutando caso per caso e ricorrendo a questo tipo di stima soltanto come metodo di controllo, i cui risultati andranno sottoposti al vaglio incrociato dell'analisi degli altri oggetti di corredo. Sembra però che le proposte avanzate sulla durata di vita dei reperti numismatici, pur con le dovute cautele ed approssimazioni, resistano alla prova dei fatti, ed anzi costituiscano un utile stimolo per una sempre più precisa definizione dello scarto cronologico intercorrente tra monete e materiali (ceramiche, vetri e lucerne) cui si trovano spesso associate in contesto funerario.
Principi organizzativi del Catalogo II materiale leggibile è stato catalogato secondo l'ordine cronologico di emissione. Si indicano in sequenza: l'autorità di emissione, il nominale, il numero d'inventario (in alcuni casi assente) e la tomba di provenienza, la zecca e la data dell'emissione, l'indicazione di legenda e tipo al diritto, l'indicazione di legenda e tipo al rovescio, il metallo, il peso, il diametro, l'andamento dei conii, il riferimento bibliografico sui cataloghi correnti ed, infine, l'eventuale bibliografia. Per completezza si riportano, in fondo, anche le monete illeggibili facenti parte dei corredi tombali presi in considerazione: pur con le dovute riserve se ne è, talora, proposto un inquadramento cronologico di massima, valutandone i caratteri di peso e diametro. Si avverte che la ricognizione in museo ha appurato come alla Tomba 50 appartengano sei monete diverse da quelle citate da BEZZI MARTINI 1987, p. 46 e date per disperse. Nonostante gli sforzi del personale dei Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia nella persona del geom. Gerardo Brentegani, cui va il mio personale ringraziamento, non è stato possibile riesaminare autopticamente tutte le monete in questione: per i 17 esemplari non reperiti si riportano, forzatamente, i dati desunti dalla bibliografia e le immagini tratte da BEZZI MARTINI 1987; le schede relative sono contrassegnate da un asterisco (*) dopo il numero progressivo di Catalogo. Tutte le altre fotografie appartengono ai Civici Musei d'Arte e Storia di Brescia e sono state scattate, in scala 1:1, dalla sig.ra Pierà Tabaglio, responsabile dell'archivio fotografico, che ringrazio per avermi cortesemente aiutato con la sua professionalità.
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PAOLO BONINI
Catalogo delle monete*
ROMA REPUBBLICANA 1*. Denario di M. Lucilie St. 20253 (T 8) Roma, 101 a.C. (RRC) D/ Testa galeata di Roma a d., contornata da ramo d'alloro, PV in campo a s. R/ Vittoria su biga al galoppo a d., regge frusta nella d. e redini nella s., M LVCILI in esergo AR gr. 4,24 mm. 21 h. 5 RRC, p. 327, n. 324/1 BEZZI MARTINI 1987, p. 17, n. 1; ARSLAN 1983, p. 109, n. 916 CLAUDIO (41-54 d.C.) 5. Asse St. 20256 (T 8) Roma, 41-50 d.C. D/ TI CLAVDIVS CAESAR AVG (in legamento) PM Testa nuda di Claudio a s. R/ LIBERTAS AVGVSTA Libertas drappeggiata, stante frontale, con testa a d., regge il pileo nella s., SC ai lati AE gr. 12,35 mm. 28 h. 6 RIC I 2 , p. 128, n. 97 BEZZI MARTINI 1987, p. 17, n. 4. 6*. Dupondio (T 24) Roma, 41-50 d.C. D/ [TI] CLAVDIVS CAES[AR AVG PM TR P IMP] Testa nuda di Claudio a s. R/ [CERES AVG]VST[A] Cerere drappeggiata e velata, seduta a s. su un trono, [SC] in esergo AE gr. 9,74 mm. 26 RIC I 2 , p. 127, n. 94 BEZZI MARTINI 1987, p. 33, n. 1 7. Sesterzio St. 21901 (T53) Roma, 41-50 d.C. D/ TI CLAVDIVS CA[ESAR] AVG PM TR P [IMP] Testa laureata di Claudio a d. R/ S[PES] AVGVSTA Spes drappeggiata avanza a s., regge un fiore nella d. e con la s. solleva la gonna, [S]C ai lati AE gr. 21,65 mm. 38 h. 6 RIC I 2 , p. 128, n. 99 BEZZI MARTINI 1987, p. 56, n. la 8. Sesterzio St. 21902 (T53) Roma, 41-50 d.C. D/ [TI CLAVDIVS CAESAR AVG P]M TR P IM[P] Testa laureata di Claudio a d. R/ S[PES] AVGVSTA Spes drappeggiata avanza a s., regge un fiore nella d. e con la s. solleva la gonna, [S]C ai lati AE gr. 26,20 mm. 35 h. 5 RIC I 2 , p. 128, n. 99 BEZZI MARTINI 1987, p. 56, n. Ib
TIBERIO (14-37 d.C.)
2. Asse per il divo Augusto St. 20254 (T 8) Roma, 22/23-30 d.C. D/ [DIVVS AVGV]STVS PATER Testa radiata di Augusto a s. R/ Altare con porta a due battenti, SC ai lati, [PROVI DENT] in esergo AE gr. 7,95 mm. 30 h. 10 RIC I 2 , p. 99, n. 81 BEZZI MARTINI 1987, p. 17, n. 2 3. Asse St. 20255 (T 8) Roma, 34-35 d.C. D/ TI CAESAR DIVI AVG F AVGVST IMP Vili Testa laureata di Tiberio a s. R/ PONTIF MAXIM [TRIBVN] POTEST XXXVI Caduceo alato in verticale, SC ai lati AE gr. 10,45 mm. 29 h. 8 RIC I 2 , p. 98, n. 53 BEZZI MARTINI 1987, p. 17, n. 3 4*. Asse per il divo Augusto MR 9812 (T 34) Roma, 34-37 d.C. D/ DIVVS AVGVSTVS PA[TER] Testa radiata di Augusto a s. R/ Aquila su globo, con testa a d. e ali semiaperte, SC ai lati AE gr. 9,57 mm. 28 h. 12 RIC I 2 , p. 99, n. 82 BEZZI MARTINI 1987, p. 35, n. 1
ABBREVIAZIONI:
h. = andamento del conio;
n. = numero;
p. = pagina;
T. = tomba.
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MONETE DALLE TOMBE ROMANE DI BRESCIA. OSSERVAZIONI SUI VECCHI SCAVI
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GALEA (68-69 d.C.) 9. Asse St. 20289 (T 17) Roma, 68 d.C. D/ [IMP SE]R GALEA CAB AVG TR [P] Testa nuda di Galba a d. R/ Vesta drappeggiata, seduta a s., regge Palladio e scettro traverso, SC ai lati, VESTA in esergo AE gr. 8,40 mm. 26 h. 6 Simile a RIC I 2 , p. 249, n. 375 (ma l'esempio del RIC mostra CAES anziché CAE) BEZZI MARTINI 1987, p. 25, n. 1
13. AsseSt. 21953 (T 50) Roma, 85 d.C. D/ IMP CAES DOMIfT AVG GERM] COS [XI GENS PER PP] Busto laureato di Domiziano a d., con egida R/ VICTORIAE AVGVSTI Victoria drappeggiata stante a s., regge una palma nella s. e con la d. scrive su un trofeo, SC ai lati AE gr. 10,25 mm. 29 h. 6 Simile a RIC II, p. 193, n. 305 (ma l'esempio del RIC mostra VICTORIA anziché VICTORIAE); BMCRE II, p. 378, n. 367
TRAIANO (98-117 d.C.) VESPASIANO (69-79 d.C.) 10*. Sesterzio (T 39) Roma, 71 d.C. D/ IMP CAES VESPASIAN AVG PM TR P PP COS III Testa laureata di Vespasiano a d. R/ ROMA Roma galeata stante a s., con Vittoria nella d. e lancia nella s., SC ai lati AE gr. 19,10 mm. 35 RIC II, p. 69, n. 443/4; BMCRE II, p. 120, n. 560 BEZZI MARTINI 1987, p. 41, n. 1 14*. Sesterzio (T 25) Roma, 98-99 d.C. D/ [IMP CAES] NERVA TRAIAN AVG [GERM PM] Testa laureata di Traiano a d. R/ [TR FOT COS II] Concardia drappeggiata, seduta a s., regge cornucopia con la s. e sacrifica su un altare con patera nella d., SC in esergo AE gr. 22,34 mm. 33 RIC II, p. 272, n. 388; BMCRE II, p. 148, n. 714 BEZZI MARTINI 1987, p. 34, n. 1 15. Dupondio St. 21947 (T 50) Roma, 104-111 d.C. D/ [IMP CAES NERVAE TRAIANO AVG GER DAC PM TR P] COS V P[P] Busto radiato di Traiano a d., con egida sulla spalla s. R/ SPQR O[PTI]MO [PRINCIPI] Roma con elmo, in abiti militari, stante a s., regge una Vittoria nella mano d. stesa e si appoggia alla lancia con la s.; davanti a Roma un piccolo prigioniero Dacio si inginocchia e tende le mani, SC ai lati AE gr. 10,50 mm. 28 h. 6 Simile a RIC II, p. 279, n. 485; BMCRE III, p. 186, n. 880
DOMIZIANO (81-96 d.C.) 11. AsseSt. 20290 (T 17) Roma, 73 d.C. D/ [CAESAR] AVG E [D]OMITI[AN] COS II Busto laureato e drappeggiato di Domiziano a d. R/ FELI[CITAS PVBLICA] Felicitas stante frontale, testa a s., regge cornucopia nella s. e caduceo nella d., SC ai lati AE gr. 10,25 mm. 26 h. 6 RIC II, p. 96, n. 695a; BMCRE II, p. 157, n. 681 variante BEZZI MARTINI 1987, p. 25, n. 2 12*. DenanoSt. 20291 (T 17) Roma, 80 d.C. D/ CAESAR DIVI F DOMITIANVS COS VII Testa laureata di Domiziano a d. R/ [PRINCEPS IVVENTVTIS] Minerva con elmo, drappeggiata, avanza a d., brandisce giavellotto nella d. e regge scudo rotondo con la s. AR gr. 3,11 mm. 17 h. 6 RIC II, p. 121, n. 41; BMCRE II, p. 238, n. 86 BEZZI MARTINI 1987, p. 25, n. 3
ADRIANO (98-117 d.C.) 16*. Sesterzio (T 24) 117-138 d.C. D/ illeggibile Testa di Adriano R/ illeggibile Illeggibile BEZZI MARTINI 1987, p. 33, n. 2 17. Asse St. 20292 (T 17) Roma, 119-122 d.C. (RIC); 119-138 d.C. (BMCRE) D/ [IMP CAESAR TR]AIAN HADRIANVS AVG
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Busto di Adriano laureato e corazzato a d., leggero panneggio sulle spalle R/ [PM] TR P [C]O[S III] Pax drappeggiata stante a s., regge un ramo nella d. e una cornucopia nella s., [SC] ai lati AE gr. 14,20 mm. 27 h. 6 RIC II, p. 420, n. 6l6c; BMCRE III, p. 426, n. 1269 BEZZI MASTINI 1987, p. 25, n. 4 18. Sesterzio MR 9725 (T 58) Roma, 132-134 d.C. (RIC); 119-138 d.C. (BMCRE) D/ [HADRIJANVS [AVGVSTVS] Busto laureato e drappeggiato di Adriano a d. R/ [CLEMENTIA AVG COS III PP] Clementia drappeggiata stante a s. con scettro e patera, [SC] ai lati AE gr. 18,50 mm. 33 h. 6 RIC II, p. 430, n. 701f; BMCRE III, p. 449, n. 1382 BEZZI MARTINI 1987, p. 63, n. 1 19. Sesterzio per Elio Cesare St. 20293 (T 17) Roma, 137 d.C. D/ L AELIVS CAE[SAR] Testa nuda di Elio Cesare a d. R/ [TR POT] COS II Salus seduta in trono a s., nutre con patera nella d. un serpente avvolto ad un altare, la s. appoggiata al trono, SC ai lati, SALVS in esergo AE gr. 27,95 mm. 33 h. 6 RIC II, p. 481, n. 1063; BMCRE III, p. 545, n. 1926 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 5
22. Dupondio per Faustina Maggiore St. 21949 (T 50) Roma, 141 d.C. D/ [DIVA] FAVSTINA Busto drappeggiato di Faustina Maggiore a d. R/ Tempio esastilo su podio con graticcio davanti, entro cui siede in trono statua seduta che regge statuetta nella d. e scettro nella s., acroteri sopra il timpano, statue sul frontone, SC ai lati, [A]ETERNITAS in esergo AE gr. 12,45 mm. 27 h. 6 RIC III, p. 162, n. 1115a; BMCRE IV, p. 242, n. 1507 23. Sesterzio per Faustina Maggiore MR 9726 (T 58) Roma, 141-161 d.C. D/ illeggibile Busto drappeggiato di Faustina Maggiore a d. R/ illeggibile Figura seduta a s. AE gr. 16,45 mm. 30 h. 5 RIC III, pp. 161-169; BMCRE IV, p. 228, n. 1415 o pp. 238-239, nn. 1482-1489 24. Asse per Faustina Minore St. 21948 (T 50) Roma, 145-146 d.C. (RIC); non databile (BMCRE) D/ FAVSTINAE AVG PII AVG FIL Busto drappeggiato di Faustina Minore a d. R/ VENVS Venere velata, stante di fronte, testa a d., con la d. scosta il manto e con la s. regge una mela, SC ai lati AE gr. 8,50 mm. 27 h. 11 RIC III, p. 194, n. I4l0a; BMCRE IV, p. 376, n. 2164 25. Dupondio St. 20295 (T 17) Roma, 147-148 d.C. D/ ANTONINVS AVG PIVS PP TR P XI Testa radiata di Antonino Pio a d. R/ [ANNONA AVG COS lili] Annona stante a s., regge nella d. alcune pannocchie sopra un modio e nella s. un'ancora, SC ai lati AE gr. 12,50 mm. 27 h. 11 RIC III, p. 132, n. 847; BMCRE IV, p. 295, n. 1813 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 7 26. Sesterzio St. 19047 (T 18) Roma, 155-156 d.C. D/ [ANTON]INVS AVG PIVS [PP IMP II] Testa laureata di Antonino Pio a d. R/ [TR POT] XIX COS [lili] Pax drappeggiata, stante a s., regge ramo nella d. stesa e cornucopia nella s., SC ai lati AE gr. 19,35 mm. 32 h. 12
ANTONINO PIO (138-161 d.C.)
20. AsseSt. 21951 (T 50) Roma, 140-144 d.C. D/ [ANTONIN]VS AVG PIVS PP [TR] P COS III Testa laureata di Antonino Pio a d. R/ illeggibile Figura stante ad., SC ai lati AE gr. 11,70 mm. 27 h. 12 RIC III, pp. 107-111 o pp. 118-122; BMCRE IV, pp.
194-220 opp. 258-266
21*. Sesterzio St. 21940 (T 51) Roma, 140-144 d.C. (RIC); 143-144 d.C. (BMCRE) D/ ANTONINVS AVG PIVS PP Testa laureata di Antonino Pio a d. R/ TR POT COS III Italia Turrita seduta a s. su globo cosparso di stelle, regge cornucopia e scettro, SC ai lati, ITALIA in esergo AE gr. 24,19 mm. 34 RIC III, p. 122, n. 747; BMCRE IV, p. 265, n. 1645 BEZZI MARTINI 1987, p. 49, n. 1
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MONETE DALLE TOMBE ROMANE DI BRESCIA. OSSERVAZIONI SUI VECCHI SCAVI
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RIC III, p. 143, n. 945; BMCRE IV, p. 335, n. 1999 BEZZI MARTINI 1987, p. 28, n. 1 27. Sesterzio St. 20294 (T 17) Roma, 156-157 d.C. D/ ANTONINVS AVG PIVS PP [IMP] II Testa laureata di Antonino Pio a d. R/ [TR FOT XX CO]S lili lustitia (?) drappeggiata, seduta a s., su sedia con cornucopie incrociate come braccioli, regge scettro traverso nella d. e appoggia la s. sul bracciolo, [SC] ai lati AE gr. 25,70 mm. 31 h. 12 RIC III, p. 145, n. 967; BMCRE IV, p. 340, n. 2016 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 6
Busto laureato, drappeggiato e corazzato di Marco Aurelio a d. R/ TR FOT XIX IMP III COS III Providentia drappeggiata stante di fronte, testa a d., nella d. regge verga su globo, nella s. scettro, SC ai lati AE gr. 25,80 mm. 30 h. 11 RIC III, p. 285, n. 911; BMCRE IV, p. 584, n. 1251 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 8 32*. Sesterzio St. 20296 (T 17) Roma, 168-169 d.C. D/ M ANTONINVS AVG TR P XXIII Testa laureata di Marco Aurelio a d. R/ [SALV]T[I] AVG COS III Salus drappeggiata stante di fronte, testa a s., con patera nella d. nutre un serpente avvolto ad un altare e regge scettro verticale con la s., SC ai lati AE gr. 21,17 mm. 31 h. 11 RIC III, p. 290, n. 964; BMCRE IV, p. 607, n. 1351 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 9
28. Sesterzio St. 20288 (T 15) Roma, 158-159 d.C. D/ ANTONINVS AVG PIVS PP TR P XXII Testa laureata di Antonino Pio a d. R/ TEMPLVM DIV AVG REST Tempio ottastilo entro cui siedono Augusto e Livia, statue sul frontone e davanti al podio, acroteri in cima, SC COMMODO (180-192 d.C.) ai lati, COS lili in esergo AE gr. 24,10 mm. 31 h. 1 RIC III, p. 149, n. 1004; BMCRE IV, p. 352, n. 2063 33*. Sesterzio St. 20298 (T 17) Roma, 181 d.C. BEZZI MARTINI 1987, p. 24 D/ [M] COMMODVS ANTONINVS AVG Busto laureato di Commodo a d., con drappo sulla spalla s. R/ [LIBERTAS] AVG TR P VI IMP lili [COS III] PP MARCO AURELIO (161-180 d.C.) Libertas stante di fronte, testa a s., regge pileo nella 29. Dupondio per Faustina Minore destra e scettro verticale nella s., SC ai lati AE gr. 24,35 mm. 30 St. 20269 (T 13) RIC III, p. 404, n. 311; BMCRE IV, p. 772, n. 457 Roma, 161-175 d.C. D/ [FAV]STINA AVGVS[TA] BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n. 10 Busto di Faustina Minore a d. R/ [FECVNDITAS] 34*. Sesterzio St. 20299 (T 17) Fecunditas stante di fronte, testa a d., regge uno scettro Roma, 183-184 d.C. D/ M COMMODVS ANTONINVS AVG PIVS nella d. ed un bambino nella s., [SC] ai lati Testa laureata di Commodo a d. AE gr. 14,60 mm. 28 h. 12 R/ [PM TR P VIIII IMP VI COS lili PP] RIC III, p. 345, n. 1639; BMCRE IV, p. 540, n. 981 BEZZI MARTINI 1987, p. 22, n. 1 Felicitar (o Fax) di fronte, testa a d., regge cornucopia nella s., non è chiaro cosa regga nella d., SC ai lati 30. AsseSt. 21950 (T 50) AE gr. 21,40 mm. 29 RIC III, p. 413, n. 402 o 404; BMCRE IV, p. 791, n. Roma, 164-165 d.C. D/ M ANTONINVS AVG ARMENIACVS PM 528 o 530 BEZZI MARTINI 1987, p. 26, n . l l Testa laureata di Marco Aurelio a d. R/ TR P XIX IMP II COS III 35. Sesterzio St. 20300 (T 17) Marte con elmo gradiente a d., regge lancia e trofeo Roma, 190 d.C. AE gr. 10,65 mm. 25 h. 6 RIC III, p. 284, n. 897; BMCRE IV, p. 584, n. 1246 D/ M COMMOD [ANT P FELIX AVG BRIT PP] Testa laureata di Commodo a d. R/ [PM TR P XV IMP Vili] COS VI 31. Sesterzio St. 20297 (T 17) Commodo togato seduto a s. su sella curule, regge ramo Roma, 165 d.C. D/ M [AVREI] ANTONINVS AVG [ARMENIACVS] PM nella d. e scettro nella s., SC ai lati
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AE gr. 22,90 mm. 29 h. 6 RIC III, p. 430, n. 557; BMCRE IV, p. 826, n. 652 BEZZI MARTINI 1987, p. 28, n. 12 CARACALLA (211-217 d.C.) 36. Asse MR 9724 (T 58) Roma, 217 d.C. D/ ANTONINVS PIVS AVG GERM Busto laureato, drappeggiato e corazzato di Caracalla a d. R/ PM TR P X[X] COS lili PP Giove seduto a s., regge Vittoria nella d. e scettro nella s., SC in esergo AE gr. 10,20 mm. 22 h. 6 RIC IVI, p. 307, n. 568a; BMCRE V, p. 493, n. 307 BEZZI MARTINI 1987, p. 63, n. 2 FILIPPO I (244-249 d.C.) 37*. Sesterzio (T 56) Roma, 244-249 d.C. D/ IMP M IVI PHILIPPVS AVG Busto laureato, drappeggiato e corazzato di Filippo I a d. R/ FIDES MILITVM Fides stante a s., con scettro ed insegna militare, SC ai lati AE gr. 18,85 mm. 29 RIC IV3, p. 90, n. 173a BEZZI MARTiNil987, p. 62, n. 1 PROBO (276-282 d.C.) 38*. Antoniniano St. 20336 (T 35) Roma, 276-282 d.C. D/ PROBVS P E AVG Busto radiato e corazzato di Probo a d. R/ VICTORIA GERM Trofeo tra due prigionieri seduti a terra, con mani legate dietro la schiena, RAA in esergo AR gr. 3,10 mm. 20 h. 12 RIC V.2,p. 41, n. 223 BEZZI MARTINI 1987, p. 37 n. 1 AUTORITÀ NON RICONOSCIBILE 39. Dupondio (o Asse?) St. 21904 (T 53) I secolo d.C. D/ [...] AVGVSTVS [...] Testa di imperatore a d. R/ illeggibile SC al centro del campo AE gr. 12,00 mm. 30 h. 12 BEZZI MARTINI 1987, p. 56 (citato)
40. Dupondio St. 21903 (T 53) Età Flavia D/ illeggibile Testa di imperatore (Vespasiano? Tito?) a d. R/ illeggibile Spes drappeggiata avanza a s., regge un fiore nella d. e con la s. solleva la gonna AE gr. 13,20 mm. 31 h. 6 BEZZI MARTINI 1987, p. 56 (citato) 41. AsseSt. 19048 (T 18) Età Flavia D/ illeggibile Testa di imperatore a d. R/ illeggibile Minerva gradiente a d, brandisce lancia con la d. e regge scudo rotondo con la s., SC ai lati AE gr. 6,50 mm. 25 h. 5 BEZZI MARTINI 1987, p. 28 (citato) 42. AsseSt. 20270 (T 13) II secolo d.C. D/ illeggibile Testa di imperatore a s. R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 7,95 mm. 28 BEZZI MARTINI 1987, p. 23 (citato) 43. AsseSt. 20271 (T 13) II secolo d.C. D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 6,55 mm. 25 BEZZI MARTINI 1987, p. 23 (citato) 44. Antoniniano MR 9729 (T 58) III secolo d.C. D/ illeggibile Testa di imperatore a d. R/ illeggibile Figura stante a s. AR gr. 3,50 mm. 23 h. 5 45*. Moneta ibrida St. 20326 (T 37) III secolo d.C. D/ Marte gradiente a d., con scudo e trofeo, SC ai lati R/ Marte gradiente a d., con scettro o asta, SC ai lati AE gr. 6,62 mm. 28 BEZZI MARTINI 1987, p. 39, n. 1 46. AsseSt. 19049 (T 18) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 5,35 mm. 25 BEZZI MARTINI 1987, p. 28 (citato)
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MONETE DALLE TOMBE ROMANE DI BRESCIA. OSSERVAZIONI SUI VECCHI SCAVI
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47. AsseSt. 19050 (T 18) D/ illeggibile Testa di imperatore a d. R/ illeggibile Figura stante a s. AE gr. 6,85 mm. 24 h. 2 BEZZI MARTINI 1987, p. 28 (citato) 48. Asse o Dupondio St. 19051 (T 18) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 8,90 mm. 26 BEZZI MARTINI 1987, p. 28 (citato) 49. Asse St. 19052 (T 18) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 5,55 mm. 24 BEZZI MARTINI 1987, p. 28 (citato) 50. Asse o Dupondio MR 9727 (T 58) D/ illeggibile Testa di imperatore a d.
R/ illeggibile Figura seduta a d. AE gr. 9,85
26
h. 6
51. Moneta MR 9728 (T 58) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili AE gr. 1,80 mm. 23 52*. Moneta St. 20301 (T 17) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili BEZZI MARTINI 1987, p. 28, n. 13 53*. Moneta St. 20303 (T 20) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili BEZZI MARTINI 1987, p. 31, n. 1 54*. Moneta St. 20313 (T 59) D/ legenda e tipo illeggibili R/ legenda e tipo illeggibili BEZZI MARTINI 1987, p. 65, n. 1
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TOMBA 8 1. Denario di M. R. Lucilie 2. Asse di Tiberio 3. Asse di Tiberio 5. Asse di Claudio
4 monete Inv. St. n. 20253 Inv. St. n. 20254 Inv. St. n. 20255 Inv. St. n. 20256
101 a.C. 22/23-30 d.C. 34-35 d.C.
TOMBA 34 4. Asse di Tiberio
1 moneta
MR9812
34-37 d.C.
41-50 d.C.
TOMBA 35 38. Antoniniano di Probo
1 moneta Inv. St. n. 20336
276-282 d.C.
TOMBA 13 29- Dupondio per Faustina Minore 42. Asse illeggibi le 43. Asse illeggibi le
3 monete Inv. St. n. 20269 Inv. St. n. 20270 | Inv. St. n. 20271
161-175 d.C. II secolo d.C. II secolo d.C.
TOMBA 37 45. Moneta ibrida
1 moneta Inv. St. n. 20326
III secolo d.C.
TOMBA 15 28. Sesterzio di Antonino Pio
5 monete (ma 4 disperse) Inv. St. n. 20288 158-159 d.C.
TOMBA 39 10. Sesterzio di Vespasiano
1 moneta
71 d.C.
TOMBA 17 9 Asse di Galba 1 1 . Asse di Domiziano 12. Denario di Domiziano 17. Asse di Adriano 1 9- Sesterzio per Elio Cesare 25. Dupondio di Antonino Pio 27. Sesterzio di Antonino Pio 31. Sesterzio di Marco Aurelio 32. Sesterzio di Marco Aurelio 33. Sesterzio di Commodo 34. Sesterzio di Commodo 35. Sesterzio di Commodo 52. Moneta illeggibile
13 monete Inv St n 20289 Inv. St. n. 20290 Inv. St. n. 20291 Inv. St. n. 20292 Inv. Inv. Inv. Inv. Inv. Inv. Inv. Inv. Inv. St. n. St. n. St. n. St. n. St. n. St. n. St. n. St. n. St. n. 20293 20295 20294 20297 20296 20298 20299 20300 20301
TOMBA 50 13. Asse di Domiziano
68 d C 73 d.C. 80 d.C. 119-122 d.C. o 119-138 d.C.
6 monete Inv. St. n. 21953 Inv St n 21947 20. Asse di Antonino Pio Inv. St. n. 21951 22. Dupondio per Faustina Maggiore Inv. St. n. 21949 24. Asse per Faustina Minore Inv. St. n. 21948 30. Asse di Marco Aurelio Inv. St. n. 21950
137 d.C. 147-148 d.C. 156-157 d.C. 165 d.C. 168-169 d.C. 181 d.C. 183-184 d.C. 190 d.C.
85 d.C. 104-111 dC 140-144 d.C. 141 d.C. 145-146 d.C. o non datato 164-165 d.C.
TOMBA 51 21. Sesterzio di Antonino Pio
1 moneta Inv. St. n. 21940
140-144 o. 143-144 d.C.
TOMBA 18 26. Sesterzio di Antonino Pio 41. Asse illeggibile 46. Asse illeggibile 47. Asse illeggibile 48. Asse o Dupondio illeggibile 49. Asse illeggibile
6 monete Inv. St. n. 19047 Inv. St. n. 19048 Inv. St. n. 19049 Inv. St. n. 19050 Inv. St. n. 19051 Inv. St. n. 19052
155-156 d.C. Età Flavia
TOMBA 53 7. Sesterzio di Claudio 8. Sesterzio di Claudio 39. Asse o Dupondio illeggibile 40. Dupondio illeggibile
4 monete Inv. St. n. 21901 Inv. St. n. 21902 Inv. St. n. 21904 Inv. St. n. 21903
41-50 d.C. 41-50 d.C. I secolo d.C. Età Flavia
TOMBA 56 37. Sesterzio di Filippo l'Arabo
1 moneta 244-249 d.C.
TOMBA 20 53. Moneta illeggibile
1 moneta ,Inv. St. n. 20303
TOMBA 24 6. Dupondio di Claudio 16. Sesterzio di Adriano
2 monete 41-50 d.C. 117-138 d.C.
TOMBA 58 18. Sesterzio di Adriano 23. Sesterzio per Faustina Maggiore 36. Asse di Caracalla 50. Asse o Dupondio illeggibile 44. Antoniniano illeggibile 5 1 . Moneta illeggibile
6 monete MR 9725 MR 9726 MR 9724 MR 9727 MR 9729 MR 9728
132-134 d.C. 141-161 d.C. 217 d.C. Ili secolo d.C.
TOMBA 25 14. Sesterzio di Traiano
1 moneta 98-99 d.C.
TOMBA 59 54. Moneta illeggibile
1 moneta , Inv. St. n. 20313
TAB. 3 — BRESCIA. MONETE DA CONTESTO FUNERARIO RIPARTITE PER TOMBA.
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PAOLO BONINI
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