Osservatorio e-Learning 2003: Sintesi ANEE

Commissione servizi e contenuti multimediali Assinform OSSERVATORIO ANEE e-LEARNING 2003 sintesi 1 2 PREMESSA L’Osservatorio E-learning 2003 di ANEE, con il patrocinio del Ministro dell’Innovazione e delle Tecnologie, è realizzato con la collaborazione di alcune tra le principali aziende Italiane operanti nell’ambito della formazione stanziale e a distanza e di alcune tra le Università caratterizzate dalla maggiore propensione all’innovazione: Microsoft, Banca Intesa, Telecom Italia Learning Services, Isvor Fiat, E-Ducation, Università Statale di Milano – CTU, Politecnico Milano, LUISS G. Carli, Fondazione Methis. Obiettivo dell’Osservatorio ANEE è fornire uno scenario aggiornato del contesto competitivo del settore in termini di caratteristiche dell’offerta, della domanda e delle tendenze in atto della formazione on line in Italia, con un approfondimento sul mondo dell’ Università, sia come fornitore che utilizzatore di contenuti, e della Pubblica Amministrazione centrale e locale. Una definizione di e-learning condivisa Nell’analizzare il settore dell’e-learning è necessario innanzitutto definire cosa si intende oggi per e-learning. Questa è la definizione proposta da Anee: “ L'e-learning è una metodologia di insegnamento e apprendimento che coinvolge sia il prodotto sia il processo formativo. Per prodotto formativo si intende ogni tipologia di materiale o contenuto messo a disposizione in formato digitale attraverso supporti informatici o di rete. Per processo formativo si intende invece la gestione dell'intero iter didattico che coinvolge gli aspetti di erogazione, fruizione, interazione, valutazione. In questa dimensione il vero valore aggiunto dell'e-elearning emerge nei servizi di assistenza e tutorship, nelle modalità di interazione sincrona e asincrona, di condivisione e collaborazione a livello di community. Peculiarità dell'e-learning è l'alta flessibilità garantita al discente ovunque dei contenuti formativi, che gli permette l'autogestione proprio apprendimento; resta tuttavia di primaria importanza formativo, secondo un'agenda che responsabilizzi formando raggiungimento degli obiettivi didattici prefissati. ” dalla reperibilità sempre e e l'autodeterminazione del la scansione del processo e formatore al fine del LO SCENARIO DI RIFERIMENTO DEL MERCATO Il contesto macro-economico nel quale si muove attualmente il nostro Paese è caratterizzato da una crescita molto limitata dell’economia in quasi tutti i settori e si prevede una ripresa, seppur debole, solo per il 2003. Il Pil è cresciuto di circa lo 0,5% nel 2002 e si prevede un incremento nell’ordine del 1,5% per l’anno in corso. Il mercato IT ha fatto registrare una diminuzione nell’ordine del -0,6% ma si prospetta un valore del + 2,6% per il 2003. Il segnale appare chiaro: in un’ottica di flebile ripresa, il mercato ICT sembra essere un traino per tutta l’economia nazionale. Se analizziamo le caratteristiche specifiche in seno al mercato ICT scopriamo che i settori in crisi sono stati quello dell’hardware e della componentistica per PC (desktop, servers, notebook) mentre il mercato delle telecomunicazioni ha fatto registrare una crescita del 2,5% nel 2002 ed è in previsione un ulteriore incremento del 2,7% per il 2003. Un altro dato viene a conforto di questa tesi: nel 2001 la spesa nazionale nel settore IT ha rappresentato il 2,17% del Prodotto interno lordo, con una previsione di raggiungere il 2,85% alla fine del 2003. Analizzando il dato di crescita del mercato e-learning tra il 2001 e il 2002, pari al 102,2%, si evince che all’interno del settore ICT l’E-learning sia una delle best practices: l’incidenza del mercato E-learning sul totale del mercato ICT è passata dallo 0,07% del 2001 allo 0,14% nel 2002, raddoppiando il suo peso. La crescita del valore dell’e-learning si mostra forte anche in rapporto alla crescita del valore della formazione. Cresce soprattutto l’incidenza del mercato E-learning in rapporto al valore globale del mercato della formazione, che si attesta nel 2002 al 3,8% ma che salirà alla fine del 2003 all’8,2% Figura 1: il valore del mercato e-learning e il valore del mercato formazione, 2001-2004 3 4000 3464,4 3500 3000 2500 2000 1500 1000 500 0 53,6 2001 108,4 2002 formazione Fonte: Osservatorio Anee 2003 3120,9 2837,4 2602,9 592,5 256,3 2003 e-learning 2004 LA DIMENSIONE DEL MERCATO E-LEARNING Cresce in maniera costante il valore del mercato e- learning, le previsioni indicano un 2003 che farà registrare forti aumenti in termini di fatturati e un 2004 che vedrà stabilizzarsi la crescita intorno al 130% sul totale fatturato dell’anno precedente. In termini di valori assoluti alla fine del 2003 il valore del mercato supererà i 250 milioni di €, una proiezione più cauta rispetto al valore indicato nella precedente edizione dell’Osservatorio (oltre i 300 milioni di €), causata dai seguenti fattori: • • A un forte aumento del numero di aziende dell’offerta non è coincisa una crescita organica e strutturata della domanda, soprattutto all’interno del comparto delle PMI in questo contesto di forte competitività si assiste ad un fenomeno di uscita di molte aziende dal mercato, in special modo le aziende del segmento “small” focalizzate solo su un anello della catena del valore. Figura 2: Il valore del mercato italiano E-L, 2002-2004, valori in mln/€ 700 € 600 € 500 € 400 € 300 € 200 € € 108,40 100 € -€ anno 2002 Fonte: Anee 2003 € 592,47 € 256,26 anno 2003 anno 2004 I segmenti strategici 4 L’analisi prospettica sugli anelli che compongono la catena del valore evidenzia come i contenuti rappresentino l’elemento trainante del mercato, facendo registrare i valori più alti di crescita, con una impennata importante nel 2004. Il valore degli altri segmenti registrerà una crescita stabile ma consistente nei prossimi anni e nel 2004 il segmento “consulenza” supererà come valore il segmento “tecnologia”. Figura 3: Il valore dei segmenti strategici, 2002-2004 300 € 250 € 200 € 150 € 100 € 50 € -€ anno 2002 contenuti anno 2003 servizi tecnologia anno 2004 consulenza contenuti servizi tecnologia consulenza Fonte: Anee 2003 anno 2002 € 45,10 € 23,80 € 22,95 € 16,55 anno 2003 € 102,50 € 54,33 € 53,30 € 46,13 anno 2004 € 263,65 € 117,31 € 103,09 € 108,42 Nel corso di quest’anno stiamo assistendo ad una crescita sostanziale dell’incidenza del segmento “consulenza” sul valore del mercato. I contenuti scenderanno di qualche punto percentuale sul totale, ma faranno registrare un aumento del 127,3% del valore globale, passando da 45,1 mln € a oltre 102 mln €. Nel 2004, come si è già visto, i contenuti cresceranno in maniera evidente come peso sul totale, in coincidenza di un decremento evidente dei segmenti “servizi” e soprattutto “tecnologia”. Continuerà anche nel 2004 la crescita della “consulenza”. 5 Figura 4: L’albero riassuntivo delle variabili di segmentazione del mercato E-LEARNING anno 2002. (valori in mln/€ e percentuali) Formazione interna Mercato E-LEARNING Progetti finanziati 41,5 (38,3%) 108,4 (100%) 23,0 (21,2%) Formazione esterna Progetti non finanz. 66,9 (61,7%) 85,4 (78,8%) 45,1 (42%) Contenuti 23,8 (22%) Servizi 22,9 (21%) Tecnologia 16,6 (15%) Consulenza Clienti Aziende Aziende top 58,9 ( 54,3%) Aziende medium 77,0 (71%) Mercato E-learning 108,4 (100%) Contenuti + Servizi + Tecnologia + Consulenza Clienti PA 16,7 (15,4%) Clienti Università 4,8 (28,4%) Aziende small 2,7 (57,3%) 8,9 (8,2%) Clienti Scuola 0,4 (0,4%) Fonte: Anee 2003 Clienti End Users 5,4 (5,0%) L’OFFERTA L’analisi condotta sul campione dell’osservatorio evidenza che, allo stato attuale non esiste una marcata concentrazione dell’offerta fra alcune tipologie di operatori, almeno dal punto di vista squisitamente quantitativo. Le prime due classi raggruppano, infatti il 55% degli operatori complessivi, valore di rilievo ma non altissimo. Fig. 5: Ripartizione percentuale degli operatori dell’offerta, divisi per classi di appartenenza. Università 18% Consulenza 14% Global 9% Content 4% ICT 22% Formazione 33% Fonte: Osservatorio Anee 2003 La presenza più significativa è risultata essere quella delle società di formazione, che coprono il 33% del numero complessivo di operatori tracciati. Questo dato è coerente con la logica attiguità esistente tra i mondi della formazione tradizionale e quella “web based” e che pone le società di formazione quali naturali attori di rilievo nel fenomeno. La seconda classe di operatori, per numerosità, è quella delle società dell’Information Communication Technology (ICT) con un valore del 22%. Questo cluster è estremamente eterogeneo al suo interno in quanto è composto dalla maggior parte delle big companies dell’industria tecnologica, presenti principalmente con un’offerta di 6 piattaforme abilitanti di base, a cui vanno aggiunte un folto gruppo di piccoli operatori molto verticali specializzati nello sviluppo di tool idonei a supportare specifici servizi, o oggetti multimediali. Sempre dal punto di vista numerico, le Società di consulenza e le Università giocano un ruolo paritetico con i Global e-learning services che seguono lasciando in minoranza le Società di content providing. Come tutti i mercati in fase di sviluppo stiamo assistendo ad una elevata frammentazione dell’offerta ed il numero di operatori è in costante crescita con una forte proliferazione di piccoli operatori specializzati verticalmente. Le nostre aspettative sono che per tutto il 2003 continueranno ad entrare nuovi operatori mentre nel 2004 assisteremo ad una forte contrazione di nuovi entranti anche a causa dell’innalzamento di alcune barriere all’ingresso di fatto, quali gli standard tecnologici e di processo garanti della qualità del percorso formativo e base portante della carta dei servizi che gli operatori saranno chiamati a rilasciare nei confronti dei discenti. La segmentazione dell’offerta riprende il classico schema Contenuti, Servizi, Tecnologia aggiungendo, come largamente diffuso e condiviso, il segmento della Consulenza. Nell’Osservatorio precedente la Consulenza era integrata nel segmento “Servizi”. LA DOMANDA 1. Aziende E’ stato chiesto alle aziende di esprimersi in merito alle modalità di erogazione della formazione, dichiarando quali sono quelle attualmente utilizzate, quelle ritenute più efficaci e quelle in previsione di utilizzo. Figura 6: Le modalità di erogazione della formazione all’interno del campione della domanda ritenute più efficaci 100% 90% 80% 70% 59,2% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% libri-manuali aula attualmente utilizate in previsione di utilizzo 91,5% 79,6% 81,7% 76,1% 83,1% 74,6% 54,2% 45,1% 38,7% 30,3% 23,2% 15,5% 13,4% 10,6% 28,2% 39,4% 35,9% CBT audio/videoconferenza e-learning soluzioni blended Fonte: Osservatorio Anee 2003 La prima analisi che emerge risulta essere che, se è vero che le metodologie tradizionali sono quelle maggiormente utilizzate (libri-manuali e aula), esiste una forte convinzione che in realtà la metodologia e-learning sia quella ritenuta più efficace. Per gli anni a venire si prospettano quindi due tendenze fondamentali: 1. Erogazione dei contenuti attraverso aula o e-learning a seconda delle peculiarità dei contenuti stessi 7 2. Erogazione in modalità blended: aula ed e-learning si integreranno nell’erogazione di uno stesso contenuto formativo. L’interfaccia tecnologica, infatti, è molto meno efficace dell’aula nel trasferimento di contenuti “ricchi” quali sono i temi manageriali ed organizzativi, mentre l’e-learning, con la sua capacità di integrare materiali multimediali, videoconferenza, modalità di comunicazione sincrone e asincrone, di condividere documenti e di sostenere attività di gruppo, è certamente la tecnologia meno limitante. Nella previsione di utilizzo scendono i valori di tutte le modalità ad eccezione di “e-learning” e “blended”, con una diminuzione consistente per “libri/manuali”. Le discipline formative erogate in modalità e-learning Figura 7: La distribuzione delle discipline formative sul totale della spesa in e-learning tra le aziende del campione. tecnico-operativi ICT/TLC manageriale/strategico marketing/commerciale informatica utente lingue sicurezza/qualità net economy assicurazioni/finanza/ banking legale/fisco soft skill (area comportamentale) amministrazione/controllo design/comunicazione medicina altro ambiente/agricoltura scienze pedagogia, sociologia, psicologia humanities (filosofia, antropologia, letteratura…) 1,4% 0,9% 0,6% 0,2% 0,1% 0,1% 0,1% 0% Fonte: Osservatorio Anee 2003 14,1% 11,6% 10,9% 10,4% 9,9% 9,3% 7,5% 5,3% 5,3% 4,9% 4,0% 3,8% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% Le discipline tecnico-operative assorbono la quota maggiore del totale di spesa e-learning, seguite a distanza dal segmento ICT/TLC. Non è un caso che queste sono le discipline più direttamente connesse alla formazione di tecnici e impiegati. Da notare che se si aggregassero le materie economiche/aziendali (vale a dire “manageriale/strategico”, “marketing/commerciale”, “net economy”, “assicurazioni/finanza/banking”, “amministrazione e controllo”) si raggiungerebbe una quota del 35,6%, di gran lunga l’area formativa maggiormente interessata dagli investimenti grazie anche alla sua trasversalità su tutte le figure professionali d’azienda. Il segmento “lingue” aumenta ancora di più la sua importanza rispetto al 2001, passando dal 7,4% al 9,3% ed è in forte crescita il segmento medicina: praticamente nullo nel 2001, fa 8 registrare quest’anno un peso dello 0,9% ed è in previsione di raggiungere oltre il 3% nel 2003, confermando le previsioni delle aziende dell’offerta. 2. Università Le Università stanno assumendo un ruolo sempre più di rilievo nell’offerta di contenuti, servizi e soluzioni per l’e-learning, mentre altrettanto non si può affermare sul lato domanda. Il primo dato emerso dall’indagine porta a evidenziare l’utilizzo, presso molti atenei, di metodi e tecniche per la formazione online secondo approcci e prodotti caratterizzati da vari gradi di qualità e sofisticazione. Si tratta tuttavia ancora in larga parte di stadi sperimentali o comunque di avvio, come confermato dalle varie interviste condotte con i responsabili di centri e attività di formazione a distanza; solo pochi atenei si considerano in una situazione di offerta di e-learning a regime, sia esso blended o totalmente online. Ad un’analisi macro risulta che attualmente il 72% circa degli atenei italiani è impegnato di iniziative di formazione online. Figura 8: L’adozione dell’e-learning nelle università italiane (a.a. 2002-2003) non offrono didattica a distanza 27,8 nucleo con e-learning a regime 7,6 64,6 vasta nebulosa di sperimentazioni Fonte: Osservatorio Anee 2003 Di questo 72% solo il 7,6% è rappresentato da quegli atenei caratterizzati da un’offerta a regime, mentre il restante 64,6% è costituito dalle vasta ed eterogenea nebulosa di sperimentazioni su piccola scala. La prima piccola fetta è essenzialmente concentrata a nord, mentre la seconda si estende a macchia di leopardo in tutta Italia, con prevalenza ancora una volta a nord e al centro. Il 28% circa delle università italiane ancora non ha intrapreso alcuna iniziativa in merito; si può tuttavia ritenere che questi atenei si stiano interrogando sulle possibilità e le modalità di adozione di soluzioni e-learning e che nel giro di qualche anno sperimentino attività di didattica online. È doveroso precisare che sono stati inclusi nel 72% di cui sopra solo quegli atenei che, risultano aderenti ad una definizione di formazione online che corrisponde all’e-learning, alla FaD di seconda generazione o alla didattica web enhanced; quest’ultima modalità di apprendimento online si configura, come vedremo, come quella largamente scelta dal mondo accademico italiano. Si tratta dell’utilizzo della multimedialità e delle tecnologie di rete per arricchire, innovare, aumentare l’efficacia e la qualità di un modello didattico comunque basato prevalentemente sulla presenza fisica in aula (che resta dunque insostituibile soprattutto nella formazione curricolare). 9 Uno dei fattori che sta contribuendo alla scarsa richiesta di componenti della catena del valore è da ricercare nell’approccio mediamente utilizzato dagli atenei verso l’e-learning. Di fatto, nella maggior parte dei casi, si assiste ad iniziative autonome da parte di cattedratici desiderosi di portare avanti la causa, senza un reale supporto centrale ed istituzionale. Si tratta per lo più di iniziative a carattere personale che, scontrandosi con le modestia dei budget a disposizione, faticano a trovare gli spazi – soprattutto economici – per l’adozione di un’offerta standard disponibile sul mercato. Ne consegue che circa il 50% delle Università che dichiarano di fare e-learning, sviluppano in realtà supporti informatici che vengono messi a disposizione on-line. Di fatto siamo di fronte ad attività di “e-reading” piuttosto che e-learning. Guardando alla catena del valore dell’offerta è possibile affermare che la domanda da parte delle Università è generalmente scarsa, totalmente assente nei servizi e nella consulenza. Figura 9: percentuale di Università che acquistano (Le percentuali si riferiscono al totale atenei che ha intrapreso attività di e-learning) Tecnologia 27% Fonte: Osservatorio Anee 2003 Contenuti 8% Serviz Consulenza X X Tecnologia: il 27% degli atenei che hanno intrapreso attività di e-learning compra tecnologia. A sua volta questo cluster può essere suddiviso in acquisto di piattaforme commerciali dai principali vendor e acquisto di piattaforme opensource. Il primo caso riguarda il 24% e la domanda è maggiormente concentrata su piattaforme quali LearningSpace, BlackBoard, CentraOne, WebCT. Le Università che rientrano in questo gruppo sono localizzate principalmente al Nord, oltre Firenze e di grande dimensione (oltre 60.000 iscritti). Il secondo caso riguarda il restante 3%. L’adozione di piattaforme opensource, nonostante la modestia del numero in valore assoluto, è estremamente interessante in termini prospettici. Dalle interviste effettuate sembra infatti essere proprio questa la soluzione più accattivante per i nuovi operatori del mondo Università intenti a fare acquisti di piattaforme. Flessibilità da una lato, garanzia di aggiornamenti standard e contratti di manutenzione facilmente disponibili sul mercato sono solo una parte degli elementi qualificanti. Contenuti: solo l’8% degli atenei che hanno intrapreso attività di e-learning comprano contenuti. La domanda è fortemente concentrata esclusivamente su due classi di discipline. In particolare il 5% dichiara di comprare contenuti di informatica utente e ECDL perché “obbligati” ad ottemperare le Direttive CRUI e Campus One. Il restante 3% compra contenuti relativi alle lingue. Figura 10: percentuale di Università che comprano contenuti 10 lingue Informatica utente, ECDL nessuna disciplina Fonte: Osservatorio Anee 2003 3. Scuola I processi di innovazione didattica e tecnologica stanno da tempo investendo anche il mondo della scuola in virtù di spinte sia endogene che esogene. Le prime riguardano la riflessione, maturata da un numero sempre maggiore di insegnanti, sulla necessità di ripensare la didattica e il parco competenze del personale docente; ciò al fine di non aumentare il gap esistente tra metodologie ed obiettivi dell’istruzione obbligatoria, da un lato, ed i reali bisogni formativi della società attuale dall’altro. Le spinte esogene provengono invece dalle direttive europee sulla ‘società della conoscenza’, che affermano del pari l’urgenza di aggiornare la cultura dell’insegnamento sulle conquiste dei ‘nuovi’ modelli di apprendimento e delle ‘nuove’ tecnologie didattiche - con particolare focus sulla formazione degli insegnanti, chiavi di volta dell’intero sistema. L’interesse, dunque, non è più solo legato alle problematiche infrastrutturali e di connettività, quanto piuttosto alla qualità dei prodotti, dei servizi e del contesto pedagogico d’uso. Le istituzioni italiane hanno prontamente raccolto le proposte comunitarie. A livello infrastrutturale è previsto che nel quinquennio 2003-2007 l’ICT riceva significativi investimenti (dotazione tecnologica, cablaggio delle scuole, connessioni a banda larga) mentre a livello di processo sono state pianificate iniziative per stimolare un salto culturale presso il corpo docente e le agenzie educative scolastiche, affinché le nuove tecnologie siano viste non come problema o, all’opposto, soluzione, ma come nuova opportunità per lo svecchiamento della didattica e la ridefinizione del ruolo e delle competenze dell’insegnante. In particolare la Riforma Moratti prevede, a valle di un investimento di circa 90.000.000 Euro nel 2002: • • la formazione di migliaia di dipendenti in modalità blended su vari contenuti il collegamento delle sezioni pediatriche degli ospedali per permettere agli studenti ospedalizzati di seguire le lezioni a distanza l’adozione di tecnologie e metodologie per permettere agli studenti di partecipare alle attività scolastiche anche a distanza (ad esempio iniziative rivolte alle comunità montane e alle isole). 4. Pubblica Amministrazione Il tema della formazione e dell’aggiornamento professionale è ovviamente divenuto essenziale, sia per le PA centrali che locali. Attualmente il ruolo dell’e-learning nei processi formativi è piuttosto marginale, anche se, come si vedrà, di maggior peso nell’ambito di specifiche 11 tipologie di utenti e di particolari tipologie di corsi. Tuttavia, uno spaccato dell’attuale universo formativo delle amministrazioni italiane e una serie di ipotesi sulla possibile, futura percentuale di e-learning, possono sicuramente dare un’idea dello scenario prefigurabile nei prossimi anni. Il numero totale dei partecipanti a corsi e seminari, nel corso del 2002, è di circa 400.000 unità, per un totale di oltre 16.000.000 di ore fruite. Il primo dato che emerge è che la formazione è un fenomeno diffuso, che riguarda tutte le categorie di lavoratori della PA: con qualche eccezione (come il comparto Sicurezza, difatti), la suddivisione percentuale dei partecipanti tra dirigenti, funzionari e altre categorie, rispecchia a grandi linee la distribuzione di queste categorie all’interno delle amministrazioni. Figura 11: Partecipanti a corsi e seminari per categoria - anno 2002 Tipologia di Enti PCM e Ministeri Sicurezza Organi dello Stato Autorità Enti Pubblici Regioni Province Comuni Dirigenti 5,1% 0,7% 2,8% 13,0% 6,4% 15,6% 4,7% 3,0% 7059 237 98 386 1312 13151 1337 2647 Funzionari 33,8% 93,2% 54,3% 59,7% 84,9% 44,0% 35,4% 31,5% 46785 31585 1902 1774 17403 37093 10067 27793 Altri 62,8% 6,8% 44,4% 35,1% 14,1% 40,4% 57,7% 61,8% 86927 2304 1555 1043 2890 34058 16408 54528 Fonte: 6° rapporto sulla formazione nella pubblica amministrazione 2002, SSPA 2003 Fonte: Osservatorio Anee 2003 In questo senso, tuttavia, lo scarso utilizzo delle modalità di fruizione dei corsi attraverso sistemi che facciano uso di ICT, utilizzo che si aggira mediamente al di sotto del 10% includendo anche la modalità “laboratorio informatico”, suggerisce la presenza di un forte potenziale di crescita dei corsi per i dirigenti, che al momento possono trovare complicato abbinare modalità didattiche di tipo tradizionale con l’espletamento dei loro uffici. Facendo riferimento al solo e-learning “in senso stretto”, la percentuale di ore fruite dal personale delle PA non arriva al momento all’1%. Le ICT, in particolare, delineano scenari ancora in parte inesplorati e costituiscono al tempo stesso strumento e stimolo per la programmazione e la realizzazione delle attività formative. Prospettive a breve-medio termine Alla luce di quanto sopra esposto, sono state definite alcune ipotesi di scenario relativamente all’applicazione dell’e-learning nelle Pubbliche Amministrazioni. Seppur in modo approssimativo, la proiezione offre l’idea di quanto il settore pubblico possa essere determinante nella promozione del settore e-learning. Delle previsioni effettuate, è interessante soprattutto rilevare il numero di ore di formazione che potrebbero essere fruite in tale modalità, ed il numero di persone da formare. Nel primo caso si tratterebbe di passare dalle 106 mila ore del 2002 a quasi 5 milioni nel 2004, per arrivare a quasi 10 milioni di ore nel 2007. Il numero delle persone così formate oscillerebbe dalle 120 mila del 2004 alle 240 del 2007. Se si conferma il trend in termini di personalizzazione dei percorsi formativi per ogni PA – e soprattutto per quelle locali – una buona parte di queste ore dovrebbero essere progettati “ad hoc”, in linea quindi con le indicazioni del mercato privato. Il dato sulla spesa globalmente attribuibile all’e-learning è in realtà del tutto indicativo: esso vorrebbe dare il senso di quale percentuale delle risorse attuali – rebus sic stantibus potrebbero essere indirizzate sulla formazione a distanza: potenzialmente, si parla di una quota oscillante tra i 57 e i 115 milioni di euro. 12 LE FIGURE PROFESSIONALI La fase embrionale di un mercato implica sempre difficoltà nell’identificazione dei ruoli e delle figure professionali chiave per il sostentamento e lo sviluppo del mercato stesso. In tale contesto sono da segnalare le sollecitazioni alimentate dall’offerta di interventi formativi sia da parte di università che di altre istituzioni preposte all’educazione e alla riqualificazione (agenzie formative, corporate university). I syllabus di questi percorsi - attualmente in crescita sostenuta - unitamente all’analisi dei corsi a distanza esistenti e alle previsioni sull’offerta e la domanda future, hanno determinato, in sede di osservatorio, la riflessione sulle seguenti direttrici: 1. la comprensione dei ruoli di processo idealmente necessari in un processo formativo completo 2. la comprensione delle figure professionali emergenti, ovvero più difficilmente mutuabili da mercati attigui e, pertanto, da identificare e formare 3. il corretto dimensionamento delle figure professionali necessarie, mediante stime via via più raffinate 4. la valutazione dell’attuale inquadramento di tale figure e l’auspicabilità che per esse vengano istituiti dei percorsi di carriera (soprattutto in seno al mondo dell’istruzione). CONCLUSIONI Come avviene sempre nella fase di maturità, il mercato sta già attivando processi di selezione naturale che porteranno al predominio degli e-learning global service provider e delle società di formazione. Le piccole realtà dovranno integrarsi per riuscire a competere con le più grandi. In un tale scenario anche le università italiane, così come è avvenuto negli Stati Uniti, in Australia e in Inghilterra, potranno diventare attori importanti nella vendita di formazione a distanza, potendo contare più di altri nella facilità di reperimento dei contenuti e nella ampia disponibilità di docenti. Per perseguire questo obiettivo gli atenei italiani si stanno giustamente orientando verso un maggior legame e una maggiore collaborazione con il mondo industriale. Una strategia già adottata dal Politecnico di Milano nel caso del Corso di Laurea online in Ingegneria Informatica, offerta in collaborazione con Somedia, e dal Master in Net Business Adimistration, prodotto in partnership con Sfera. Tra le università intervistate il 50% dichiara di fare elearning quando invece fa solo e-reading. Sono solo 9 le università italiane che fanno effettivamente e-learning. Il motivo di questo ritardo è sicuramente da imputare alla diffidenza dei docenti, all’aumento del carico di lavoro non bilanciato da un proporzionale riconoscimento di carriera e, soprattutto, dall’assenza di una strategia di ateneo. Fondamentale è, e sarà sempre più, il ruolo delle Istituzioni sia in termini legislativi che di finanziamento. L’e-learning infatti rappresenta uno strumento che consente di attuare politiche del lavoro anche a livello centrale e quindi rappresenta un investimento di interesse pubblico. Il Governo italiano, rispondendo in tal senso alle indicazioni dei programmi comunitari, sta finanziando molti progetti legati alla diffusione della conoscenza tramite la rete, sia in ambito privato che in ambito pubblico. Il Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca ha indicato un obiettivo decisamente ambizioso: erogare in e-learning il 30% di tutta la formazione della PA entro la fine del 2004, quando nel 2002 l’indice di penetrazione era appena dell’1%. Anche il dipartimento della Funzione Pubblica si sta muovendo in tal senso. Ha infatti varato già dal 2000 il Progetto di alfabetizzazione informatica in alcune aree pilota, che gradualmente coinvolgerà oltre un milione di dipendenti pubblici. D’altra parte proprio sulla massima attenzione ai temi legati alle nuove tecnologie si sta aprendo il nostro semestre di presidenza europea, nel segno della continuità rispetto al piano 13 d’azione denominato “E-Europe 2005” presentato a Siviglia lo scorso giugno su: e-government, e-health, e-business e appunto e-learning. Da un punto di vista normativo un passo importante è stato rappresentato dalla Direttiva Frattini sulla formazione delle Pubbliche Amministrazioni e ora dal più recente decreto MorattiStanca che stabilisce i criteri didattici e tecnologici per ottenere l’accreditamento delle lauree a distanza. A partire dal maggio del 2002 si è poi costituito il Comitato che avrà il compito di delineare le linee guida attorno alle quali si svilupperà la tanto attesa Direttiva sull’E-learning per la PA. A livello tecnologico il futuro della formazione a distanza è strettamente connesso all’avvento della banda larga e ai primi test di mobile-learning. Le infrastrutture tecnologiche ad alta velocità saranno in grado di agevolare sempre più il trasferimento di contenuti e informazioni. Si calcola infatti che la percentuale di aziende con una connessione a banda larga passeranno in due anni dal 15% al 45%. Sarà però fondamentale dotarsi di uno standard di comunicazione comune in grado di far dialogare tra loro i diversi sistemi di e-learning. Possiamo concludere dicendo che più che una rivoluzione tecnologica, si sta realizzando una rivoluzione sociale che cambierà il nostro modo di apprendere e di lavorare con inevitabili ripercussioni sulla struttura stessa dell’organizzazione del lavoro. Come tutti i cambiamenti culturali questo percorso non sarà facile né indolore e richiederà tempi lunghi per essere metabolizzato ed entrare a far parte delle nostre abitudini di vita ma, stando ai risultati del nostro osservatorio, sicuramente la strada è stata intrapresa e il volano dello sviluppo ormai è decollato ad alta velocità. Giugno 2003 ANEE – Commissione servizi e contenuti multimediali di Assinform Via Larga, 23 – 20122 Milano Tel. 02.58308001 – fax 02.58304457 Segreteria@anee.it 14
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